Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Moscovici. Toni ostili dall’Italia. Ma è un mondo al tramonto.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-08-31.

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«Pierre Moscovici (Parigi, 16 settembre 1957) è un politico francese di origini ebraiche romene.

Membro del Partito Socialista francese, è deputato della quarta circoscrizione del Doubs dal 2007 dopo esserlo stato nel 1997. È stato ministro dell’Economia e delle Finanze nei governi Ayrault dal 2012 al 2014 e Ministro degli Affari europei dal 1997 al 2002. Durante la campagna presidenziale del 2012, è stato direttore di campagna del candidato socialista François Hollande. Nel 2014 viene indicato come Commissario europeo per gli affari economici e monetari nella nuova Commissione Juncker.» [Fonte]

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«Il Commissario europeo per gli affari economici e monetari è un membro della Commissione europea responsabile per l’Unione degli affari finanziari e monetari, spesso combinati con altri simili incarichi.

Questa posizione ha una grande importanza, dovuta all’impatto che l’Unione europea ha sul mondo dell’economia. Il Commissario è anche l’interlocutore naturale della Banca centrale europea.

È tuttavia fondamentale considerare che non è l’unico incarico del settore, dato che si occupano di questioni economiche anche i commissari europei alle imprese ed all’industria, al mercato interno ed ai servizi, alla concorrenza, al commercio, alla fiscalità ed all’unione doganale, alla programmazione finanziaria ed al bilancio, all’energia e alla politica dei consumatori.

Al Commissario per gli affari economici e monetari fa capo la Direzione Generale per gli affari economici e finanziari, attualmente diretta dall’italiano Marco Buti.» [Fonte]

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«All’Italia nel 2018 è chiesta una riduzione dello 0,3% rispetto allo 0,6% del Pil previsto dalle regole – ha spiegato il commissario al corrispondente a Bruxelles del Sole 24 Ore Beda Romano –. Uno sforzo dimezzato a causa della fragilità della ripresa (…) Naturalmente incoraggio il governo a fare in modo che l’esecuzione del bilancio sia prudente e rispettosa degli impegni dell’Italia in modo da minimizzare i rischi di deriva dei conti quest’anno». In questo contesto, l’uomo politico ritiene il ministro dell’Economia Giovanni Tria un interlocutore «serio e ragionevole».»

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«Le regole di bilancio sono state accettate da tutti. Hanno una loro logica, che si applica in modo particolare all’Italia se è vero che il loro obiettivo è di limitare l’indebitamento. Un paese che si indebita non ha più margini di manovra per stimolare la crescita economica e finanziare i servizi pubblici»

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Le parole dette da Mr Moscovici sembrerebbero essere del tutto ragionevoli, e sarebbero anche degne di essere meditate più a fondo di quanto fatto finora.

Il debito pubblico è una realtà ineludibile: le alchimie finanziarie ed i relativi giochi di prestigio possono concedere qualche lasso di tempo di respiro, ma alla fine risolvono poco o nulla.

Se è vero che l’Italia nelle ultime decadi ha lasciato lievitare in modo sconsiderato il debito sovrano, di cui quindi dovrebbe assumersene tutte le responsabilità, sarebbe altrettanto vero che l’attuale dirigenza europea abbia dimostrato un’inerzia del tutto non indifferente.

Se sono in parte condivisibili le parole dette da Mr Moscovici, sarebbe d’altra parte necessaria una considerazione a nostro sommesso avviso doverosa.

Una cosa è l’Unione Europea, con tutti i suoi problemi, ed un’altra è la sua attuale dirigenza. Questa è a fine mandato e sembrerebbe del tutto verosimile che non sia rinnovata.

Mr J-C Juncker, Mr Donald Tusk, Mr Günther Oettinger, Mr Mario Draghi, e tutti gli attuali Commissari decadranno a breve dalle loro cariche.

Nella primavera del prossimo anno 2019 l’Unione Europea andrà alle urne, e saranno quindi i nuovi eletti a gestire i rapporti con gli stati.

Vi sarebbero serissimi dubbi che la nuova futura gestione possa essere simile a quella attuale.


Sole 24 Ore. 2018-08-31. Moscovici: «Toni ostili dall’Italia ma saremo costruttivi sui conti. Bene Tria»

L’establishment comunitario si interroga sul futuro dell’Italia, dopo una estate segnata da un confronto acceso tra Roma e i suoi partner, sul fronte migratorio così come sul versante finanziario. I mercati stessi sono sul chi vive. In una intervista pubblicata stamani dal Sole 24 Ore in edicola o in versione digitale, Pierre Moscovici, il 60enne commissario agli affari monetari, non nasconde le sue preoccupazioni per la situazione politica in Italia e chiarisce i termini della discussione sul prossimo bilancio italiano nel momento in cui alcuni esponenti della maggioranza vorrebbero portare il deficit oltre il 3% del pil o fermarsi un attimo prima, al 2,9%.

«All’Italia nel 2018 è chiesta una riduzione dello 0,3% rispetto allo 0,6% del Pil previsto dalle regole – ha spiegato il commissario al corrispondente a Bruxelles del Sole 24 Ore Beda Romano –. Uno sforzo dimezzato a causa della fragilità della ripresa (…) Naturalmente incoraggio il governo a fare in modo che l’esecuzione del bilancio sia prudente e rispettosa degli impegni dell’Italia in modo da minimizzare i rischi di deriva dei conti quest’anno». In questo contesto, l’uomo politico ritiene il ministro dell’Economia Giovanni Tria un interlocutore «serio e ragionevole».

Per quanto riguarda il 2019, Pierre Moscovici chiede all’Italia una riduzione «corposa» del deficit strutturale, mentre alcuni esponenti della maggioranza di governo vorrebbero un deficit pubblico superiore al 3,0% del Pil. Le regole di bilancio «sono state accettate da tutti. Hanno una loro logica, che si applica in modo particolare all’Italia se è vero che il loro obiettivo è di limitare l’indebitamento. Un paese che si indebita non ha più margini di manovra per stimolare la crescita economica e finanziare i servizi pubblici».

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