Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

EU. L’Italia versa 15.7 mld e ne incassa 8.7. – Corte dei Conti.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-10-02.

Olivetti Divisumma

Nell’era informatica dovrebbe essere concretamente possibile e relativamente poco costoso la messa in rete dei bilanci completi delle pubbliche amministrazioni, dallo stato nazionale, alle regioni, provincie, comuni ed enti a partecipazione pubblica.

Ciò purtroppo sembrerebbe essere ancora impossibile, rendendo il tutto opaco e torbido al Cittadino Contribuente.

Non solo.

Un aspetto tartufesco sono i risultati forniti dai motori di ricerca interni.

Di norma questi sono smaccatamente inefficienti, sia perché molto, troppo rigidi, quasi invariabilmente male indicizzati.

Poi, spesso, forniscono i dati con studiata malizia. Il motore di ricerca spiattella migliaia di risultati riportati senza essere stati oggetto di un sort, per esempio, sulla data. Formalmente i dati richiesti sono stati forniti, ma accuratamente nascosti all’interno di un pool di migliaia di record, riportati infine a blocchi di dieci – quindi per pagina.

Infine, ma mica che sia il problema minore, quasi di norma sono forniti dati vetusti, obsoleti, idonei quasi esclusivamente per compilare report sulla storia dei parametri di interesse.

Procurarsi dati completi, aggiornati e certi è impresa che costa gran quantità di tempo e fatica anche per personale astutamente esperto nel settore. Spesso, alla fine, si richiede l’accesso a pagamento, ove per incanto arrivano dati ordinati, messi in tabelle umanamente comprensibili,

Resta davvero molto difficile ammettere una sia pur minima parvenza di buona fede.

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«Ricostruire quanto versino i singoli paesi per contribuire alle entrate europee con i versamenti Ue non è affatto semplice»

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«Corte dei Conti: l’Italia incassa 8,7 miliardi e paga oltre 15,7 (che non si possono ridurre)»

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«Sedersi al tavolo dell’Unione europea è costato all’Italia 7,051 miliardi di euro nel 2017»

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«Per rispettare gli impegni presi con Bruxelles, l’Italia ha dovuto versare nelle casse comunitarie 15,793 miliardi di euro e ne ha ricevuti 8,742»

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«Le cifre della Corte dei conti si avvicinano parecchio a quelle della Ragioneria dello Stato, secondo la quale nel 2017 i versamenti sono stati per 15,451 miliardi e gli incassi pari a 8,137»

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«Nel 2017 il banchetto europeo è stato molto caro è stato il secondo peggiore anno in termini di esborso anche se per il record bisogna tornare indietro all’epoca Berlusconi: la Ue non è mai costata così tanto, infatti, come nel 2011 quando il saldo dare-avere segnò il -7,6 miliardi di euro»

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«Il bilancio annuale dell’Unione europea è stretto nei vincoli che ogni sette anni gli stati membri si danno con l’approvazione del quadro finanziario pluriennale»

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«Quel documento, l’unico che deve essere approvato all’unanimità dal Consiglio europeo, stabilisce contribuzioni minime e massime di ciascun paese per ogni esercizio annuale»

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«A differenza di quanto accade per il bilancio pluriennale, per i conti annuali dell’Unione europea non è necessaria l’unanimità»

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Come si vede, il nuovo Governo italiano avrà molto da fare in senso all’Unione Europea.

Che poi i dati della Corte dei Conti differiscano da quelli ministeriali è cosa che non consola proprio per nulla.


Dare-avere con l’Europa: ecco i dati del 2017

Corte dei Conti: l’Italia incassa 8,7 miliardi e paga oltre 15,7 (che non si possono ridurre)

Sedersi al tavolo dell’Unione europea è costato all’Italia 7,051 miliardi di euro nel 2017. Il dato emerge dal Giudizio sul Rendiconto dello Stato della Corte dei Conti che, come ogni anno, ha passato in rassegna i saldi contabili nazionali, compresi i versamenti Ue. Per rispettare gli impegni presi con Bruxelles, l’Italia ha dovuto versare nelle casse comunitarie 15,793 miliardi di euro e ne ha ricevuti 8,742. Il saldo negativo fa di Roma un contributore netto: incassa decisamente meno di quanto versa.

