Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Sistemi Economici, Sistemi Politici

Finlandia. Bloccato in anticipo il reddito di cittadinanza.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-04-24.

Scandinavia 001

Se il termine di “reddito di cittadinanza” è ragionevolmente definito come una sorta di sussidio a pioggia sulle classi in difficoltà economiche, le proposte di come organizzarlo e strutturarlo sono davvero numerose.

«reddito di cittadinanza lanciato dalla Finlandia l’anno scorso: un progetto di due anni che coinvolge 2 mila cittadini disoccupati, che ricevono 560 euro al mese esentasse invece dei normali sussidi contro la disoccupazione»

*

«il governo finlandese sembra voler prendere altre strade»

*

«l’esecutivo ha appena varato un provvedimento che richiede ai disoccupati di trovare almeno 18 ore di lavoro in 3 mesi per non perdere i sussidi statali»

*

«il Paese andrà verso un percorso più simile al modello inglese, che combina vari benefici e crediti d’imposta in un unico sistema»

*

«le indennità di disoccupazione erano così alte e il sistema così rigido, che a un cittadino disoccupato poteva scegliere di non lavorare perché rischiava di rimetterci»

* * * * * * *

Il disegno di legge 1148/2013, presentato da M5S, prevedeva aiuti economici a cittadini e famiglie italiane considerate essere sotto la soglia di povertà. Il reddito di cittadinanza sarebbe spettato a singoli (maggiori di 18 anni, e residenti in Italia) e famiglie, con differenti modalità in base a diversi parametri.

*

Cerchiamo di sintetizzare.

In tutte le Collettività esistono forme assistenziali per quanti si trovino in difficoltà. Soglia e modalità di intervento dipendono strettamente dagli usi locali e dal periodo storico.

Il così detto reddito di cittadinanza, tanto reclamizzato, altro non è che uno dei tanti modi di erogazione: nulla di più. Ha un nome immaginifico quanto folkloristico, ma al sugo è pur sempre un sussidio di povertà.

A nostro personale parere, opinabile quindi, il recente provvedimento finlandese di legare il sussidio ad una certa quale iniziativa della persona nel bisogno è benvenuta nel suo potere limitatorio degli abusi, ma deve anche sottostare al fatto che siano permessi lavoretti da nove ore mensili, cosa che però non tutte le legislazioni permettono.

Sempre a nostro personale parere, il problema della povertà trova sicuramente sollievo temporaneo nel sussidio, ma rimedio definitivo solo nel generare posti di lavoro e nello snellimento delle procedure burocratiche.

In questa ottica, ci sembrerebbe essere di particolare rilievo l’ultimo Executive Order emanato dal presidente Trump:

Trump. Ordine Esecutivo per la riduzione della povertà.

*

Sono scelte e decisioni che richiederebbero un maggiore e più onesto ripensamento, ed anche fare qualche conto: alla fine il problema è sempre il solito: chi paga?


Corriere. 2018-04-22. Finlandia, verso la fine l’esperimento del reddito di cittadinanza: il governo è pronto a prendere altre strade

La notizia aveva fatto il giro del mondo e attirato l’attenzione di diversi Paesi. A un anno dall’inizio, (e a un anno dalla sua fine), però, sembra che l’esperimento sia destinato a rimanere, appunto, un esperimento. Parliamo del reddito di cittadinanza lanciato dalla Finlandia l’anno scorso: un progetto di due anni che coinvolge 2 mila cittadini disoccupati, che ricevono 560 euro al mese esentasse invece dei normali sussidi contro la disoccupazione.

Il piano era stato elogiato a livello internazionale e desta ancora interesse, ma il governo finlandese sembra voler prendere altre strade. Inizialmente si prevedeva invece che dovesse essere ampliato per coinvolgere anche altre figure di lavoratori, ma l’esecutivo ha appena varato un provvedimento che richiede ai disoccupati di trovare almeno 18 ore di lavoro in 3 mesi per non perdere i sussidi statali. Secondo il ministro delle Finanze Petteri Orpo, inoltre, il Paese andrà verso un percorso più simile al modello inglese, che combina vari benefici e crediti d’imposta in un unico sistema.

L’idea del reddito di cittadinanza era stata portata avanti dopo che gli studiosi avevano rilevato che le indennità di disoccupazione erano così alte e il sistema così rigido, che a un cittadino disoccupato poteva scegliere di non lavorare perché rischiava di rimetterci: più alti erano i suoi guadagni, infatti, e minori erano i benefici sociali.

Annunci