Pubblicato in: Amministrazione, Sistemi Economici, Sistemi Politici

Karachi senza acqua pone il problema di cosa serva lo stato.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-06-17.

Pakistan 001

«Karachi, la più popolosa città del Pakistan, vive ormai da tempo il suo dramma: l’acqua potabile scarseggia. Di fatto, solo la metà dell’acqua necessaria – circa 2080 milioni di litri al giorno contro un fabbisogno di 4160 milioni – viene distribuita quotidianamente»

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La vicenda di Karachi dovrebbe suggerire molti spunti di meditazione e ripensamenti.

Ma, forse, quello principale dovrebbe essere un ripensamento di cosa consista la funzione dello stato e della gestione della cosa pubblica.

La Repubblica prima e l’Impero Romano dopo ci hanno sicuramente tramandato una gloriosa storia militare e civile, ma altrettanto sicuramente sono ricordati per il loro impegno a costruire acquedotti, reti fognarie, argini fluviali, porti e strade. Gli acquedotti romani sono davvero imponenti.

Esattamente come i grandi stati dell’Europa ottocentesca si sono contraddistinti per aver concepito ed attuato grandiosi progetti di infrastrutture, dalla rete ferroviaria alle gallerie transalpine, alla costruzione di centrali elettriche e della rete di distribuzione, di grandi acquedotti e l’erezione di argini ai fiumi. Per non parlare delle bonifiche.

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Riassumendo.

Ragion d’essere dello stato, al di là della difesa e degli interni, è la messa in opera di infrastrutture quali acquedotti e relative reti di distribuzione dell’ultimo miglio, efficienti reti fognarie, reti stradali, autostradali e linee ferroviarie, ivi comprese le alte velocità, aeroporti efficienti e funzionali, ben collegati ai centri urbani, porti allo stato dell’arte, ed una oculata politica energetica: tutti devono essere cllegati alla corrente elettrica. Queste sono le principali opere, che ovviamente non escludono quelle di importanza relativamente minore, meno vitali, quali, per esempio, la tutela del patrimonio artistico della nazione.

La lettura dei bilanci statali europei degli ultimi decenni è invece sconsolante.

Lo stato si è trasformato in un ammortizzatore sociale che elargisce stipendi per lavori non produttivi, garantisce pensioni e cerca di gestire alla meno peggio il welfare.

Nulla di cui stupirsi se alla fine sistemi di tal fatta si inceppano fino quasi a smettere di funzionare.

E questo è il quadro che abbiamo sotto i nostri occhi e che sta segnando il declino del continente.


Sole 24 Ore. 2018-06-10. A Karachi cronica carenza di acqua: 20 milioni di persone hanno sete

Una popolazione di oltre 20 milioni di persone se si comprende l’intero agglomerato urbano, un fiume come l’Indo –il terzo come portata di tutta l’Asia- che ha il suo delta a poche decine di chilometri di distanza dalla città, le acque del Mare Arabico che la lambiscono. Eppure Karachi, la più popolosa città del Pakistan, vive ormai da tempo il suo dramma: l’acqua potabile scarseggia. Di fatto, solo la metà dell’acqua necessaria –circa 2080 milioni di litri al giorno contro un fabbisogno di 4160 milioni- viene distribuita quotidianamente.

Le cause di questa penuria sono diverse. Non tutto può essere attribuito ai cambiamenti climatici in atto negli ultimi anni, che sicuramente hanno comunque contribuito in negativo alla situazione, ma esistono anche altre cause. Una delle principali è la scarsa attenzione da parte delle autorità cittadine e nazionali al problema della distribuzione dell’acqua e, come concausa e conseguenza, il crescere di quella che viene chiamata “water mafia”, con un vero e proprio mercato nero dell’acqua potabile, che viene distribuita attraverso autobotti a prezzi altissimi, che arrivano a 30 volte il prezzo ufficiale stabilito dalle autorità.

