Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Svezia. Il terrore degli eurocrati la conta lunga.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-09.

Goya Francisco. Los fusilamientos del tres de mayo. Museo del Prado, Madrid. 1814

Goya Francisco. Los fusilamientos del tres de mayo. Museo del Prado, Madrid. 1814


Oggi si vota in Svezia per le elezioni politiche.

Se i Democratici svedesi (Sverigedemokraterna, SD) riusciranno a superare il 15% sarà già per loro una grande vittoria, ma se passassero il 20% sarebbe un vero e proprio trionfo.

Tutti i media liberal grideranno alla grande vittoria di aver impedito ad SD di arrivare al governo, risultato al momento del tutto impossibile: ma gli equilibri saranno mutati.

«gli osservatori di tutto il mondo sono in fibrillazione per il voto di oggi, quando i cittadini andranno ad assegnare i 349 seggi del parlamento locale»

*

«E possono vincere? No, ma sicuramente intralciare la maggioranza che uscirà dalle urne. Rimasti a lungo fuori dal parlamento, gli Sverigedemokraterna avevano già fatto parlare di sé nel 2014, con 42 seggi e il 12,9% dei consensi. Nessuno prende in considerazione una loro vittoria domani, ma i sondaggi parlano di un balzo fino al 20% dei consensi. Si tratterebbe al massimo di una 70ina di seggi, meno della metà dei 175 necessari. Eppure quanto basta per “ricattare” su determinate decisione una probabile coalizione formata dai socialdemocratici (dati intorno al 25%, il minimo storico), i verdi e altre forze della sinistra. Non si esclude neppure l’ipotesi di una sorta di grande coalizione alla tedesca fra centrosinistra e centrodestra, con l’intenzione di escludere il partito e le sue interferenze sul governo»

* * * * * * *

In fibrillazione non sono “gli osservatori di tutto il mondo“. In fibrillazione sono i politici ed i burocrati al momento al potere in Svezia e nell’Unione Europea.

SD, come peraltro tutti i ‘lebbrosi’ di Mr Macron, non ha nulla contro l’Europa: vuole semplicemente rimuovere l’attuale classe politica egemone e far licenziare tutti quei giornalisti liberal che per decenni hanno propalato cumuli di menzogne.

È del tutto ovvio che gli attuali eurocrati siano “in fibrillazione”: non si rassegnano a scomparire. E temono che l’opposizione possa “ricattare” la maggioranza: SD non è un partito di lestofanti, ma eserciterà il suo lecito peso politico.

Verosimilmente alla fine si farà un governo che riunisca tutti contro SD: una grande conventio ad excludendum.

Siamo chiari. Non sembrerebbe essere un gran programma politico giustificare la propria esistenza solo come argine ad un pericolo che non esiste.

*

A breve si voterà in Lettonia, in Hessen, in Baviera, nelle regionali italiane. Poi, a maggio del prossimo anno si terranno le elezioni per il parlamento europeo.

Signori egemoni: ci vedremo a Filippi, a contare le teste cadute nella cesta della storia.


Sole 24 Ore. 2018-09-09. Svezia, perché il voto di oggi è importante per tutta l’Europa?

La Svezia è un paese con poco meno di 10 milioni di abitanti, reddito pro capite nella top 20 mondiale, welfare efficiente e conti pubblici al di sopra della soglia di sicurezza. Eppure gli osservatori di tutto il mondo sono in fibrillazione per il voto di oggi, quando i cittadini andranno ad assegnare i 349 seggi del parlamento locale.

Il nervosismo è dovuto soprattutto all’ipotesi di un boom politico dei Democratici svedesi, un partito di destra radicale che ha costruito il suo consenso su una linea all’insegna di contrasto all’immigrazione ed euroscetticismo. La Svezia, roccaforte socialdemocratica, si troverebbe appeso a una maggioranza esile ed esposta alle pressioni dell’ultradestra su politiche di accoglienza e rapporti con l’Europa.

Ma chi sono esattamente i Democratici svedesi?

