Pubblicato in: Devoluzione socialismo

Il crollo del partito democratico visto dai pidiini.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-06-26.

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Se il 4 marzo il partito democratico ha subito una clamorosa débâcle, che lo ha ridotto sotto il 20%, le elezioni amministrative del 24 giugno gli hanno fatto perdere la quasi totalità dei comuni che reggeva.

All’indomani dell’ennesima débâcle elettorale, con 33 Comuni persi su 76, consenso sgretolato proprio nelle tradizionali zone rosse, nel Pd si apre il dibattito su come affrontare la crisi.

A nessuno è sfuggito che il 24 giugno era la ricorrenza di San Giovanni il Battista, che si fece martirizzare nel difendere la sacralità di matrimonio e famiglia, valori da sempre suonati ostili al partito democratico. San Giovanni era un tipo tosto: basti pensare a che fine fece Erode.

Se l’essere stati cacciati dalle stanze dei bottoni politici è per i pidiini atroce dolore infernale, ancor peggio è la desolante constatazione che in poco tempo saranno cacciati via anche da tutte le partecipate di sottogoverno. Sarà come strappar via il ciuccio ad un lattante.

Son passati i tempi nei quali un segretario del pd poteva dire: “Allora, abbiamo questa banca?“.

Sicuramente i pidiini hanno ancora fortissimi sostegni nella magistratura politicizzata, che tanto si sta dando da fare contro tutti coloro che non si fossero sottomessi al pd, esattamente come larga fetta di burocrati e funzionari sono di stretta osservanza pidiina, e faranno quadrato avverso i nuovi governanti. Queste due componenti faranno di tutto per sopravvivere, e verosimilmente servirà un buon lasso di tempo per rinnovare le loro posizioni con personale non politicizzato.

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Se per taluni la caduta del partito democratico è motivo di rammarico anche molto profondo, per altri è invece motivo di gioia profonda.

Calenda.

«Navigazione a vista sta portando il centrosinistra all’irrilevanza proprio quando l’Italia ne avrebbe più bisogno …. «ripensare tutto: linguaggio, idee, persone, organizzazione. Allargare e coinvolgere su una nuovo manifesto. Andare oltre Pd. Subito!»

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Martina.

«Sono d’accordo sul ripensamento complessivo, abbiamo tanto da cambiare nei linguaggi e nelle idee ma non sono d’accordo sul superamento del Pd …. ricostruzione di un campo progressista, democratico di centrosinistra con un Partito democratico rinnovato al centro …. Dobbiamo metterci al lavoro per cambiare tanto di noi …. Dobbiamo costruire risposte nuove …. Dobbiamo riscrivere il nostro progetto dalle fondamenta …. serve capire la natura di questa destra, delle sue parole d’ordine e del suo radicamento. Dobbiamo tornare a studiare i cambiamenti nei territori e nella società. Si è detto: prima ascoltare, più che parlare. Sono d’accordo»

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Orlando.

«Sicuramente si è intaccato qualcosa nel rapporto col territorio ci sono risultati positivi imprevisti come Roma e Brindisi, ma impressiona la vittoria della destra nelle regioni rosse. Ci sono gli elementi per una riflessione molto seria e l’apertura di una fase costituente …. serve anche un nuovo vocabolario, bisogna rivedere l’impianto teorico: non si tratta di organigrammi o figurine. Bisogna parlare di condizioni materiali delle persone, dello spaesamento per i cambiamenti sociali, di scuola e sanità, e non di fronte repubblicano»

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Zingaretti.

«un ciclo storico si è chiuso …. In questi anni non ci sono sfuggiti i dettagli ma il quadro di insieme. C’è un lavoro collettivo da realizzare. Deve partire subito e coinvolgere non solo il Pd …. vanno ridefiniti un pensiero strategico, la nostra collocazione politica, le forme del partito e il suo rapporto con gli umori più profondi della società italiana, l’organizzazione della partecipazione e della rappresentanza nella democrazia»

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Vorremmo enucleare due spezzoni di frasi che sarebbero a nostro avviso di particolare rilevanza.

«prima ascoltare, più che parlare»

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«vanno ridefiniti un pensiero strategico»

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A nostro personale parere, l’essenza del dialogo consiste nella capacità di ascolto e nella accettazione di quanto l’interlocutore sostiene. Poi, una volta compreso ciò, si potrebbe allora discutere.