I dati diversi sui versamenti alla Ue

Ricostruire quanto versino i singoli paesi per contribuire alle entrate europee con i versamenti Ue non è affatto semplice. Le tante istituzioni in campo utilizzano schemi contabili tutti diversi tra loro e, alla fine, i totali non tornano mai. Ad esempio: secondo la Commissione europea nel 2016 l’Italia aveva un saldo negativo di 1,9 miliardi di euro quando invece per la Ragioneria dello Stato negli stessi 12 mesi il conto era stato ben più salato: -4,7 miliardi.

Per risolvere l’arcano, la Corte dei Conti fa una cosa molto semplice: analizza i movimenti finanziari dei conti correnti legati al Fondo di rotazione per l’attuazione delle politiche comunitarie. Il risultato è sintetizzato nel grafico sopra: nell’intero 2017 dai quattro conti infruttiferi aperti dal Mef per la gestione dei rapporti con la Ue sono partiti verso Bruxelles bonifici per 15,793 miliardi di euro e ne sono rientrati 8,742. La differenza è stata colmata da entrate provenienti dallo Stato: 7,065 miliardi, ovvero il gap dare-avere più una manciata di milioni di riserva.

Il 2011 l’anno più caro

Le cifre della Corte dei conti si avvicinano parecchio a quelle della Ragioneria dello Stato, secondo la quale nel 2017 i versamenti sono stati per 15,451 miliardi e gli incassi pari a 8,137. Secondo via XX Settembre, “l’Italia ha quindi registrato un saldo netto negativo di circa 7.314 milioni”. Il grafico qui in basso mostra uno storico dei versamenti alla Ue, secondo la contabilizzazione della Ragioneria dello Stato.

Come si può plasticamente notare, almeno dal 2000 ad oggi l’Italia è sempre stata un contributore netto. Ma se all’inizio del secolo la Ue costava poco più di un miliardo, nel tempo la cifra è schizzata. Nel 2017 il banchetto europeo è stato molto caro è stato il secondo peggiore anno in termini di esborso anche se per il record bisogna tornare indietro all’epoca Berlusconi: la Ue non è mai costata così tanto, infatti, come nel 2011 quando il saldo dare-avere segnò il -7,6 miliardi di euro.

Tagliare i versamenti alla Ue? Difficile

Il governo Conte riuscirà a ridurre il gap tagliando i versamenti alla Ue? Per il 2019 e il 2020 è molto difficile, per usare un eufemismo. Il bilancio annuale dell’Unione europea è stretto nei vincoli che ogni sette anni gli stati membri si danno con l’approvazione del quadro finanziario pluriennale. Quel documento, l’unico che deve essere approvato all’unanimità dal Consiglio europeo, stabilisce contribuzioni minime e massime di ciascun paese per ogni esercizio annuale.

Fino a quando a Bruxelles non si discuterà del nuovo quadro finanziario pluriennale sarà complicato ridurre le uscite. Anche perché di frecce nella faretra del governo non ce ne sono molte. A differenza di quanto accade per il bilancio pluriennale, per i conti annuali dell’Unione europea non è necessaria l’unanimità: per il via libera del Consiglio europeo è sufficiente la maggioranza qualificata che può essere raggiunta anche con il niet del governo gialloverde.


Il 62% dei finanziamenti Ue nasconde una frode

Tra il 2014 e il 2016 i controlli sono stati 12.838: truffe per 1,5 miliardi. Arrestati in 71

Il nemico numero uno dei fondi europei sono i truffatori. Le frodi comunitarie ai danni dell’Unione europea sono purtroppo molto comuni e riguardano una buona parte delle risorse comunitarie messe a disposizione dei singoli Paesi. In questo post Truenumbers ha spiegato quali sono le nazioni europee più furbette; ma che dire dell’Italia?

Le frodi comunitarie in Italia

L’Ufficio valutazione impatto del Senato ha raccolto qualche interessante dato sulle frodi comunitarie ai danni dell’Unione in Italia. Tra 2014 e 2016, la Guardia di Finanza ha eseguito 12.838 controlli in tutto il paese, passando al setaccio circa 2,4 miliardi di contributi erogati dall’Unione europea.

Il grafico in apertura mostra i risultati raggiunti dalle Fiamme gialle. I militari hanno accertato irregolarità per contratti da quasi 1,5 miliardi di euro. Le colonne verdi mostrano il valore – al centesimo – delle frodi comunitarie accertate: 735.690.690 euro sono stati carpiti con l’inganno per attività di agricoltura o pesca; 751.108.120 euro sono imputabili invece a frodi comunitarie su fondi strutturali.

