Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia

Magistratura iscrive il Ministro degli Interni nel registro degli indagati.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-08-26.

Giustizia 101

È successo un fatto straordinario che da decenni tutte le persone oneste invocavano.

Il Governo Conte per voce del Ministro Di Maio ha rinnegato la prassi liberal di associare alla semplice denuncia le dimissioni dalla carica assunta.

«Secondo il codice etico che è contenuto nel nostro contratto di governo, il ministro dell’Interno deve continuare a fare il ministro».

Ciò sancisce la fine del giustizialismo di sinistra. Sicuramente sarà necessario del tempo perché si consolidi il ritorno alla legalità, ma questa svolta è davvero epocale.

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I fatti.

«Matteo Salvini e il suo capo di gabinetto al Viminale Matteo Piantedosi indagati per sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio. La decisione è stata presa ieri sera dal procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio al termine di una giornata cominciata con gli interrogatori a piazzale Clodio di due funzionari del ministero dell’Interno sulla catena di comando che ha portato al divieto di sbarco prima a Lampedusa e poi a Catania dei 177 migranti soccorsi dalla nave Diciotti della Guardia costiera.»

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L’articolo 27 della Costituzione recita che:

«La responsabilità penale è personale.

L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.»

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L’articolo 96 della Costituzione recita che:

«Il Presidente del Consiglio dei Ministri ed i Ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale»

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Puntualizzazione lessicologica (le parole sono macigni).

«La polizia giudiziaria trasmette la denuncia al Pubblico Ministero e questi ordina alla segreteria di iscriverla nel registro delle notizie di reato.

Accanto alla notizia di reato viene iscritto il nome del soggetto al quale il reato è attribuito.

Costui è la persona sottoposta alle indagini preliminari e che la prassi con un sostantivo poco elegante chiama indagato.

L’imputato è la persona alla quale è attribuito il reato nell’imputazione formulata con la richiesta di rinvio a giudizio o con l’atto omologo nell’ambito del singolo procedimento penale.

Nel procedimento ordinario l’assunzione della qualità di imputato avviene con la richiesta di rinvio a giudizio.

Nei procedimenti speciali tale qualifica si acquista nel momento in cui si instaura il singolo rito.

La qualità di imputato si conserva in ogni stato e grado del processo sino a che non sia più soggetta ad impugnazione la sentenza di non luogo a procedere, sia divenuta irrevocabile la sentenza di proscioglimento o di condanna, o sia divenuto esecutivo il decreto penale di condanna.

La qualità di imputato si riassume in caso di revoca della sentenza di non luogo a procedere o qualora la Corte d’Appello disponga la revisione del processo.

I motivi per cui il codice distingue tra imputato e indagato sono:

– il Pubblico Ministero deve prendere una posizione definitiva sull’addebito soltanto quando, terminate le indagini preliminari, chiede il rinvio a giudizio: l’imputazione deve essere sorretta da una consistente base probatoria;

– prima dell’imputazione si tende ad usare un termine il più possibile neutro e non pregiudizievole;

In conclusione la distinzione si giustifica prevalentemente per motivi garantistici.

– Importante è che i diritti e le garanzie dell’imputato si estendono alla persona sottoposta alle indagini preliminari.
Occorre segnalare che l’equiparazione opera anche negli aspetti pregiudizievoli, salvo che sia diversamente previsto.
Pertanto le misure cautelari, previste per l’imputato, possono essere applicate all’indagato purché naturalmente siano presenti i requisiti necessari per emanare il relativo provvedimento.»

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Riassumendo.

A seguito di una denuncia, il Pubblico Ministero può ordinare alla segreteria di iscriverla nel registro delle notizie di reato, riportando a latere il nome del soggetto al quale il reato è attribuito.

L’imputato è la persona alla quale è attribuito il reato nell’imputazione formulata con la richiesta di rinvio a giudizio o con l’atto omologo nell’ambito del singolo procedimento penale.

L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva, ossia due gradi di giudizio ed eventuale ricorso in cassazione.

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Nei decenni di governi liberal si è consolidata la prassi di considerare la iscrizione a registro equivalente a sentenza cassata.

La denuncia è transitata da semplice sospetto da appurarsi in potentissimo mezzo di eliminazione degli avversari politici, considerati come nemici. Complici i media ed anche una buona parte dei Magistrati, perpetuando la prassi instaurata dal partito nazionale fascita.

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Nel caso del sen. Salvini, Ministro degli Interni, il problema risulta essere più complesso in quanto ricopre la carica di Ministro per gli Interni.

«Il tribunale dei ministri, nell’ordinamento giudiziario italiano, è una sezione specializzata del tribunale ordinario competente per i reati commessi dal Presidente del Consiglio dei ministri e dai ministri nell’esercizio delle loro funzioni (cosiddetti reati ministeriali).

