Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Senza categoria, Unione Europea

Migranti. Chi non vuol lavorare nemmeno mangi. Zone. Brescia.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-07-13.

Voglia di lavorare

«Si quis non vult operari, nec manducet.» Paolo, 2Thess, 3, 10

“chi non vuol lavorare neppure mangi”

Queste parole di San Paolo grondano sano buon senso. Al punto tale che il nostro amico Lenin le incluse nella prima costituzione dell’Unione Sovietica.


Zone è un piccolo comune in provincia di Brescia: conta 1,062 abitanti.

Pur essendo una piccola Collettività, aveva ospitato ventiquattro migranti.

Vitto, alloggio, argent de poche: ma che si vorrebbe di più dalla vita?

Poi, con il cellulare gratuito si passa il tempo a parlare con gli amici ed a decantare il trovato Eldorado.

Ma il comune di Zone ha un vialetto da ripulire. Il sindaco Marco Zatti lo chiede ai migranti ‘ospiti’ e questi lo mandano al diavolo, malo modo.

Dare da lavorare ai migranti?

Ma scherziamo per davvero?

E dove cribbiolino li mettiamo i sublimi ideali europei, la solidarietà?

Il sindaco chiama il prefetto e li fa sgombrare.

Per un bresciano l’idea che qualcuno rifiuti un lavoro è un qualcosa fuori dal mondo, come per un migrante l’offerta di lavorare: come chiedere ad una tenera verginella se ci stesse.

* * * * * * *

Lasciamo pure perdere il lato religioso e teologico della frase di San Paolo.

Ma almeno si applaudirà all’iniziativa di Lenin.

Se lo ha detto Lenin sarò ben giusto questo enunciato.

È uno scontro di mentalità.

Di spensierati nullafacenti che vivono alle spalle di chi lavora l’Italia non sa proprio cosa farsene: rimandarli a casa loro sarebbe il minimo. E nelle more dell’attesa, o lavorano oppure non mangiano.

Brescia Zone


Repubblica. 2018-07-12. Brescia, migranti non collaborano con il Comune: sgomberati

Non hanno voluto collaborare con il Comune a un programma di pulizia, per questo hanno dovuto lasciare il paese. E’ successo a Zone, in provincia di Brescia, dove 22 richiedenti asilo ospitati nell’ostello Trentapassi sono stati sgomberati. Tutto è avvenuto ieri senza troppe tensioni anche se alcuni dei migranti hanno protestato e sul posto sono intervenuti i carabinieri. Erano stati informati in mattinata del trasloco in programma nel pomeriggio.

Il tempo di radunare i pochi effetti personali, poi l’imbarco sull’autobus scortati dai carabinieri che fanno capo alla compagnia di Chiari. I 22 africani, d’età compresa fra i 18 e i 25 anni, sono stati portati in un’altra struttura di accoglienza, da dove saranno poi smistati in varie direzioni. “A me dispiace sul piano umano, perchè questo provvedimento può avere il sapore di una punizione, ma non si poteva transigere sul versante dell’autorevolezza – dice Marco Zatti, sindaco di Zone eletto con una Lista civica -. Ne arriveranno altri, di profughi. Si riparte da zero. Spero che col nuovo gruppo si instauri un clima di reciproca collaborazione”.

Era stato il sindaco Zatti, amareggiato perchè nessuno dei richiedenti asilo presenti a Zone aveva lo scorso 15 giugno accettato di dare una mano a pulire il sentiero delle piramidi d’erosione, a chiedere per iscritto al prefetto Annunziato Vardè di intervenire, allontanando alcuni dei soggetti che all’ostello Trentapassi condizionavano le scelte del gruppo con posizioni intransigenti.


Qui Brescia. 2018-07-12. Zone, trasferiti tutti i migranti “ribelli“. Attesi altri

E alla fine, nella giornata di mercoledì 11 luglio, si è risolta la situazione all’ostello Trentapassi di Zone, nel bresciano, dove i ventidue richiedenti asilo africani, tutti dai 18 ai 25 anni, sono stati trasferiti in un’altra struttura e in attesa di prendere altre direzioni. A effettuare lo sgombero sono stati i carabinieri della compagnia di Chiari dopo che gli stessi migranti già di mattina erano stati avvisati. Quindi, hanno potuto raccogliere le proprie cose, mangiare e infine essere condotti su un autobus.

Tutto è avvenuto senza tensioni né violenze dopo quanto era accaduto nei giorni precedenti. Prima, quando si erano rifiutati di collaborare nella pulizia dei sentieri intorno alle piramidi e dicendo di non essere tenuti a lavorare. Poi, in seguito a una lettera del sindaco Marco Zatti rivolta al prefetto Annunziato Vardé per chiedere il trasferimento degli stranieri e che era avvenuto con i primi due che avevano perso il diritto all’accoglienza. Ma si erano verificate tensioni tra gli altri che si erano rifiutati di lasciare l’ostello.

Infine, nella giornata di martedì 10 luglio la stessa situazione che aveva fatto intervenire le forze dell’ordine. Da mercoledì pomeriggio, quindi, la struttura è vuota e si attendono altri migranti come ricambio e che il primo cittadino spera siano più collaborativi. Ma di certo chiede che siano meno dei 24 precedenti perché più gestibili.

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