Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Italia. Sondaggi. Lega 28.5%, M5S 30.1%. Nuovi orizzonti.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-06-04.

2018-06-03__Italia. Sondaggi. Lega 28.5%, M5S 30.1%.__001

I sondaggi elettorali che si sono succeduti a ritmo continuo negli ultimi tre mesi dopo le elezioni politiche hanno evidenziato la sostanziale tenuta percentuale del Movimento Cinque Stelle e del Partito democratico. Nel converso, mentre Forza Italia perde cinque punti percentuali, la Lega ne conquista 11.1, collocandosi ad oggi al 28.5%. È evidente come questo aumento sia stato sostenuto solo in parte dal travaso di voti da FI alla Lega.

La somma algebrica M5S più Lega rende 58.6%: una maggioranza percentuale al momento difficilmente constatabile nei paesi europei. Ma la maggioranza percentuale non riflette quella dei seggi.

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Facciamo adesso due conti, che per definizione saranno approssimati, ma che dovrebbero rendere l’idea.

– Alla Camera dei Deputati il centrodestra ha 260 seggi ed il M5S 221. Un totale di 481 seggi.

Maggioranza assoluta 316 deputati, maggioranza dei due terzi 420 deputati.

– Al Senato il centrodestra ha 135 seggi ed il M5S 112. Un totale di 247 seggi.

Maggioranza assoluta 161 senatori, maggioranza dei due terzi 215 senatori.

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Costituzione. Articolo 138.

«Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.

Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non e` promulgata se non e` approvata dalla maggioranza dei voti validi.

Non si fa luogo a referendum se la legge e` stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.»

Si deduce quindi che l’attuale Governo, raggiungendo un ragionevole accordo con Forza Italia, avrebbe sulla carta tutti i numeri per procedere anche a variazioni costituzionali senza lasciar luogo ad un eventuale referendum.

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Questa è una possibilità che ovviamente soggiace al raggiungimento di un valido accordo politico tra le parti: nella vita, però non si sa mai: tutto è possibile in politica. L’attuale Governo potrebbe anche iniziare ad accarezzare questa idea.


→ Corriere. 2018-06-02. La Lega al 28,5%, i 5 Stelle scendono al 30,1. Risale il Pd

Il «governo del cambiamento» prende avvio al termine di una settimana densa come non mai di cambiamenti: di scenario, di premiership, di candidati ministri, di composizione del possibile esecutivo, di dichiarazioni roboanti seguite da comportamenti contraddittori. E sullo sfondo si era perfino fatta molto concreta l’ipotesi di elezioni anticipate, da svolgere addirittura a fine luglio. Il tutto seguito in diretta da tutti, in una sorta di Truman show della politica. Tutto ciò ha determinato una forte radicalizzazione delle opinioni, più influenzate dall’animosità che dal merito delle questioni, sia che si trattasse delle prerogative costituzionali del presidente della Repubblica oppure dei motivi e delle conseguenze dell’aumento dello spread.

In questo contesto chi si rafforza e chi si indebolisce in termini di orientamenti di voto a tre mesi dalle elezioni del 4 marzo? Il sondaggio odierno, realizzato tra mercoledì e giovedì, fa registrare innanzitutto un aumento del 4,3% dell’area grigia costituita da indecisi e astensionisti: si tratta di oltre due milioni di elettori con ogni evidenza disorientati o delusi dalle vicende delle ultime due settimane. Al primo posto in graduatoria si conferma il M5S con il 30,1%, in calo di 2,5% rispetto alla metà di maggio e per la prima volta in flessione rispetto al risultato elettorale. A seguire la Lega, che fa segnare un’ulteriore crescita, attestandosi al 28,5%, 11 punti in più di quanto ottenuto alle politiche. La serie storica dei sondaggi evidenzia l’aumento costante del partito di Salvini che ormai si colloca a 1,6% di distanza dal Movimento. A seguire il Pd con il 19,2%, in lieve crescita, e Forza Italia, oggi al 9% in calo del 3% rispetto al precedente sondaggio e del 5% rispetto alle elezioni.

Assistiamo quindi a una mobilità di voto inusuale a soli tre mesi dalle elezioni. L’analisi dei flussi elettorali mostra che la Lega beneficia di una elevata fedeltà di voto — il 92% di chi ha votato il partito di Salvini oggi conferma la propria scelta — e rappresenta il principale catalizzatore dei voti in uscita dagli altri partiti. Il M5S può contare su una fedeltà di voto inferiore, ma tutt’altro che trascurabile, pari al 76% ed è penalizzato dall’uscita di elettori in direzione dell’area grigia (16%) e della Lega (5%). I dem presentano un livello di fedeltà in linea con i pentastellati (77%) e la quota prevalente dei delusi si dichiara indeciso o astensionista (13%) oppure sceglie M5S (4%) o Lega (3%). L’elettorato di Forza Italia appare più disorientato: solo il 55% confermerebbe il proprio voto al partito di Berlusconi, il 22% si colloca nell’area grigia e il 17% sceglie la Lega. Da ultimo, coloro che si sono astenuti alle politiche in larga misura riconfermerebbero la propria scelta (70%), mentre il 12% tornerebbe a votare scegliendo Lega, il 6% Pd e il 5% M5S.
I flussi determinano non solo le variazioni nelle intenzioni di voto ma anche un cambiamento della composizione interna delle singole forze politiche lungo l’asse destra-sinistra. Nel M5s da sempre si registra una quota elevata (oggi al 34%, in aumento di 7 punti) degli elettori che non si collocano lungo questo asse; è interessante osservare che rispetto al 4 marzo diminuisce di 10 punti la quota di coloro che si considerano di destra o centrodestra (oggi rappresentano il 15%), mentre è stabile la quota degli elettori di sinistra o centrosinistra che costituisce il 37% dei pentastellati. Tra i dem si registra una diminuzione di coloro che si collocano nel centrosinistra (58%, in calo di 8 punti) e il concomitante aumento (+ 5 punti) della componente di sinistra (27%).

Insomma, il nuovo governo giallo-verde è sostenuto da un elettorato leghista che si colloca sempre più a destra/centrodestra nonché da quello pentastellato la cui componente prevalente si dichiara di sinistra/centrosinistra oppure non si colloca. Si tratta di elettorati complementari che, come evidenziato nel sondaggio della scorsa settimana, esprimono bisogni e interessi differenti. Si tratta di un amalgama il cui collante è rappresentato dalla promessa di cambiamento.

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