Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Genova. Mai ponte crollò con un tempismo così perfetto. Atlantia, Albertis, Generali.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-08-20.

Gigante dai Piedi di Argilla

Ponte Morandi, Di Maio: ‘Da Pd rinnovo concessioni di notte. Benetton non ha pagato mia campagna’.

«Lo aveva detto nel day after della tragedia e lo ripete ancora oggi. Luigi Di Maio attacca il Partito democratico e gli rinfaccia di aver prorogato la concessione ad Autostrade per l’Italia “di notte” con una “leggina” inserita nello “Sblocca Italia” nel 2015. Di più: il vicepremier lascia intendere che la famiglia Benetton – proprietaria della società – avrebbe finanziato la campagna elettorale dei dem. »

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Genova: Pd e Autostrade per l’Italia, vent’anni di “relazioni pericolose”

«Il Pd che in questi giorni si è particolarmente distinto per la sua strenua difesa di Autostrade per l’Italia e di Atlantia, società di proprietà della famiglia Benetton, chiamate in causa direttamente nella catastrofe genovese. Una linea di condotta quella del Partito Democratico che, sulla scia dell’emotività popolare conseguente alla disgrazia che ha colpito il capoluogo genovese, ha fatto storcere il naso a molti e indignato i più. Specie vista la freddezza (eufemismo) del comunicato stampa con cui Atlantia ha affrontato il crollo del viadotto Morandi immediatamente dopo la notizia, ovvero senza il minimo accenno alle vittime. E la conferenza stampa di ieri 18 agosto (indetta da Atlantia ben quattro giorni dopo la disgrazia) non ha  certo migliorato la situazione, anzi.»

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«Chi controlla Autostrade oltre ai Benetton?»

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«Se l’azionista di riferimento di Atlantia, la holding quotata in Borsa che detiene tra l’altro il 100% di Autostrade, è la famiglia di Ponzano Veneto, con una quota del 30,254% detenuta attraverso Sintonia, il secondo maggior azionista è il fondo sovrano di Singapore Gic, alleato di lungo periodo del gruppo trevigiano nelle infrastrutture, con una partecipazione del l’8,136%.»

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«Sotto con una quota appena sopra al 5 % figurano la Fondazione Cassa di risparmio di Torino, che controlla il 5,062% di Atlantia, e il gruppo bancario Hsbc, con il 5,007. Fino alla scorso marzo, tra i soci rilevanti, c’era anche il gestore americano BlackRock, con il 5,1%, una partecipazione limata nei mesi scorsi. Il restante 51,5% del capitale è in mano al mercato»

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Nel 2016 la società Atlantia aveva fatturato 6.18 miliardi di euro, nel 2017 il fatturato era 5.97 miliardi.

«Nel 1956 viene firmata la prima convenzione tra ANAS e la società, che si impegnano a co-finanziare, costruire e gestire l’Autostrada del Sole tra Milano e Napoli, inaugurata nel 1964. Nel 1982 viene acquisita da Italstat. Nel 1987 Autostrade Concessioni e Costruzioni S.p.A. viene ammessa alla quotazione presso la Borsa Valori di Milano. Nel 1991 diventa di proprietà di Iritecna e nel 1994 viene acquisita da Fintecna. Nel 1999 la Società Autostrade viene privatizzata.

L’11 giugno 2002 viene fondato il veicolo Schematrentadue S.r.l., che il 6 dicembre 2002 diventa NewCo28 S.p.A., andando a lanciare una offerta pubblica di acquisto da 6.45 miliardi di euro su Autostrade Concessioni e Costruzioni S.p.A, la quale sarà incorporata in Newco28. Successivamente, la new company viene ridenominata Autostrade S.p.A., ammessa alla quotazione al posto della società incorporata.

Nel 2011 il consorzio guidato da Autostrade per l’Italia si è aggiudicato la gara indetta dal Governo francese per il pedaggiamento satellitare per mezzi pesanti su circa 15.000 km della rete stradale nazionale francese. Nel 2012 Atlantia ha consolidato la propria strategia di espansione internazionale attraverso la joint venture in Brasile con il gruppo Bertin per creare un polo titolare di oltre 1.500 chilometri di rete autostradale concentrata nell’area di San Paolo. Nel corso del 2013 è stata portata a conclusione la fusione per incorporazione di Gemina S.p.A., azionista di maggioranza della società A.D.R. (Aeroporti di Roma) in Atlantia, con conseguente aggregazione di un secondo core business oltre a quello delle concessioni autostradali» [Fonte]

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Riassumendo e sintetizzando, Atlantia è una internazionale che usa il frutto dei pedaggi esatti dalle autostrade italiane per finanziare la propria espansione all’estero.

