Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Europa del Nord che sta virando di bordo.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-07-11.

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È davvero cosa strana come spesso si affrontino problemi complessi e gravi con una certa quale faciloneria, con una approssimazione dovuta ad una visione più o meno volutamente ad angolatura fissa. Così come si si fosse sclerotizzati.

Il Sole 24 Ore è uscito in questi giorni con l’editoriale a seguito riportato, in cui espone un suo punto di vista sul sorgere ed affermarsi dei nazionalismi in seno all’Europa.

In modo altrettanto lecito, e forse più utile per comprendere un simile fenomeno, sarebbe stato quello di invertire i termini del problema. Invece di chiedersi perché i nazionalismi stiano vincendo sarebbe da chiedersi perché le ideologie liberal e socialista stiano perdendo in tutto il mondo e, quindi, anche in Europa un elettorato che consideravano consolidata proprietà personale.

Resta a molti, a troppi in verità, fin troppo difficile comprendere come le idee politiche non siano né credi religiosi né tanto meno teorie infallibile ed eterne.

Ottanta anni or sono Gödel aveva fornito un’elegantissima dimostrazione di come ogni sistema logico sussista grazia ad almeno un postulato derivante da sistemi superiori, che comprendano quello in oggetto. Non esistono teorie che non siano sostenute da almeno un qualche postulato implicito, ed è questo assioma che dovrebbe essere discusso, non le conseguenze della teoria.

In poche parole, Gödel aveva dimostrato come le teorie che si proponevano come “verità assolute” altro non fossero che verità relative, e talune drammaticamente riduttive. Quanto basta per ricevere un terrificante ostracismo da parte di tutti gli ideologi mondiali. Gödel aveva dimostrato che le ideologie sono logicamente mal condizionate.

Di fronte ad una simile irrefutabile argomentazione, Karl Popper aveva elaborato un principio in accordo al quale le teorie, e quindi anche quelle politiche, possono essere provvisoriamente accettate come valide, ma solo fino a tanto che non fosse stato possibile trovare un contro esempio ovvero un qualche dato di fatto che le smentisse. Nulla altro che fenomeni transitori.

Ma se chi ricercasse la verità fosse davvero interessato non solo alle parole ma al vero, dovrebbe emergere chiaramente come sia proprio il contro esempio, il dato apparentemente anomalo, l’elemento che contiene l’informazione innovativa, quella che permette di migliorare la teoria in auge.

Per secoli Mercurio con la sua eclittica inclinata di oltre quaranta gradi aveva costituito il punto anomalo più vistoso della teoria dei gravi elaborata dal sommo Newton. Tutti lo vedevano, nessuno sapeva spiegarne il perché, e così tutti continuavano ad applicare la teoria newtoniana in attesa che qualcuno di genio sapesse risolvere quell’enigma. Poi, dopo secoli, arrivò Einstein, e tutto divenne in quel momento chiaramente spiegabile in termini logici.

Quel grande scienziato sosteneva che il ricercatore avrebbe dovuto passare ogni giorno un’ora a perfezionare la propria teoria, ed almeno altre undici a cercare di confutarla.

* * * * * * *

Le idee preconcette, gli ideologismi, tutte le assunzioni che una parte sia espressione certa e comprensiva del tutto, sono state le vere nemiche dell’umanità da tre secoli a questa parte. Hanno generato un distacco dal reale.

Sono chiare, semplici da esporre, talora anche affascinanti, parlano al cuore ed alla pancia della gente, ma portano alla rovina. Dovrebbe essere sufficiente ripensare ai conflitti mondiali del secolo scorso.

Rivalutare l’empirismo scettico, rimettere in auge il principio di non contraddizione, richiederà diverse generazioni, e da come si prospetta non sarà una facile transizione.

Il grande Max Planck aveva constato alquanto amaramente:

«Una nuova verità scientifica non trionfa perché i suoi oppositori si convincono e vedono la luce, quanto piuttosto perché alla fine muoiono, e al loro posto si forma una nuova generazione a cui i nuovi concetti diventano familiari»

Grande verità.

Muoiono le ideologie ma non per questo muoiono le persone che per esse vivevano: con la facilità con la quale si cambia la camicia, queste menti cambieranno casacca. Vistoso il fenomeno storico dell’Emilia, in passato roccaforte del fascismo e, come fulminata sulla via di Damasco, tutta comunista dopo il venticinque aprile.

In conclusione, si applauda la caduta rovinosa dell’ideologia liberal e socialista, ma non per questo ci si illuda di essersi liberati dagli assiomi apodittici.

*

Qualsiasi empirista che non avesse avuto il paraocchi, da anni si sarebbe reso conto di quanto l’Elettorato europeo sobbollisse di rancoroso scontento verso una dirigenza liberal socialista, che cercava di arginare il fenomeno demonizzando coloro che non la avessero pensata come loro.

Se l’idea degli Stati Uniti di Europa è affascinante, altrettanto lo è la rivalutazione del ruolo delle nazioni.

Si sarebbe trattato di contemperare le disparità di vedute con enorme buon senso, senza cercare l’altrui soppressione.

Similmente, l’aver cercato di imporre una particolare opinione etica e morale non poteva esitare in altro che non fosse un’opposizione muro contro muro. Ed alla fine prevale sempre ciò che è conforme a natura.

