Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Merkel – Seehofer. Un accordo turbolento. E mica che sia finito – Faz

Giuseppe Sandro Mela.

2018-07-03.

Merkel 997

La Bundeskanzlerin Frau Merkel ed il Ministro degli Interni Seehofer hanno discusso una possibile soluzione alla crisi del governo poco prima della decisione sulla controversia in materia di asilo CDU/CSU prevista per domenica. Oggi, martedì tre luglio, hanno annunciato un accordo, sulla cui tenuta sarà tutto da discutere, anche perché dovrebbe essere sentita anche la voce di una silenziosissima Spd, che da quando è al governo perde continuativamente consensi.


Ansa. 2018-07-03. Germania: Merkel-Seehofer, c’è accordo su migranti, lui resta

«Angela Merkel e Horst Seehofer raggiungono l’accordo sui migranti e disinnescano uno scontro dal potenziale altamente esplosivo per la politica tedesca: la soluzione, annunciata a sorpresa dopo una giornata di difficili trattative fra la Cdu e la Csu, è nei “centri transito” per chi è registrato in altri Paesi. Un “buon compromesso”, secondo la cancelliera e un “accordo sostenibile“, per il suo avversario, che chiarisce anche di voler rimanere ministro dell’Interno. La conciliazione nella lite fratricida fra i partiti dell’Unione, tuttavia, non basta: l’ultima parola spetta ai socialdemocratici, riuniti in tarda serata con gli alleati di governo, proprio per capire se vi sia ancora la possibilità di governare assieme. Intanto sono stati i segretari generali dei due partiti a spiegare che nei “centri transito“, ai confini con l’Austria, saranno destinati i migranti registrati in altri paesi Ue. ….»


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La Bundeskanzlerin Frau Angela Merkel (CDU) cerca di evitare un’escalation della crisi di governo facendo ad Herr Seehofer proposte di portata sorprendentemente ampia. I

n una lettera ai leader di partito e di corrente dei partner della coalizione, SPD e CSU, elenca una serie di misure per un corso più mirato – per esempio con i richiedenti asilo che sono già registrati in un altro paese dell’UE. La Merkel ha quindi deciso di concludere accordi con 14 paesi per accelerare il ritorno dei migranti. L’Unione Europea si è disgregata.

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Sabato sera Frau Merkel ha discusso per diverse ore con il ministro degli Interni Horst Seehofer. Dopo due ore, il capo della CSU ha lasciato l’ufficio della cancelliera verso le 22.30. Non si sapeva nulla dei risultati della conversazione. La CDU e la CSU vogliono discutere i prossimi passi separatamente questa domenica. Il leader del SPD, Andrea Nahles, ha chiesto che la CSU “prenda coscienza della situazione“.

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Non è ancora escluso che il governo federale rosso-nero si sciolga poco più di 100 giorni dopo il suo avvio in seguito alla disputa interna dell’Unione sulla politica di migrazione. E’ anche possibile che dopo ben 70 anni la tradizionale comunità frazionaria di CDU e CSU sia sull’orlo del collasso.

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Chi ha accettato i centri di ancoraggio?

Secondo la lettera di otto pagine inviata dalla Merkel all’Agenzia di stampa tedesca, i richiedenti asilo registrati in altri paesi dell’UE saranno accolti nei cosiddetti centri di ancoraggio. Dovrebbero ivi essere sottoposti a una procedura accelerata ed essere soggetti ad un obbligo di residenza esteso, in altre parole a condizioni volte a garantire che non lascino le istituzioni.

La Merkel ha inoltre concluso ulteriori accordi di riammissione con la Grecia e la Spagna. Entrambi i paesi hanno accettato di riprendere i rifugiati registrati con loro e che sono stati prelevati al confine tedesco. Nella sua lettera, la Merkel annuncia l’istituzione di “meccanismi di rimpatrio vicino al confine“.

All’inizio non era chiaro come il leader della CSU Horst Seehofer avrebbe reagito ai piani. Sabato sera il ministro federale degli Interni ha incontrato la Merkel per un incontro bilaterale alla cancelleria. In precedenza, secondo le informazioni fornite da Dpa, aveva fatto esaminare da esperti del suo partito le misure presentate da Merkel e le aveva discusse con i suoi esperti.

Seehofer vuole aprire fino a sei centri di ancoraggio a livello nazionale, nei quali i richiedenti asilo devono vivere fino alla fine del loro procedimento e di un’eventuale deportazione. Tuttavia, la maggior parte degli stati federali non vuole avere sul proprio territorio centri di ancoraggio (AnKER – abbreviazione di: Arrivo, decisione, distribuzione comunale o rimpatrio).

