Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Asta Bot. Rendimento da -0.40 salito a +1.213%. Costo sessanta milioni.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-29.

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Fare discorsi sereni è sempre stato molto difficile, e lo è ancor di più nei momenti di turbolenze politiche e finanziarie. Però, a nostro parere, ne val sempre la pena.

Il punto critico è l’avere un debito delle pubbliche amministrazioni levitato a 2,302 miliardi di euro, e tutto ciò in un momento storico fortemente avverso.

A questo punto è sterile discussione imputare la colpa a destra o manca: tanto il debito rimane tale e quale.

Il problema può essere semplicemente riassunto in pochissimi punti, tutti molto dolorosi.

– I debiti si pagano. Nessuna illusione. Nessuno sconto.

– Il primo problema italiano consiste nel fatto che entro fine anno dovrà rinnovare 286 miliardi di titoli andati in scadenza: in altre parole, dovrà trovare chi li comperi. E senza fare offerte appetibili si corre il rischio di non trovare acquirenti.

– Senza un clima di fiducia gli acquirenti scappano via a gambe levate. E se nessuno li rinnovasse, il Tesoro dovrebbe rimborsare i detentori, ma non ha nemmeno lontanamente una copertura sufficiente.

– È controproducente strillare che si è schiavi dei creditori: volenti o nolenti il denaro ce lo mettono loro e non sono così sciocchi da allocare una cifra di tale portata senza garanzie concrete. Si noti anche che il problema non è solo quello di questo anno: sarà così per tutti gli anni futuri fino a tanto che i debiti non saranno estinti.

– Il secondo problema italiano consiste nel fatto che a livello mondiale il tasso di remunerazione dei titoli sta salendo sulla scia degli aumenti dei tassi negli Stati Uniti. È nella logica delle cose che chi abbia cifre da investire le allochi ove usufruisce del rendimento migliore e delle garanzie più sicure. Ergo, se si vuole trovare acquirenti si devono mandatoriamente aumentare i tassi di rendimento. E questo è un fenomeno che coinvolge tutta l’eurozona, che poco o nulla fece in passato per prepararsi a questa evenienza.

– Il terzo problema italiano consiste nel fatto che l’epoca in cui si poteva integrare in modo consistente le entrate statali ricorrendo al debito è finita. Piaccia o meno: è finita. Se già un primo passo potrebbe essere il non contrarre nuovi debiti, l’unica cosa ragionevole sarebbe quella di iniziare a ridurre il debito pubblico. Detto in parole diverse, riducendo in modo consistente le uscite statali.

– Il quarto problema italiano consiste nella diffusa credenza che la identificazione ed eliminazione degli sprechi potrebbe risanare la situazione. Sicuramente non esiste sana gestione senza una procedura del genere, ma non ci si faccia illusione di sorta: si risparmierebbero briciolotti. Serve un’opera legislativa di abrogazione di leggi che comportavano spese, con il conseguente licenziamento dei dipendenti pubblici che prima le applicavano.

– Il quinto problema italiano è il mito del posto pubblico inamovibile. Tutta la pregressa ‘austerità‘ è stata pagata dal solo comparto produttivo, subissato di chiusure e licenziamenti, e dai giovani che non riescono a trovare lavoro. I dipendenti delle pubbliche amministrazioni non sono stati toccati, perpetrando così una immane ingiustizia, che non può più a lungo essere tollerata.

– Il sesto problema italiano è il mito del ‘diritto precostituito‘. Anche la nobiltà francese a fine settecento poteva vantare diritti precostituiti. Poi, un bel giorno, venne la rivoluzione e la ghigliottina eliminò in modo definitivo tutti i petitivi. In un naufragio ci si accontenti di aver salvato la pelle: chi sulla scialuppa reclamasse la colazione a letto perché aveva pagato il biglietto di prima classe, di norma viene scaraventato in mare: lui e le sue ubbie.

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«Il Tesoro, come da calendario, questa mattina ha collocato 5,5 miliardi di euro di Bot a sei mesi ed è andato così a testare la disponibilità degli investitori a comprare la nostra carta.»

