Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Medicina e Biologia, Unione Europea

Fuga dei medici. Saranno sostituiti dai becchini negli ospedali della mala morte.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-09-09.

2018-09-01__Sanità.

Ospedale Cardarelli. Retribuzione Dirigenti 2016.

ASST FATEBENEFRATELLI SACCO – Dirigenti Presidio Buzzi

«Nel 2013 tale personale ammonta a 626.350 unità …. Nelle strutture di ricovero pubbliche ed equiparate operano 93.935 medici e 240.323 unità di personale infermieristico» [Ministero della Salute]

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Chiunque si periti di studiare anche solo superficialmente la ridda di leggi, norme e regolamenti che imbrigliano sia la formazione universitaria sia il servizio sanitario nazionale si troverà a rimpiangere e molto amaramente la burocrazia che vigeva nell’Unione Sovietica dell’epoca di Brèžnev.

Tutto dovrebbe essere sotto controllo di un immane moloch burocratico, che tutto dovrebbe prevedere e tutto dovrebbe sorvegliare. Il fine ultimo è la preservazione di posti e stipendi dei burocrati e dei funzionari: gli enti vivonono benissimo, anzi ancor meglio, senza gli utenti.

Gli ospedali sopravvivono più che bene senza medici, senza infermieri e senza quegli incalliti seccatori che sono i malati. Ma chi mai si crederebbero di essere questi malati?

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«In 10 anni perderemo 47.000 camici bianchi, tra 5 non potremo curare 14 milioni di persone»

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«L’ultimo caso a Parma. Il concorso per medici di pronto soccorso e medicina d’urgenza bandito dall’azienda ospedaliera e universitaria è andato deserto»

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«il precedente avviso per 23 posti aveva attratto appena nove adesioni»

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«A Matera a un bando per 14 professionisti da distribuire tra pronto soccorso, radiologia e medicina generale non ha risposto nessuno»

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«Raffica di pensionamenti e concorsi semideserti»

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«Gli ultimi dati aggiornati indicano una carenza di ospedalieri che fra dieci anni sarà di quasi 47.300 unità»

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«E non va meglio tra i medici di famiglia. Nel 2028 se ne saranno andati in oltre 33mila»

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Le sinistre al governo, le frotte dei burocrati azzeccagarbugli e dei solerti funzionari avevano previsto tutto tranne che nessuno si presentasse ai concorsi: se li tengano pure.

Nessuna persona sana di mente ambisce ad entrare nel servizio sanitario nazionale, nonostante che gli stipendi consentano una sobria sopravvivenza. Lo hanno fatto diventare una gabbia di pazzi furiosi.

Tre sono gli elementi che spingono quanti possano ad andarsene e dissuadono chi ne avesse i titoli di entrarvi.

Il primo motivo è la lunghezza, ed il relativo costo, del ciclo di studi. Sei anni del corso di laurea, cui si dovrebbero aggiungere altri cinque anni di specialità. Un medico inizia a lavorare mediamente a ventotto – ventinove anni. Per undici lunghi anni è stato mantenuto a spese della famiglia ed ha centinaia di migliaia di euro di mancato guadagno. È un lusso che ben pochi possono permettersi. A ciò si aggiunga la scriteriata assegnazione delle matricole nelle Facoltà mediche, che quasi invariabilmente obbligano a studiare fuori sede, ossia sobbarcandosi spese non indifferenti. Ma gli stipendi nel Ssn non tengono conto di tutti questi investimenti.

Il secondo motivo è la soffocante burocrazia che attanaglia università e servizio sanitario. Il medico dipendente dal Ssn passa oltre la metà del suo tempo a compilare ed inoltrare moduli e scartafacci vari alla amministrazione. E questo sarebbe ancora il meno. Il tragico è che la sua carriera dipende dalla sua capacità di disbrigare tutte le pratiche: è questo il solo elemento valutato dai burocrati. Ed il motivo sarà chiaro dal prossimo punto.