La Merkel ha menzionato ulteriori misure nella sua lettera per inviare agenti di polizia federali in Bulgaria al fine di rafforzare le frontiere esterne dell’UE – ci dovrebbero essere meno ingressi nello spazio senza frontiere Schengen. ILa Cancelliera Merkel propone inoltre di combattere più energicamente l’uso improprio dei visti Schengen. Con una pratica di assegnazione più rigorosa “possiamo ridurre sostanzialmente l’abuso di visto e quindi il numero di domande di asilo in Germania“.

Domenica si attende con impazienza una dichiarazione sulla crisi di governo che si protrae da settimane.

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Nel pomeriggio il Comitato esecutivo ed i membri del Bundestag della CSU si riuniranno a Monaco, mentre il Presidio e il Comitato esecutivo della CDU si riuniranno a Berlino.

Il nucleo dell’aspra controversia è che Seehofer vuole che i migranti registrati altrove nell’UE vengano respinti da soli al confine tedesco, se necessario. Il Cancelliere Merkel continua a respingere un approccio unilaterale, come ha sottolineato ancora una volta nella lettera. Il Cancelliere ha anche collegato questo punto alla sua autorità di emanare orientamenti. Finora sono stati effettuati controlli casuali su tre grandi valichi di frontiera con l’Austria.


Frankfurter Allgemeine. 2018-07-01. Merkel und Seehofer beenden ihr Krisentreffen

Kurz vor der für Sonntag erwarteten Entscheidung im Asylstreit der Unionsparteien haben Kanzlerin Merkel und Innenminister Seehofer über eine Lösung der Regierungskrise beraten.

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Kurz vor der Entscheidung im Asylstreit mit der CSU versucht Kanzlerin Angela Merkel (CDU) mit überraschend weitgehenden Vorschlägen, eine Eskalation der Regierungskrise abzuwenden. In einem Schreiben an die Partei- und Fraktionschefs der Koalitionspartner SPD und CSU führt sie eine Reihe von Maßnahmen für einen schärferen Kurs auf – etwa bei Asylbewerbern, die in einem anderen EU-Land schon registriert sind. Von 14 Ländern hat Merkel demnach die Zusage, Abkommen zur schnelleren Rückführung solcher Migranten zu schließen.

Mit Innenminister Horst Seehofer hat Merkel am Samstagabend mehrere Stunden lang über eine Lösung der Regierungskrise beraten. Nach zwei Stunden verließ der CSU-Chef gegen 22.30 Uhr das Kanzleramt wieder. Über Ergebnisse des Gesprächs wurde nichts bekannt. CDU und CSU wollen an diesem Sonntag getrennt über das weitere Vorgehen beraten. SPD-Chefin Andrea Nahles verlangte von der CSU, „wieder zur Vernunft zu kommen“.

Nach wie vor wird nicht ausgeschlossen, dass die schwarz-rote Bundesregierung nur gut 100 Tage nach ihrem Start am unionsinternen Streit über die Migrationspolitik zerbricht. Möglich ist auch, dass dann nach gut 70 Jahren die traditionelle Fraktionsgemeinschaft von CDU und CSU vor dem Aus steht.

Wer hat den Ankerzentren zugestimmt?

Wie aus dem der Deutschen Presse-Agentur vorliegenden achtseitigen Schreiben Merkels hervorgeht, sollen anderswo in der EU registrierte Asylbewerber in den geplanten sogenannten Ankerzentren untergebracht werden. Sie sollen dort ein beschleunigtes Verfahren durchlaufen und einer erweiterten Residenzpflicht unterliegen – also Auflagen, damit sie sich nicht aus den Einrichtungen entfernen.

Mit Griechenland und Spanien hat Merkel darüber hinaus weitergehende Rückübernahmevereinbarungen getroffen. Beide Länder haben sich bereiterklärt, bei ihnen registrierte Flüchtlinge zurückzunehmen, die an der deutschen Grenze aufgegriffen werden. Dafür kündigte Merkel in dem Schreiben die Einrichtung „grenznaher Rückkehrmechanismen“ an.

