Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Unione Europea

Polonia. Mr Timmermans a colloquio con Mr Morawiecki.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-06-20.

unione europea 001

Le problematiche insorte tra Polonia ed Unione Europea affondano le radici in aspetti generali e di grande interesse sia culturale sia politico.

Un primo problema verte su quanta sovranità nazionale ritengano gli stati che afferiscono alla unione. Secondo un punto di vista si dovrebbe arrivare agli Stati Uniti di Europa, secondo altri ad una sorta di Zollverein, che potrebbe al massimo evolvere in una confederazione. Sono due visioni diametralmente opposte.

Un secondo problema verte la figura dei giudici. Dovrebbe essere evidente che il giudice debba ben essere nominato da qualcuno. Negli Stati Uniti larga quota dei giudici di livello medio – basso sono elettivi e nominati pro tempore. I giudici delle Corte da appello in su sono solitamente nominati dal Governatore, Presidente nel caso di quelli federali, ma la nomina deve essere confermata dal relativo senato dopo ampia ed approfondita discussione, tipicamente con una maggioranza di almeno il 60% degli aventi diritto al voto. Non solo. proprio di questi giorni è la notizia che il giudice Aaron Persky, Santa Clara County Superior Court, è stato rimosso a seguito di una petizione popolare seguita da regolare voto senatoriale: l’opinione pubblica lo aveva accusato di aver elargito una sentenza troppo blanda. Difficilmente possiamo dire che gli Stati Uniti non siano democratici e non rispettino le leggi.

Nei paesi dell’Unione Europea i giudici sono solitamente a nomina governativa.

Nell’ambito della magistratura francese è radicalmente differenziato lo status giuridico dei magistrats du siége, che svolgono le funzioni di giudice, da quello dei magistrats du parquet che svolgono, invece, le funzioni di pubblico ministero. Il pubblico ministero francese è nominato e dipende gerarchicamente dal governo, attraverso il Ministro della giustizia: la Loi Perben II del 1º febbraio 2010 sottopone esplicitamente la funzione inquirente al controllo del Ministero della Giustizia, ed è stata dichiarata legittima dal Consiglio costituzionale sia rispetto agli articoli della Carta che al principio della separazione dei poteri.

In Germania la nomina dei 16 giudici compete per metà al Bundestag (il parlamento federale) e per metà al Bundesrat (la camera che rappresenta i Länder): la durata della carica è fissata a dodici anni.

Da quanto succintamente esposto, dovrebbe emergere chiaramente come ogni nazione abbia una sua tradizione giuridica, degna del massimo rispetto. Un procedura ‘perfetta’ semplicemente non esiste.

Un terzo problema riflette la rimozione dei giudici. Il caso del giudice Aaron Persky dovrebbe dar da pensare a fondo: l’opinione pubblica nel fare la petizione di rimozione si è erta a giudice del caso giuridico. Se da una parte ciò potrebbe soddisfare i canoni democratici, dall’altra il pericolo di un giustizialismo di piazza è del tutto evidente. Meglio sarebbe stato a parer nostro l’accedere alla Suprema Corte di Giustizia, se non altro per evitare un pericoloso precedente.

Ma se si ammette il principio che il popolo sovrano può rimuovere un giudice sgradito, dovrebbe conseguirne che altrettanto possano fare i rappresentanti lecitamente eletti.

A questo proposito sarebbe utile aver letto, e ricordare, quel bel trattato della prof.ssa Angela Di Gregorio, ‘Epurazioni e protezione della democrazia. Esperienze e modelli di «giustizia post-autoritaria»‘.

Il problema si pose in modo lampante alla fine della guerra mondiale, con le epurazioni dei giudici collusi in Germania con il nazionalsocialismo ed in Italia con il fascismo. Furono procedimenti sommari, non esenti da invidie e veleni.

Ma il problema si pose nuovamente con la riunione delle Germanie: i giudici della ex-Ddr furono rimossi in gran parte in modo discreto ma fermo. Il caso di Egon Krenz, che subì anche condanna penale, è significativo.

Il quarto problema è sottile ma tagliente. Nella giurisprudenza occidentale si stanno confrontando due opposte correnti di pensiero. La prima sostiene che il giudice giudicante abbia il diritto ed il dovere di interpretare le costituzione e leggi, la seconda sostiene invece che i giudici debbano semplicemente applicare alla lettera le leggi.

Lo scontro è non da poco. Se gli esseri umani fossero perfetti, il problema non si porrebbe. Diventa invece un pesante macigno quando l’interpretazione della legge diventa arbitraria. Si generano in questa maniera delle ingiustizie legalizzate.

Il quinto problema è quello fondamentale, e proprio per questo ben poco se ne parla. Si faccia conto di essere stati incaricati di scrivere ex novo una costituzione: ci si pone davanti ad un foglio bianco, tutto da riempire. È ovvio che ciascuno scriverà un testo in accordo alle proprie idee generali attorno ai principi primi. Bene: codesti principi prendono nome di ‘principi metagiuridici‘. Come tutti i rami dello scibile umano, anche il settore metagiuridico è esplorabile secondo la metodologia scientifica che applica il principio di non contraddizione. Ne consegue la unicità di tali principi. Le costituzioni scritte in accordo con questi potranno differire su aspetti applicativi, non certo su quelli di sostanza.

Il problema si configura perché la corrente di pensiero ‘interpretativa‘ interpreta anche i principi metagiuridici e, di norma, ne ammette una pluralità. Pluralità che di per sé stessa ne evidenza le contraddizioni interne, che alla fine sgorgano nello stagno del fatto che di impone la visione di chi abbia il potere.

Questo è il reale terreno di scontro tra le opposte visioni giuridiche, così come tra l’Unione Europea e la Polonia o, più in generale, i paesi del Visegrad.

* * *

Lo scontro è così politico ed economico laddove avrebbe dovuto essere un confronto di Weltanschauung.

Tutto il resto è sequenziale.

Si vedrà se nel rinnovato Consiglio Europeo l’attuale eurodirigenza abbia ancora la maggioranza per poter imporre la propria visione.


China Org. 2018-06-18. EU official visits Poland on rule of law, justice reform

Visiting European Commission Vice President Frans Timmermans on Monday expressed hope for more constructive dialogues with Poland on the rule of law and justice reform issues, following his meeting with Polish Prime Minister Mateusz Morawiecki.

During a press conference following the meeting, both leaders underlined the will to reach an agreement and hope for further talks.

“We had a constructive discussion about the issues over the rule of law,” Timmermans said, adding that he was given new information about the reforms, and expressed hope that communication might be continued to resolve the issue and find a solution.

Morawiecki also emphasized the will to reach an agreement while taking into account the necessity of justice system reform in the country. He also expressed satisfaction that Timmermans “did not represent a position of various forces that are not interested in a compromise”.

On Dec. 20 last year, the European Commission took an unprecedented step by triggering Article 7 for the first time in its history, launching a censure against Poland over a judicial reform dispute.

The European Commission doubted Poland’s laws reforming the Supreme Court and believed the National Judicial Council might be undermining the EU’s rule-of-law principles.

The amended laws on the Supreme Court and common court system, which introduce changes to extraordinary appeals and court assessors’ appointment proceedings, came into force in Poland on June 16. Enditem

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