Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Elezioni comunali. Riepilogo numerico. Le parole sono aria.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-06-12.

2018-06-12__Comunali__001

Le elezioni amministrative che si sono svolte domenica in 760 Comuni, tra i quali 20 capoluoghi di provincia, hanno coinvolto oltre 6 milioni e mezzo di elettori.

Usualmente non sarebbe corretto paragonare i risultati delle elezioni amministrative con quelli delle elezioni politiche, essendo i fattori in gioco totalmente differenti.

Facciamo però oggi una eccezione perché le variazioni percentuali sono state di entità tale da poter essere equiparate al risultato di un terremoto politico.

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«Complessivamente il centrosinistra aveva 16 sindaci nei comuni capoluogo di provincia e per ora ne riconferma solo 1. Il centrodestra ne aveva 3 e quest’oggi potrebbe festeggiare, oltre che Treviso e Catania, Barletta, Siracusa e Vicenza. Il Movimento 5 Stelle non sfonda: aveva il sindaco di Ragusa e per ora, salvo sorprese, si deve accontentare di correre ai ballottaggi in tre città: Avellino, Terni e la stessa Ragusa. » [Fonte]

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«Non va meglio al Pd che, fatte salvo Brescia e Ancona, non supera mai il 30% e alcune in molte città delle storiche ‘Regioni rosse’ è sotto il 20% . In altre è addirittura esclusa dal ballottaggio (Imperia, Terni, Viterbo, Messina e Siracusa). La lista del Pd è sotto la soglia critica del 10% a Sondrio (8), Imperia (9,7), Teramo (8,6), Viterbo (8), Ragusa (8), mentre a Trapani e Catania il simbolo non compare neppure sulle schede elettorali.» [Fonte]

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«Se ci fossero state le elezioni nazionali ieri il Pd sarebbe stato al 22%»

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«Il confronto con il 4 marzo. La Lega mobilita l’80% dei suoi. La battuta d’arresto dei 5 Stelle, che nei comuni capoluogo passano dal 32,7% di marzo al 12,1 di domenica, perdendo oltre 20 punti; e l’ulteriore crescita del Carroccio

Tre mesi dopo, la scelta più comune tra chi il 4 marzo aveva votato 5 Stelle è stata di non andare ai seggi domenica. E chi alle urne è andato, alle Comunali ha preferito spesso dare il suo voto altrove, al centrosinistra o al centrodestra. L’elettore della Lega, invece, è tornato al seggio nella gran parte dei casi (circa 8 su 10). E, in maggioranza, ha scelto il candidato sindaco del centrodestra. L’analisi dei flussi dell’Istituto Cattaneo — che mostra come si muove l’elettorato tra una elezione e l’altra — aiuta a capire i destini assai diversi dei due alleati di governo alle elezioni di domenica: la battuta d’arresto dei 5 Stelle, che nei comuni capoluogo passano dal 32,7% di marzo al 12,1 di domenica, perdendo oltre 20 punti; e l’ulteriore crescita della Lega — per le Amministrative non in giallo-verde, ma nel più «classico» centrodestra — con la coalizione (al 38% nei capoluoghi, dal 33,4 di tre mesi fa).»

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Cerchiamo di ricapitolare, nei limiti del possibile e con tanto buon senso.

– I sondaggi elettorali pubblicati erano sostanzialmente corretti.

Italia. Sondaggi. Lega 28.5%, M5S 30.1%. Nuovi orizzonti.

La Lega era stata lievemente sottostimata e M5S sovrastimato.

– Il centrosinistra aveva 16 sindaci nei comuni capoluogo di provincia e per ora ne riconferma solo 1.

– Lega e pd sono riuscite a mobilizzare per le comunali gran parte del loro elettorato, operazione non riuscita al M5S.

– Lega conquista un 38% dal 33.4% delle politiche.

– M5S passa dal 32.7% all’attuale 12.1%, verosimilmente a causa della mancata mobilizzazione dell’elettorato.

– Pd quasi stabile, stimabile al 22% contro il pregresso 19.7%.

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Per finire, si dovrebbe segnalare una vasta disponibilità a mutare voto, fatto questo che rende sempre più provvisori i risultati conseguiti.