Offen war zunächst, wie CSU-Chef Horst Seehofer auf die Pläne reagiert. Der Bundesinnenminister traf sich am Samstagabend mit Merkel zu einem Zweiergespräch im Kanzleramt. Zuvor hatte er nach dpa-Informationen Experten seines Hauses die von Merkel vorgelegten Maßnahmen prüfen lassen und mit seinen Fachleuten darüber beraten.

Seehofer will bundesweit bis zu sechs Ankerzentren eröffnen, in denen Asylbewerber bis zum Ende ihres Verfahrens und einer möglichen Abschiebung wohnen sollen. Die meisten Bundesländer wollen aber keine Ankerzentren bei sich einrichten (AnKER – Abkürzung für: Ankunft, Entscheidung, kommunale Verteilung beziehungsweise Rückführung).

Als weitere Maßnahmen nannte Merkel in ihrem Schreiben, Bundespolizisten zur Verstärkung der EU-Außengrenze nach Bulgarien zu schicken – so soll es weniger Einreisen in den grenzkontrollfreien Schengen-Raum geben. Zudem schlägt Merkel vor, den Missbrauch von Schengen-Visa stärker zu bekämpfen. Mit einer strikteren Vergabepraxis „können wir den Visumsmissbrauch und damit die Zahl der Asylersuchen in Deutschland substanziell verringern“.

Mit Spannung wird für diesen Sonntag eine Klärung in der seit Wochen schwelenden Regierungskrise erwartet. Am Nachmittag kommen in München der Vorstand und die Bundestagsabgeordneten der CSU zusammen, in Berlin beraten Präsidium und Vorstand der CDU. Kern des erbitterten Streits ist, dass Seehofer anderswo in der EU registrierte Migranten notfalls im Alleingang an der deutschen Grenze zurückweisen lassen will. Merkel lehnt ein einseitiges Vorgehen weiter ab, wie sie in dem Schreiben noch einmal betont. Die Kanzlerin hat dies auch mit ihrer Richtlinienkompetenz in Zusammenhang gebracht. Bislang werden drei große Grenzübergänge zu Österreich stichprobenartig kontrolliert.

In dem Schreiben präsentiert Merkel ihre Ergebnisse vom EU-Gipfel in Brüssel und parallel von ihr geführter weiterer Verhandlungen mit einzelnen EU-Ländern. Demnach hat sie von 14 Ländern Zusagen für Verwaltungsabkommen zur beschleunigten Rückführung registrierter Asylbewerber erhalten – darunter Ungarn, Polen und Tschechien, die bisher als scharfe Kritiker von Merkels Flüchtlingspolitik gelten.

Der tschechische Ministerpräsident Andrej Babis erklärte allerdings am Samstag, diese Darstellung sei „völliger Unsinn“. „Deutschland ist nicht an uns herangetreten, und in diesem Augenblick würde ich ein solches Abkommen auch nicht unterzeichnen“, sagte er laut einer Mitteilung seiner Regierung. „Es gibt keinen Grund zu verhandeln.“

Die Bundesregierung nahm dies „bedauernd zur Kenntnis“, wie ein Sprecher sagte. „Von tschechischer Seite war die Bereitschaft ausgedrückt worden, ein Verwaltungsabkommen über verbesserte Zusammenarbeit bei Rücküberstellungen (…) zu verhandeln.“ Diese Abkommen hätten zum Ziel, die Effizienz der EU-Asylregeln zu erhöhen.

Ungarns Ministerpräsident Viktor Orban bestritt zwar ebenfalls Zusagen zur beschleunigten Rückführung, ließ dabei aber offen, von welcher Art Zusage er genau sprach: „Es ist zu keinerlei Vereinbarung gekommen“, sagte der rechtsnationale Politiker der staatlichen Nachrichtenagentur MTI. Merkel hatte aber nicht auf bereits geschlossene Vereinbarungen verwiesen, sondern auf „Zusagen auf politischer Ebene, solche Abkommen abzuschließen“.

Die CSU-Spitze reagierte zunächst nicht öffentlich auf die am Samstag bekannt gewordenen Punkte aus Merkels Schreiben. Der bayerische Ministerpräsident Markus Söder (CSU) begrüßte die EU-Beschlüsse, sieht aber weiter Bedarf für nationale Maßnahmen. „Natürlich ist das, was in Brüssel erreicht wurde, mehr als ursprünglich gedacht“, sagte er vor einem CSU-Bezirksparteitag. Ohne den Druck der CSU wären die Gipfelbeschlüsse nicht zustande gekommen. Zugleich betonte er, das Ergebnis gestatte nationale Maßnahmen. Deutschland müsse handeln.

