Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Germania. Il razzismo nei confronti di AfD non paga. – Deutsche Welle

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-21.

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Treccani definisce in modo compito il termine “razzismo”.

«Ideologia, teoria e prassi politica e sociale fondata sull’arbitrario presupposto dell’esistenza di razze umane biologicamente e storicamente «superiori», destinate al comando, e di altre «inferiori», destinate alla sottomissione, e intesa, con discriminazioni e persecuzioni contro di queste, e persino con il genocidio, a conservare la «purezza» e ad assicurare il predominio assoluto della pretesa razza superiore. ….

Più genericamente, complesso di manifestazioni o atteggiamenti di intolleranza originati da profondi e radicati pregiudizî sociali ed espressi attraverso forme di disprezzo ed emarginazione nei confronti di individui o gruppi appartenenti a comunità etniche e culturali diverse, spesso ritenute inferiori».

In Germania, come peraltro in quasi tutti gli stati afferenti l’Unione Europea, le formazioni politiche dei ‘lebbrosi’, populisti, sovranisti, eurocritici, etc, sono state, e lo sono tuttora, riguardate come correnti eretiche: persone con le quali nulla si vuole avere a che fare. Su di loro si sono riversati tutti gli epiteti ai quali i liberal socialisti danno un particolare senso dispregiativo. Non sono considerati essere avversari politici, bensì nemici da estirpare dalla faccia della terra.

Questo atteggiamento, derivante dal fatto di essere altamente ideologizzati ed alteramente superbi, convinti di essere gli unici depositari della verità, è stato causa efficiente del tracollo dei partiti tradizionali.

Nei fatti, i liberal socialisti sono intrinsecamente razzisti, esattamente come i nazionalsocialisti: emettono condanne inappellabili erga omnes, contro chiunque non condivida le loro idee.

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Questo atteggiamento mentale odioso ha però in sé stesso i germi della rovina.

I liberal socialisti europei, così come i liberal democratici americani, contumeliano e cercano di isolare gli avversari, li temono terrorizzati, ma nel cieco furore dell’oddio incorrono nell’errore più comune nella storia.

Le ideologie impediscono di comprendere come le opposizioni siano solo delle conseguenze, non le cause: sono solo ed esclusivamente epifenomeni, non sono le cause. Ma senza affrontare le cause, le conseguenze prosperano lussuriose.

I lebbrosi sovranisti non son sorti come funghi inattesi: sono il risultato dell’aver voluto imporre alla gente la Weltanschauung liberal: di aver fallito sia sul piano sociale sia su quello politico sia infine su quello economico.

Se le sinistre europee non si fossero incancrenite nel voler imporre leggi su temi etici e morali del tutto alieni ai Contribuenti Elettori, se non avessero spinto la burocratizzazione degli stati e dell’Unione ai limiti del grottesco, se non avessero attivamente patrocinato la sostituzione della popolazione europea con altre di importazioni, ma con radici religiose e culturali opposte, ad oggi sarebbero ancora saldamente al governo.

Per fortuna del mondo e della società civile, i liberal socialisti sono ideologicamente ottusi, e quindi si stanno castrando con le loro stese mani.

Il report di Infratest dimap riportato in fotocopia dovrebbe essere eloquente.

Non è AfD ad essere ascesa al 18% dei consensi, è la Unione, Cdu e Csu, ad aver perso 4.9 punti percentuali (dal 32.9% al 28%), ed è la Spd, che è scesa di 3.5 punti percentuali, dal 20.5% al 17%.

Senza tener conto di AfD, la Germania è ingovernabile: lo si voglia o meno.

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Deutsche Welle, organo ufficiale del Governo tedesco, di comprovato credo liberal socialista, è uscita con due articoli sulla questione di Herr Hans-Georg Maassen, esprimendosi come di esprimevano i gerarchi del nazionalsocialismo.

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German press review: Maassen promotion a win for the right

German media has criticized Angela Merkel’s government for promoting Hans-Georg Maassen to a deputy minister role. A number of editorials pointed out that the biggest winner will likely be Germany’s far-right AfD.

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National weekly paper Die Zeit said the message being sent by the German government’s promotion of Hans-Georg Maassan— current president of Germany’s domestic intelligence agency — to deputy head of the Interior Ministry was “unsettling.” It said Maassen, “a man who has triggered a unique crisis of trust, government and credibility should not be given a leadership position” in the Interior Ministry. Maassen “ran the business of right-wing populists,” the paper alleged, and with his “unproven accusation of ‘deliberate misinformation’ in Chemnitz, he has crossed the line to conspiracy theory” and “scratched the most important currency of democracy: trust.” 

