Pubblicato in: Unione Europea

Si profilerebbe un asse italo – francese.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-06-05.

Accordo 001

«Intanto, anche la cancelliera ieri si è fatta viva con il premier italiano»

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«Ci siamo dati appuntamento al G7 fissato per la prossima settimana in Canada – ha scritto Conte su Facebook -: avremo anche un incontro bilaterale»

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«Merkel l’ha pure invitato ad andare quanto prima a Berlino»

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«pronta alla solidarietà per i partner dell’Eurozona …. ma non deve sfociare in un’unione di debiti»

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«Ieri Macron ha parlato al telefono con Conte»

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«tendere la mano e proporre un lavoro congiunto sull’Europa»

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«Il governo dovrà cimentarsi da subito sui negoziati in corso sul bilancio europeo, sulla riforma del diritto d’asilo e sul completamento dell’unione bancaria …. Operando le alleanze opportune»

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La situazione è complessa e fluida: nessuno sarebbe in grado di prognosticare il futuro.

Forse, il prossimo G7 potrebbe dare qualche chiarimento, ma non ci si dovrebbe contare troppo.

Un elemento sembrerebbe invece essere certo.

In questo momento ciascun stato dell’Unione Europea ha problemi severi, la soluzione dei quali sembrerebbe essere contrastante con quella degli altri stati.

Le vecchie alleanze in seno al Consiglio Europeo sono saltate. Mr Juncker e Mr Tusk contano ancora, e molto, ma non sono più egemoni.

La Germania di Frau Merkel è un’anatra zoppa da ambedue le zampe, e le dichiarazioni ufficiali rese dal Presidente della Deutschen Akademie der Technikwissenschaften prospettano per la Germania un avvenire travagliato, molto travagliato.

Non si può dare torto a Mr Macron di cercarsi alleati ovunque.

Se votassero come a lui potrebbe convenire, anche i ‘populisti’ andrebbero benissimo.

Si potrebbe solo sperare che Mr Conte stipuli per l’appoggio italiano il giusto ed equo riconoscimento. Converrebbe ad ambedue le parti.


Stampa. 2018-06-03. La strategia di Macron: patto con il governo Conte in chiave antitedesca

Sul tavolo il bilancio Ue e le riforme del diritto d’asilo e dell’unione bancaria Merkel: no all’unione dei debiti. Juncker: l’Italia non diventi un’altra Grecia.

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Quando nacque l’alleanza M5S-Lega, Emmanuel Macron reagì stizzito, definendole «forze paradossali su un progetto che non vedo». I timori scaturivano dai leghisti amici di Marine Le Pen, la sua arcinemica (e che, a sua volta, guarda ai grillini come alla peste). Con un premier come Giuseppe Conte, in quota pentastellata e un vago passato di sinistra, e dopo che si è evitato un ministro anti-euro all’Economia, Macron ha tirato un sospiro di sollievo. Da venerdì i francesi sono di nuovo molto attivi con gli italiani a livello diplomatico. 

Ieri Macron ha parlato al telefono con Conte. L’aveva già fatto (e prontamente) una settimana fa, prima dello psicodramma Savona-Mattarella. In entrambi i casi per «tendere la mano e proporre un lavoro congiunto sull’Europa», commentano all’Eliseo. Si dirà: è la strategia di Macron, che parla con tutti, addirittura con Donald Trump e Vladimir Putin.  

«Il governo dovrà cimentarsi da subito sui negoziati in corso sul bilancio europeo, sulla riforma del diritto d’asilo e sul completamento dell’unione bancaria», aveva detto Conte, dopo aver ottenuto per la prima volta l’incarico. Come? «Operando le alleanze opportune». Macron da mesi sta insistendo per completare l’unione bancaria con Angela Merkel, che da quell’orecchio non ci sente. Non perde occasione per ricordare ai tedeschi che devono ridurre il loro surplus commerciale con gli altri Paesi europei, argomento che potrebbe interessare pure Conte. Perfino sulle questioni di bilancio, il desiderio di aumentare quello generale dell’Ue di Macron, così da alimentare nuovi investimenti, è un’idea che non piace a Berlino ma che potrebbe non dispiacere a Roma. 

Fra l’altro il presidente francese ha fatto i salti mortali per ritornare, dopo dieci anni, sotto il 3% del deficit pubblico alla fine del 2017. Voleva conquistarsi la fiducia dei tedeschi. Ma Angela Merkel, indebolita politicamente, non gli va dietro comunque. E intanto a fine 2018 centrare di nuovo l’obiettivo sarà per la Francia molto faticoso. E se Macron ritornasse, come l’ha fatto nel passato, a parlare di maggiore flessibilità sui parametri di Maastricht? E se trovasse una sponda in Italia per questa battaglia?  

Intanto, anche la cancelliera ieri si è fatta viva con il premier italiano. «Ci siamo dati appuntamento al G7 fissato per la prossima settimana in Canada – ha scritto Conte su Facebook -: avremo anche un incontro bilaterale». Merkel l’ha pure invitato ad andare quanto prima a Berlino. Quasi volesse mettere le mani avanti rispetto a un possibile feeling fra Parigi e Roma. Ma la cancelliera è prudente: «Pronta alla solidarietà per i partner dell’Eurozona – ha dichiarato in un’intervista che sarà pubblicata oggi dalla Frankfurter Allgemeine – ma non deve sfociare in un’unione di debiti». 

Quanto ai migranti, la sintonia tra il presidente francese e Conte potrebbe non essere perfetta. Macron ha appena fatto approvare una legge durissima, molto più restrittiva della legislazione ora in vigore in Italia. Nei primi quattro mesi dell’anno le espulsioni di clandestini sono aumentate del 4% in Francia. Tutto questo, però, alla fine potrebbe tradursi proprio nella volontà di Parigi (la stessa da anni) di non partecipare a una maggiore solidarietà nell’accoglienza dei migranti a livello europeo. Poi, Macron non vuole riformare le regole di Dublino per cui a doversi far carico dello status di rifugiati è il primo Paese di entrata nell’Ue. Matteo Salvini di sicuro non apprezzerà. 

L’Europa che però si riposiziona. Ieri il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, è tornato a chiedere rispetto per l’Italia: non si faccia l’errore che fece la Germania con la Grecia, calpestando sua dignità.  

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