Il terzo motivo è illustrato da un refuso sfuggito all’articolista del Corriere.

«alcune discipline (chirurghi, pediatri, anestesisti, ginecologi, medici di pronto soccorso) non più appetibili perché sono le più esposte alle denunce del cittadino»

Questo è il punto cardine, la chiave di volta.

Se è giusto che il cittadino che incorra nella malasanità sporga denuncia alla magistratura, sarebbe altrettanto vero puntualizzare come oltre il 97% delle denuncie contro i sanitari esiti nella constatazione che il medico non era stato responsabile dell’accaduto.

Il nodo consiste nel fatto che qualsiasi denuncia sporta contro un medico non è sottoposta ad un vaglio preliminare che archivi quelle evidentemente inconcludenti: i magistrati rimandano indiscriminatamente a giudizio. Si apre per il medico un iter giudiziario della durata media di undici anni. Ma già all’avviso di reato la grande maggioranza delle amministrazioni sospende il sanitario, quando non lo licenzi. Il poveraccio si trova disperatamente solo a difendersi, impiegando in questo tutte le eventuali risorse accumulate. È una sorta di morte civile.

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Al terrificante si aggiunge l’impensabile. Quasi invariabilmente il Giudice vaglierà con cura certosina tutta la documentazione burocratica, ed anche una sia pur insignificante omissione diventa ovvio motivo di condanna.

Che il medico abbia ‘sbagliato’ importa nulla a nessuno: il paziente può benissimo crepare, ma deve farlo in modo legale.

I medici si difendono come possono: prima sbrigano tutte le adempienze burocratiche, poi, se ne avanzasse il tempo, si curi pure il paziente, ma sempre nell’ossequioso ossequio ai protocolli che qualche burocrate si è inventato per stabilire meticolosamente iter diagnostico e profilo terapeutico.

Ne deriva anche, come sequenziale ricaduta, una mastodontica levitazione dei costi.

All’arrivo in pronto soccorso di un paziente, nessuno si sogni di dimetterlo. Se quello ti crepa anche per cause accidentali, si è rinviati a giudizio. Si eseguano quindi tutti gli esami possibili ed immaginabili, per evitare che il magistrato possa contestare eventuali omissioni, dall’ematochimica alla radiologia, dalle tac agli eco: chi più ne ha, più ne metta. Poi, ça va sans dire, si chiamino tutte le possibili consulenze, badando bene che scrivano tutto sulla cartella clinica, firma e timbro inclusi. Il timbro santifica le firme.

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È un modo di organizzare il lavoro semplicemente folle.

«Gli ultimi dati aggiornati indicano una carenza di ospedalieri che fra dieci anni sarà di quasi 47.300 unità»

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«E non va meglio tra i medici di famiglia. Nel 2028 se ne saranno andati in oltre 33mila»

Benissimo. Mandino in pronto soccorso oppure in corsia oppure ancora in ambulatorio i signori burocrati ovvero, ancor meglio, i signori Magistrati.

Né ci si stupisca di vedere un immigrato illegale che non parla neppure la lingua alle prese con un cancro del pancreas. Badate bene: potrebbe benissimo essere il Vostro caso.

Né tanto meno ci si stupisca se la sanità privata prosperi. Si paga ma almeno si è curati allo stato dell’arte.

Gli esiti dell’applicazione dell’ideologia liberal e socialista sono semplici: solo i ricchi potranno curarsi.


