Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Psichiatria, Unione Europea

Macron le Gaffeur. Adesso anche il ministro degli interni se ne va.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-18.

2018-09-18__Macron e Collomb

Mr Macron lo scorso anno godeva di una popolarità del 62%. Ad oggi è quotato al 25%, con un tasso di esecrabilità al 69%, che si è pienamente meritato.

Il suo governo sta cadendo a pezzi.

Macron perde un altro ministro. Gli resta solo il carissimo Benalla.

Francia. Silurato ed affondato Mr. Nicolas Hulot. Riposi in pace.

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Mr Macron soffre soltanto di delirio schizofrenico di onnipotenza: crede con tutta modeastia di essere il dio creatore dell’universo e pretende di essere oggetto di culto.

Nei sondaggi per le elezioni europee, il partito di Mr Macron è proiettato al 21%, dal 57% che aveva un anno or sono, ed anche i suoi fidi se la stanno squagliando uno per volta. Sono stufi di essere presi a pesci in faccia.

Nota a margine.

Un capo politico europeo vale nell’Unione Europea per quanto vale nella propria patria.

Chi non si ricorda il suo megalitico programma di riforma dell’Unione Europea in una Stato di Europea?

È diventato materiale per gli archivi storici.

Ci manca solo che anche il fido Benallà abbandoni il tetto ed il talamo.

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French interior minister to quit in further blow to Macron [The Guardian]

«France’s interior minister, Gérard Collomb, has announced he will resign next year to run for his former job as mayor of Lyon, in yet another blow to the president.

The announcement from Collomb, a political heavyweight and one of Emmanuel Macron’s most loyal ministers, comes after the environment minister, Nicolas Hulot, quit last month and as the president’s approval ratings have plummeted.

Collomb told L’Express magazine he would quit after the European elections in order to stand for mayor of France’s third biggest city in 2020.

“The local elections are still far away – I will run in Lyon if I don’t get diagnosed as seriously ill any time before that,” he joked. “I won’t be interior minister right up until the last moment. After a certain amount of time it would be better to be totally free for the campaign.

“I think ministers who want to run in the 2020 local elections should be able to quit the government after the European fight,” he said of the European parliament polls in May.

Collomb served as Lyon mayor for 16 years until Macron poached him for the interior ministry job.»

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Macron stuck in ‘ketchup moment’ says interior minister, as he announces 2020 retirement [The Telegraph]

«President Emmanuel Macron of France is stuck in a “ketchup moment” whereby the effects of his reforms are still stuck inside the bottle but with a “thump” will soon come flying out in one go, his interior minister has claimed.

Gérard Collomb, the interior minister, issued the ketchup analogy to explain the lack of tangible benefits of Mr Macron’s reforms while also dealing his presidency a fresh blow by announcing his intention to step down next year to run for re-election as mayor of Lyon in 2020.

His reference to the physics of the famed bottled tomato sauce came a day after an MP quit his party, saying she felt as if she was “on the Titanic”.

Frédérique Dumas resigned from Mr Macron’s centrist Republic on the Move party because she said the government had “forgotten the fundamental principles of Macronism”. She added: “Some decisions come down to budget cuts. There is no ambition, no direction.”

The move by Ms Dumas, 55, a former film producer, reflects growing disillusionment with the president and impatience that his controversial and often painful economic reforms have so far failed to cut unemployment or significantly boost growth.»

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Macron’s government in flux as key ally plans to quit post [Reuters]

«France’s interior minister, one of President Emmanuel Macron’s closest allies, has announced plans to quit the government and run for election as mayor of Lyon in 2020, adding to doubts and instability around the young leader’s administration.

Gerard Collomb’s announcement in an interview in L’Express magazine follows the abrupt resignations of a popular environment minister, who questioned Macron’s commitment to the reduction of nuclear power, and the sports minister.

A high-profile member of Macron’s party, Republique En Marche, also quit over the weekend.

Macron’s approval rating has plunged to about 30 percent, from around 60 percent shortly after he was elected in May 2017, with opinion polls showing he is regarded as aloof and unsympathetic toward people’s everyday hardships.

Collomb, who recently acknowledged what he called a “lack of humility” in Macron’s administration, suggested he could stand down as soon as the middle of next year.

“I won’t be interior minister up to the last minute,” he told the weekly magazine. “Ministers who want to run in the 2020 municipal elections should in my view leave the government after the European (parliament) elections,” he said.

The European parliament vote takes place in May 2019.»


Corriere. 2018-09-18. Macron, si dimette il ministro dell’Interno Collomb. Gaffe sulle porcellane al negozio dell’Eliseo

Dopo l’addio del ministro Hulot, numero 3 dell’esecutivo, anche il numero 2 Collomb ha annunciato l’intenzione di lasciare il governo (il prossimo anno, dopo le Europee). E la contraffazione sulle porcellane vendute nel negozio dell’Eliseo si somma ad altri «fastidi» accumulati negli ultimi mesi.