Giusto di questi tempi è in corso un’Opa condotta da Atlanta su Albertis.

«Abertis Infraestructuras, SA, è un gruppo multinazionale spagnolo con sede a Barcellona che si dedica alla gestione e sfruttamento delle infrastrutture di trasporto e di telecomunicazioni. Ne formano parte più di 60 differenti imprese ed è quotato alla Borsa di Madrid all’indice IBEX 35 con sigla ABE. ….

Abertis sorge come conseguenza della fusione delle due imprese dedicate alla gestione di strade a pedaggio: la Acesa Infraestructuras e la Aurea Concesiones de Infraestructuras.» [Fonte]

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Albertis decunciava nel 2014 un fatturato di 4.889 miliardi di euro, con utile netto di 655 milioni di euro.

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Orbene,

Atlantia la lanciato un’Opa su Albertis.

Atlantia, l’ok dell’authority. Avanti con l’Opa su Abertis

«Parte l’Opa su Abertis. La Cnmv ieri ha messo il sigillo al prospetto modificato della proposta Hochtief che, poiché era già attiva sul mercato da qualche settimana, diventa realmente efficace e proseguirà fino al prossimo 8 maggio incluso. Atlantia, dal canto suo, ha comunicato il ritiro dell’Opas, come previsto dagli accordi raggiunti con Hochtief e Acs il 23 marzo scorso. Il passo indietro è legato al fatto che la compagnia italiana agisce evidentemente «in concerto nell’Opa» tedesca.

L’offerta
Rispetto ai termini dell’Opa, è una proposta esclusivamente in contanti al prezzo di 18,36 euro, per un controvalore complessivo di 17 miliardi, considerate le azioni proprie detenute dal gruppo iberico. A valle dell’operazione tutti i titoli raccolti, e sulla carta si punta al delisting di Abertis, verranno conferiti in un veicolo che sarà partecipato al 50% più un’azione da Atlantia, al 30% da Acs e al 20% meno un’azione da Hochtief. In questo modo, per la compagnia italiana sarà di fatto possibile consolidare la newco.

Rispetto agli esborsi, Atlantia si farà carico direttamente di circa 6 miliardi (3,5 miliardi a supporto del veicolo e 2,5 miliardi per l’acquisto del 24% di Hochtief) e di questi una parte arriveranno dal maxi finanziamento predisposto dalle banche, UniCredit, Bnp e Credit Suisse, da complessivi 14 miliardi. In particolare, 4 miliardi andranno alla holding italiana e 9,7 miliardi alla newco. Il resto sarà sostanzialmente rappresentato da equity o da linee di credito già disponibili, 3,5 miliardi a carico di Atlantia e altri 3,5 miliardi da Acs-Hochtief. A riguardo, nell’ambito dell’Opa il gruppo tedesco realizzerà un aumento di capitale di 6,43 milioni di azioni che verrà sottoscritto interamente da Acs a un prezzo di 146,42 euro per azione. Si tratta di un’iniezione di mezzi freschi da 941 milioni che servirà a rafforzare le spalle del costruttore.»

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«La decisione [del Governo spagnolo] consente ora al gruppo che fa capo ai Benetton di competere con l’offerta rivale del gruppo Acs-Hochtief di Florentino Perez. Uno scontro finanziario da 19 miliardi »

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Cerchiamo di ragionare, nei limiti dell’umano possibile.

Una società con un fatturato di 5.97 miliardi, Atlantia,

lancia su Albertis, società che fattura 4.889 miliardi di euro,

un’Opa per oltre diciotto miliardi.

I conti non tornano. Mancano all’appello almeno dodici miliardi.

Nota.

La Famiglia Benetton si è appoggiata da lungo tempo al partito democratico in Italia ed ai liberal in sede internazionale.

Nulla da eccepire: l’appoggio politico è fondamentale nel fare operazioni di codesto tipo. L’imprenditore deve andare di accordo con il governante di turno. Se poi volesse fare cose spigliate, allora dovrebbe anche scegliersi governanti con un bel pelo sullo stomaco.

La devoluzione dei liberal e dei socialisti ha giocato un brutto tiro alla Famiglia Benetton: i suoi vecchi amici di merende hanno perso quasi tutto il potere che avevano, sia in Italia sia all’estero.

