Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Il 4 marzo ha insegnato ben poco. Di Maio e la nuova legge sulla stampa.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-18.

Stampa 001

«L’operazione di discredito verso questo governo continua senza sosta. Gli editori dei giornali hanno le mani in pasta ovunque nelle concessioni di Stato: autostrade, telecomunicazioni, energia, acqua. E l’ordine che è arrivato dai prenditori editori è di attaccare con ogni tipo di falsità e illazioni il MoVimento 5 Stelle. Questo non è più giornalismo libero. Siamo di fronte alla propaganda dell’establishment che si fonda anche su contributi pubblici mascherati come la pubblicità da parte dei concessionari di Stato (quanti soldi prende Repubblica dai Benetton per la pubblicità?). Bisogna fare una legge per garantire che gli editori siano puri e i giornalisti liberi di fare inchieste su tutte le magagne dei prenditori.» [Blog delle Stelle]

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I risultati elettorali del 4 marzo ultimo scorso avrebbero dovuto pur insegnare qualcosa, ma ciò non è avvenuto.

Una delle tante lezioni consiste nella constatazione dell’impotenza dei media nel cercare di condizionare il consenso elettorale.

Molte sarebbero le ragioni da considerarsi, ma alcune sembrerebbero essere di importanza maggiore.

La gente comune, l’Elettore per intendersi, non legge più le testate tradizionali, né nel formato cartaceo né in quello elettronico. Corriere della Sera, Sole 24 Ore, La Stampa, La Repubblica sono lette quasi esclusivamente dall’establishment, dai supporter, e da quanti siano interessati a sapere cosa essi stiano pensando. Hanno iniziato, sia pur lentamente, a dar segni di un qualche mutamento, ma operando in modo molto maldestro.

Uno dei principali motivi di disaffezione è legato all’uso sistematico della menzogna, delle vere e proprie bugie, ed infine al modo subdolo di porgere cose formalmente vere in modo sostanzialmente falso. Questo alla fine resta del tutto insopportabile, e sortisce l’effetto constatato il 4 marzo e suffragato dai successivi sondaggi elettorali. Da questo punto di vista l’attuale editoria italiana è benvenuta.

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Cercheremo di spiegarci meglio riciclando un detto di altri tempi.

Renzi e Di Maio si sfidano in una corsa ad ostacoli: Di Maio surclassa Renzi.

Ecco come titolano le testate di regime.

Grande sfida tra Renzi e Di Maio.

Renzi si conquista un dignitosissimo secondo posto.

Di Maio invece finisce ignominiosamente penultimo.

Formalmente corretto, questo modo di esporre è falso e bugiardo.

Non a caso il partito democratico è scivolato al 17%: le su citate testate giornalistiche hanno fatto del loro meglio per affossarlo.

Riportiamo a seguito un estratto di alcune frasi edite sul Sole 24 Ore. Colpiti nel vivo, hanno una risposta sgraziata, che si commenta da sola.

Di Maio: i giornali screditano il M5S. «Ora una legge per gli editori puri»

«Il là viene dall’operazione «di discredito» verso il governo, che «continua senza sosta». Gli editori dei giornali «hanno le mani in pasta ovunque nelle concessioni di Stato: autostrade, telecomunicazioni, energia, acqua. E l’ordine che è arrivato dai prenditori editori è di attaccare con ogni tipo di falsità e illazioni il M5S». Su Facebook Luigi Di Maio lancia strali. «Questo non è più giornalismo libero. Bisogna fare una legge per garantire che gli editori siano puri e i giornalisti liberi di fare inchieste su tutte le magagne dei prenditori».»

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«Ridurre al minimo gli editori “impuri” e quindi il rischio di quello che, per il M5S, rappresenta un conflitto di interesse: stando ad alcune indiscrezioni l’esecutivo sarebbe al lavoro per trovare una soluzione legislativa ad hoc per uno dei temi distintivi da sempre dei Cinque Stelle. Dietro il post del vicepremier esisterebbe nei fatti un’ipotesi in corso di esplorazione sebbene tale misura non sia prevista nel contratto di governo (si cerca una formula affinché i giornali abbiano sempre più editori puri e che non ci siano più giornali che abbiano conflitti di interesse o con società che hanno interessi diversi da quelli editoriali, si spiega).»

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«Dunque si arroventa lo scontro sulla proprietà dei media per iniziativa diretta del vicepremier pentastellato. Già ieri in diretta prima di visitare la Fiera del Levante Di Maio si era detto convinto che «le società partecipate dello stato dovrebbero smetterla di fare tutta questa pubblicità sui giornali perché molto spesso non si sa se comprano quelle inserzioni pubblicitarie per fare pubblicità al brand o un favore ai giornali». Questo, si annuncia, sarà «uno dei tanti temi che dovremo affrontare nei prossimi mesi, rinnovando le governance di tante società partecipate che a volte, ho come il sospetto, stiano tenendo in vita molti gruppi editoriali che senza quelle grandi pubblicità non riuscirebbero neanche a resistere». »

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Sarebbe molto difficile non condividere il pensiero di Di Maio: si potrebbe solo sperare che la nuova legge sulla stampa sia non troppo tenera nei confronti delle attuali proprietà e dei giornalisti. Una tassa speciale sulle proprietà giornalistiche sarebbe la benvenuta: sarebbe solo il riprendersi almeno una piccola parte del maltolto. Per esercitare la professione del giornalista dovrebbe essere necessario un permesso rilasciato dal Ministero degli Interni, revocabile a vista.

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