Ansa. 2018-06-12. Comunali: Centrodestra a guida Lega avanza, M5s frena

“Sono stati riconosciuti i primi giorni da ministro”, dice Matteo Salvini nell’entusiasmo per i risultati della Lega alle Comunali, definiti “straordinari” . Il responsabile degli Interni, giocata senza remore la carta dell’immigrazione anche nei giorni del silenzio elettorale, si gode il successo da capo del Carroccio. Un’affermazione che potrebbe pesare sugli equilibri della maggioranza gialloverde di governo. Il partito più antico tracima nel Nordest prendendosi Treviso e Vicenza, trascinando un centrodestra ormai quasi egemonizzato, ma si radica sempre più anche al centro, con il caso eclatante di Pisa.

Nella città toscana tradizionalmente progressista Michele Conti va al ballottaggio contro il centrosinistra di Andrea Serfogli. La prima forza è sempre l’astensionismo, intorno al 40% e in genere non così alto alle amministrative,; stavolta é però meno accentuato al Sud rispetto al Nord, a paragone di altre tornate, fa sapere l’Istituto Cattaneo.

Quest’ultimo certifica la crescita ulteriore del centrodestra a trazione leghista, la tenuta complessiva di Pd e alleati, le difficoltà locali del M5S. Gli elettori del MoVimento rispetto alle politiche fanno scelte opposte in due città chiave, Brescia a Vicenza: nella prima vanno col centrosinistra, nell’altra col centrodestra. Ma oltre il 50% di loro si astiene. Un possibile fattore è la delusione, specie di quelli provenienti da sinistra, per il ‘contratto’ con la Lega e la linea durissima sui migranti. I pentastellati pagano non solo la cronica carenza di quadri a livello locale, ma forse anche un Luigi Di Maio costretto a inseguire la turbopolitica di Salvini. Ma per il capo politico e vicepremier “Davide continua a vincere contro Golia” e la rappresentazione dei media è falsata.

Il Pd si appunta la medaglia della riconferma di Emilio Del Bono a Brescia, in una terra ostica. Di fronte all’ascesa dei salviniani il centrosinistra tiene qua e là, facendo dire all’ex premier dem Paolo Gentiloni che il partito “non è morto”. Il segretario reggente Maurizio Martina parla di “risultati incoraggianti per una nuova stagione”. Il centrosinistra approda al secondo turno tra l’altro ad Ancona – unico capoluogo di regione al voto – e Avellino. Prosegue però inesorabile l’erosione delle roccaforti rosse.

A Siena il Pd rischia il municipio al ballottaggio. Sia i democratici che Forza Italia pagano il fenomeno dilagante delle liste civiche, ma secondo l’Istituto Cattaneo “a livello locale il bipolarismo regge”. Quanto a Forza Italia, se al Nord versa un dazio forte alla Lega, tiene in certe zone del Sud, come in Sicilia o ad Afragola (Napoli). A Imperia l’ex ministro e ras azzurro Claudio Scajola va al ballottaggio da solo contro il centrodestra di Luca Lanteri. Significativo il risultato del Lazio, dove M5S perde dei Comuni, ma a Pomezia esclude lo ‘scomunicato’ Fabio Fucci dal ballottaggio. Nella capitale il MoVimento resta fuori corsa nei due Municipi al voto anticipato. Un avviso a Virginia Raggi.


Adnk. 2018-06-12. Effetto Lega sulle Comunali: avanza il centrodestra

Sei sindaci eletti al primo turno, tre di centrodestra (Vicenza, Treviso, Catania), uno di centrosinistra (Brescia), due civici (Barletta, Trapani), e 14 città al ballottaggio (12 con un candidato di centrodestra): è il bilancio delle amministrative nei venti capoluoghi chiamati al voto che hanno visto avanzare il centrodestra trainato dalla Lega.

Tra i ballottaggi, in particolare, sette sono centrodestra-centrosinistra (Ancona, Brindisi, Massa, Pisa, Siena, Sondrio, Teramo), tre sono tra un candidato di centrodestra e un civico (Messina, Siracusa, Viterbo), uno tra due candidati di centrodestra (Imperia), tre con il M5S, che a Terni sfida il centrodestra, ad Avellino il centrosinistra, a Ragusa un civico.

