Pubblicato in: Amministrazione, Devoluzione socialismo

Ponte Morandi ed il problema della burocrazia.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-08-27.

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Ogni situazione patologica è retta da una causa efficiente e si manifesta attraverso dei segni e dei sintomi.

Il primo e più severo impatto è quello che colpisce quando i sintomi si manifestano. Tuttavia occorrerebbe tener sempre ben presente come la cura, il trattamento, dei sintomi non porti minimamente alla guarigione, evento che si ottiene soltanto ed esclusivamente individuando le cause e rimuovendole.

Per essere più chiari, sicuramente il paziente affetto da polmonite lobare franca evidenzia iperpiressia, ma la somministrazione di antipiretici non risolve che ben poco: se non si somministrasse l’antibiotico di elezione il paziente andrebbe incontro alla morte.

Ciò non toglie che anche il trattamento dei sintomi possa far vivere meglio il paziente, ma solo il trattamento etiologico lo fa sopravvivere.

Stranamente, questo semplicissimo concetto è scotomizzato dalla gente comune.

Sia consentita quindi una brevissima e sintetica esposizione, che certo non vicaria la trattatistica consolidata. Utilissima sarebbe la lettura del famoso libro di von Mises Burocrazia.

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Ogniqualvolta lo stato promulga una legge, un regolamento, un provvedimento qualsivoglia nome esso assuma, ne deriva immediatamente la necessità di istituire un corpo di burocrati che applichino tale provvedimento, affiancati da un corpo di funzionari che lo facciano rispettare. Talora simili incombenze sono demandate a corpi già sussistenti, ma in ogni caso i loro organici necessiteranno di adeguamenti.

Burocrati e funzionari applicano, meglio dovrebbero applicare, i provvedimenti emanati.

Molte sono le conseguenze.

Esse spaziano dal problema dei costi gestionali – burocrati e funzionari necessitano di mezzi materiali e percepiscono uno stipendio – fino al problema sostanziale che è loro delegato un potere decisionale spesso di vitale importanza per lo stato.

Per essere ancor più chiari: il Governatore della Banca Centrale si assume la responsabilità di agire in un settore vitale per la nazione, e le sue decisioni coinvolgono tutti i Cittadini, dal primo all’ultimo.

Se da molti punti di vista un potere decisionale di tale portata dovrebbe essere esclusivo appannaggio di persone elette su base di suffragio popolare, da altri punti di vista emerge evidente la totale impraticabilità di una gestione assembleare di tutta la cosa pubblica. Non a caso deputati e senatori sono eletti in delega di potere. Ad impossibilia nemo tenetur.

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Il nodo sostanziale è quindi la filosofia che impronta le leggi ed il modo in cui esse siano implementate.

Si scontrano nei fatti due visioni opposte.

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Secondo una visione, che potremmo etichettare in modo grossolanamente sommario come ‘di sinistra’, lo stato avrebbe diritto e dovere di regolamentare ogni attività pubblica e privata, fin nei dettagli. La conseguenza che ne deriva è la necessità di un corpo di burocrati e funzionari in continua espansione: una crescita che si auto sostiene, fino a raggiunger il fatidico momento della paralisi. Questo era, paradossalmente, la situazione delle finanze francesi nel periodo prerivoluzionario: in campo fiscale erano in essere oltre 120,000 leggi, tutte contrastanti tra di esse, nei fatti impossibili da applicare e rispettare. La rivoluzione francese ne fece piazza pulita, ricorrendo anche all’opera persuasiva della ghigliottina.

Un altro esempio potrebbe essere l’Unione Sovietica, implosa alla fine quando il numero dei burocrati era diventato cinque volte maggiore degli addetti al comparto produttivo.

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Secondo l’altra visione, diciamo ‘di destra’ anche se sia definizione epidermica, meno lo stato legifera e meno regolamenta più efficiente sarebbe la gestione della cosa pubblica. Grosso modo, questa sarebbe la visione di quanti sostengono la necessità dello stato minimo. Lo stato dovrebbe soltanto limitarsi a sorvegliare quanto accada, regolamentando solo in base a codice civile e codice penale. Il Cittadino secondo questo modo di intendere le cose è libero di fare ciò che sia più opportuno per il suo vivere sociale ed economico, nei limiti imposti da leggi del tutto generali, e quindi chiare e facilmente applicabili.

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Il discrimine reale è il concetto di libertà personale. Nella visione di sinistra, statalista, la libertà personale è ridotta al punto tale che quasi non esista, in quella di destra si è effettivamente liberi ma non certo onnipotenti: si è in pratica libri di agire rettamente.

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Riassumendo, almeno fino a tanto che i Cittadini abbiano la concreta possibilità di eleggere liberamente i propri rappresentanti, gli Elettori sono i diretti responsabili dei governi che si eleggono, subendone quindi le impostazioni mentali.

