Pubblicato in: Commercio, Materie Prime, Politica Mondiale, Stati Uniti, Unione Europea

Dazi Usa. Dimensioni e ripercussioni sul Made in Italy.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-06-07.

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La Unione Europea esporta / esportava negli Stati Uniti acciaio per 5.3 miliardi di euro ed alluminio per 1.1 miliardi.

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In migliaia di tonnellate, Germania 951, Olanda 633, Francia 237, Svezia 216, Italia 212, Lussemburgo 207, Spagna 193, Regno Unito 173, Portogallo 169, Belgio 154, Austria 87, Repubblica Ceka 69.

In linea generale, sono volumi e cifre non certo impegnative.

Si consideri, per esempio, come il pil prodotto nel 2017 dall’Unione Europea ammonti a 18,495.349 miliardi di Usd, mentre quello dell’eurozona a 16,199.074 miliardi.

«L’UE-28, la Cina e gli Stati Uniti sono i tre maggiori attori globali del commercio internazionale dal 2004, anno in cui la Cina ha superato il Giappone. Nel 2016 il valore totale di esportazioni e importazioni di merci riportato per l’UE-28, per la Cina e per gli Stati Uniti era pressoché identico, avendo raggiunto 3 455 miliardi di euro nell’UE-28 …. Il Giappone ha registrato il quarto valore più elevato di scambi di merci, pari a 1 131 miliardi di euro» [Eurostat]

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Appare del tutto evidente come i 6.4 miliardi imputabili ai dazi, pur rilevanti come cifra assoluta, siano percentualmente ben poca cosa rispetto all’export di 3,455 miliardi verso gli Stati Uniti d’America.

Sembrerebbe quindi lecito il domandarsi del perché di tanto clangore attorno a questo provvedimento.

Se è vero che la Germania sembrerebbe essere il paese più colpito, sarebbe altrettanto vera la constatazione che in termini percentuali non aggrava in modo significativo.

In un’altra ottica si potrebbe considerare il pessimo stato di salute della produzione di acciaio in Germania

Merkel. «Tedeschi, volete ‘clima’ od acciaio?»

Cina. Grande Muraglia contro la Germania. – Handelsblatt.

Questa considerazione potrebbe almeno in parte giustificare il risentimento tedesco e, quindi, europeo.

Ma forse potrebbero essere altre considerazioni quelle più pregnanti.

La produzione dell’acciaio implica quella del carbone, e di buona qualità. Estrazione di materiali ferrosi, di carbone e produzione dell’acciaio sono intimamente correlati. Gli Stati Uniti stanno ora facendo tornare in auge il carbone, mentre la Germania argomenta che vorrebbe cessarne la produzione.

Però queste sono produzioni strategiche, che assommano una grande quantità di brevetti e di know-how. Senza una ragionevole export questa produzione già in crisi potrebbe diventare insostenibile.

Come si constata, il problema è molto sfaccettato.


Adnk. 2018-06-05. Dazi Usa, i rischi per il Made in Italy

I dazi introdotti dagli Stati Uniti minacciano circa 40 miliardi di euro di Made in Italy. Secondo alcune recenti analisi, la stretta di Trump – che prevede dazi del 25% sulle importazioni di acciaio e del 10% sull’alluminio – sta per ricadere su una serie di prodotti italiani che ogni anno vengono esportati negli Usa.

Secondo un’analisi Coldiretti – su base dati Istat – a rischio ci sarebbero 40,5 miliardi di esportazioni italiane, che nel 2017 hanno raggiunto il record storico. Gli Stati Uniti sono inoltre il principale mercato di riferimento per il Made in Italy fuori dall’Unione europea, con un impatto rilevante anche per l’agroalimentare.

Una strategia, quella dell”America First’, che – come ha fatto sapere il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker – non lascia altra scelta “se non procedere con un ricorso all’Organizzazione Mondiale del Commercio e con l’imposizione di dazi aggiuntivi su una serie di importazioni” da oltre Atlantico.

MISURE UE – Tali ‘misure di riequilibrio’ su prodotti importati dagli Usa potrebbero essere attivate entro 90 giorni dall’entrata in vigore dei dazi americani. Una black list che potrebbe includere magliette, pantaloni, biancheria e scarpe (che l’Italia importa dagli Usa per 18,6 milioni di euro, dati 2017) e cosmetici (rossetti, ciprie, manicure per 10,4 milioni di euro).

Ma anche, come reso noto dalla Commissione lo scorso marzo, fagioli rossi secchi, alcuni tipi di riso come il parboiled o la spezzatura di riso, il burro d’arachidi, i mirtilli rossi, il succo d’arancia, il Bourbon Whiskey americano e le sigarette.

NEL 2016 – Secondo un’altra analisi, fatta dal Centro studi di Unimpresa (su dati Istat e riferita al 2016), il totale delle esportazioni italiane negli Stati Uniti d’America ammonta a 36,7 miliardi di euro.

Nel dettaglio, sul totale delle esportazioni, nel 2016 gli alimentari pesano per 2,02 miliardi (5,49%), in crescita di 137 milioni rispetto al 2015 (+7,25%); le bevande per 1,7 miliardi (4,66%), in crescita di 74 milioni (+4,49%) sul 2015; il settore tessile vale 515 milioni (1,39%), in diminuzione di 34 milioni (-6,19%) sull’anno precedente; quota 1,5 miliardi (4,25%) per l’abbigliamento, in discesa di 95 milioni (-5,71%) sul 2015; per quanto riguarda la pelle, l’ammontare delle esportazioni si è attestato a 1,7 miliardi (4,73%), in calo di 56 milioni (-3,11%).

LE AREE – Cambiando area, il settore della chimica ha fatto registrare esportazioni per 1,6 miliardi (4,46%) in crescita di 44 milioni (+2,74%) sull’anno precedente; nel 2016, poi, sono stati esportati prodotti farmaceutici per 1,9 miliardi (5,26%), cifra in aumento di 415 milioni (+27,18%) sul 2015; l’export dei minerali si è attestato a 1,3 miliardi (3,76%), in crescita di 62 milioni (+4,67%), mentre quello dei metalli è calato di 456 milioni (-31,58%) a quota 988 milioni (2,68%).

E ancora: l’elettronica vale 1,3 miliardi (+3,56%), valore in crescita di 31 milioni (+2,41%) rispetto ai 12 mesi precedenti. Crescita di 212 milioni (+3,05%) per i macchinari, che pesano 7,1 miliardi (19,40%), mentre è risultato in calo di 375 milioni (-7,66%) l’ammontare delle esportazioni di autoveicoli, sceso a 4,5 miliardi (12,24%); l’export di navi, treni e aerei ammonta a 3,6 miliardi (9,89%), in salita di 873 milioni (+31,43%).

Nel 2016, poi, sono stati esportati mobili per 911 milioni (2,47%) in crescita di 90 milioni (+10,96%); altri prodotti di manifattura pesano per poco più di 2 miliardi (5,45%), in salita di 114 milioni (+6,01%). Il resto delle esportazioni di made in Italy, che non rientrano nelle precedenti categorie, valgono 3,8 miliardi (10,32%), in discesa di 96 milioni sul 2015 (-2,46%).

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