Quanto ai primi cittadini già eletti, a Vicenza il candidato di centrodestra Francesco Rucco è il nuovo sindaco della città in precedenza guidata dall’ex primo cittadino del Pd Achille Variati. Mario Conte (Lega, Fdi con Giorgia Meloni, Fi, liste civiche Grande Treviso, Mario Conte sindaco, Zaia Gentilini, Unione di centro-lista Renosto) si afferma invece a Treviso. Il centrosinistra perde anche Barletta, dove al primo turno è stato eletto Cosimo Damiano Cannito appoggiato da diverse liste civiche, mentre regge a Brescia dove il primo cittadino uscente Emilio Delbono è stato confermato a pieni voti. Quasi un plebiscito, poi, per il neo sindaco di Trapani, Giacomo Tranchida, esponente del centrosinistra che si è presentato con una lista civica.

Facendo il punto sui ballottaggi, invece, a Pisa se la vedranno Michele Conti (Lega, Fi e Fdi) e Andrea Serfogli (Pd, liste civiche In lista per Pisa, Con Danti per Pisa, Riformisti per Pisa). A Brindisi Roberto Cavalera (Pri, Fi, Udc, liste civiche Brindisi popolare, Idea per Brindisi e Brindisi in alto) e Riccardo Rossi (Lista civica Brindisi bene comune, Liberi e uguali, Partito democratico, Lista civica Ora tocca a noi).

A Teramo la sfida è tra il candidato Giandonato Morra (Fi, Fdi, Lega, liste civiche Futuro in e Oltre Teramo 2023, Il popolo della famiglia) e Gianguido D’Alberto (Pd, liste civiche Teramo vive, Teramo 3.0 e Insieme possiamo). Stesso copione a Sondrio dove Marco Scaramellini (Fi, Fdi con Giorgia Meloni, Lega, liste civiche Sondrio liberale, Popolari retici, Sondrio viva!) se la vedrà con Nicola Giugni (Pd, Sinistra per Sondrio, liste civiche Sondrio 2020, Giugni sindaco, Sondrio democratica).

Centrodestra avanti anche a Viterbo dove Giovanni Maria Arena (Fi, Lega, Fdi con Giorgia Meloni e lista civica Fondazione!) va al secondo turno con la candidata civica Chiara Frontini (liste civiche Viterbo venti venti e Viterbo cambia).

Tutto si deciderà il 24 giugno anche ad Ancona dove si sfideranno la sindaca uscente del Pd Valeria Mancinelli e il candidato del centrodestra Stefano Tombolini. M5s fuori dal ballottaggio pure a Massa: qui il sindaco uscente Alessandro Volpi sostenuto da Pd, Sinistra Massa città d’Europa, Liste civiche Uniti per la città, 2018 Volpi sindaco, Sinistra progressista per Massa, Amare Massa e Articolo primo, ha ottenuto più preferenze ma non abbastanza da passare al primo turno. Se la dovrà vedere con candidato del centrodestra Francesco Persiani, appoggiato da Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni, Lista civica Persiani sindaco, Lega, Il popolo della famiglia, Fi.

A Siena sarà ballottaggio tra il sindaco uscente Bruno Valentini, appoggiato da Pd e Lista civica In campo, e Luigi De Mossi (Lega, Fi, Fdi, lista civica Voltiamo pagina).

Ad Avellino, Terni e Ragusa, invece, protagonisti saranno al secondo turno anche i pentastellati. Nella città campana Nello Pizza, candidato del centrosinistra appoggiato da Pd, Lista civica Avellino libera è progressista, Lista civica ad Avellino democratica, Lista civica Davvero Avellino, Lista civica Avellino è popolare, Lista civica Insieme Protagonisti e Lista civica Avellino rinasce, se la vedrà con Vincenzo Ciampi (M5s) è al 20,22%.

