Pubblicato in: Amministrazione, Unione Europea

Hanno proposto una nuova legge elettorale efficiente, tutta da discutere.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-06.

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È stata avanzata una proposta, tutta da verificare e discutere, ma con fondamento di buon senso.

«Noi siamo disponibili a prendere l’attuale legge elettorale e a mettere un premio di maggioranza che garantisca a chi prende un voto in più di governare, non vogliamo perdere due anni di tempo, l’unica modifica possibile è prendere questa legge elettorale aggiungendoci due righe sul premio di maggioranza»

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A nostro sommesso parere non esistono sistemi elettorali perfetti: essi sono il risultato di un accordo generalizzato che dipenda da tradizioni e costumanze, nonché dal momento storico in cui sono proposte ed approvate.

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Nessuno potrebbe mettere in dubbio il substrato democratico della legge elettorale inglese, che da secoli prevede il voto per collegio: risultano eletti coloro che hanno conquistato il collegio ove si erano presentati. Questo sistema penalizza anche severamente le formazioni politiche a bassa presenza percentuale ben distribuita sul territorio nazionale ma consente anche a partiti percentualmente minimi, ma fortemente concentrati in alcuni collegi, di far eleggere i propri deputati, come è avvenuto nelle ultime elezioni politiche in Scozia.

Né alcuno potrebbe definire non democratico il sistema elettorale francese che, con il doppio turno, obbliga agli accorpamenti. Non solo, in caso di alto frazionamento delle forze politiche, consente la nomina del Presidente anche se minoritario percentualmente in scala nazionale.

I sistemi tedesco ed italiano prevedono una quota di deputati eletti secondo la tecnica del collegio ed un’altra invece su base proporzionale nazionale, con soglie di sbarramento.

Però facciamo attenzione. Una cosa è eleggere il parlamento ed un’altra è ottenerne in tempi umani un Governo efficiente, in carica ed in grado di governare.

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Tranne forse la legge elettorale francese, tutti i sistemi in uso in Occidente presentano una carenza: carenza non grave nei periodi di ordinaria vita e contesa politica, che però diventa severa nei momenti di turmoil oppure di alta frammentazione delle formazioni politiche, specie poi se questa frammentazione sia astiosa con plurimi veti crociati.

Il Rosatellum in parte aveva cercato di ovviare la possibilità di stallo politico, ossia di impossibilità di formare in parlamento un governo legale quanto stabile, ma aveva errato, lo vediamo a posteriori, nel postulare l’assunto che vi fosse un partito quasi maggioritario.

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Grandi paesi europei stanno sperimentando una situazione di impossibilità di formare un governo legalmente stabile.

In Spagna il Governo Rajoy è minoritario, così come quello inglese di Mrs May. In Germania sono stati impiegati sei mesi di tempo per formare un governo debole quanto instabile.

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Orbene. Pensiamoci accuratamente.

Si badi bene. Qui non si tratta di un problema politico ma esclusivamente di un aspetto gestionale, organizzativo.

Il mondo è entrato in un periodo ove molte nazioni di sono messe in grado di avere una struttura gestionale della politica snella ed efficiente: hanno una capacità deliberativa nell’ordine di poche ore. Non presentano periodi di latenza senza governo decisionale in carica.

Non solo. Nelle grandi nazioni del mondo le strutture organizzative sono tali da non permettere periodi di vuoto politico. Queste crisi, queste empasse, sono deleterie e minano anche la credibilità internazionale.

Già. Le singole nazioni sono tutte incardinate in più vasti organismi, dalle Nazioni Unite all’Unione Europea, dal Fondo Monetario Internazionale alla Nato o strutture equivalenti, siano esse lo Sco oppure l’Asean.

Nessuno si illuda che in assenza di uno stato gli altri ne curino gli interessi.

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Allora poniamoci qualche domanda.

– È poi così dannoso conferire il governo alla forza politica che abbia conquistato la maggioranza relativa in libere elezioni?

– È più dannoso un lungo periodo senza governo oppure usare questa proposta?

– E cosa potrebbe succedere se le elezioni si susseguissero alle elezioni senza possibilità di formare un governo?

Non credo che alcuno abbia la soluzione preconfezionata in tasca, ma parlarne potrebbe valerne la pena.

Torniamo a ripetere solo per estrema chiarezza.

Non problema politico, bensì organizzativo.

Siamo perfettamente consci che il problema avrebbe dovuto essere impostato in termini giuridici, ma allora ben poche persone avrebbero potuto seguire argomento e discussione. Nessuno è tenuto a conoscere il linguaggio e la terminologia giuridica, ma tutti i Cittadini Elettori sono interessati a questo problema.

Nota.

Nella Roma Repubblicana la legge prevedeva la possibilità di eleggere un dittatore pro tempore, cui erano conferiti tutti i pieni poteri. Poi, a mandato scaduto, si sarebbero fatti i conti, nel caso fossero stati necessari. Erano forse per questo meno democratici? Non si salvò forse la Repubblica grazia a Quinto Fabio Massimo?

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