Presso il tribunale ordinario del capoluogo del distretto di Corte d’Appello è istituito un collegio composto di tre membri effettivi e tre supplenti, estratti a sorte tra tutti i magistrati in servizio nei tribunali del distretto che abbiano da almeno cinque anni la qualifica di magistrato di tribunale o qualifica superiore. Il collegio, comunemente noto come tribunale dei ministri anche se la legge non usa mai questa espressione, è presieduto dal magistrato con funzioni più elevate, o, in caso di parità di funzioni, da quello più anziano d’età. Il collegio si rinnova ogni due anni ed è immediatamente integrato in caso di cessazione o di impedimento grave di uno o più dei suoi componenti. Alla scadenza del biennio, per i procedimenti non definiti, è prorogata la funzione fino alla definizione del procedimento.

Il tribunale dei ministri è competente per tutti i reati ministeriali commessi nel distretto ove è istituito.

I rapporti, i referti e le denunzie per i reati ministeriali sono trasmessi al procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo del distretto di corte d’appello competente per territorio, il quale, senza compiere nessun tipo di indagine, deve entro quindici giorni trasmettere gli atti al tribunale dei ministri e darne immediata comunicazione ai soggetti interessati, affinché possano presentare memorie o chiedere di essere ascoltati.

Ricevuti gli atti, il tribunale dei ministri entro novanta giorni, compiute indagini preliminari e sentito il pubblico ministero, può decidere l’archiviazione – nel qual caso il decreto non è impugnabile (il procuratore della Repubblica può solo chiedere al collegio di svolgere ulteriori indagini, precisandone i motivi; il collegio decide nei sessanta giorni successivi) – oppure la trasmissione degli atti con una relazione motivata al procuratore della Repubblica, affinché chieda l’autorizzazione a procedere ai sensi dell’art. 5 della legge cost. 1/1989. L’autorizzazione è chiesta alla camera di appartenenza degli inquisiti, anche se alcuni di loro non sono membri del parlamento. Se gli inquisiti appartengono a camere diverse o nessuno di loro è membro del parlamento, l’autorizzazione è chiesta al Senato. La camera competente – sulla base dell’istruttoria condotta dall’apposita giunta – può negare, a maggioranza assoluta, l’autorizzazione ove reputi, con valutazione insindacabile, che l’inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di governo.

Il Presidente del Consiglio dei ministri, i ministri, nonché gli altri inquisiti membri del parlamento non possono essere sottoposti a misure limitative della libertà personale, a intercettazioni telefoniche, a sequestro o violazione di corrispondenza ovvero a perquisizioni personali o domiciliari senza l’autorizzazione della camera competente» [Fonte]

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Adesso dunque il Magistrato ha a disposizione tre mesi di tempo per decidere se archiviare o meno la denuncia, ovvero far proseguire la pratica.

In tal caso, la prosecuzione dell’iter giudiziario è vincolato dal giudizio che sarà espresso dal Senato.

Ad oggi, in Senato la maggioranza consta a 158 voti.

La coalizione di centro-destra dispone di 128 senatori ed il Movimento 5 Stelle di 112. La coalizione di sinistra ha conseguito 57 senatori.

Sembrerebbe essere davvero inverosimile che il Senato autorizzi ulteriori azioni nei confronti del senatore Salvini.

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Di Maio: “Il nostro codice etico dice che Matteo Salvini non si deve dimettere

«”Secondo il codice etico che è contenuto nel nostro contratto di governo, il ministro dell’Interno deve continuare a fare il ministro”. Lo ha detto il vicepremier Luigi Di Maio dopo l’iscrizione nel registro degli indagati di Matteo Salvini per la vicenda Diciotti. Di Maio ha quindi chiesto “pieno rispetto per la magistratura”, ma ha ribadito che “è nostro dovere attuare il programma elettorale”.

Di Maio, che sulle indagini ha detto “credo si tratti di un atto dovuto”, ha sottolineato che il governo si assume la responsabilità politica delle scelte fatte sul caso della nave Diciotti, ma c’è “pieno rispetto” per l’azione della magistratura per cui non dobbiamo “attaccare” i pm che indagano.

“Governo è stato ed è compatto” – “In questi giorni non è mancata la compattezza del governo – ha spiegato Di Maio -. Devo ringraziare il ministro degli esteri Moavero e il premier Conte perché abbiamo fatto un gioco di squadra che sarà molto importante per le altre emergenze. Siamo stati compatti sulla linea da tenere, anche perché bisognava contrattare con altri Paesi. Il governo è stato ed è compatto sulle decisioni prese”.

“Ue arrogante, l’Italia non abbassa la testa” – Di Maio si è poi scagliato contro l’Ue. “Venerdì c’è stata una riunione degli sherpa Ue, neanche si sono scomodati i rappresentanti, che hanno detto ‘l’Italia deve cavarsela da sola’ e poi sono andati tutti al mare. Questo è stato il loro mantenere gli impegni. A questo punto abbiamo fatto da noi e l’abbiamo fatto perché è molto importante che non si dia più l’impressione che ci sia un’Italia che abbassa la testa di fronte all’arroganza della Ue”.»

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Si faccia molta attenzione a distinguere un reato comune, tipo una truffa oppure un furto, dai reati di opinione.

Prendiamo atto con piacere che il Ministro Di Maio ha interrotto la prassi in uso da decenni di associare l’iscrizione al registro degli indagati a delle automatiche dimissioni dal ruolo assunto. Questa era prassi del passato regime fascista, ripresa con forza dalle sinistre sue eredi spirituali.

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