Adesso tutti quelli che i Benetton hanno calpestato come carri armati stanno cercando di render la pariglia, e stanno godendo come furetti dei guai sopravvenuti.

Quanto costa fare un bel regalo di Natale a qualche funzionario che esegue i controlli?

Vi sovviene a nulla il nome della sig.ra Laura Sala?

Moglie tradita trovò ottimi buoni consiglieri che la convinsero a parlare. Fu la fine di Mario Chiesa e, con lui, del partito socialista italiano e di tutto quello che ne venne dopo.

Visto, cari signori Benetton, quanto poco basta a far crollare l’impero?


Corriere. 2018-08-19. Autostrade, chi sono gli azionisti di Atlantia? Singapore e la Fondazione Crt soci di Benetton

Tra gli azionisti di rilievo della holding che controlla la società di gestione di 3 mila km di rete autostradale figura anche il gruppo bancario Hsbc, con una quota di circa il 5%. Il Gic di Singapore ha l’8,1%. Il restante 51,5% è in mano al mercato.

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Chi controlla Autostrade oltre ai Benetton? Se l’azionista di riferimento di Atlantia, la holding quotata in Borsa che detiene tra l’altro il 100% di Autostrade, è la famiglia di Ponzano Veneto, con una quota del 30,254% detenuta attraverso Sintonia, il secondo maggior azionista è il fondo sovrano di Singapore Gic, alleato di lungo periodo del gruppo trevigiano nelle infrastrutture, con una partecipazione del l’8,136%. Sotto con una quota appena sopra al 5 % figurano la Fondazione Cassa di risparmio di Torino, che controlla il 5,062% di Atlantia, e il gruppo bancario Hsbc, con il 5,007. Fino alla scorso marzo, tra i soci rilevanti, c’era anche il gestore americano BlackRock, con il 5,1%, una partecipazione limata nei mesi scorsi. Il restante 51,5% del capitale è in mano al mercato.

Gic, soci dal 2008

La famiglia Benetton ha aperto le porte al fondo sovrano di Singapore nel 2008, quando Gic ha investito circa un miliardo in Sintonia, la società che controlla le partecipazioni nelle infrastrutture e nei servizi della famiglia di Ponzano Veneto. Da allora i due soci hanno realizzato molte operazioni insieme nelle infrastrutture e anche in occasione dell’Opa lanciata su Abertis, i Benetton hanno chiesto la disponibilità di Gic per Cellnex, il gruppo delle torri controllato dalla società spagnola.

Fondazione Crt, perdita di 200 milioni in un giorno

La Fondazione Crt, presieduta da Giovanni Quaglia, è un ente privato non profit, creata all’inizio degli anni Novanta dalla privatizzazione della Banca Crt e ha sede nel centro storico di Torino. Il suo ruolo, come si legge nel sito web, è intervenire nei settori chiave dello sviluppo di Piemonte e Valle d’Aosta, che raccoglie in tre grandi aere: arte e cultura, ricerca e istruzione, welfare e territorio. La caduta in Borsa del titolo Atlantia, ha fatto perdere alla Fondazione circa 200 milioni in un giorno dei 3,2 milioni investiti in Atlantia, secondo il bilancio 2017.

Il crollo colpisce anche il colosso bancario

Hsbc è uno dei maggiori gruppi bancari del mondo, primo in Europa per capitalizzazione (156,30 miliardi di euro alla chiusura di venerdì sul listino Euronext di Parigi). L’acronimo sta per Hong Kong Shanghai Bank, visto che la banca è stata fondata a Hong Kong nel 1865 da un finanziere scozzese che commerciava in Oriente. In vista del ritorno di Hong Kong alla Cina, nel 1997, nel 1991 il gruppo asiatico ha costituito una nuova società capogruppo con sede a Londra e quotata sul listino inglese, a Hong Kong, a Parigi a New York e alle Bermuda. Il gruppo è finito sotto i riflettori nel 2012, con l’accusa di riciclaggio di denaro e di aiutare alcune aziende ad aggirare le sanzioni contro l’Iran. Dopo la Brexit, Hsbc è stato tra i primi istituti di credito ad annunciare lo spostamento di attività e persone da Londra a Parigi. Anche il titolo Hsbc ha sofferto in Borsa dopo il crollo del viadotto sull’A10. 


