Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Stati Uniti

Kavanaugh. È finita l’epoca del brocardo di Ulpiano.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-10.

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Domitius Ulpianus, nato nel 170 d.C. a Tiro e morto a Roma nel 228, fu uno dei massimi giuristi romani.

A lui dobbiamo Ad Sabinum, un commentario dello jus civile, ed Ad Edictum, una esaustiva raccolta di sentenze e scolia, racchiusi in ottantatre libri. È stata la prima e sistematica raccolta del corpo giurisprudenziale romano, cui tanto deve l’attuale civiltà occidentale.

Dobbiamo a Brucardo di Worms (965 – 1025), autore di un completato trattato di diritto canonico, una raccolta di tutte le regole generali del diritto, enunciate dai glossatori della scuola giuridica di Bologna. In suo onore, gli enunciati giuridici prendono nome di brocardi, assiomi giuridici da una parte, definizioni fatte secondo opinioni da dimostrarsi logicamente dall’altra.

Nell’Ad Edictum Ulpiano riporta un brocardo estremamente sintetico ma chiaro in modo lampante:

«Quod principi placuit, legis habet vigorem».

Tradotto, «Ciò che aggrada all’imperatore, ha vigore di legge».

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Questa frase racchiude tutti i tormenti della giurisprudenza mondiale.

Il quesito è semplicissimo:

“il diritto, e quindi la relativa giurisprudenza, deve essere oggettivo

oppure è materia soggettiva?”.

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Se si concepisce il diritto in modo oggettivo, allora esso deve essere soggetto al principio di non contraddizione, sul quale è basata tutta la logica. Nessuno dei suoi enunciati ed assiomi, nessuno dei suoi ragionamenti può contraddire alcunché di quanto già stabilito essere non contraddittorio. La verità è una ed una soltanto, la giustizia è una ed una soltanto. Da ciò discende come conseguenza la unicità dell’etica e della morale.

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Se si concepisce il diritto in modo soggettivo, cesserebbe di esistere il modo di poter verificare se un enunciato sia o meno vero. La verità semplicemente né esisterebbe né potrebbe esistere. Le conseguenze sono sconcertanti.

Visto che ogni possibile affermazione è ingiudicabile dal punto di vista intellettuale, si ritiene essere in vigore quella enunciata dal più forte, da chi abbia il potere di imporla. Norma che semplifica la vita, ma solo se si sia dalla parte del vincitore.

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Con il pragmatismo tipico dei romani, Ulpiano abbraccia questa seconda tesi. In altri termini, legalizza il dato di fatto che l’essere umano sperimenta nella storia dalla sua comparsa sulla terra: il più forte ha ragione, se la prende, ed impone i suoi voleri. Chi non obbedisca è semplicemente soppresso.

Le leggi di Gengis Khan, di Lenin, Stalin ed Hitler erano valide in quanto essi avevano la possibilità di imporne il rispetto. Morti loro, la gente tirò un respiro di sollievo. Certo, i loro fedeli seguaci scontarono in modo definitivo gli arbitri pregressi. La gente ha buona memoria ed un simulacro di giustizia alberga nell’animo di ogni essere umano.

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Nel periodo di tempo in cui i liberal democratici hanno gestito la Corte Suprema degli Stati Uniti, formandone la maggioranza dei nove giudici, hanno seguito il brocardo di Ulpiano, legalizzando con sentenze ad hoc il volere politico della dirigenza liberal.

Adesso la Suprema Corte è passata a maggioranza repubblicana, ed il brocardo è stato abbandonato.

Ecco il razionale del perché la nomina di Sua Giustizia Kavanaugh è epocale.

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