Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo

Mondo. Indebitamento globale a 247 trilioni Usd, 318% del pil.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-07-18.

2018-07-15__Mondo. Indebitamento globale a 247 trilioni Usd, 318% del pil.__001

Sarebbe difficile pensare che stia bene il paziente a cui il medico abbia suggerito come unico rimedio quello di andare in pellegrinaggio a Lourdes a chiedere il miracolo.

Ma se questo potrebbe anche essere comprensibile se a suggerire simile rimedio fosse un pio francescano, molto meno comprensibile diventa quando a dirlo sia una persona dichiaratamente atea.

«Questo mette un rischio aggiuntivo sul rifinanziamento di questi debiti.»

*

«Non resta che sperare che i nodi di un decennio di denaro facile non vengano al pettine…»

* * * * * * *

La Corporate Europa siede su una montagna di debiti (grazie al Qe)

«Hanno toccato 3.700 miliardi di dollari i debiti delle società europee ed area Emea di cui 1.400 miliardi in scadenza nei prossimi quattro anni. Un livello salito di circa 800 miliardi di dollari in un anno dai 2.900 miliardi di dollari nel 2017, secondo un recente report dell’agenzia di rating Moody’s. ….

Guardando i settori, auto, energia e utility rappresentano oltre il 50% del debito mentre per quanto riguarda i paesi, Germania, Francia e Gran Bretagna sono i più rappresentati»

*

Sugli Stati debiti per 61mila miliardi, ma meno esposti agli speculatori

«Oggi gli occhi sono tutti puntati sulla Cina, che detiene 1.176 miliardi di dollari di debito pubblico americano. Dato che Donald Trump ha dichiarato guerra commerciale al Paese, il timore che Pechino possa “vendicarsi” vendendo titoli di Stato statunitensi si diffonde sui mercati finanziari ….

Ma il dubbio è che questo problema, in un mondo oberato da 61mila miliardi di debiti pubblici, possa capitare a qualunque altro Stato. Del resto quando un Paese ha troppi debiti, il rischio è che finisca ostaggio di investitori spregiudicati come accadde all’Italia durante la crisi dello spread del 2011»

* * * * * * *

2018-07-15__Mondo. Indebitamento globale a 247 trilioni Usd, 318% del pil.__002

Gli articoli allegati, dei quali si suggerisce caldamente la lettura, sono ricchi di numeri.

Dieci anni di usbergo liberal sono riusciti ad appestare il mondo.

Qui vorremmo solo evidenziarne uno, peraltro non citato.

L’aumento di un solo punto percentuale del tasso di interesse su si una cifra di 247 trilioni rappresenta 2.47 trilioni di Usd.

Se percentualmente sembrasse poco, in fondo è solo l’uno per cento, si pensi che 2,470 miliardi Usd sono un po’ meno del debito sovrano italiano: un gran pacco di denari.


Sole 24 Ore. 2018-07-14. Il mondo affoga in 247mila miliardi di dollari di debiti pubblici e privati

Ottomila miliardi di dollari. Detti così sembrano numeri irreali. Da fumetti. Ma sono numeri veri. Secondo l’ultima ricerca dell’Institute of International Finance (IIF) i debiti pubblici e privati a livello globale nel solo primo trimestre del 2018 sono aumentati proprio di questa cifra: di 8mila miliardi di dollari. Si tratta dell’incremento trimestrale maggiore dal primo trimestre del 2016, che porta i debiti globali alla cifra di 247mila miliardi di dollari. Una montagna pari al 318% del Pil del mondo intero.

Questi numeri sono l’effetto di un decennio di politiche monetarie ultra-espansive, che hanno aumentato la liquidità globale e portato a zero (o addirittura sotto zero) i tassi d’interesse in molte parti del mondo. Questo ha favorito il ricorso al debito da parte di tutti: imprese, Stati e famiglie.

Oggi però il mondo è alla svolta. Innanzitutto la liquidità sta diventando meno abbondante: secondo i calcoli di Pictet Asset Management, dopo che nel 2017 le banche centrali hanno iniettato nel sistema finanziario un totale di 2.600 miliardi di dollari di liquidità (inclusa la Banca centrale cinese), nel 2018 le iniezioni scendono a 580 miliardi e nel 2019 a 40 miliardi. Al netto della Banca cinese nel 2019 verranno drenati 80 miliardi di dollari dal sistema. Inoltre i tassi d’interesse stanno salendo, soprattutto quelli Usa.

Questo rischia dunque di pesare in un mondo iper-indebitato, che si è coperto di debiti proprio grazie a un “ecosistema” fatto di tassi a zero e di liquidità abbondante che ora non c’è più. E rischia di pesare maggiormente sui soggetti più vulnerabili: quelli indebitati a tasso variabile e quelli esposti sul dollaro.

L’IIF proprio su queste due categorie punta il dito. Secondo l’Istituto «Le aziende Usa sono particolarmente esposte al rischio di rialzo dei tassi»: non solo hanno un debito molto elevato (20mila miliardi di dollari), non solo sono molto esposte sul volubile mercato obbligazionario (il 43% del loro debito è in bond), ma hanno anche un’esposizione ai tassi variabili pari al 25%. Non tanto, ma abbastanza da pesare in un ciclo di rialzi dei tassi. L’altra categoria debole è quella di chi si è indebitato in dollari, pur vivendo fuori dagli Stati Uniti: escludendo i mercati emergenti – scrive IIF - il 30% del mercato obbligazionario non statunitense è denominato in dollari. Da oggi al primo trimestre 2019 giungeranno a scadenza ben 900 miliardi di questi debiti.

Infine c’è la categoria oggi più vulnerabile: quella dei Paesi emergenti e delle loro aziende. Molti Paesi sono iper-indebitati in valuta estera sia a livello statale sia aziendale: Turchia, Ungheria, Argentina, Polonia e Cile hanno più del 50% del debito totale (pubblico e privato) in valuta estera secondo IIF. Circa 2.700 miliardi di debiti di Paesi emergenti scadranno entro la fine del 2019, e di questi circa un terzo sono denominati in dollari. Per Argentina, Colombia, Egitto e Nigeria circa il 75% del debito in scadenza nel prossimo anno e mezzo è in dollari. Questo mette un rischio aggiuntivo sul rifinanziamento di questi debiti. Non resta che sperare che i nodi di un decennio di denaro facile non vengano al pettine…

Annunci