Pubblicato in: Commercio, Devoluzione socialismo, Problemia Energetici, Russia, Stati Uniti, Trump, Unione Europea

Trump. La Germania comprerà gas liquefatto americano.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-27.

G7 Leaders Summit in Canada

Ma chi mai si credeva di essere Frau Merkel? Adesso rientra nei ranghi.


Il titolo del The Wall Street Journal, una testata da sempre liberal democratica, è più che eloquente:

In Win for Trump, Merkel Changes Course on U.S. Gas Imports

«BERLIN—Chancellor Angela Merkel has offered government support to efforts to open up Germany to U.S. gas, a key concession to President Trump as he tries to loosen Russia’s grip on Europe’s largest energy market.

Over breakfast this month, the chancellor told a small group of lawmakers her government had decided to co-finance the construction of a €500 million ($576 million) liquefied natural gas shipping terminal in northern Germany, according to people familiar with the meeting, giving a crucial nudge to a project ….»

Non solo la Germania importerà gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti, ma addirittura il Governo tedesco cofinanzierà l’impianto di degasificazione.

Inutile sottolinearlo: è una grande vittoria per il Presidente Trump ed una profonda umiliazione per la Bundeskanzlerin Frau Merkel, da sempre avversa a questo progetto, caldeggiando invece il Nord Stream 2.

*

Molto significativo il titolo, dell’articolo, del The Hill.

Merkel moves to open up Germany to US gas imports after Trump’s push: report

«German Chancellor Angela Merkel is making a move to open up Germany’s market to U.S. gas companies, following a lobbying push from President Trump, The Wall Street Journal reported.

Merkel told a group of lawmakers over breakfast in October that her government will co-finance a $576 million liquified natural gas (LNG) shipping terminal in northern Germany, the Journal reported, citing people familiar with the meeting.

The project had been stalled for years, but Trump has lobbied hard for Europe to increase LNG purchases from the U.S. while reducing their reliance on Russia.

Germany gets most of its gas from Russia, and American efforts to open its market to U.S. companies has stalled due to lack of government support.

Merkel told lawmakers that the decision to co-finance the LNG terminal was “strategic” and could pay off in the long term, people familiar with the meeting told the Journal.

A German government spokesman told the Journal that the move was made because of Germany’s economic interests, not U.S. pressure.

Less than a week after the reported Merkel meeting with lawmakers, an international consortium filed its first official bid for government financing for a terminal in a town near Hamburg.

Merkel said in her conversation with lawmakers that the government support for the terminal will likely have to continue for the long term and that the terminal will likely not break even for at least 10 years.

“We’re creating jobs and we’re also deepening the trans-Atlantic relationship,” Richard Grenell, U.S. Ambassador to Germany, told the Journal. “The U.S. is totally committed to bringing U.S. LNG to Europe and to Germany.”»

Si notino alcuni passi:

«Merkel told a group of lawmakers over breakfast in October that her government will co-finance a $576 million liquified natural gas (LNG) shipping terminal in northern Germany ….

Trump has lobbied hard for Europe to increase LNG purchases from the U.S. while reducing their reliance on Russia ….

“We’re creating jobs and we’re also deepening the trans-Atlantic relationship,” Richard Grenell, U.S. Ambassador to Germany»

Mr Trump ha raggiunto lo scopo di obbligare la Germania a differenziare le fonti di approvvigionamento energetico rompendo il monopolio del gas russo, obbligando la Bundeskanzlerin a cofinanziare il progetto, ed aumentando posti di lavoro e commercio americano: un risultato di tutto rispetto, e, nel contempo, un segno della debolezza politica di Frau Merkel.

*

Riportiamo in calce il patetico articolo pubblicato dal Sole 24 Ore.

Una precisazione per meglio comprendere il perché tale articolo è miserando.

BASF and Nornickel join forces in European EV battery push – Reuter

«Germany’s BASF and Russian miner Norilsk Nickel (Nornickel) have struck a nickel and cobalt supply deal to meet growing demand for electric vehicle (EV) batteries. ….

Chemicals giant BASF will build a plant to produce cathode materials for batteries in Harjavalta, Finland, adjacent to a nickel and cobalt refinery owned by Nornickel, the world’s second-largest nickel miner and a major cobalt producer. ….

The industry is working to boost the nickel content at the expense of cobalt over the next two years in an effort to raise energy storage capacity and save on more expensive cobalt, much of which comes from artisanal mines in Congo where human rights abuses are rife. ….

The move is part of BASF plans to invest up to 400 million euros ($462 million) as a first step in building production plants for cathode materials in Europe ….

A BASF spokeswoman reiterated that the group is assessing several locations for follow-up investments, including Schwarzheide in eastern Germany»

Sicuramente l’impianto di Harjavalta costituisce una grande investimento, ma altrettanto sicuramente non concorrerà a generare posti di lavoro in Germania. Poi, mentre il Lng  realtà attuale, le automobili elettriche sono un sogno degli idealisti liberal e socialisti, ma al momento rappresentano posti di investimento piuttosto che generatori di reddito e posti di lavoro.

Ecco l’incipit dell’articolo del il Sole 24 Ore:

«La Germania da un lato comincia ad assecondare gli Stati Uniti, al punto da agevolare la costruzione del suo primo rigassificatore pur di importare Gnl americano. Ma dall’altro alza il livello della sfida a Washington, rafforzando ulteriormente i legami con la Russia nel campo dell’energia, con una nuova alleanza che stavolta riguarda le batterie per l’auto elettrica».