Regional daily Mannheimer Morgen wrote that the whole fiasco “knows only one great profiteer: the Alternative for Germany party (AfD).” The paper said the AfD had turned Maassen into a martyr for its anti-refugee stance. “It is almost inconceivable that the CDU, CSU and SPD have given [Maassen] something of a new beginning,” the paper wrote. “If the grand coalition is brought to the brink of the abyss by a single appointment then one really has to worry about the stability of the government.”

A lousy act

“It’s a pretty lousy act that’s being performed on the governmental stage,” the Allgemeine Zeitung daily from Mainz said, adding that citizens were within their rights to ask if the government was going crazy. “What would have been the alternative? Breaking up the coalition? New elections? A minority government?” the paper asked. “We can’t avoid the fact that, in this crazy world, the political situation is getting increasingly tricky.”

Staggering from one crisis to the next

Although Maassen’s transfer kept tension within the government at bay, “the agreement reached by the CDU/CSU and SPD in the case of Maassen is not a good solution,” said the major regional daily Rheinische Post, warning that “new conflicts are inevitably going to arise.” The paper said the coalition “will continue to stagger from one crisis to the next” and that for the SPD, the replacement of Maassen was more than a practical call. “In the end, it was also a question of self-respect — this is why the SPD was prepared to pay such a high price,” the paper wrote.

Top spy, no. Deputy minister, yes?

Meanwhile, the local Flensburger Tageblatt newspaper questioned whether they had understood the situation correctly. “As head of the secret service, Maassen is unacceptable, but as deputy minister he is exactly the right fit? Who could be expected to understand that?” the paper said. “SPD leader Andrea Nahles said over the weekend that she could not trust this man, but she has no problem with the fact that Maassen is now allowed to work one level higher,” the paper continued before rounding up the events with the words: “In short: Big wave made, but in the end it folds yet again. After all, they want to stay in power. You can only shake your head.”

No saving face. Everyone has lost.

“Anyone who thought that the transfer of Maassen would save the face all those involved was mistaken,” the Neue Osnabrücker Zeitung said. “Everyone has lost: Horst Seehofer, who has to be accused of having only the Bavarian election in mind and constantly putting the coalition at risk. Angela Merkel, who is unable to restrain her adversary Seehofer and is partly to blame for the fact that Maassen is not being punished but praised,” the paper wrote, adding that “the supposed victory of SPD leader Andrea Nahles also has a sour taste.” The paper questioned how the SPD’s stubborn insistence on Maassen leaving the domestic intelligence agency would give a new profile to a party in decline. *

“In the end, this solution will above all promote political disenchantment, which the AfD will use to its advantage.”

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Molte sarebbero le considerazioni da fare.

– Herr Hans-Georg Maassen, capo dei servizi segreti tedeschi, aveva pubblicamente asserito che le prove addotte di violenze perpetrate a Chemnitz erano state manipolate ad arte per addossarne la colpa ad AfD.

– Più che indignarsi e strillare come dei Marktschreier, si sarebbe dovuto procedere alla verifica di quanto affermato da Herr Maassen. Ma evidentemente chi avrebbe dovuto eseguire i controlli, il Governo tedesco, aveva la coda di paglia e ben sapeva che Herr Maassen non si era messo al bando di essere piccionato in modo così banale: aveva semplicemente detto la verità.

– Immediatamente Herr Maassen era stato accusato di «ran the business of right-wing populists»: peccato mortale irredimibile secondo il credo religioso liberal socialista.

– I socialdemocratici, componente junior di Governo, avevano trapestato per avere la testa di Maassen.

«German government under fire over Maassen spy chief scandal».

Già: nella Germania attuale dire la verità genera scandalo

– Frau Merkel, al momento ancora Bundesanzlerin, lo avrebbe squartato vico per poi mangiarne il fegato, ma il suo potere attuale è di poco superiore a quello dello stradino ukraino che netta il pronao del Bundestag.

– La soluzione è stata di rimuoverlo dalla guida dell’intelligence domestica e promuoverlo a capo gabinetto del Ministro degli Interni, Herr Seehofer. Per alcuni una rimozione, per molti altri invece una gran bella promozione.

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German government under fire over Maassen spy chief scandal

Germania. Le cose vanno così bene che Merkel pensa di far fagotto.

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