Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia

Ponte Morandi. Benetton e le refusioni che sembrano elemosine.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-08-22.

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L’inchiesta giudiziaria sul crollo del ponte Morandi sarà lunga e difficile. Come di regola avviene in situazioni del genere, c’è una pletora di persone, burocrati, funzionari, enti e consulenti coinvolti: questo determina una diluizione delle responsabilità, per cui alla fine possono essere appurate soltanto corresponsabilità, e spesso difficilmente valutabili.

Se la Magistratura segue i tempi per passati processi analoghi, le sentenze definitive arriveranno non prima di una decina di anni. Poi, verosimilmente, si assisterà ad un laborioso iter civile per stabilire l’entità definitiva degli indennizzi.

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Lungi da noi un giustizialismo sommario.

Si constata però che questo crollo, che sembrerebbe essere stato preannunciato in modo probante, ha causato decine di vittime, almeno un migliaio di persone sfollate da zone pericolanti, il taglio in due porzioni non comunicanti di una delle più popolose città italiane, il sostanziale blocco di una miriade di entità produttive causa la impossibilità del personale di spostarsi da una parte all’altra del complesso urbano.

Un solo esempio. Molto del personale degli ospedali locati nella parte est di Genova risiedono nella parte ovest: recarsi al lavoro, e quindi ritornare a casa, in questa situazione assorbe diverse ore di tempo. È infatti agibile un’unica strada litoranea che passa nell’abitato, ricca di semafori, e spesso ridotta ad una corsia unica. Una strada totalmente inadatta a lasciar movimentare circa duecentomila persone al giorno.

I genovesi, ed i liguri in generale, devono ringraziare Vittorio Emanuele II che li dotò di una linea ferroviaria per l’epoca allo stato dell’arte e quindi Benito, che la migliorò in modo significativo. Il 29 ottobre 1935 fu Benito ad inaugurare la “camionale“, ossia la prima autostrada italiana che collegava Genova a Serravalle, superando così il tratto appenninico. Tutta la tratta fu costruita in meno di tre anni, gallerie e viadotti compresi, viadotti ancora oggi in uso e senza segno alcuno di degrado o cedimenti.

E dobbiamo grande riconoscenza perché questo tratto autostradale è ancora in funzione, pur essendo un tracciato ampiamente datato e di percorso difficile quanto pericoloso, è ancora in uso a distanza di più di ottanta anni, senza che nessuno dei gestore abbia mai sentito la necessità di migliorarne il percorso ovvero di duplicarla. Se si pensa a quanto sia stato speso in manutenzione ordinaria e straordinaria nella Salerno – Reggio Calabria si viene colti dal furor omicida.

In breve, le ferrovie genovesi non hanno la capacità di mobilizzare simili masse di persone.

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Ma il dramma non si ferma certo qui.

Vi sono, per esempio, tutti i rifornimenti di cui la città necessita. Sicuramente potranno essere aperte viabilità alternative, ma saranno pannicelli caldi, quel tanto che basta a sopravvivere.

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Un ragionamento a parte spetterebbe al movimento dei N0-Gronda.

I governanti del tempo hanno assunto che una ristretta minoranza, al massimo un mezzo migliaio di persone, rappresentasse la volontà dell’intera città ed hanno cassato ripetutamente il progetto.

Sia chiaro: qualsiasi progetto può essere migliorato e quindi i suggerimenti sono sempre benvenuti, ma di lì a bloccare l’opera ce ne passa, e di molto, di troppo.

Siamo anche consci di quanto molte realtà internazionali vedessero di malocchio la modernizzazione della linea autostradale Ventimiglia – Genova – Padana. Questa direttrice avrebbe potuto assorbire il traffico gommato preveniente da Portogallo, Spagna e Francia del Sud, diretto sia all’Italia del Nord sia ai paesi dell’est europeo. Se ciò fosse accaduto, la tratta Marsiglia – Lione – Monaco di Baviera ne avrebbe risentito con calo di traffico.

Su questo argomento dovrebbe essere inutile spendere altre parole, ma non siamo persone sprovvide e ben comprendiamo come ad interessi sovranazionali si associno giri di denaro altrettanto ingenti.

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Da ultimo, dal giorno del crollo le telecomunicazioni sono quasi interrotte. Molti provider nazionali hanno semplicemente staccato i collegamenti alla rete internet. Ci si riesce a collegare quasi soltanto via etere, ma non tutti sono dotati di sistemi TP-Link o similari, e molte colonnine per telefonia mobile sono ancora scollegate.

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Ripetiamo solo per chiarezza espositiva.

I cinquecento milioni offerti dalla Famiglia Benetton, quella che si apprestava a fare un’Opa su Albertis per diciotto miliardi, sono una elemosina ridicolmente scarna: insultante.

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