Una cosa è la capitolazione dei Frau Merkel, ed una del tutto differente un investimento di una ditta tedesca, per di più fatto in Finlandia. Ben difficilmente questo ultimo potrà essere premio di consolazione, anche perché ha bruciato la possibilità Schwarzheide, di generare posti di lavori nei Länder dell’est, i grandi dimenticati della Große Koalition.

I giornalisti del Sole24 Ore non hanno ancora elaborato il lutto della morte delle ideologie liberal e socialiste, e si comportano come se esse fossero ancora vive. Ma il 24 settembre 2017 ha assestato loro un colpo severo, cui è seguito quello del 4 marzo 2018 in Italia e quello del 14 ottobre 2018 in Baviera.

Ma non sono soltanto morte quelle ideologie: gli Elettori hanno negato alle sinistre di entrare nei Governi, perdendo anche, nel contempo, l’accesso al sottogoverno.

Nulla da eccepire: questi giornalisti sono i migliori supporter dei sovranisti.


Sole 24 Ore. 2018-10-23. La Germania comprerà gas dagli Usa, ma con Mosca stringe accordi sulle batterie

La Germania da un lato comincia ad assecondare gli Stati Uniti, al punto da agevolare la costruzione del suo primo rigassificatore pur di importare Gnl americano. Ma dall’altro alza il livello della sfida a Washington, rafforzando ulteriormente i legami con la Russia nel campo dell’energia, con una nuova alleanza che stavolta riguarda le batterie per l’auto elettrica. Protagonista è Basf, che ieri ha firmato un contratto con Norilsk Nickel, per garantire forniture di metalli a una grande fabbrica di catodi in Finlandia.

Il colosso tedesco, attraverso la controllata Wintershall, è anche azionista del consorzio che sta costruendo il Nord Stream 2, il raddoppio del gasdotto nel Mar Baltico che Washington vede come il fumo negli occhi perché aumenterebbe la dipendenza dell’Europa da Gazprom. Meno di un mese fa la stessa Basf aveva firmato un altro accordo con LetterOne, holding del miliardario russo Mikhail Fridman, per fondere le attività nel petrolio di Wintershall con quelle di Dea (che a sua volta le aveva comprate in gran parte da società tedesche: Rwe ed E.On). Il nuovo gruppo, Wintershall Dea, ambisce a quotarsi in Borsa entro due anni, forte di una produzione di 800mila barili al giorno.

Fridman per ora ha scampato il destino di molti altri oligarchi russi, finiti nella blacklist degli Usa. E anche Norilsk non è direttamente colpita da sanzioni. Tuttavia lo è uno dei suoi maggiori azionisti, Rusal, che ne possiede il 28%. Il gruppo dell’alluminio russo infatti non è ancora stato graziato dal dipartimento del Tesoro americano, anche se ha qualche speranza di farcela, se dimostrerà di aver reciso ogni legame con Oleg Deripaska.

Basf non sembra preoccuparsi delle sue relazioni pericolose, né del rischio di un ulteriore giro di vite contro la Russia da parte di Washington. Nuove sanzioni, che potrebbero colpire proprio il settore dell’energia, sono una prospettiva concreta e imminente secondo molti analisti, ma gli accordi con Norilsk, in discussione dall’anno scorso, sono stati firmati lo stesso: i russi forniranno nickel e cobalto per un impianto che ambisce a produrre materiali per batterie sufficienti entro il 2020 ad alimentare 300mila veicoli eletrici plug in l’anno.

Lo stabilimento potrebbe aspirare a ottenere finanziamenti e agevolazioni dall’Unione europea, che nei giorni scorsi ha promesso di sostenere lo sviluppo del settore per attenuare la dipendenza dalla Cina. Ma Bruxelles potrebbe non gradire che la diversificazione avvenga proprio grazie alla Russia. E la Casa Bianca potrebbe farle da sponda.

Per ironia della sorte l’annuncio dell’accordo Basf-Norilsk è arrivato proprio mentre il Wall Street Journal pubblicava indiscrezioni secondo cui la cancelliera Angela Merkel si sarebbe (parzialmente) arresa alle pressioni Usa sul gas, promettendo un sostegno economico per la costruzione del primo rigassificatore tedesco. La Germania – accusata da Trump di essere «ostaggio della Russia» nelle politiche energetiche – potrà così cominciare ad importare Gnl «made in Usa», anche se dal punto di vista economico non ne avrebbe nessuna convenienza.

Merkel, secondo il giornale americano, avrebbe comunicato il «cambio di strategia» a un gruppo di parlamentari, affermando che il Governo tedesco è ora pronto a cofinanziare un impianto da 500 milioni di euro nel Nord del Paese. Meno di una settimana dopo, il 16 ottobre, un consorzio internazionale ha depositato una richiesta ufficiale di sussidi per un terminal a Stade, vicino Amburgo.

Il consorzio (di cui fanno parte China Engineering Company, la banca australiana Macquarie e l’americana DowDuPont) ha due potenziali concorrenti che a breve dovrebbero presentare progetti alternativi, scrive il Wsj, e la scelta potrebbe avvenire entro fine anno. Fonti tedesche e americane ipotizzano che questa mossa forse potrebbe bastare ad evitare sanzioni Usa contro Nord Stream 2, di cui è già stata avviata la costruzione in territorio tedesco.

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