A Terni Leonardo Latini (Fi, Lega, Fdi con Giorgia Meloni, lista civica Terni civica e Il popolo della famiglia) sfiderà il candidato del M5s Thomas De Luca. A Ragusa Antonio Tringali, candidato sindaco del M5s, se la vedrà al ballottaggio con il civico Giuseppe Cassì (Ragusa – fuori dagli schemi Peppe Cassi’ sindaco, Movimento civico ibleo, Giorgia Meloni – Fratelli d’Italia e Peppe Cassindaco).

Sarà invece un ballottaggio tutto nel campo del centrodestra a Imperia. Passano al secondo turno l’ex ministro Claudio Scajola (liste civiche Obiettivo Imperia, Imperia insieme, Area aperta e Il popolo della famiglia) e Luca Lanteri (Lista civica Forza Imperia, Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni, Lista civica Progetto Imperia, Lega, Lista civica Vince Imperia).

A Messina non ce la fa a riconfermarsi l’ex sindaco Renato Accorinti. Al ballottaggio se la vedranno Placido Bramanti (Noi con Salvini, Fdi, Fi, Ora messina, Peloro 2023, Insieme x Messina, #diventerabellissima, Idea Sicilia – Popolari e autonomisti, Il Popolo della famiglia e Bramanti sindaco) e Cateno De Luca (liste Giovani x, Messina nord, Messina sud, La svolta per Messina, Messina centro, De Luca sindaco di Messina).

A Siracusa Ezechia Reale (Idea Sicilia – Popolari e autonomisti, Progetto Siracusa, Cantiere Siracusa – ora…tutti noi evoluzione civica, Amo Siracusa, Fratelli d’italia, Italia Unione di centro, Forza Italia Berlusconi per Siracusa, Siracusa protagonista) andrà al secondo turno con Francesco Italia (liste Francesco Italia sindaco, #fuorisistema per Siracusa e Siracusa 2023 – Pdr Sicilia futura).

I DUE MUNICIPI DI ROMA – Sconfitta del Movimento 5 stelle a Roma dove si votava in due municipi. Nel III, a spoglio ormai concluso, il candidato di centrosinistra Giovanni Caudo è avanti con il 42,06% sul candidato di centrodestra Francesco Maria Bova al 33,81%. Sarà ballottaggio, ma il Movimento 5 stelle resta fuori dalla sfida con la candidata Roberta Capoccioni, che dopo essere stata sfiduciata a febbraio scorso perdendo la maggioranza in consiglio, si è ricandidata fermandosi però al 19,18%. Amedeo Ciaccheri, candidato con una coalizione civica di centrosinistra, è il nuovo presidente nel Municipio VIII al primo turno. Quando sono state scrutinate 136 sezioni su 136, dati ufficiosi diffusi dal Campidoglio, Ciaccheri (Centro solidale per il municipio VIII, Amedeo Ciaccheri presidente super 8, Cittadini per il municipio 8 ciaccheri presidente, Pd e Leu) ha ottenuto il 54,05% delle preferenze. Il candidato di centrodestra Simone Foglio (Lega Salvini Lazio, lista civica per Simone Foglio presidente, Fi e Giorgia Meloni Fratelli d’Italia) si è fermato al 25,33%. Il candidato del M5s Enrico Lupardini si è fermato all’13,11%.


Corriere. 2018-06-12. M5S paga l’astensione. A casa un elettore su due e tanti scelgono gli avversari

Il confronto con il 4 marzo. La Lega mobilita l’80% dei suoi. La battuta d’arresto dei 5 Stelle, che nei comuni capoluogo passano dal 32,7% di marzo al 12,1 di domenica, perdendo oltre 20 punti; e l’ulteriore crescita del Carroccio

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Tre mesi dopo, la scelta più comune tra chi il 4 marzo aveva votato 5 Stelle è stata di non andare ai seggi domenica. E chi alle urne è andato, alle Comunali ha preferito spesso dare il suo voto altrove, al centrosinistra o al centrodestra. L’elettore della Lega, invece, è tornato al seggio nella gran parte dei casi (circa 8 su 10). E, in maggioranza, ha scelto il candidato sindaco del centrodestra. L’analisi dei flussi dell’Istituto Cattaneo — che mostra come si muove l’elettorato tra una elezione e l’altra — aiuta a capire i destini assai diversi dei due alleati di governo alle elezioni di domenica: la battuta d’arresto dei 5 Stelle, che nei comuni capoluogo passano dal 32,7% di marzo al 12,1 di domenica, perdendo oltre 20 punti; e l’ulteriore crescita della Lega — per le Amministrative non in giallo-verde, ma nel più «classico» centrodestra — con la coalizione (al 38% nei capoluoghi, dal 33,4 di tre mesi fa).

