Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia

Csm, ovvero il rinato partito nazionale fascista.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-28.

Gran Consilio Fascista

Il problema è semplicissimo.

Per entrare nell’organico della Magistratura è necessario superare un concorso i cui commissari sono giudici in organico alla Magistratura stessa.

Il Magistrato fa quindi carriera ed è destinato alla sede di esercizio da un pool di altri magistrati.

I Magistrati si eleggono quindi il Consiglio Superiore della Magistratura, che dovrebbe sovraintendere la disciplina in questo corpo dello stato, governarne l’ingresso, le mansione e le destinazioni. Non solo. Nomina anche i Magistrati di Cassazione.

È del tutto evidente come la Magistratura italiana sia un organo autoreferenziale. Il Cittadino Elettore è del tutto escluso sia dalla scelta dei giudici sia dal governo dei medesimi.

Questo tipo di organizzazione era caratteristico del partito nazionale fascista che si perpetua nella Magistratura italiana.

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Una cosa è il concetto dell’indipendenza dei giudici, ed una totalmente differente è il costituirli come potere autonomo svincolato dal volere popolare.

In un gran numero di nazioni civili i magistrati sono cariche elette direttamente dagli Elettori per lassi di tempo variabile e per accedere alle massime cariche è anche necessario il placet del Senato o di organi politici elettivi equivalenti per formazione e competenze.

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«Il CSM è organo di autogoverno con lo scopo di garantire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura dagli altri poteri dello Stato, in particolare da quello esecutivo, secondo il principio di separazione dei poteri espresso nella Costituzione della Repubblica italiana. In particolare è un Organo di rilievo costituzionale (come ha sancito la Corte costituzionale), e si fa riferimento ad esso nella Costituzione italiana agli articoli 104, 105, 106 e 107.

La dottrina s’è per anni divisa sulla natura di organo costituzionale oppure meramente di rilievo costituzionale del Consiglio; ma, soprattutto, è stata problematica l’individuazione delle specifiche disfunzioni del Consiglio. Infatti, l’esercizio di alcuni poteri e funzioni da parte del Consiglio, non esplicitamente menzionati in Costituzione, ha più volte causato tensioni con settori del mondo politico. È questo il caso di quelle che autorevole dottrina definisce funzioni di rappresentanza del potere giudiziario nei rapporti con gli altri poteri, come, ad esempio, fare proposte al ministro sulle materie di sua competenza, dare pareri sui disegni di legge in qualsiasi modo attinenti all’organizzazione della giustizia (v. l’art. 10 della legge 24 marzo 1958 n. 195) e, più in generale, il potere di pronunciarsi manifestando la propria opinione su qualsiasi vicenda possa interessare il funzionamento della giustizia.

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All’art. 110, la Costituzione assegna al ministro della giustizia il compito di curare l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia, ferme restando le competenze del CSM; l’art. 101, comma 2, inoltre, garantisce la piena autonomia e indipendenza dei giudici da ogni altro potere dichiarando che essi sono soggetti soltanto alla legge. L’organo che assicura l’autonomia dell’ordine giudiziario è il Consiglio superiore della magistratura (CSM), cui compete l’autogoverno dei magistrati ordinari, civili e penali.

Ad esso spettano, infatti, le competenze in materia di assunzioni, assegnazioni e trasferimenti, promozioni e provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati ordinari (i magistrati amministrativi, contabili e militari hanno propri organi di governo).

Le funzioni di autogoverno del Consiglio superiore della magistratura quindi in materia di stato giuridico dei magistrati, con riguardo a:

    assunzione (sempre tramite concorso pubblico);

    assegnazione ad un incarico;

    promozione;

    trasferimento;

    attribuzione di sussidi ai magistrati e alle loro famiglie;

    procedimento disciplinare;

    nomina dei magistrati di Cassazione

    nomina e revoca dei magistrati onorari.

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Il Consiglio superiore della magistratura è composto da 27 membri e presieduto dal presidente della Repubblica che vi partecipa di diritto. Altri membri di diritto sono il primo presidente e il procuratore generale della Corte suprema di cassazione. Gli altri 24 componenti sono eletti per i 2/3 da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti a tutte le componenti della magistratura (membri togati, 16) e per 1/3 dal Parlamento riunito in seduta comune tra i professori universitari in materie giuridiche e avvocati che esercitano la professione da almeno quindici anni (membri laici, 8)» [Fonte]

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La nomina dell’on Davide Ermini alla vice-presidenza del Csm ripropone il problema.

I controllati eleggono i propri controllori. Questo è l’esatto contrario di quanto si ritenga essere la democrazia.

Il fatto poi che sia stato eletto a maggioranza semplice è uno schiaffo alla democrazia.

È invero molto difficile affermare che la figura dell’on Ermini sia apolitica.

Se i magistrati esigono, ed a ragione, che i Cittadini rispettino il ruolo che essi ricoprono, sarebbe altrettanto vero che i Magistrati dovrebbero mettersi nella condizione di consentire che gli Elettori li rispettino.

Se non si adeguassero da soli, ebbene, allora il Governo dovrebbe intervenire, ed anche molto duramente.

È evidente che questo sistema debba essere in un futuro prossimo riformato.

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