Pubblicato in: Banche Centrali, Medio Oriente

Turkia. Accordo con Qatar, che erogherebbe 13 mld Usd.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-08-19.

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La politica di fedeli rapporti amicali genera sempre buoni frutti.

«Gulf nation’s banking sector has considerable exposure to Turkey»

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«Qatar’s emir headed to Turkey on Wednesday for talks with President Recep Tayyip Erdogan who is dealing with a collapse of the lira currency and deteriorating relations with the United States»

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«Ad agevolare il soccorso dell’Emiro, la fedeltà dimostrata da Ankara nei confronto del ricco alleato del Golfo durante i lunghi anni della crisi siriana, e soprattutto nell’ultima fase in cui gli altri Paesi dell’area, con in testa l’Arabia Saudita, hanno deciso di forzare la mano rompendo le relazioni diplomatiche con i «nemici» sciiti del Qatar»

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«Dopo un incontro di tre ore e mezza ad Ankara, l’Emiro del Qatar, lo sceicco Al Thani, ha promesso che il suo Paese investirà 15 miliardi di dollari — circa 13 miliardi di euro — in Turchia»

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Ben difficilmente saranno i quindici miliardi erogati dall’emiro del Qatar che potranno tamponare la crisi della Turkia.

Non dovrebbe però essere sottovalutato l’impatto politico e psicologico di una simile manovra.

Si resta invece molto incuriositi dall’attuale silenzio del Presidente Putin.


Gulf New. Banking. 2018-08-16. Qatar’s emir heads to Turkey for talks with Erdogan

Gulf nation’s banking sector has considerable exposure to Turkey.

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Dubai: Qatar’s emir headed to Turkey on Wednesday for talks with President Recep Tayyip Erdogan who is dealing with a collapse of the lira currency and deteriorating relations with the United States.

Emir Tamim Bin Hamad Al Thani and Erdogan are expected to discuss “means of strengthening the existing strategic cooperation between the two countries in various fields”, the state news agency QNA reported.

Qatar National Bank, the Middle East and North Africa’s largest bank, in 2016 completed the acquisition of Turkey’s Finansbank. Now around 15 per cent of QNB’s assets and 14 per cent of its loans relate to Turkey, according to Arqaam Capital.

Commercial Bank, Qatar’s third largest bank by assets, has been deploying more capital and focus on its Turkey business in a bid to benefit from closer political ties between the two countries. The lender owns Turkey’s Alternatifbank.


Corriere. 2018-08-16. Soccorso di lusso per Erdogan: in arrivo fondi dal Qatar per 13 miliardi

La promessa dell’Emiro dopo l’incontro ad Ankara. E il presidente turco manda segnali di disgelo all’Europa: liberato dopo 14 mesi il presidente onorario di Amnesty.

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Nel pieno del tracollo finanziario dello scorso finesettimana, Recep Tayyip Erdogan aveva promesso minaccioso dalle colonne del New York Times che la Turchia si sarebbe cercata presto «nuovi alleati» dopo il voltafaccia degli Stati Uniti con i nuovi dazi decisi da Trump. Detto, fatto. Dopo un incontro di tre ore e mezza ad Ankara, l’Emiro del Qatar, lo sceicco Al Thani, ha promesso che il suo Paese investirà 15 miliardi di dollari — circa 13 miliardi di euro — in Turchia. E la notizia ha contribuito a risollevare il corso della lira, il cui valore è risalito del 6% dopo le pesantissime perdite consumate nell’ultima settimana.

Una boccata d’ossigeno essenziale per i mercati, ma anche per Erdogan, rimasto spiazzato dalla «aggressione» americana e determinato a salvare il suo Paese — e il consenso al suo potere — dal tracollo economico-finanziario. Ad agevolare il soccorso dell’Emiro, la fedeltà dimostrata da Ankara nei confronto del ricco alleato del Golfo durante i lunghi anni della crisi siriana, e soprattutto nell’ultima fase in cui gli altri Paesi dell’area, con in testa l’Arabia Saudita, hanno deciso di forzare la mano rompendo le relazioni diplomatiche con i «nemici» sciiti del Qatar.

Ma la strategia diplomatica di Erdogan per uscire dall’angolo non si ferma qui. Il secondo fronte aperto dal governo turco per risalire la china politica ed economica sembra essere proprio quello europeo. Già negli scorsi giorni un canale era sembrato aprirsi con la Germania quando la cancelliera Angela Merkel aveva sottolineato che «nessuno ha interesse in una destabilizzazione economica della Turchia». Ieri Erdogan ha dato seguito ai segnali tedeschi trattenendosi al telefono con Merkel, alla quale farà visita, dopo mesi di alta tensione, a settembre. E oggi è in programma un contatto telefonico con l’altro leader forte europeo, il francese Emmanuel Macron.

A testimoniare la volontà di riavvicinarsi all’Ue — per lo meno sulla carta — è arrivata anche la decisione inattesa da parte del governo turco di liberare dopo 14 mesi di prigionia Taner Kilic, presidente onorario di Amnesty in Turchia, incarcerato lo scorso anno con l’accusa di far parte della rete dell’imam Fethullah Gulen, considerato da Ankara il «mandante» del tentato golpe del 2016.

Un segnale politico ancora più evidente considerato che arriva nelle stesse ore in cui la corte di Istanbul ha respinto un secondo appello da parte della difesa del pastore Andrew Brunson per la sua liberazione. Mano tesa all’Europa, pungo di ferro con gli americani dunque. Anche sul piano più concreto: dopo l’approvazione delle tariffe anti-turche da parte degli Usa lo scorso venerdì, Erdogan ha risposto firmando il decreto che impone nuovi dazi dal 50 al 140% su prodotti di importazione americana come riso, alcol, tabacco e automobili. E pur senza porre tariffe esplicite, per completare il quadro, Erdogan ha invitato i suoi concittadini a boicottare anche i prodotti americani nel settore dell’elettronica: a partire dagli iPhone.

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