Il contraddittorio boom economico

Karachi è il centro industriale e finanziario più importante del Pakistan, e genera una percentuale a doppia cifra del prodotto interno lordo del Paese asiatico. Però, la sua crescita economica negli ultimi anni è, come spesso succede nei grandi agglomerati urbani nei Paesi emergenti, a macchia di leopardo: se il Pil reale dal 2000 al 2012 è cresciuto in medi a del 5,7% annuo, quelli pro capite ha avuto un incremento medio nello stesso periodo solo del 2,7%. Tra le cause, vi è una crescita fortissima della popolazione di anno in anno, con punte che raggiungono il 4,5%, dovuta in gran parte all’immigrazione dalle campagne. Karachi ha una densità di popolazione che raggiunge i 24.000 abitanti per chilometro quadrato: una delle più alte al mondo. E una delle cause del problema idrico della megalopoli è proprio l’enorme crescita della popolazione urbana: nel non lontanissimo 1947, gli abitanti erano solo 450.000. Far fronte a questa smisurata crescita è stata una sfida che, evidentemente, ha messo a durissima prova le infrastrutture cittadine, fra cui appunto la rete di distribuzione dell’acqua potabile.

Poche ore di acqua. E di acqua «cattiva»

Attualmente, gran parte della cittadinanza può usufruire dell’acqua di rubinetto solo per alcune ore al giorno, in particolare la notte. E, molto spesso, quando l’acqua esce dai rubinetti, è di pessima qualità, tanto da essere inutilizzabile non solo per essere bevuta, ma anche per l’igiene personale e per lavare i panni. La qualità dell’acqua è così scarsa da mettere a repentaglio la salute dei cittadini, con batteri tra cui l’Escherichia Coli, la cui presenza nelle acque potabili è un chiaro sintomo di contaminazione, e che può portare malattie di vario tipo. Di fatto, nell’intero Pakistan, le acque distribuite come potabili ma in realtà di pessima qualità, a cui è esposta il 65% della popolazione, sono una delle cause maggiori di morti e malattie, raggiungendo addirittura il 40%. A Karachi, la water mafia e le sue autobotti sono l’unica fonte per molte case prive di collegamento con gli acquedotti, costrette anche a dotarsi di pompe idriche di aspirazione per portare l’”oro blu” ai piani alti.

Inoltre, la penuria di acqua potabile non colpisce solamente la popolazione, ma anche strutture industriali, servizi e infrastrutture. Per esempio, l’aeroporto internazionale di Karachi, il più grande del Pakistan, avrebbe bisogno di circa tre milioni di litri d’acqua al giorno per operare al meglio, ma al conto mancano circa 1milione 900mila litri.

Perché le fonti non bastano

Una delle principali fonti di acqua pubblica della città, l’invaso del fiume Hub chiuso da una diga, ha subito negli ultimi anni gli effetti del climate change e del calo delle piogge monsoniche. Questo invaso deve fornire di acqua non solo la provincia di Sindh, ove è situata Karachi, ma anche quella di Balochistan, la più grande in dimensione di tutto il Pakistan, dove sono situati i terreni agricoli meno irrigati dalle piogge. L’altra fonte, il fiume Indo, sta subendo anch’essa dei problemi, dovuti al clima più caldo degli ultimi anni sulle catene dell’Himalaya e del Kakakorum, con conseguente riduzione della massa di molti ghiacciai che per millenni hanno alimentato il fiume.

Il progetto di un grande acquedotto

Le autorità pubbliche che gestiscono l’acqua della città da anni cercano una soluzione a un problema che, oltre ad essere diventato cronico, rischia di peggiorare di anno in anno. Ma le inefficienze del sistema di distribuzione dell’acqua, con acquedotti che perdono percentuali importanti del proprio contenuto durante il percorso verso la città, hanno impedito di fatto il miglioramento della situazione. Attualmente, è in corso di realizzazione il progetto K-4, un sistema di condutture idriche lunghe circa 120 chilometri che dovrebbero portare poco meno di 2.500 milioni di litri di acqua al giorno nell’area urbana prelevandola dal bacino del lago Keenjar. L’ultimamento del progetto è previsto per la fine di quest’anno, ritardi e lungaggini operative e burocratiche permettendo. Ma il problema, come abbiamo visto, è complesso e di difficile soluzione, e riguarda non solo l’approvvigionamento, ma anche la distribuzione, la burocrazia e la corruzione endemica diffusa da quelle parti. Il sesto più grande agglomerato urbano al mondo ha sete, e l’emergenza sanitaria è alle porte.

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