«Totale assenza di un gruppo dirigente sul territorio»

Vale sempre l’avvertenza alla cautela: è un confronto tra Politiche e Amministrative. Ma i dati che emergono dall’analisi del Cattaneo sono netti. Nelle quattro città esaminate — Ancona, Brescia, Pisa e Vicenza — più del 50% di chi aveva scelto 5 Stelle alle Politiche a questo giro si è astenuto (tranne ad Ancona: 43,5%). E chi ha votato lo ha fatto, ad eccezione di Ancona, per altri candidati: a Brescia il 26,8% degli elettori grillini ha preferito il centrosinistra, contro il 17,4 che ha messo la croce sul candidato pentastellato; a Pisa e Vicenza preferito invece il centrodestra (rispettivamente il 24,3 e 30,6%). Le scelte dell’elettorato grillino in libera uscita «non sono univoche»: «Chi si aspettava che l’alleanza con la Lega portasse gli ex elettori del Pd passati al M5S a tornare nel centrosinistra — precisa Rinaldo Vignati, curatore dell’analisi — a Pisa è stato sonoramente smentito». E non solo a Pisa. «Il Movimento a livello nazionale ha in pancia 2,5 milioni di voti presi nel tempo al Pd — è il commento di Roberto Weber, presidente dell’Istituto Ixè — . Elettori che ora possono fare fatica a votare M5S alleato della Lega ma non tornano al Pd. Ingrossano l’astensione, perché l’insofferenza per il partito che hanno lasciato è alta». Ma più che l’alleanza con la Lega, per Weber, il Movimento paga la «totale assenza di un gruppo dirigente sul territorio». Semplicemente: «Non si vedono».«A differenza della Lega, che lavora sul territorio con esponenti riconoscibili», sottolinea Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia Research. Ma non solo: «I temi del Carroccio hanno molta presa sull’elettorato anche a livello locale: si pensi all’immigrazione, questione percepita proprio nelle città; o alle tasse».

Fattore Salvini

Ma se chi il 4 marzo aveva scelto la Lega è tornato alle urne per una quota maggiore dell’80% (tranne ad Ancona, nell’analisi del Cattaneo), non così è stato per Forza Italia. Che ha pagato di più l’astensione. Anche perché, nella concorrenza interna al centrodestra, «forse FI risente, appunto, della narrativa forte di Salvini, vicina all’attualità», commenta Ghisleri. E poi c’è il fattore Salvini: «È un capo partito moderno, sa quali sono le corde da toccare e le tocca — per Nicola Piepoli —. È vitale e lo comunica». La Lega, adesso, «sarebbe intorno al 25% a livello nazionale, dal 17,3 delle Politiche». L’analisi del Cattaneo sottolinea come dal 4 marzo a domenica ci sia stato un travaso di elettori dalla Lega al Pd, come a Vicenza (il 21,1%) e Pisa (18,8): l’ipotesi, sottolinea l’analisi di Vignati, è che si tratti di persone provenienti del mondo del sindacato legato alla sinistra, attratti dalle modifiche alla legge Fornero o dai temi dell’immigrazione a livello nazionale, poi tornati verso sinistra nel voto locale.

Il peso diminuito di Renzi

E il Pd, rispetto al 4 marzo, si mostra capace di mantenere il suo elettorato, che alle urne ci va e resta anche fedele alla coalizione di centrosinistra (intorno al 90% a Brescia, Vicenza e Ancona; non a Pisa, dove la concorrenza a sinistra era forte). Anche i dem «sono lievemente risaliti — sottolinea l’ad dell’Istituto Piepoli —. Se ci fossero state le elezioni nazionali ieri il Pd sarebbe stato al 22%. Non ha più il peso di Renzi, perché localmente non c’è, e quindi è cresciuto». Ma i 5 Stelle, è la previsione, si riprenderanno già alle Europee di maggio 2019: «L’Europa, la contestazione… lì troveranno terreno adatto — conclude Piepoli —, quando non si parlerà di strade e bisogni personali, ma di grandi temi».