Ex-CSU-Chef Erwin Huber sagte der „Frankfurter Allgemeinen Sonntagszeitung“: „Ankerzentren sehen wir sowieso vor. Das wäre eine geeignete Maßnahme, mit diesen Flüchtlingen umzugehen.“ Der CSU-Bundestagsabgeordnete Michael Frieser sagte dem Blatt dagegen, in Bezug auf die Forderungen seiner Partei sei das „weder wirkungsgleich noch adäquat“. Wenn jemand woanders bereits Asyl beantragt habe, „muss er an der Grenze unmittelbar zurückgeführt werden“. 


Ansa. 2018-07-03. Germania: Merkel-Seehofer, c’è accordo su migranti, lui resta

Angela Merkel e Horst Seehofer raggiungono l’accordo sui migranti e disinnescano uno scontro dal potenziale altamente esplosivo per la politica tedesca: la soluzione, annunciata a sorpresa dopo una giornata di difficili trattative fra la Cdu e la Csu, è nei “centri transito” per chi è registrato in altri Paesi. Un “buon compromesso”, secondo la cancelliera e un “accordo sostenibile“, per il suo avversario, che chiarisce anche di voler rimanere ministro dell’Interno. La conciliazione nella lite fratricida fra i partiti dell’Unione, tuttavia, non basta: l’ultima parola spetta ai socialdemocratici, riuniti in tarda serata con gli alleati di governo, proprio per capire se vi sia ancora la possibilità di governare assieme. Intanto sono stati i segretari generali dei due partiti a spiegare che nei “centri transito“, ai confini con l’Austria, saranno destinati i migranti registrati in altri paesi Ue.

“Dal Consiglio europeo era emerso che si potessero prendere misure nazionali, in collaborazione con gli altri partner”, ha ricordato Merkel. “Ed è proprio quello che faremo”, ha affermato, sottolineando che l’intesa raggiunta tutela “lo spirito europeo e consente di mettere ordine nei movimenti secondari”. “Sono felice che si sia arrivati ad un accordo, che ha dimostrato come valga la pena lottare per i propri convincimenti”, ha detto Seehofer. Si tratta di una “soluzione sostenibile”, ha rimarcato, “che mi consente di restare ministro”. All’indomani della drammatica escalation, con il ministro dell’Interno che ha deciso per la linea della ribellione ad oltranza, annunciando un passo indietro se la cancelliera non gli fosse venuta incontro sui respingimenti dei migranti, a Berlino si è negoziato per tutta la giornata, in un paese col fiato sospeso. Seehofer aveva dato tre giorni di tempo. E l’opinione pubblica e la stampa hanno assistito sgomente allo “psicodramma” politico che nessuno avrebbe fin qui immaginato possibile.

“Non mi lascio licenziare da una cancelliera che sta lì solo grazie a me”, aveva affermato il ministro, parlando alla Sueddeutsche Zeitung nel pomeriggio. “Non posso piegarmi”, aveva aggiunto l’uomo che, stando al presidente della Baviera, Markus Soeder, ieri avrebbe spiazzato tutti con la minaccia del passo indietro. Nelle stesse ore incontrava, con la Bundeskanzlerin, il guru dei conservatori, Wolfgang Schaeuble, da cui i due litiganti si sono recati come se fosse un terapeuta di coppia: alla disperata ricerca di una via d’uscita dalla crisi. Ma la diagnosi del presidente del Bundestag, prima di incontrarli, era stata tranchant: “L’Unione è al baratro”. Perfino il falco bavarese, che dovrebbe ereditare un giorno la leadership della Csu, noto per la sua linea anti-Merkel, Soeder, oggi aveva messo in guardia dalla rottura: “Per noi il governo non è in discussione, e anche la fine della confederazione parlamentare fra Cdu e Csu sarebbe la strada sbagliata. Le cose si possono fare stando al governo, non fuori”. Anche dalla Cdu erano arrivati presto segnali di disponibilità a continuare la trattativa: mentre sabato scorso, Merkel si sarebbe mostrata rigida di fronte alla richiesta di un passo verso Seehofer che chiedeva di poter respingere solo i migranti che avessero già iniziato una procedura di richiesta di asilo in altri paesi, tenendo fuori anche quelli registrati in Grecia e Spagna.

Emotivo, esausto, ostinato. Così è stato descritto Seehofer in queste ore da chi lo ha incontrato, e in pochi avrebbero scommesso sulla possibilità che restasse al suo posto.

 

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