Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Unione Europea. Più un diktat che una proposta.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-06-21.

Europa. Eurozona. 001

Bavaria hijacks EU migration talks

«The EU needs to stop asylum seekers moving around inside Europe, from frontline places like Greece or Italy to wealthier regions like Bavaria, in southern Germany, according to Sunday’s declaration, leaked to press on Thursday. ….

There is no right to freely choose the member state in which asylum is sought ….

We see a great need to significantly reduce secondary movements ….

The EU should create a “flexible joint take-back mechanism close to the internal borders”, with ID checks at bus stations, train stops, and airports to turn more people back to where they first entered Europe»

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La proposta bavarese e quella prospettata dall’Unione Europea sono una pura e semplice polpetta avvelenata, fatta ad uso e consumo dell’Italia, ed anche confezionata molto male, con la classica delicatezza teutone. Risolverebbero i problemi dei paesi nordici e della Francia, addossandone tutto il peso sulle spalle dell’Italia.

La soluzione che è in bozza consiste in una regolamentazione dei “secondary movements“, ossia localizzazione e mobilità dei migranti, semplicemente rimandandoli al paese europeo  che per primo hanno toccato.

In parole povere: l’Italia dovrebbe assumersi l’onere di lasciar sbarcare i migranti illegali e quindi tenerseli. Mica che le navi delle ngo possono portarli in Irlanda oppure in Germania. Potrebbero, se solo lo si volesse. Però non lo si vuole.

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Nella bozza dell’Unione Europea a nostre mani non si trova virtualmente traccia di come bloccare i “primary movements“, ossia la raccolta dei migranti dai gommoni su navi ngo che ne fanno la tratta finanziate da fondi dell’Unione Europea e che te li vorrebbero spiattellare proprio in Italia.

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Ma al Consiglio Europeo si dovrebbe discutere anche la eventuale trasformazione del fondo Esm in una sorta di European Monetary Fund, con poteri impositivi. In altri termini, presterebbe soldi agli stati in difficoltà, assumendone nel contempo il governo de facto. Ci si tolga dalla testa che i nostri “fratelli” europei siano persone oneste ed affidabili.

Altra proposta quanto mai pericolosa per l’Italia.

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«Giuseppe Conte, al termine dell’incontro con il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, a Palazzo Chigi, ha detto a muso duro che l’Italia non è disposta a prendere in considerazione le modifiche alle regole sui «movimenti secondari» …. se prima non si discuteranno e non si modificheranno le regole dei «movimenti primari»»

A giorni vedremo come possano evolvere le cose: di certo gli “amici” dell’Unione Europea più che amici sembrerebbero essere gente che sarebbe meglio perdere che trovare.


Corriere. 2018-06-21. Migranti, ecco il nuovo piano italiano: stop a Dublino per gli arrivi via mare

L’Italia è pronta a disdettare il regolamento di Dublino per quanto riguarda i confini marittimi.Continuerà ad applicarlo per quanto riguarda i confini terrestri, con la Francia, l’Austria, la Slovenia, per esempio, ma è pronta a tirarsi indietro dalle regole europee per tutti coloro che verranno salvati in mare, grazie ad operazioni Sar (search and rescue) .

E’ il nucleo della proposta, ambiziosa quanto rivoluzionaria, che Roma potrebbe portare sul tavolo del prossimo Consiglio europeo, e ancora prima a quello del vertice informale che si terrà domenica prossima a Bruxelles,e al quale parteciperanno anche Spagna, Francia, Germania, Austria, Malta, Grecia, Bulgaria, Olanda e Belgio.

La filosofia della posizione italiana, che i funzionari del governo stanno mettendo nero su bianco, e che ha avuto un via libera ieri pomeriggio nel vertice che si è tenuto a Palazzo Chigi fra il premier Giuseppe Conte e i due vicepremier, è più o meno questa: i migranti che provengono dalla Libia, che vengono salvati nel Canale di Sicilia, nel momento in cui entrano nelle acque territoriali italiane devono considerarsi come persone che hanno varcato i confini della Ue. Per questo per la tutta giornata di ieri sia Conte che Salvini hanno ripetuto che le frontiere marittime a sud della Sicilia sono «europee», prima ancora che italiane.

E per questo Giuseppe Conte, al termine dell’incontro con il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, a Palazzo Chigi, ha detto a muso duro che l’Italia non è disposta a prendere in considerazione le modifiche alle regole sui «movimenti secondari» (i migranti che hanno avuto il primo ingresso in Italia, che poi sono finiti in un latro Paese europeo e che secondo le regole vigenti dovrebbero essere ripresi in carico da Roma) , se prima non si discuteranno e non si modificheranno le regole dei «movimenti primari».

E’ come se il nostro governo si stia preparando ad esportare a Bruxelles questo tipo di schema: l’Italia può garantire i suoi confini terrestri, sui quali ha il controllo, come fanno gli altri Paesi europei. Sui confini marittimi, specialmente quelli adiacenti alle acque territoriali libiche o tunisine, o i 27 Stati europei si dicono disposti ad un’assunzione di responsabilità collettiva, e dunque a considerarli confini di tutta l’Unione, o viceversa il nostro Paese è anche dispoto ad prendere decisioni unilaterali.

Assunzione di responsabilità collettiva, di tutta l’Unione, che al momento sarebbe del tutto assente, se non a parole, nella bozza delle conclusioni del vertice di fine mese. Si vedrà come e se verrà declinata, ma sicuramente non potranno mancare riferimenti a più uomini, più mezzi, maggiori risorse finanziarie, tutti della Ue. Insomma un cambio radicale di paradigma, un solco completamente diverso da quello della politica dei piccoli passi che finora ha seguito la Commissione europea come il Consiglio dei 27 Stati, sotto la regia, prevalente, di Angela Merkel.

Del resto per tutto il giorno ieri Matteo Salvini ha fatto l’elenco delle barche che ancora devono essere accolte nei porti francesi e spagnoli, con un misto di baldanza e fermezza che appaiono, entrambe, conseguenza di una linea politica di rottura rispetto al passato. Ha anche messo nel mirino in modo esplicito sia la Merkel che Macron, prodighi di solidarietà solo a parole, secondo la tesi prevalente in questo momento nel nostro governo.

Una linea che Giuseppe Conte condivide, che ha tenuto a rimarcare dopo l’incontro con Tusk, ma che al tempo stesso lo preoccupa: «Non vorrei essere costretto a mettere il veto e sto lavorando per evitarlo», ha detto ai suoi collaboratori, sulle conclusioni del prossimo vertice europeo. Del resto una proposta può essere costruttiva o di rottura, a seconda di come viene scritta e di quello che esattamente contiene.

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