Corriere. 2018-08-19. Autostrade, da Madrid ok all’italiana Atlantia (Benetton) all’opa su Abertis

l Consiglio dei ministri spagnolo ha deciso di autorizzare il trasferimento delle quote di Abertis ad Atlantia in caso di successo dell’Opas italiana. La decisione consente ora al gruppo che fa capo ai Benetton di competere con l’offerta rivale del gruppo Acs-Hochtief di Florentino Perez. Uno scontro finanziario da 19 miliardi.

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Atlantia incassa il via libera del governo di Madrid all’offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) sul gruppo delle concessioni autostradali Abertis. «Il Consiglio dei ministri ha deciso di autorizzare il trasferimento delle quote di Abertis ad Atlantia» in caso di successo dell’Opa italiana, ha spiegato il portavoce del governo Inigo Mendez de Vigo, «il che significa che la società Atlantia può entrare in gara». È un passaggio importante, visto che si tratta di un via libera «politico» agli italiani sull’operatore iberico delle concessioni autostradali. Anche perché Madrid aveva già autorizzato la controfferta a rilevare Abertis nel caso in cui appunto la contro Opa, lanciata in competizione con quella di Atlantia avesse successo.

Il governo spagnolo, che si era detto neutrale sull’operazione, ha fatto sapere che era necessaria anche un’autorizzazione da parte del governo di Madrid dal momento che nel gruppo Abertis, oltre alle infrastrutture autostradali ci sono altre società controllate come Hispasat che gestisce la maggior parte delle comunicazioni. Il gruppo italiano ha, quindi, deciso il 21 dicembre di chiedere l’autorizzazione di Madrid che è giunta oggi dal consiglio dei ministri. Ora gli occhi del mercato sono puntati su un eventuale rilancio di Atlantia. Il gruppo ha convocato un’assemblea degli azionisti il 21 febbraio per votare l’estensione della procedura di offerta pubblica e ha fatto sapere che attende il via libera della Cnmv all’opa di Acs per valutare modiche alla struttura e al prezzo dell’operazione.

Il gruppo italiano aveva presentato richiesta di autorizzazione al Ministero dello Sviluppo e al Ministero dell’Energia, del Turismo e dell’Agenda Digitale del Governo spagnolo in relazione alle concessionarie autostradali spagnole controllate da Abertis.

L’offerta pubblica di acquisto di Atlantia è stata lanciata a maggio. Se Atlantia riuscirà a prevalere sull’offerta concorrente della spagnola Acs, l’operazione creerà il maggior operatore autostradale al mondo.

Per alzare il prezzo dell’offerta su Abertis è comunque presto. Atlantia dovrà aspettare martedì 6 febbraio, data entro la quale l’Antitrust Ue si pronuncerà sulla proposta concorrente della Hochtief-Acs di Florentino Perez. Che dovrà anche incassare l’ok della Consob spagnola. Ma Atlantia resta determinata nella conquista del gruppo delle autostrade che vale 18,7 miliardi in Borsa. La scorsa settimana il board del gruppo che fa capo alla famiglia Benetton ha preso due decisioni chiave. Primo, ha convocato per il 21 febbraio un’assemblea straordinaria per estendere l’aumento di capitale a servizio dell’offerta, dal 30 aprile al 30 novembre 2018. Già, perché i tempi lunghi delle autorizzazioni della Consob di Madrid hanno dilatato l’operazione lanciata ormai quasi un anno fa. Secondo, il cda vuole ridurre da un anno a 90 giorni l’obbligo di permanenza nel capitale dei soci (con le azioni speciali) che aderiranno all’Opas. Così potranno monetizzare prima.


Sole 24 Ore. 2018-08-19. Benetton, dopo Abertis l’obiettivo è il 5% di Generali

A Ponzano Veneto è il momento dei grandi cambiamenti. Dopo autostrade, costruzioni e torri ora è il turno delle assicurazioni. La famiglia Benetton, secondo fonti qualificate, sta valutando di salire a ridosso del 5% delle Generali. Una posizione che, allo stato attuale, ne farebbe il secondo azionista di riferimento della compagnia alle spalle di Mediobanca che ha il 13%. Al momento Edizione, la holding della famiglia, avrebbe già raggiunto il 2% del gruppo assicurativo rafforzando la partecipazione storica dello 0,94%. L’investimento, ai prezzi attuali, è di poco inferiore ai 500 milioni.

