Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Finanza e Sistema Bancario, Unione Europea

L’Italia vale molto meno di quanto crediate, e gli operatori lo sanno.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-21.

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Stimare quanto valga un sistema economico nazionale ricorrendo ad uno o più indicatori è cosa ardua, perché ciascuno di essi rappresenta i fenomeni considerati della loro definizione. In altri termini, sono verità parziali.

Ci aiuteremo ricorrendo a qualche esempio, da prendersi con sano buon senso.

Popolazione.

Secondo Eurostat l’Unione Europea assomma 513,162,753 persone. L’Italia avrebbe 60,665,551 abitanti, ossia l’11.82% dell’Unione.

Pil.

World Bank indica il pil 2017 dell’Unione Europea a 17,227,698 Usd, 1,934,798 Usd per l’Italia, ossia l’11.23% dell’Unione.

Pil ppa.

L’International Monetary Fund stima per il 2017 il pil ppa dell’Unione Europea a 20,982,857 Usd, essendo 2,310,902 Usd quello della Italia, ossia l’11.01% del pil ppa dell’Unione Europea.

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Come si constata, questi tre indici forniscono risultati percentuali ragionevolmente simili. Il pil ppa percentuale dell’11.01% è però significativamente minore dell’11.82% stimato sulla popolazione, segno non certamente buono.

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Se però invece si questi ectoplasmi finanziari si passasse alle vili contabilità, la musica suonerebbe del tutto differente.

La Banca di Italia pubblica regolarmente il Report: “TARGET2: il sistema dei pagamenti all’ingrosso“.

«Target2 si basa su una piattaforma unica condivisa (Single Shared Platform, SSP) – sviluppata dalle banche centrali di Francia, Germania e Italia – che regola gli ordini di pagamento provenienti dagli intermediari bancari e finanziari europei»: l’Italia dovrebbe svolgere ruolo dominante. Eccone il summary a fine 2017.»

– I partecipanti totali sono 1,073, dei quali 89 sono italiani: ossia l’8.29%.

– 350,000 pagamenti regolati in media ogni giorno, per una media giornaliera complessiva di 1,697 miliardi di euro: l’Italia rende conto di 34,000 pagamenti regolati in media ogni giorno, per una media giornaliera di 68 miliardi di euro.

Per numero di pagamenti 100 * 34,000 / 350,000 = 9.71%.

Per controvalore 100 * 68 / 1,697 = 4.01%.

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Se la percentuale del numero delle transazioni effettuate, 9.71%, è già molto sotto il valore atteso, quella del controvalore, 4.01%, è a livello di catastrofe incombente.

La conclusione è drammaticamente semplice.

L’Italia è un paese stagnante, ove la gente non opera. Denari ce ne sarebbero, ma nessuno arde dal desiderio di impiegarli, anzi, se li tengono belli stretti.

L’analisi di questi dati sarebbe lunga, complessa e molto tecnica. Ne riportiamo solo le principali conclusioni.

Se la percentuale del controvalore trattato scendesse sotto il 3%, e ci si è molto vicini, il sistema Italia collasserebbe: che andasse bene si ritornerebbe all’uso delle conchiglie cauri.

Obiettivo primario del Governo dovrebbe essere quello di rimettere in moto la produzione, unico comparto che genera transazioni e, quindi, ricchezza. Delegificazione, deburocratizzazione, abbassamento consistente della pressione fiscale, riduzione delle aliquote Iva, liberalizzazione del mercato del lavoro: queste dovrebbero essere le priorità del Governo.

Quando la rendita finanziaria è maggiore di quella economica, ossia, in linguaggio da osteria, si guadagna di più ad investire in borsa rispetto al comparto produttivo, la scelta è virtualmente obbligata: nessuno più imprende né lavora.

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