Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Stati Uniti, Unione Europea

Investimenti finanziari famiglie. La bufera è arrivata.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-07.

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Chi avesse quattro scudi da parte, legga i testi ufficiali riportati e guardi con attenzione i grafici: poi ne trarrà le conclusioni che riterrà essere le più opportune.


Consob ha rilasciato il Rapporto 2017 sulle scelte di investimento delle famiglie italiane

«Le conoscenze rimangono limitate per la maggior parte degli intervistati, mentre oltre un terzo del campione ha difficoltà a valutare la rischiosità delle opzioni di investimento più note ….

Si coglie, inoltre, un disallineamento tra conoscenze effettive e percepite all’incirca nel 40% dei casi, che si traduce prevalentemente in una sopravvalutazione della propria literacy (cosiddetta overconfidence) ….

Poco meno del 25% del campione dichiara l’abitudine a pianificare e monitorare gli obiettivi raggiunti nel tempo ….

Più del 50% gestisce entrate e spese familiari attraverso un budget, ma solo il 13% lo rispetta sempre e solo il 20% lo controlla in maniera accurata ….

Per quanto riguarda le scelte di investimento, alla fine del 2016 il 45% degli intervistati detiene uno o più strumenti finanziari ….

il 41% del campione non valuta in maniera specifica alcun elemento prima di investire tra obiettivi, orizzonte temporale, capacità economica e finanziaria di sopportare il rischio, mentre gli altri si concentrano prevalentemente sull’orizzonte temporale.»

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Sempre Consob ha rilasciato il Bollettino statistico n. 11 – dicembre 2017.  

«Nel corso del primo semestre 2017 si è registrato un calo del controvalore degli scambi di titoli di Stato italiani (-11,6%) sulle piattaforme di negoziazione italiane ed estere, dovuto in prevalenza alla diminuzione degli scambi su MTS (-24,8%). Analogamente, si è registrata una diminuzione del controvalore degli scambi di obbligazioni di emittenti italiani diverse dai titoli di Stato (- 9,5%), a causa di una generale flessione degli scambi nelle piattaforme di negoziazione italiane»

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«il 45% delle famiglie italiane detiene uno o più strumenti finanziari, che siano fondi comuni, azioni o obbligazioni bancarie … Il 20% degli italiani afferma di non avere familiarità con alcun prodotto finanziario e oltre un terzo ha difficoltà a valutare la rischiosità delle opzioni di investimento più note» [Sole 24 Ore]

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Banca di Italia ha rilasciato un altro interessante Report occasionale:

Questioni di Economia e Finanza. Gli investimenti delle famiglie.

«Le principali conclusioni del lavoro possono essere così riassunte:

  • – Nel triennio 2014-16 il portafoglio sottostante i prodotti italiani del risparmio gestito detenuti dalle famiglie italiane è aumentato del 12 per cento, da 712 a quasi 800 miliardi di euro; a fine 2016 rappresentava circa il 20 per cento della ricchezza finanziaria totale.

– Questo portafoglio è composto prevalentemente da titoli di Stato italiani (42 per cento a fine 2016), costituiti quasi interamente dai BTP. La quota delle obbligazioni private e delle azioni italiane è trascurabile.

  • – È aumentato il peso delle obbligazioni e delle azioni emesse da intermediari e imprese esteri: a fine 2016 le famiglie italiane investivano indirettamente nelle società non finanziarie francesi e statunitensi più di quanto investissero nell’insieme delle società non finanziarie italiane. Nel triennio vi è stata una ricomposizione a favore delle quote dei fondi comuni esteri, che a fine 2016 rappresentavano un quinto del portafoglio indiretto delle famiglie: l’aumento della quota è ascrivibile quasi interamente ai fondi esteri di diritto lussemburghese»

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La ricchezza finanziaria italiana, a qualsiasi titolo, ammonta a circa 4,000 miliardi di euro. Un po’ più delle riserve valutarie della Cina.

Una quota non trascurabile, valutabile attorno al 30% è detenuto in titoli di stato esteri, denominati in Usd.

Nel corso dell’ultimo anno si sono evidenziati due fenomeni:

– Per decisione politica, Mr Trump ha ritenuto opportuno svalutare il dollaro americano;

– Sempre per decisione politica, anche se supportata da evidenti esigenze economiche e finanziarie, Mr Trump ha deciso di innalzare i tassi.

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I risultati sono riportati dalla tabelle e dai grafici che seguono.

Una sola precisazione.

Il rafforzamento del dollaro delle ultime settimane indica semplicemente lo shunt di capitali da zone a basso rendimento ad zone di alto rendimento. Anche se verosimilmente questo fenomeno potrebbe autolimitarsi nel breve termine, nel lungo termine potrebbe diventare sempre più evidente.

I capitali migrano invariabilmente verso zone economicamente attive, come produzione industriale, ove il denaro è più sicuro e meglio remunerato. Sono queste che determinano alla fine i mercati.

Da ultimo, ma non certo per ultimo, l’aumento dei tassi si ripercuoterà sul costo del debito sovrano e delle pubbliche amministrazioni. In pochi anni l’Italia dovrà convincere i mercati a rinnovare centinaia di miliardi di debito pubblico in scadenza: si preannuncia un bagno di sangue e lacrime.

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