Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Unione Europea. Letta questa volta ha ragione. 18 mesi di chaos.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-10.

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Ci sono momenti storici nei quali il tempo fluisce lasciando quasi invariato l’assetto socio-politico ed economico: tutto sembrerebbe essere cristallizzato, immutabile. L’abitudine offusca persino la ragione e domina in concetto che si sia sempre fatto in una certa quale maniera. I sassoni lo denominano steady-state.

Poi si susseguono periodi, talora anche di breve durata, durante i quali accadano in continuazione eventi squassanti, ciascuno dei quali concorre a sottominare la situazione, che alla fine crolla nel chaos completo.

Il ‘700 francese potrebbe essere storia da manuale.

Solo per citarne un aspetto, si era formato un corpo giuridico in materia fiscale composto da circa centoventimila leggi, trattati, convenzioni, donazioni, molte delle quali risalivano persino all’epoca merovingia: tutti diritti precostituiti. Il ministero delle finanze non riusciva materialmente a riscuotere le tasse nazionali, determinando quindi uno stato misero e piagnone, mentre la ricchezza della nazione era concentrata in mano dei privati. Classico e dettagliato lo studio fatto da Pierre Gaxotte, membro dell’Académie française. Poi, dal 14 luglio 1789 al 1799 successo di tutto e di più. I sostenitori dei diritti precostituiti finirono sotto la ghigliottina e di ciò non ne parlò più nessuno.

Il 13 vendemmaio Napoleone faceva aprire il fuoco sulla folla davanti alla Chiesa di San Rocco, guadagnandosi la nomina a generale di divisione. Poi accadde il 18 brumaio, che Napoleone terminò nel modo più logico che ci fosse: fece intervenire nuovamente l’esercito e si insediò al potere.

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Servirono seicentomila morti per sancire la fine del passato e lasciare intravedere quale avrebbe dovuto essere il futuro. Senza la rivoluzione francese Napoleone avrebbe finito la sua vita come maggiore in pensione, in un paesino di provincia perché Parigi sarebbe stata troppo cara. Grazie alla rivoluzione invece divenne imperatore. Pochi, davvero molto pochi, i governanti che sanno pilotare i mutamenti così da evitare rivolte e rivoluzioni.

Solo SS Pio VI aveva visto lungo sulla situazione francese e sui suoi sviluppi, ma nemmeno il clero gli diede retta. Un particolare: papa Braschi fu uno dei pontefici assurti alla Cattedra di Pietro senza essere stati previamente nominati vescovi, ordinazione fatta quindi in fretta e furia dopo la nomina. La Chiesa sapeva, e sa, scegliere i migliori anche sovvertendo la prassi usuale, e senza bisogno di rivoluzioni.

Le similitudine tra i tempi attuali e quelli pre rivoluzionari sono molte, ma forse quella più chiara consiste nelle 170,000 pagine che racchiudono le direttive emanate dall’Unione Europea e dall’astruso chaos gestionale della medesima, che adesso funziona tramite la procedura del Trilogo, in accorto all’art. 294 Tfue.

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Ma il problema non si estingue nei ristretti confini europei. Riportiamo solo alcuni dati particolarmente significativi.

Dai dati prodotti dall’International Monetary Fund World Economic Outlook (October – 2017) sono state calcolate le proiezioni al 2022, che danno la Cina ad un pil ppa di 34,465 (20.54%) miliardi di Usd, gli Stati Uniti di 23,505 (14.01%), e l’India di 15,262 (9.10%) Usd. Seguono Giappone con 6,163 (3.67%),  Germania (4.932%), Regno Unito 3,456 (2.06%), Francia 3,427 (2.04%), Italia 2,677 (1.60%). India 15,262 (9.10%), Russia 4.771 (2.84%), Brasile 3,915 (2.33%). I paesi del G7 produrranno 46,293 (27.59%) mld Usd del pil mondiale, mentre i paesi del Brics renderanno conto di 59,331 mld Usd (35.36%).

L’Unione Europea renderà conto di poco più del dieci percento del pil ppa mondiale: una quota miseranda, che la obbligherà inevitabilmente a seguire politiche e linee economiche adeguate ai mercati. Ciò che le verrà imposto.

In poche parole: è finita l’era in cui gli europei potevano fare voce grossa.

La somma di tutti questi fattori caratterizza la situazione odierna e le sue evoluzioni contingenti condizioneranno per un lunghissimo periodo di tempo la situazione socio-economica europea. L’Europa si appresta a combattere la sua battaglia di Zama.