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PARIGI — Non sono giorni facili per Macron e per il governo francese. Dopo le dimissioni con effetto immediato in diretta alla radio di Nicolas Hulot, il ministro della Transizione ecologica considerato il numero 3 dell’esecutivo, ci sono quelle a scoppio ritardato del numero 2 Gérard Collomb, ministro dell’Interno e macroniano della prima ora, annunciate per il 2019 al settimanale l’Express.

L’intervista

Alla domanda sulle sue intenzioni per le elezioni municipali del 2020, quando avrà 73 anni, Collomb ha risposto così: «Se fino a quel momento non mi avranno diagnosticato una malattia grave, sarò candidato a Lione». Il ministro aggiunge che per partecipare alla corsa a sindaco lascerà il governo nel 2019, dopo le europee di giugno.

La carriera

Per Collomb si tratterebbe di un ritorno alla politica locale, che ha monopolizzato il suo impegno per quasi tutta la carriera. Consigliere comunale nel 1977, è stato poi sindaco di Lione per 16 anni e, se dovesse vincere, il prossimo sarebbe il suo quarto mandato. Collomb è sempre stato iscritto al partito socialista e ha cominciato ad avvicinarsi a Macron quando questi era ministro dell’Economia nel governo della gauche di François Hollande, per poi uscire dal partito entrando tra i primi nel movimento En Marche.

I rapporti con Macron

Membro più anziano del governo, forte di una lunga esperienza e di una personalità politica che precedono la collaborazione con Macron, Collomb è stato finora un ministro tutto sommato fedele sul fondo delle questioni ma capace di rivendicare la propria libertà di espressione, fino a provocare conflitti con Macron. Per esempio, non ha rinunciato a sottolineare la propria contrarietà al progetto del primo ministro Édouard Philippe di abbassare il limite di velocità da 90 a 80% nelle strade secondarie. Qualche giorno fa, commentando il crollo di Macron nei sondaggi, ha detto che «forse abbiamo mancato di umiltà», una critica diretta allo stile del capo dello Stato, che lo ha invitato poi all’Eliseo per una cena chiarificatrice. Negli ultimi tempi i rapporti si sono incrinati, anche in seguito allo scandalo Benalla e alla prestazione poco convincente di Collomb davanti alla commissione d’inchiesta dell’Assemblea nazionale. Collomb potrebbe avere deciso di fare la prima mossa, rubando il tempo a un presidente che comunque avrebbe avuto già in mente di sostituirlo nel grande rimpasto di governo che con ogni probabilità sarebbe avvenuto comunque dopo le europee.

Via subito

L’opposizione di destra chiede gran voce che Collomb lasci immediatamente, perché un portafoglio così delicato come l’Interno — che ha la competenza su questioni cruciali come migranti e lotta al terrorismo — non può essere lasciato a un ministro a tempo. «A partire da oggi Collomb sarà un ministro precario, un precario della sicurezza — dice Eric Ciotti dei Républicains —. Dopo l’addio di Hulot assistiamo un po’ a una fuga dal Titanic, la maggioranza En Marche è completamente frastornata». Florian Philippot, ex braccio destro di Marine Le Pen e presidente dei Patriotes, nota che «qualcosa non funziona nella maggioranza, comunque sarebbe più logico che Collomb se ne andasse subito».

Gli altri fastidi

Dopo il calo nei sondaggi successivo allo scandalo Benalla (qui sopra il video, qui l’intervista in cui il collaboratore di Macron raccontava che all’Eliseo «tutto dipende da un suo sorriso»), il presidente Macron vive un momento delicato. Il suo «parlare vero», la franchezza che ha sempre rivendicato, si traduce talvolta in frasi che vengono poco apprezzate dall’opinione pubblica. Come quando in visita a Copenaghen ha lodato la capacità dei danesi di rinnovarsi definendo invece i francesi «Galli refrattari al cambiamento». O quando, domenica scorsa, in occasione della giornata «porte aperte» dell’Eliseo, ha risposto così a un orticoltore che si lamentava di non trovare lavoro: «Se lei è pronto e motivato, negli alberghi, ristoranti, caffè, nell’edilizia, non c’è un posto dove non mi dicano che cercano personale. Attraverso la strada e glielo trovo io un lavoro» (video in alto). La voglia di spronare all’ottimismo di Macron e i modi spicci si traducono talvolta in una tendenza a fare la lezione ai francesi. Così anche iniziative secondarie, come l’idea di vendere merchandising con il logo dell’Eliseo per finanziare il rinnovamento dell’edificio, si prestano a critiche. Non passa il braccialetto d’oro con la scritta «Égalité» venduto a 250 euro nella boutique online, e neanche l’infortunio della scritta «porcellana di Limoges» incisa sulle tazze con l’immagine di Macron, fabbricate in realtà a Tolosa. L’Eliseo si è accorto della contraffazione appena prima di metterle in vendita e il fornitore ha inviato allora altre 300 tazze con una più vaga dicitura «porcellana francese».

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