Ma la discussione sui casi particolari, sui casi contingenti, è quasi invariabilmente fuorviante, serve avere ben presente il “quadro di insieme“.

Se quanto detto è importante, altrettanto lo è a nostro avviso il modo di porgere il proprio pensiero. Servirà sicuramente un “nuovo vocabolario”: forse, sarebbe stato più proprio, un ritorno all’italiano classico, accantonando una volta per tutte quella neolingua così pomposamente boriosa.

Staremo a vedere.


Adnk. 2018-06-25. Crollano le roccaforti rosse

Una catastrofe. Con le roccaforti rosse Toscana ed Emilia Romagna espugnate inesorabilmente dal centrodestra. Per il Pd, i ballottaggi delle amministrative sono un tracollo. Perde Massa, Pisa – dove la Lega è il primo partito e Siena. Perde persino Imola, che va ai Cinquestelle e Ivrea. Nei ballottaggi delle amministrative il centrosinistra esce sconfitto, incassando una sonora batosta, nonostante sia riuscito a imporsi ad Ancona, Teramo e Brindisi. Esemplare il caso Toscana, dove restano rosse solo tre città, Firenze (dove si voterà l’anno prossimo), Prato e Lucca, dove nel 2017 è stato riconfermato per il secondo mandato il candidato del Pd Alessandro Tambellini.

La caduta degli storici fortini toscani ha provocato uno scossone al Nazareno, dove il malumore è palpabile. Per l’ex ministro Carlo Calenda la “navigazione a vista sta portando il centrosinistra all’irrilevanza proprio quando l’Italia ne avrebbe più bisogno”. Calenda ha invitato ad “andare oltre Pd. Subito!”. Per l’ex ministro occorre “ripensare tutto: linguaggio, idee, persone, organizzazione. Allargare e coinvolgere su una nuovo manifesto” avverte Calenda, che ha rilanciato la proposta di un ‘Fronte repubblicano’.

Parole alle quali ha replicato il segretario reggente del Pd, Maurizio Martina: “Sono d’accordo sul ripensamento complessivo, abbiamo tanto da cambiare nei linguaggi e nelle idee ma non sono d’accordo sul superamento del Pd. Credo nella ricostruzione di un campo progressista, democratico di centrosinistra con un Partito democratico rinnovato al centro”. Martina ha ammesso che la sconfitta in Tosca ed Emilia Romagna è “netta” e che “pesa parecchio”. “Sicuramente – ha commentato il segretario dem – nelle ex regioni rosse c’è una forte domanda di cambiamento che noi dobbiamo comprendere, e le elezioni amministrative confermano un cambio di fase. Ora dobbiamo ricostruire tutto su basi nuove”.

A parlare di “disfatta” in Toscana è anche il governatore della regione, Enrico Rossi, esponente di Liberi e Uguali. “È necessario un nuovo inizio, basato sull’unita, sulla ricomposizione e sulla responsabilità” ha sottolineato Rossi, secondo il quale “la sinistra si è sciolta e va ricomposta”.

Del resto, in Toscana, a parlare chiaro sono i risultati delle urne. A Massa Francesco Persiani, appoggiato dal centrodestra è stato eletto sindaco con il 56,62% dei voti. Ha sconfitto il sindaco uscente di centrosinistra Alessandro Volpi che si è fermato al 43,38%. Stesso scenario a Pisa dove Michele Conti (Lega, Fi e Fdi) è stato eletto sindaco con il 52,29% battendo il candidato di centrosinistra Andrea Serfogli.

A Siena, invece, non ce l’ha fatta a riconfermarsi il sindaco uscente Bruno Valentini. Al suo posto è stato eletto sindaco, Luigi De Mossi, sostenuto dal centrodestra che ha vinto il 50,80%. “Dopo 70 anni la destra governerà la città – ha commentato l’ex sindaco di Siena – li aspettiamo al varco”.


Adnk. 2018-06-25. Tracollo Pd, e ora?

Ricostruire “un campo progressista” con un “Partito democratico rinnovato al centro” oppure “ripensare tutto” superando il Pd? Gli esponenti dem tirano le somme all’indomani della pesante sconfitta subita ai ballottaggi delle amministrative. Il crollo delle roccaforti rosse Toscana ed Emilia Romagna, espugnate inesorabilmente dal centrodestra, ha acceso un dibattito interno sul futuro del Partito Democratico. Se da un lato l’ex ministro Carlo Calenda rilancia la proposta di un ‘Fronte repubblicano’ per “andare oltre il Pd”, il segretario reggente Maurizio Martina si schiera a favore del partito ammettendo però la necessità di un “ripensamento collettivo”.