Fondati nel 1988, i Democratici svedesi (Sverigedemokraterna) sono una forza politica di ispirazione ultranazionalista e conservatrice. Oggi sono guidati dal 39enne Jimmie Åkesson, artefice di un restyiling ideologico che ricorda quello del vecchio Front National francese (oggi chiamato Rassemblement national). Il partito ha silenziato le sue origini neonaziste, proponendosi come una forza nazionale e interessata a ristabilire la priorità dei «veri svedesi» rispetto ai pericoli esterni.

Il piatto forte restano le politiche restrittive sugli immigrati, cavalcando il malessere popolare per la crisi del 2015 (quando Stoccolma accolse oltre 160mila richiedenti asilo), episodi di criminalità nelle aree metropolitane e i timori sulla sostenibilità del sistema di welfare. Nel dettaglio, il partito vuole aumentare i poteri della polizia in fase di controllo, revocare permessi di soggiorno e ridurre in maniera drastica l’accesso alla sanità degli stranieri. Osservatori domestici fanno notare che un ulteriore molla a sostegno della loro crescita è lo scollamento fra le (poche) aree metropolitane e zone rurale che si percepiscono sempre più abbandonate dalla politica tradizionale.

E possono vincere?

No, ma sicuramente intralciare la maggioranza che uscirà dalle urne. Rimasti a lungo fuori dal parlamento, gli Sverigedemokraterna avevano già fatto parlare di sé nel 2014, con 42 seggi e il 12,9% dei consensi. Nessuno prende in considerazione una loro vittoria domani, ma i sondaggi parlano di un balzo fino al 20% dei consensi. Si tratterebbe al massimo di una 70ina di seggi, meno della metà dei 175 necessari. Eppure quanto basta per “ricattare” su determinate decisione una probabile coalizione formata dai socialdemocratici (dati intorno al 25%, il minimo storico), i verdi e altre forze della sinistra. Non si esclude neppure l’ipotesi di una sorta di grande coalizione alla tedesca fra centrosinistra e centrodestra, con l’intenzione di escludere il partito e le sue interferenze sul governo.

Di cosa hanno paura l’Europa e i mercati?

Alcuni osservatori hanno fatto notare che il voto ai Democratici svedesi non va letto solo in chiave anti-immigrazione, ma anche o soprattutto in chiave antieuropea. Una maggioranza debole sarebbe costretta a collaborare con i populisti, scendendo a patti su temi sensibili per l’integrazione comunitaria. Anche solo a livello simbolico, un successo elettorale di un partito nazionalista sarebbe un campanello in più in vista del voto delle europee del 2019, caratterizzato dall’ascesa in blocco di forze sovraniste ed antiUe che corrono a destra (o all’interno) del Partito popolare. La Svezia era rimasta l’ultimo paese nordico estraneo all’ascesa di forze politiche del settore, dopo i buoni risultati messi a segno da forze analoghe in paesi come Danimarca, Finlandia e Norvegia.

…e gli svedesi?

Stando ai sondaggi condotti in fase pre-elettorale, emerge un dato interessante. In cima alle priorità dei cittadini svedesi ci sono questioni diverse da quelle che monopolizzano il dibattito pubblico. Un’indagine pubblicata da Svenska Dagbladet, uno dei principali quotidiani nazionali, rileva che l’argomento più sensibile per i cittadini è la sanità (considerata prioritaria dal 38% degli intervistati), seguita dalla scuola (34%) e, solo in terza battuta, immigrazione (29%, in calo dal 33% registrato a giugno). Migranti a parte, le ansie sulla sanità si concentrano prevalentemente sui tempi di attesa e le condizioni di lavoro insoddisfacenti del personale infermieristico. Quanto all’istruzione, la Svezia vanta un buon tasso di persone in possesso di un titolo terziario (il 47% nella fascia 25-34 anni), ma ha visto i risultati dei suoi studenti calare nel tempo fino a livello giudicati preoccupanti. Stoccolma spende quasi il 7% del Pil in istruzione, ma i suoi allievi sono scivolati alla 14esima posizione sul settore scientifico nei test Pisa (una rilevazione Ocse sul livello di istruzione degli adolescenti).

Annunci

Un pensiero riguardo “Svezia. Il terrore degli eurocrati la conta lunga.

I commenti sono chiusi.