Corriere. 2018-09-01. Salute: gli italiani senza medici, l’allarme delle associazioni

Raffica di pensionamenti e concorsi semideserti: «In 10 anni perderemo 47.000 camici bianchi, tra 5 non potremo curare 14 milioni di persone»

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L’ultimo caso a Parma. Il concorso per medici di pronto soccorso e medicina d’urgenza bandito dall’azienda ospedaliera e universitaria è andato deserto. L’assenza di candidati non ha sorpreso più di tanto visto che il precedente avviso per 23 posti aveva attratto appena nove adesioni. Una volta gli specialisti si reclutavano al Sud e il fenomeno delle migrazioni di camici bianchi era intenso. Non succede più. Anche da Roma in giù si fa fatica a riempire gli spazi lasciati vuoti da chi va in pensione. A Matera a un bando per 14 professionisti da distribuire tra pronto soccorso, radiologia e medicina generale non ha risposto nessuno.

Previsione molto negative

Sono solo alcuni dei tanti segnali di un allarme rilanciato a più mandate da sindacati, ordini di categoria e società scientifiche. Gli emuli di Ippocrate sono in via di estinzione e i rincalzi stentano a farsi largo per una serie di ostacoli. Gli ultimi dati aggiornati indicano una carenza di ospedalieri che fra dieci anni sarà di quasi 47.300 unità. La Federazione delle aziende sanitarie Fiaso e l’associazione dei dirigenti Anaao-Assomed calcolano che anche in caso di totale sblocco del turnover, rallentato nelle Regioni in piano di rientro per il deficit, non si riuscirà compensare nel prossimo quinquennio i dipendenti in uscita tra pensionati, prepensionati e fuggitivi verso il più remunerativo privato o l’estero.

La fuga dei medici di famiglia

E non va meglio tra i medici di famiglia. Nel 2028 se ne saranno andati in oltre 33mila secondo la stima elaborata dal sindacato Fimmg. Soffrono in particolare alcune discipline (chirurghi, pediatri, anestesisti, ginecologi, medici di pronto soccorso) non più appetibili perché sono le più esposte alle denunce del cittadino o perché offrono meno sbocchi professionali. Il problema però è trasversale ed è legato principalmente alla penuria di rincalzi. I laureati che arrivano alla specializzazione e la concludono sono insufficienti rispetto alle necessità sul campo. È il cosiddetto fenomeno dell’imbuto formativo. Le borse di studio costano alla sanità e le Regioni in difficoltà non possono permettersi di ampliarne il numero.

Il «tappo» dopo la laurea

In altre parole, i laureati ci sono, e quindi non è un problema causato dal numero chiuso di ingresso alle facoltà, ma restano ai blocchi di partenza in quanto non riescono a entrare nelle scuole dove i posti sono in numero limitato. Stesso discorso per i medici di base che per diventare tali con l’abilitazione devono spartirsi 1.100 borse di studio all’anno. Il segretario nazionale Silvestro Scotti è pessimista: «Tra cinque anni, 14 milioni di italiani resteranno senza assistenza di base». Il presidente della federazione degli ordini dei medici Filippo Anelli chiede al governo di togliere i vincoli per il dopo laurea e di valutare la possibilità di mandare in corsia gli specializzandi dell’ultimo anno, soluzione che va studiata dal punto di vista legale e che potrebbe non essere praticabile. Il ministro Giulia Grillo raccoglie l’allarme con un occhio ai giovani laureati: «Hanno ragione, il sistema va rivisto e lo stiamo facendo. Tra laurea e inizio dell’attività lavorativa ci deve essere continuità». Intanto chiede alle Regioni di quantificare la carenza di personale negli organici e promette cambiamenti già nella prossima legge di Stabilità.

Le soluzioni tampone

Per i prossimi anni si troverà il modo di sbloccare questo circuito dannoso. E per l’immediato? Per ora le aziende sanitarie stanno adottando soluzioni tampone ad esempio con contratti a termine o rivolgendosi a cooperative di medici. I giovani di Anaao scalpitano e ce l’hanno col ministro dell’Istruzione che ha aumentato di circa 600 il contingente di posti per i corsi di laurea in medicina e chirurgia. Stimano che al prossimo concorso delle scuole di specializzazione si presenteranno in 16.400 per 6.200 contratti di specializzazione. Oltre diecimila giovani restano nel limbo.

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