È destituito di costrutto logico lo scagliarsi contro burocrazia e burocrati. Certamente spesso si assiste ad abusi del loro potere discrezionale: ma in tale evenienza si vede se lo stato è o meno civile, ossia da quanto rapidamente e fattivamente si riesce ad individuare e reprimere il reato.

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Un processo di deburocratizzazione è possibile solo abrogando le leggi che avevano reso necessario l’apparato burocratico: la mera ‘riduzione’ numerica del corpo dei burocrati è logicamente inconcludente.

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I romani, il cui stato ha retto per oltre millequattrocento anni, da persone pratiche qual loro, avevano istituito la carica del Curator, il Curatore. Costui, di carica elettiva, presiedeva uno specifico compito, con amplissima facoltà operativa, rispondendo a fine mandato con la propria testa e con i  proprio patrimonio di una eventuale gestione incongrua. Si potrebbe citare, ma solo a titolo di esempio, il Curator alvei Tiberis et riparum et cloacarum. Nel suo trattato De aquaeductibus urbis Romae Sestio Giulio Frontino descrive in dettaglio i poteri concessi al Curator e quanto il Senato lo sorvegliasse e, nel caso, pigliasse anche provvedimenti disciplinari drastici. La filosofia era quella di lasciarlo fare liberamente: premiarlo, e molto bene, se avesse operato in modo saggio, decapitarlo se avesse fallito la sua missione.

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Ciò premesso, affrontiamo adesso i problemi posti dal crollo del ponte Morandi.

Sorveglianza e manutenzione dello stato delle autostrade e dei relativi ponti e gallerie è di competenza del concessionario, sottoposto al parere e giudizio di una miriade di entità.

Non solo.

Ciò che balza immediatamente agli occhi è la mancanza di un qualcuno, persona od ente, completamente responsabile della gestione del problema nella sua globalità. Per usare la terminologia di cui sopra, non esiste una figura assimilabile al Curator romano.

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Tra la pletora di enti interessati, citiamo soltanto il Provveditorato interregionale per il Piemonte, la Valle d’Aosta e la Liguria, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Queste sono le competenze del Comitato Tecnico Amministrativo.

«Sono al vaglio del C.T.A.:

– progetti preliminari, definitivi ed esecutivi di opere attribuite alla competenza del Provveditorato interregionale, da eseguire a cura dello Stato a totale suo carico, nonché sui progetti definitivi da eseguire da enti pubblici o da privati, quando siano finanziati dallo Stato per almeno il cinquanta per cento comunque per opere per le quali le disposizioni di legge richiedano il parere degli organi consultivi del Ministero quando l’importo non ecceda i venticinque milioni di euro;

– vertenze relative ai lavori attribuiti alla competenza del Provveditorato interregionale per maggiori oneri o per esonero di penalità contrattuali e per somme non eccedenti i cinquanta mila euro;

– proposte di risoluzione o rescissione di contratti, nonché sulle determinazioni di nuovi prezzi per opere di importi eccedenti i limiti di competenza del responsabile del procedimento;

– perizie di manutenzione annuali e pluriennali di importo eccedenti i limiti di competenza del responsabile del procedimento;

– concessione di proroghe superiori a trenta giorni dei termini contrattuali fissati per l’ultimazione dei lavori;

– affari di competenza degli organi locali dell’Amministrazione dello Stato e degli enti locali per le quali le disposizioni vigenti richiedano il parere del Comitato;

– affari per il quali il Provveditore interregionale ritenga opportuno richiedere il parere del Comitato.»

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Chi vi confluisce?

«Il Comitato Tecnico Amministrativo è istituito presso il Provveditorato interregionale (C.T.A.) quale organo consultivo, presieduto dal Provveditore e così composto:

I Dirigenti degli uffici di livello dirigenziale non generale:

– Un Avvocato dello Stato designato dalle Avvocature distrettuali rientranti nella competenza territoriale del Provveditorato interregionale;

– Un rappresentante della Ragioneria territoriale dello Stato;

– Un rappresentante del Ministero dell’interno;

– Un rappresentante del Ministero dell’economia e delle finanze;

– Un rappresentante del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali;

– Un rappresentante del Ministero del lavoro, e delle politiche sociali;

– Un rappresentante del Ministero della giustizia;

– Un rappresentante del Ministero dei beni e le attività culturali e del turismo;

– Un rappresentante del Ministero dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare.

Al Comitato possono inoltre partecipare, in qualità di esperti per la trattazione di speciali problemi, studiosi e tecnici anche non appartenenti alle Amministrazioni dello Stato.

E’ prevista inoltre la possibilità di integrare la composizione del Comitato con ulteriori rappresentanti eventualmente necessari in ragione di specifiche esigenze dell’ambito territoriale interessato.»

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Tutto questo per sentito parere. Tutte le cose “sono al vaglio” di questo moloch, che nulla decide in via operativa.