Sei contratti con frode ogni 10

Purtroppo per gli onesti, la Guardia di Finanza non ha potuto controllare tutti i contratti chiusi, ovviamente. Per questo è interessante notare le percentuali. Sul totale dei controlli effettuati, quante sono state le frodi comunitarie accertate? Tantissime: è irregolare il 62% dei contratti riguardanti l’agricoltura e la pesca e il 58% dei contratti per l’uso dei fondi strutturali.

I controlli qualche effetto lo hanno avuto. Il Senato ricorda che 5.521 persone sono state denunciate per truffa aggravata, malversazione e indebita percezione di risorse europee. Gli arresti sono stati 71. Sono state avanzate proposte di sequestro per 587,4 milioni di euro ed eseguiti provvedimenti cautelari per 196,2 milioni.

Contro le frodi monitoraggio europeo

Forse troppo poco. Anche perché la possibilità di recuperare le risorse versate con l’inganno esiste: i dati segnalano la necessità di interventi più tempestivi per bloccare le erogazioni e recuperare i fondi in caso di criticità e malversazioni. Secondo il Senato, poi, per combattere le frodi comunitarie è indispensabile da parte dell’Unione procedere con un approccio strategico integrato. Per monitorare ovunque l’utilizzo dei soldi dei contribuenti.

Fonte: Ufficio valutazione impatto del Senato

I dati si riferiscono ai controlli della Guardia di Finanza tra il 2014 e il 2016.


Truffe sui fondi Ue: la classifica della vergogna

Spagna pecora nera con 9.766 casi. Italia ben piazzata: 3.016 (ma sull’1,63% della spesa)

La Spagna è il Paese europeo che, tra il 2013 e il 2016, ha dato più lavoro all’Olaf, l’agenzia europea che si occupa di verificare frodi e irregolarità nell’uso dei fondi comunitari.

Fondi europei per lo sviluppo

Gli ispettori dell’Olaf hanno, infatti, scovato ben 9.766 frodi o irregolarità da parte di Madrid nella concessione dei fondi. Attenzione, però: l’Olaf, nel suo ultimo rapporto, non distingue tra quelle che sono vere e proprie truffe, come ad esempio, la concessione di fondi europei a soggetti che non ne hanno diritto o l’uso improprio dei soldi, da quelle che sono irregolarità, più o meno gravi.

Una irregolarità potrebbe essere la mancanza di documentazione adeguata per il loro utilizzo, che non implica il fatto che il soggetto beneficiari non potesse incassare l’aiuto. Quindi non si può fare una relazione diretta tra questi numeri e truffe vere e proprie. Quello che indicano, piuttosto, è il grado di trasparenza e di efficienza delle macchine pubbliche dei vari Paesi, quelle che sono incaricate (nella maggioranza dei casi, perché alcuni fondi vengono erogati direttamente da Bruxelles) di gestire i fondi Ue.

Quante “irregolarità” in Italia

L’Italia, in questa speciale classifica dei Paesi meno virtuosi, è in ottima posizione: le irregolarità scoperte dagli ispettori dell’Olaf sono state 3.016, un numero consistente, superiore alle irregolarità scoperte in Francia e in Germania. Ci battono solo i Paesi dell’Est, come, ad esempio, Polonia, Romania, Repubblica Ceca. Non per sminuire la portata del dato, ma probabilmente esso è legato alla quantità di soldi che ogni Paese riceve: più alta è la quantità di fondi trasferiti e più alta è la probabilità di irregolarità, al netto della capacità delle amministrazioni statali e (soprattutto) locali di gestire la distribuzione degli aiuti europei.

Quanta spesa è “irregolare”

Ecco perché forse ancora più interessante del numero delle irregolarità è il dato sulla percentuale di soldi di queste irregolarità rispetto al totale dei soldi che il Paese ha ricevuto, sempre nei 3 anni considerati: 2013-2016.  In questo caso prima in classifica è la Slovacchia, con il 13,14% della spesa di fondi europei sottoposta a verifica per irregolarità. Una percentuale elevatissima, considerando quella degli altri Paesi. Ad esempio: per la Repubblica Ceca si tratta di “solo” il 5,49%. La Spagna, che vanta il maggior numero di infrazioni, è, in realtà, in fondo a questa classifica con solo il 2,98%, quasi il doppio rispetto all’1,63% dell’Italia.

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