“Navigazione a vista sta portando il centrosinistra all’irrilevanza proprio quando l’Italia ne avrebbe più bisogno”, scrive Calenda su Twitter, invitando a “ripensare tutto: linguaggio, idee, persone, organizzazione. Allargare e coinvolgere su una nuovo manifesto. Andare oltre Pd. Subito!”. “Sono d’accordo sul ripensamento complessivo, abbiamo tanto da cambiare nei linguaggi e nelle idee ma non sono d’accordo sul superamento del Pd”, replica Martina a Radio Capital, proponendo la “ricostruzione di un campo progressista, democratico di centrosinistra con un Partito democratico rinnovato al centro”. “Dobbiamo metterci al lavoro per cambiare tanto di noi – aggiunge – Dobbiamo costruire risposte nuove”.

Esclude il fronte repubblicano anche l’ex ministro Andrea Orlando. “E’ una delle formule di cui parleremo al congresso – puntualizza ai microfoni di Radio Anch’io – ma questo non è il momento di parlare di formulette”. “Sicuramente si è intaccato qualcosa nel rapporto col territorio – aggiunge – ci sono risultati positivi imprevisti come Roma e Brindisi, ma impressiona la vittoria della destra nelle regioni rosse. Ci sono gli elementi per una riflessione molto seria e l’apertura di una fase costituente”. Per Orlando, al Pd “serve anche un nuovo vocabolario, bisogna rivedere l’impianto teorico: non si tratta di organigrammi o figurine. Bisogna parlare di condizioni materiali delle persone, dello spaesamento per i cambiamenti sociali, di scuola e sanità, e non di fronte repubblicano”.

Secondo Nicola Zingaretti, invece, “un ciclo storico si è chiuso”. “In questi anni non ci sono sfuggiti i dettagli ma il quadro di insieme. C’è un lavoro collettivo da realizzare. Deve partire subito e coinvolgere non solo il Pd”, scrive su Facebook il presidente della Regione Lazio, secondo cui “vanno ridefiniti un pensiero strategico, la nostra collocazione politica, le forme del partito e il suo rapporto con gli umori più profondi della società italiana, l’organizzazione della partecipazione e della rappresentanza nella democrazia”. “È il momento del coraggio, della verità e della responsabilità”, conclude Zingaretti.

E’ necessario un profondo cambiamento del partito anche per Roberto Giachetti. “In un momento difficile come questo penso che dobbiamo dare stabilità al Partito Democratico eleggendo una nuova classe dirigente che lo conduca e lo rilanci con una nuova linea politica – commenta Giachetti ad Agorà Estate, in diretta su Rai3 – Pensare di sterilizzare la condizione del Partito Democratico fino alle europee non aiuta”. “Io penso che dobbiamo innanzitutto compiere il progetto del Partito Democratico, che è partito ma si è un po’ smarrito”, ragiona l’esponente dem.

Anna Ascani, invece, invita i colleghi ad una riflessione collettiva. “Considerato che la campagna per i ballottaggi l’abbiamo fatta ovunque con Veltroni-Gentiloni-Calenda-Martina mi pare evidente che è anche stavolta è tutta colpa di Renzi. No? – scrive ironica su Twitter – Forse è ora di archiviare certe stupidaggini e fare un congresso. Chi vince guida chi perde dà una mano”. Difende l’ex segretario Pd Matteo Renzi anche il capogruppo dem a Palazzo Madama Andrea Marcucci: “Il voto amministrativo se non altro ha sgombrato il campo dal ruolo e dalle responsabilità di Matteo Renzi. Il 24 giugno il Pd ha perso anche senza Matteo Renzi”.

“Che cosa succederà al prossimo giro, quando le promesse di Salvini e Di Maio si dimostreranno per quello che sono, ovvero dei sogni irrealizzabili? – si chiede Marcucci su Facebook – Ecco il Pd dovrà essere pronto, con il suo progetto concreto, responsabile, rivolto al futuro e non al passato remoto. Lo dovrà fare con nuove soluzioni, con la concretezza di chi nei prossimi anni vorrà tornare a vincere, a Roma come nei Comuni, senza indulgere nei riti purificatori dell’opposizione e coltivando impotenti vocazioni minoritarie”, conclude Marcucci.

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