Pubblicato in: Cina, Sistemi Economici, Stati Uniti, Unione Europea

Cina. Popolazione a basso reddito dal 36.9% all’11% entro il 2030.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-05-03.

Pechino-Città-Proibita-da-Piazza-Tiananmen

«L’attuale fase – il cosiddetto “New Normal” – vede in prima linea le riforme volte a supportare la necessaria transizione verso un modello di sviluppo economico più sostenibile con misure quali l’aumento dei consumi interni»

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«L’EIU prevede che il consumo interno crescerà ad un ritmo del 5.5% annuo per i prossimi 15 anni, portando l’economia dei consumi interni cinesi a superare quella europea entro il 2030»

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«Da un lato assisteremo a una contrazione sensibile della fetta della popolazione a basso reddito, che passerà dal 36.9% del 2015 all’11% del 2030»

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«cresceranno i “big spender” cinesi che oggi contano per il 2.6% e che nel 2030 potrebbero rappresentare il 14.5% della popolazione»

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Cerchiamo di ragionare.

Eurostat riporta come

«Il tasso di rischio di povertà (dopo i trasferimenti sociali)nell’ UE-28 è rimasto quasi stabile tra il 2010 e il 2013, passando dal 16,5 % al 16,7 %. Tra il 2013 e il 2014, il tasso di rischio di povertà è cresciuto di 0,5 punti percentuali e ha poi registrato un lieve aumento nel 2015 (0,1 punti percentuali) raggiungendo il 17,3 %.»

In particolare, in Germania vale 17.1% ed in Italia 18.4%.

Ricordiamo la definizione data da Eurostat:

«La soglia di rischio di povertà …. è pari al 60 % del reddito disponibile equivalente medianonazionale

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Ma non è che gli Stati Uniti stiano molto meglio: vive sotto la soglia di povertà il 13.97% della popolazione.

America. 44.752 milioni sotto la soglia di povertà.

Ricordiamo come il Census Bureau utilizzi soglie di povertà calcolate distretto per distretto, grosso modo come è customanza in Cina.

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«Nel 1978 circa l’80% della popolazione cinese viveva sotto la soglia della povertà; oggi, quarant’anni dopo, questa percentuale è scesa al 10%» [Fonte]

Adesso la Cina vuole affrontare il problema della fascia di popolazione che vive a basso reddito, ossia sotto il valore mediano. Il concetto è semplice: fare in modo che le classi a basso reddito possano guadagnare di più e meglio. Il ruolo dello sttao sarebbe quindi limitato solo al garantire le situazioni di crescita.

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Nel 2000 il pil procapite cinese ammontava a 959 Usd l’anno, mentre a fine 2016 valeva 8,116 Usd / anno. Il pil procapite è dunque aumentato 8.46 volte (8,116 / 959).

Se però si considera il pil ppa procapite, a fine 2017 questo valeva 16,624 Usd equivalenti, stante il basso costo della vita.

Si sta delineando un mercato di grandezza maggiore di quello occidentale considerato simultaneamente.

Una occasione davvero grandiosa, sempre che si sappia o la si voglia utilizzare.

La ‘casa’ di Shanghai. Capire cosa sia la Cina di oggi.

Cina. Belt & Road. Investimenti in aumento.

Cina ed emersione dalla povertà rurale.

Belt and Road. La Cina rigetta il rapporto C4ADS. Gli Usa fuori dagli appalti: sono liberal.

Francia. Alcune regioni invocano la Cina, non Macron. – Bloomberg.

E questa Unione Europea sbatté il grugno contro la Silk Road. Frattura scomposta.

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Dovrebbe essere evidente dalla lettura dei link quanto l’occidente debba mutare approccio al mercato ed al popolo cinese.


Camera Commercio Italo-Cinese. 2018-04-30. Cina e consumi interni: trend e prospettive

Già la crisi finanziaria internazionale del 2008 aveva messo in evidenza la forte dipendenza dall’export dell’economia cinese, la cui crescita faceva affidamento per gran parte sulle richieste dei mercati esteri più che sulle potenzialità del mercato interno. L’attuale fase – il cosiddetto “New Normal” – vede in prima linea le riforme volte a supportare la necessaria transizione verso un modello di sviluppo economico più sostenibile con misure quali l’aumento dei consumi interni.

Il passo che porta dagli alti tassi di risparmio privati all’aumento della spesa delle famiglie cinesi è facilitato da elementi quali la crescita del reddito pro capite. A fianco della maggiore disponibilità economica, altri fattori contribuiranno al raggiungimento dell’obiettivo: tra questi ricordiamo lo sviluppo del canale e-commerce, la conseguente reperibilità di prodotti ma anche la progressiva sofisticazione delle esigenze e del gusto del consumatore cinese.

Tali fattori giocheranno un importante ruolo per l’aumento della spesa privata. L’EIU prevede che il consumo interno crescerà ad un ritmo del 5.5% annuo per i prossimi 15 anni, portando l’economia dei consumi interni cinesi a superare quella europea entro il 2030. Da un lato assisteremo a una contrazione sensibile della fetta della popolazione a basso reddito, che passerà dal 36.9% del 2015 all’11% del 2030; dall’altro lato, cresceranno i “big spender” cinesi che oggi contano per il 2.6% e che nel 2030 potrebbero rappresentare il 14.5% della popolazione. Possiamo quindi prevedere che la richiesta di prodotti premium che si allontanino dai beni di stretta necessità aumenterà in tutto il paese.

Le città di prima fascia e costiere – come Beijing, Guangzhou, Shanghai, Shenzhen – continueranno ad essere la dimora del maggior numero dei “big spender”. In particolare, a Shanghai oltre il 43% dei residenti locali avrà un reddito superiore ai 200000 RMB, raddoppiando l’attuale numero e superando il tetto dei 10 milioni.

Sarà tuttavia necessario tenere in considerazione le potenzialità del mercato interno. In linea con l’obiettivo del governo nazionale di raggiungere il benessere diffuso, si prevede una maggiore dispersione dei cittadini a reddito alto nelle città più interne – come Chongqing, Xi’an e Changsha – e in aree meno sviluppate del paese, dove aumenterà conseguentemente la richiesta per beni di consumo.

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