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Questa volta siamo perfettamente di accordo con l’on. Enrico Letta, che ha detto cose a nostro parere di comune buon senso.

«L’Ue ha davanti a sé 18 mesi di terremoto politico, con nuove sfide che “ne cambieranno la fisionomia”»

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«dalla Brexit …. alle elezioni del Parlamento europeo, dalla discussione sul bilancio Ue al cambio ai vertici di Commissione, Consiglio e Bce»

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«Penso che i prossimi 18 mesi, da qui all’autunno del 2019, cambieranno la fisionomia dell’Ue e ci diranno in quale direzione andremo»

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«Succederà di tutto»

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«Per la prima volta cambierà l’assetto del Parlamento Europeo che non sarà più diviso tra le due grandi famiglie storiche, conservatori e riformisti»

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«i socialdemocratici europei sono in grande crisi»

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«al centro sta succedendo qualcosa»

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«si dovrà capire dove si collocheranno il partito di Macron e il Movimento Cinque Stelle.»

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«L’equilibrio politico europeo risulterà terremotato ed entreremo in una nuova fase, più frammentata»

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«Sarà tutto da discutere e molto complesso, anche per il nostro paese, visto che ora possiamo contare su un’importante presenza di italiani ai vertici comunitari, basti pensare a Mario Draghi, a Antonio Tajani e Federica Mogherini»

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«le democrazie sono in difficoltà e le autocrazie molto forti»

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«ci sarà bisogno di nuove idee, di una nuova Europa, di passione, di entusiasmo, di nuove idee»

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L’aspetto più curioso di quanto accade è la levità con la quale la gente comune, anche quella che si definisce colta, prende la situazione, crogiolandosi nel particolare immanente, quasi che il futuro non esista o non sia condizionato dal pregresso.

Non ci si faccia illusioni di sorta, ma proprio nessuna: la polvere che si leva per il momento lontano non è quella di Grouchy, ma quella di von Blücher.


Ansa. 2018-05-10. Ventotene Europa Festival: Letta, Ue ha davanti 18 mesi di terremoto politico

L’Ue ha davanti a sé 18 mesi di terremoto politico, con nuove sfide che “ne cambieranno la fisionomia”: dalla Brexit (“portata avanti a fari spenti nella nebbia in modo irresponsabile dalle autorità inglesi”) alle elezioni del Parlamento europeo, dalla discussione sul bilancio Ue al cambio ai vertici di Commissione, Consiglio e Bce. Ne è convinto l’ex premier Enrico Letta intervenuto in collegamento da Parigi al Ventotene Europa Festival, organizzato dalla Nuova Europa.

“Penso che i prossimi 18 mesi, da qui all’autunno del 2019, cambieranno la fisionomia dell’Ue e ci diranno in quale direzione andremo”, ha detto Letta, collegato da Parigi, parlando ai 140 studenti europei riuniti a Ventotene per scrivere il Trattato dei giovani europei. “Succederà di tutto, si avranno decisioni sia di linea politica che di scelta di persone”.

“Per la prima volta – ha aggiunto – cambierà l’assetto del Parlamento Europeo che non sarà più diviso tra le due grandi famiglie storiche, conservatori e riformisti. Cambierà tutto, perché i socialdemocratici europei sono in grande crisi, al centro sta succedendo qualcosa e si dovrà capire dove si collocheranno il partito di Macron e il Movimento Cinque Stelle. L’equilibrio politico europeo risulterà terremotato ed entreremo in una nuova fase, più frammentata”. Nello stesso tempo cambieranno tutti i vertici delle istituzioni europee: “Sarà tutto da discutere e molto complesso, anche per il nostro paese, visto che ora possiamo contare su un’importante presenza di italiani ai vertici comunitari, basti pensare a Mario Draghi, a Antonio Tajani e Federica Mogherini”.

L’Europa dei prossimi mesi non sarà quindi più quella di oggi, stretta in un mondo in cui “le democrazie sono in difficoltà e le autocrazie molto forti”. Per questo, ha concluso Letta, la difesa dei valori europei sarà “fondamentale” e ci sarà bisogno “di nuove idee, di una nuova Europa, di passione, di entusiasmo, di nuove idee e del lavoro che uscirà in questi giorni dal meeting dei giovani europei a Ventotene”.

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