Quindi, mettiamo tutti il nostro peso sulle spalle, e procediamo.


Sole 24 Ore. 2018-07-06. L’Europa del nord sedotta dai nazionalisti

I duri contrasti sulla questione migratoria emersi nel recente vertice di Bruxelles hanno messo in luce le divisioni in proposito esistenti da tempo sotto traccia fra i partner della Ue e mai prima d’ora manifestatesi in termini così recisi da suscitare il rischio di un’implosione dell’Europa a 28. Un rischio che è stato scongiurato a stento da una soluzione di compromesso al ribasso, come quella di una “solidarietà”, in tema di gestione dei flussi migratori, basata sulla disponibilità ad applicarla da parte di una “coalizione di volonterosi”, ognuno a modo proprio.

Nel mezzo delle risse avvenute prima che si riuscisse a districare l’aggrovigliata matassa dei nodi man mano accumulatisi in materia migratoria, l’attenzione si è concentrata, da un lato, sulle rivendicazioni del governo giallo-verde italiano e, dall’altro, sulla linea di condotta del Gruppo di Visegrad (affiancato dall’Austria di Sebastian Kurz). Poiché da Roma si puntava a una totale revisione del regolamento di Dublino e da Budapest e Varsavia non s’intendeva deflettere da un’assoluta contrarietà alla ricollocazione per quote dei profughi richiedenti asilo. Di fatto, a uscire vincitori della contesa sono stati ungheresi e polacchi, mentre Angela Merkel ha salvato in extremis il suo governo da una grave crisi politica, grazie al faticoso accordo raggiunto col suo ministro dell’Interno e presidente della Csu Horst Seehofer, sulla creazione di “centri di transito” per l’identificazione degli immigrati e il respingimento dalla Germania di quanti risultano già registrati nei Paesi di primo arrivo. Ciò che inguaierà in particolare l’Italia.

Frattanto si è perso di vista l’atteggiamento dei Paesi baltici e scandinavi, malgrado non siano rimasti avulsi dalla partita in gioco sul problema dei migranti. In passato quelli del Nord Europa s’erano distinti per la larga ospitalità riservata sia ai profughi in fuga da tante “aree calde” del mondo tormentate da guerre e terrorismo, sia agli immigrati in cerca di fortuna provenienti da contrade afflitte da fame e degrado civile. In particolare, la Svezia aveva accolto dal 2002 una gran massa di extracomunitari, dopo che alle elezioni di quell’anno i socialdemocratici di Göran Persson avevano riconquistato la guida del governo grazie all’attaccamento dei loro connazionali a un generoso sistema di welfare. Tuttavia il Partito liberale, guidato da Lars Leijonborg, giunto a quadruplicare i suoi suffragi, aveva cominciato da allora a invocare norme più severe in fatto di immigrazione e il passaggio al setaccio delle attività esercitate dagli extracomunitari residenti a Stoccolma e altrove. Anche in Olanda si era cominciato, nel corso del tempo, a stringere i freni all’immigrazione in seguito all’ascesa del Partito populista di Geert Wilders giunto poi, nelle elezioni del 15 marzo 2017, a raccogliere tanti consensi, a danno dei laburisti, da condizionare qualsiasi genere di maggioranza nel Parlamento dell’Aja.

Nel frattempo uno sciame di movimenti nazional-populisti s’era diffuso in altri Paesi nordici. In Danimarca s’era cominciato così a sbarrare le porte all’immigrazione, in seguito all’avanzata dell’estrema destra, e in Finlandia era avvenuta una sterzata analoga; mentre era cresciuto nel Regno Unito l’ascendente di Nigel Farage, leader di un partito come l’Ukip, antieuropeista e avverso all’immigrazione. Così pure era accaduto in Belgio in seguito alla comparsa del partito fiammingo del Vlaams Belang; ma soprattutto in Svezia erano cresciute le fortune elettorali dell’ultradestra da Malmö (la città che contava proporzionalmente più immigrati) ad altri grandi centri urbani, e aumentati anche gli episodi di violenza e antisemitismo. Inoltre l’attentato con cui un killer dell’Isis aveva provocato a Stoccolma il 7 aprile 2017, con un camion lanciato sulla folla, quattro morti e numerosi feriti, ha moltiplicato le tensioni e l’insofferenza verso i rifugiati di fede musulmana. Tanto che i precedenti modelli dell’integrazione e dell’assimilazione sono andati scricchiolando.

Nel frattempo, i principali leader populisti e sovranisti (fra cui Marine Le Pen e Matteo Salvini) avevano siglato a Coblenza, nel gennaio 2017, una sorta di “Santa Alleanza” contro l’integrazione politica europea e la globalizzazione, nonché per un blocco totale dell’immigrazione.

Adesso la formazione di una “Lega delle Leghe”, ossia di un fronte di destra radicale di massa e transnazionale, è divenuta l’obiettivo (in vista delle elezioni europee del maggio 2019), a cui ha fatto riferimento, nel raduno del Carroccio di domenica scorsa a Pontida, Matteo Salvini, che si propone di incontrare presto a tal fine l’olandese Wilders e il capo del partito nazionalista svedese Jimmie Åkesson.

 

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