La Stampa. 2018-06-12. Nei Comuni i grillini bruciano venti punti, ma saranno ago della bilancia ai ballottaggi

Il M5S dal 32% delle politiche al 12% delle amministrative. Boom di Salvini che deve rassicurare Di Maio

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I voti, ormai, si guadagnano e si perdono in un amen. Esempio: alle Politiche i grillini erano riusciti a sfondare il 50 per cento in tre dei 20 Comuni capoluogo dove domenica si è votato; ed erano andati ben oltre il 40 in altre cinque città. Per cui sarebbe stato lecito attendersi che eleggessero direttamente almeno un paio di sindaci. E invece non ne hanno portato a casa nessuno. Solo tre volte (ad Avellino, a Ragusa e a Terni) hanno raggiunto a malapena i ballottaggi. Quel che è peggio, le percentuali grilline sono crollate da una media lusinghiera del 32,7 nelle Politiche a un misero 12,1 per cento (elaborazione dell’Istituto Cattaneo). In certi casi l’emorragia è stata impressionante. A Brindisi i Cinque stelle hanno perso il 31 per cento. A Trapani addirittura il 41. Va detto che le elezioni locali non sono mai state il loro forte. Mancano da sempre di «riconoscibilità territoriale». Possono anzi dire di aver fatto meglio del 2013, quando la media nei Comuni capoluogo fu dell’11,5. Ma chiaramente qualcosa non va. 

Boom del centrodestra  

Viceversa il centrodestra è lievitato sia rispetto alle Politiche (dal 33,4 al 38), sia nel confronto con le amministrative di cinque anni fa (stava al 22,7). Domenica ha eletto direttamente tre sindaci: a Catania (il berlusconiano Salvatore Pogliese), a Vicenza (Francesco Rucco, leghista) e a Treviso (Mario Conte, salviniano). Per un soffio ha mancato il bersaglio a Sondrio e a Terni. Parteciperà il 24 giugno al ballottaggio in altri 12 Comuni capoluogo, e decisivi saranno in molti casi gli elettori pentastellati per far pendere la bilancia a destra o a sinistra. Non a caso Salvini ha già iniziato il corteggiamento. Dichiarazione di ieri (si faccia attenzione alle parole): con M5S «non ci sarà nessun apparentamento ufficiale», un modo per far intendere che a livello informale qualche forma di alleanza magari nascerà. Nello stesso tempo, tra i seguaci di Di Maio cresce il sospetto che la Lega stia diventando un po’ troppo intraprendente, che Salvini si allarghi dove non dovrebbe, col risultato di rafforzarsi a spese degli alleati governativi. Quel vecchio marpione di Mastella va ripetendo in giro che «Dracula Salvini succhia sangue ai Cinque stelle». Anche per questo motivo, l’astuto leader della Lega si è precipitato a chiarire che lui non prevarica affatto Di Maio, la Lega non esercita alcuna forza trainante, i grillini possono star sereni. 

Resurrezione Dem  

Tra gli sconfitti del 4 marzo, Forza Italia è scivolata ancora più in basso, ma è riuscita a mascherare lo smacco dietro il trionfo di Catania. Berlusconi non può dirlo in pubblico, ma gongola per il 35 per cento del suo vecchio amico Scajola a Imperia, che tiene a bada il più giovane e rampante governatore della Liguria, Toti. Anche al Pd poteva andare molto, ma molto peggio. È riuscito a eleggere Emilio Del Bono a Brescia (dove non era facile). Ha mancato per un pelo la vittoria ad Ancona. Difende con onore le posizioni un po’ dappertutto, sebbene a Pisa, a Siena e a Massa (le roccaforti toscane) non si sa come finirà nei ballottaggi. Martina, reggente Dem, parla di «risultati incoraggianti». E Renzi ne ha subito profittato per far pesare ai suoi: «Ecco la dimostrazione lampante di cosa potrebbe fare il Pd, se non passasse la settimana a litigare».  

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