Il rafforzamento

Finora la holding ha operato sulle Generali a fronte di un mandato affidato dal consiglio di amministrazione. In un cda tenuto diversi mesi fa, il board ha deliberato l’ascesa nel capitale della compagnia fino al 2%. La decisione risponderebbe a ragionamenti di carattere finanziario. Edizione ha una liquidità importante e ha scelto di impiegarne una parte in un investimento che sulla carta ha un rendimento rotondo, circa il 6%, considerati i prezzi attuali. All’interno di questo quadro avrebbe ora avviato delle riflessioni sull’opportunità di raddoppiare l’impegno a Trieste. L’operazione non è ancora passata al vaglio del consiglio ma alcune fonti non escludono che i tempi siano maturi. La crescita nel capitale delle Generali potrebbe essere questione di qualche mese tanto che c’è chi scommette che prima dell’estate l’operazione possa essere completata. Si vedrà. Molto, d’altra parte, dipenderà anche dalle occasioni che si verranno a creare sul mercato. Di certo, in questa fase, l’impressione è che ci sia la volontà di fare il passo.

La liquidità

Acquistare quasi il 5% delle Generali significa per Edizione mettere sul piatto altri 700 milioni. Una cifra rotonda che tuttavia non rappresenterebbe uno sforzo eccessivo per le casse della società. La holding della famiglia Benetton che tiene le redini di Atlantia – oggi in piena rivoluzione dopo la firma della maxi alleanza con Acs-Hochtief per conquistare Abertis – Autogrill e Benetton Group, vanta un net asset value di 12,1 miliardi e una cassa di 1,85 miliardi, di cui 258 milioni gestiti dal fondo Questio. La capogruppo ha infatti archiviato il 2016 con profitti per 308 milioni e dai dati emerge che ha a disposizione oltre 1,85 miliardi di cassa. Al netto del prossimo rafforzamento nel Leone, dunque, resterebbe a disposizione ancora un miliardo di euro. Il tesoretto potrebbe essere utilizzato per agevolare progetti di espansione delle proprie partecipate, rafforzandone la presenza nei settori di competenza. Come già sta avvenendo per Atlantia. Tanto più che sotto l’ombrello della partecipata finiranno altri business oltre a quelli delle autostrade, in particolare le costruzioni, con il 24,1% di Hochtief, e le torri di Cellnex. In Edizione c’è infatti un manager come il l’amministratore delegato Marco Patuano che conosce molto bene il settore delle telecomunicazioni grazie al ruolo ricoperto in passato ai vertici di Telecom Italia. Non a caso a giugno scorso il ceo della holding si era espresso sulla strategicità del gruppo delle torri con toni piuttosto espliciti: «Se mai il ceo di Atlantia mi chiedesse un consiglio gli direi di tenere Cellnex in portafoglio perchè è un bell’asset».

L’assetto del Leone

In attesa di registrare le prossime mosse della famiglia Benetton anche altri azionisti forti potrebbero immaginare di aumentare il loro peso. Ad oggi i soci chiave della compagnia, oltre a Piazzetta Cuccia, sono Francesco Gaetano Caltagirone con il 3,55%, Leonardo Del Vecchio con il 3,16% e il gruppo De Agostini con l’1,7%. L’assetto proprietario è quindi in movimento. Quanto a Mediobanca, che pure non ha alcuna necessità di capitale, ha mantenuto a piano l’ipotesi, a precise condizioni di mercato, di cedere fino al 3% del Leone. Caltagirone, invece, a certi prezzi potrebbe arrotondare ancora la propria quota così come Leonardo Del Vecchio. Diversa la situazione di De Agostini che negli anni scorsi ha prima alleggerito la posizione e poi ha apertamente dichiarato di ritenere l’investimento una partecipazione di natura finanziaria. «Non abbiamo alcun programma di dismissione a breve o medio termine. Rimane una partecipazione finanziaria come abbiamo sempre detto», hanno fatto sapere dal gruppo De Agostini.

In prospettiva, in ogni caso, nel destino di Trieste sembra esserci una potenziale stabilizzazione del nucleo forte dei soci italiani. I Benetton però in questo contesto sembrano agire in modo autonomo con mosse che rispondono più a valutazioni di carattere finanziario che a scelte dal profilo politico. Non a caso, anche quando sono emerse le prime indiscrezioni sulla crescita di Edizione nel capitale delle Generali, ambienti vicini alla holding hanno fatto intendere che non ci fosse alcuna mira precisa in termini di governance. Un’opinione che potrebbe anche essere rivalutata nel momento in cui il peso dovesse diventare concretamente più rilevante. Tanto più che ad aprile 2019 è in scadenza l’intero board della compagnia.

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