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Riportiamo infine questo simpatico verbale di una riunione di detto Comitato del 1° febbraio 2018, di cui in figura abbiamo fornito la fotocopia della composizione, tanto per fare un po’ di nomi e cognomi.

Provveditorato interregionale per il Piemonte, la Valle d’Aosta e la Liguria. Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Verbale Adunanza N° 1 – 2018.pdf

Eccone alcuni stralci.

«A chiarimento di alcune richieste pervenute da parte delle commissioni relatrici circa la valenza tecnico-amministrativa del parere reso dal CT A nei casi in cui le opere oggetto di esame derivano da a atti negoziali di valenza nazionale, quali accordi di programma e/o convenzioni, sottoscritti tra il Ministero e i soggetti attuatori che si qualificano come concessionari per la realizzazione di opere pubbliche, il Provveditore fornisce l ‘interpretazione per la quale nei casi in cui le opere in esame al CTA costituiscono “tessere” di contratti di programma adottati a livello centrale, la completezza degli elaborati progettuali del singolo progetto deve essere compatibilmente valutata alla luce degli elaborati che accompagnano il progetto generale, sia per quanto riguarda le norme del capitolato speciale d’appalto, sia per quanto attiene ai prezzi e agli elaborati di computo metrico estimativo.

E’ stato notato, infatti, da pruie delle commissioni relatrici che, in alcuni casi, il progetto portato all’esame del CTA rimanda a elaborati tecnico-amministrativi che fanno parte del “progetto generale” ovvero del “piano-economico finanziario” che è sotteso all’atto di concessione.»

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«Il Provveditore, riguardo i tempi contingentati con ai quali i relatori e agli esperti è stato richiesto di esprimere il proprio parere nella seduta odierna, fa presente le sollecitazioni pervenute alla competente Direzione Generale per la vigilanza sulle concessioni  autostradali che ha trasmesso i progetti a questo Provveditorato, ai sensi e per gl ieffetti dell’art. 2015, c. 3, del D. Lgs. 50/2016, per un esame tecnico del progetto il cui iter approvativo, a differenza dei progetti a esecuzione diretta, non si conclude con un decreto del Provveditore, ma, bensì con il provvedimento di approvazione che è adottato dalla predetta Direzione Generale, rispetto al quale l’esame del CT A si configura pertanto come una istruttoria tecnico-amministrativa endoprocedimentale, finalizzata al provvedimento definitivo.»

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«Il Provveditore ricorda ai presenti che è responsabilità della Società Concessionarie quella di garantire lo svolgimento degli interventi nella massima sicurezza, sia per i lavoratori che per l’utenza.»

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«Come secondo argomento viene esaminato il progetto esecutivo riguardante gli “Interventi di retrofitting strutturale del viadotto Polcevera al km 000+ 551 -Autostrada Al O Genova – Savona – “, dell’importo di € 26.857.432,78. Illustrano il progetto il R.U.P, ing. Strazzullo e il progettista ing. Giacobbi in rappresentanza di Autostrade per l’Italia. Relazionano l’ing. Buonaccorso e l’ing. Sisca del Provveditorato, l’ing. Servetto e il prof. Brencich. L’intervento, localizzato, consiste nel ripristino e ne rinforzo degli stralli del viadotto “Morandi”. Trattasi di un appalto a corpo, con lavorazioni rientranti nelle categorie OSll prevalente e OG3. I prezzi si desumono dal prezzario ANAS 2017. Il prof. Brencich fornisce spunti per migliorare la lettura dei documenti progettuali.

Relativamente al progetto sopradescritto, trattandosi di opere in concessione, il Comitato esprime il parere istruttorio in merito ai considerato che precedono.»

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Conclusione.

Sono state contate oltre 311 figure fisiche o giuridiche tenute ad esprime il proprio parere vincolante sul progetto dei lavori da eseguirsi con urgenza sul ponte Morandi. Ma alla fine la conta è terminata per esaurimento fisico: il loro numero totale è ben maggiore.

Con una simile diluizione delle responsabilità, alla fine l’unico colpevole è il sistema.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: sei mesi dopo questa riunione il ponte Morandi è crollato ‘legalmente’.

La realtà dei fatti non rispetta minimamente i tempi tecnici della burocrazia. Proprio per nulla.

Qui non ne facciamo problema politico partitico.

Se questo sistema piace, si votino i partiti tradizionali, ossia quelli che hanno partorito codesto marchingegno.

Se questo sistema non è condiviso, si votino i partiti emergenti, selezionando con cura i nomi cui dare la propria preferenza. Ma non ci si illuda che l’Italia possa essere bonificata in tempi brevi.

Da ultimo, ma non certo per ultimo, le responsabilità giuridiche e morali dei Governi che hanno legiferato negli anni precedenti sono invero severe, molto severe: sono loro che hanno istituzionalizzato questo marchingegno burocratico degno di Kafka. La responsabilità delle morti e delle distruzioni accadute a Genova è loro: esclusivamente loro.

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