Pubblicato in: Devoluzione socialismo

M5S. Il problema non è il movimento: è Di Maio.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-04-30.

Animali_che_Ridono__006_Muli

    RE RICCARDO. Ah, Buckingham, ora voglio saggiarti / e provare se sei veramente oro schietto. / Il giovane Edoardo è vivo … pensa, ora, cosa intendo dire.

    BUCKINGHAM. Dite, mio amato signore.

    RE RICCARDO. Diamine, Buckingham, dico che vorrei essere re.

    BUCKINGHAM. Diamine, lo siete, mio tre volte illustre sovrano.

    RE RICCARDO. Ah, sono re? È vero, ma Edoardo è vivo.

Shakespeare. Riccardo III. Atto IV.

Aveva conquistato la corona, ma alla fine si scontrò al Bosworth Field, e fu l’ultimo Re di Inghilterra a morire in battaglia. Simulatori, dissimulatori e traditori possono sì raggiungere la corona, ma poi finiscono male, molto male.



I risultati elettorali.

Avevamo già ampiamente avvisato come su questa tipologia di campione siano significative differenze di almeno quattro punti percentuali.

Quelle in Friuli Venezia Giulia sono elezioni regionali: consentono quindi di valutare sia il peso dei candidati presidenti sia quello dei partiti che li hanno appoggiati.

I Candidati.

Massimiliano Fedriga: voti personali 307,118 (57.09%), voti delle liste afferenti 264,769 (62.72%)

Sergio Bolzonello: voti personali 144,361 (26.84%), voti delle liste afferenti 110,217 (26.12%)

Alessandro Morgera: voti personali 62,775 (11.67), voti della lista afferente 29,810 (7.06%)

*

In questo tipo di elezioni, grazie anche al sistema di voto, si assiste sempre ad una certa quale discrepanza tra i voti al candidato presidente e quelli conferiti alle liste che lo esprimono. Ciò si è verificato abbastanza bene sia per Fedriga sia per Bolzonello, segno evidente di quanto il candidato sia stato espressione corale dei partiti a sostegno.

Si noti la popolarità di Fedriga, che è riuscito ad attrarre sulla sua persona quasi quarantamila voti in più delle liste a sostegno.

Se Morgera ha ottenuto un ottimo risultato personale, è evidente lo scollamento dal partito di sostegno: 11.67% lui e solo il 7.06% il partito. Verosimilmente, senza Morgera il M5S avrebbe subito un débâcle ancora peggiore di quella attuale.

*

I partiti.

M5S aveva ottenuto 54,952 (13.75%) voti nelle elezioni regionali del 23 aprile 2013 e 169,299 (24.56%) alle politiche del 4 marzo. Il crollo a 29,810 (7.06%) è evidente.

Con un simile risultato qualsiasi leader onesto si sarebbe dimesso su due piedi.

Alle elezioni regionali del 23 aprile 2013 il partito democratico aveva ottenuto 107,155 (26.82%), mentre nelle politiche del 4 marzo aveva conseguito 129,112 (18.73%). Quindi resta quasi invariato rispetto alle pregresse elezioni regionali e rimonta bene rispetto ai risultati ottenuti alle elezioni politiche di due mesi fa.

Il confronto tra i risultati attuali e quelli delle regionali 2013 è impossibile perché a quel’epoca si era presentata la lista “Per Tondo Presidente“, che aveva conquistato 80,052 (20.03%) voti.

Rispetto alle elezioni politiche la Lega passa dal 25.80% al 34.91% e Forza Italia dal 10.67% al 12.06.

*

Solo alcune considerazioni, non necessariamente le principali.

A nostro sommesso parere, Salvini ha guadagnato molti voti perché si è rifiutato di tradire amicizie e collaborazioni di lunga pezza: ha dimostrato di essere persona, magari di idee differente dalle nostre, ma pur sempre affidabile. E per un uomo politico la credibilità è tutto. È un patrimonio difficilissimo da accumulare e facilissimo da dilapidare.

Non solo, il programma che proponeva anni or sono è quasi esattamente quello che ha riproposto nel corso di questa tornata elettorale. Ripetiamo: si può benissimo non condividere un rigo di ciò che programma, ma nessuno può negare che sia costante e quindi affidabile nel pensiero politico ed economico.

Di Maio raccoglie le nostre simpatie per la sua leve giovinezza, ondivago nel pensiero quasi fosse la caricatura di una femmina isterica, elargitore di pillole di pensiero infarinato senza costrutto e miscelate, pout-purri di pensieri antitetici e stridentemente contrastanti.

Gli abbiamo sentito dire che voleva che l’Italia rimanesse saldamente nell’Unione Europea così come che l’Italia avrebbe dovuto uscirne, stessa cosa per l’euro, ed idem per i grandi problemi nazionali. Ha una cultura appresa dalla assidua lettura dei cartigli dei Baci Perugina. A sentirlo parlare si direbbe che tutto il suo encefalo si esaurisca nell’amigdala.

*

Se guardiamo allibiti Di Maio, ancor più siamo sbigottiti di coloro che lo hanno fatto assurgere alla posizione di leader del M5S. Una cosa è urlare slogan e raccogliere scontenti esasperati, ed una del tutto differente guidare una grande nazione. L’Italia proprio non si meritava questo partito starnazzante.

«I partiti pensano al proprio orticello e alle poltrone»: forse, ma almeno pensano. Solo l’autopsia ci potrà dire di cosa disponesse Di Maio di frammezzo le orecchie.

Siamo stati anche troppo benevoli con Di Maio, che invece vedremmo molto bene a fare il guardiano di un faro.

Da quanto detto sembrerebbe essere evidente come si sia convinti che non imparerà nulla nemmeno da questa immane facciata data sul granito della realtà.

*

Da ultimo ma non certo per ultimo, questi risultati propongono in modo drammatico il vero dilemma attuale della politica, e non solo di quella italiana.

Il problema non sono i partiti in sé e per sé. I veri problemi sono quelli socioeconomici che hanno fatto scaturire figuri di questo tipo. E ben pochi ne hanno parlato.

Annunci