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«Visto il contesto molto difficile, il rendimento è stato alzato all’1,213%, vale a dire decisamente più in alto rispetto al -0.40% circa dell’ultima asta di aprile»

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«Significa che alle casse dello Stato questa emissione di Bot costerà oltre un punto percentuale in più che si traduce in un maggior esborso per 60 milioni di euro circa»

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Si faccia attenzione, molta attenzione. Il figliol prodigo tornò alla casa del padre solo dopo che aveva sperperato tutto il suo capitale in banchetti e prostitute: ridotto alla fame, ridottosi ad invidiare il pastone dato ai maiali quando nessuno gli dava alcunché da mangiare si risolse al gran passo. Cerchiamo di non sperperare quel poco che ancora è rimasto.


Stampa. 2018-05-29. Ecco perché i Btp fanno di nuovo paura

I Btp fanno di nuovo paura. Questa mattina sullo spread è di nuovo scattato l’allarme rosso. Il differenziale tra il Btp e il Bund tedesco ha sfondato quota 300 punti base per poi rientrare di nuovo sotto questo livello. La volatilità è molto alta e si potranno vedere nuove oscillazioni nell’arco della giornata. 

È l’effetto delle forti vendite sul nostro debito da parte degli operatori per il timore di una deriva populista dell’Italia.

Segnali preoccupanti sono arrivati anche dal primo appuntamento vero e proprio con il mercato. Il Tesoro, come da calendario, questa mattina ha collocato 5,5 miliardi di euro di Bot a sei mesi ed è andato così a testare la disponibilità degli investitori a comprare la nostra carta. Visto il contesto molto difficile, il rendimento è stato alzato all’1,213%, vale a dire decisamente più in alto rispetto al -0,40% circa dell’ultima asta di aprile. Significa che alle casse dello Stato questa emissione di Bot costerà oltre un punto percentuale in più che si traduce in un maggior esborso per 60 milioni di euro circa. 

Domani è attesa un’altra tornata con il Tesoro che emetterà Btp a cinque e 10 anni per un ammontare massimo di 4 miliardi (la forchetta minima è di due miliardi). Molto probabilmente, anche in questo caso, si andrà su un rendimento molto più elevato di quello dell’ultima volta. Le scorse emissioni, del 27 aprile, erano state collocate allo 0,56% per il Btp a cinque anni e all’1,70% per il dieci anni. 

«La volatilità è estrema in queste ore – dice Vincenzo Longo di Ig -. Il rendimento potrà cambiare anche di molto, sia in una direzione, sia nell’altra. A tratti, questa mattina, sono emerse operazioni da “panic selling”, in genere guidate dagli investitori esteri».  

Intanto le quotazioni di molte emissioni di Btp sono scese sotto quota 100. Un vero terremoto se si guarda ai prezzi. Per fare un esempio, il Btp Italia con scadenza 11 aprile 2024 e nel portafoglio di molte famiglie a metà giornata scambiava a 92 che significa una perdita in conto capitale dell’8% per chi intende vendere adesso e non va a naturale termine. Per Longo la situazione non è destinata a migliorare nel breve e si protrarrà almeno fino a che non si vedranno degli sviluppi che «piacciono al mercato». 

Intanto la tensione ha contagiato anche gli altri Paesi della periferia dell’Europa. Questa mattina il bond decennale del Portogallo è salito al 2,27% dal 2% di ieri. Il Bono spagnolo è cresciuto anch’esso di 11 punti base e si è portato a quota 1,61%. L’euro è in discesa e si muove intorno a 1,1546 sul dollaro. 

Ma il costo del nostro debito rimane basso  

«Dal punto di vista fiscale, l’aumento dei rendimenti del Btp non preoccupa nel breve periodo – scrive Alessandro Tentori, a capo di AXA Investment Managers Italia -. La lungimirante politica di emissione del Mef (in particolare l’allungamento della vita residua del debito pubblico) contribuisce a mantenere storicamente basso il costo di rifinanziamento governativo, anche in presenza di uno shock di 85bp sul decennale da inizio anno. Nel medio/lungo periodo, invece, i mercati scontano il rischio di una politica fiscale meno allineata con il patto di stabilità e di crescita. 

Questo è un fattore decisamente negativo nel contesto di uno stock di debito pubblico a livelli già molto alti. Ovviamente, la recente incertezza politica non aiuta a stabilizzare i mercati. Rimane la questione del tightening implicito delle condizioni monetarie in Italia, questione che Mario Draghi potrebbe dover affrontare durante la riunione del 14 Giugno». 

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