Pubblicato in: Banche Centrali, Devoluzione socialismo, Senza categoria, Unione Europea

Otto Stati Nordici pronti al saccheggio dell’Eurozona.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-04-17.

Hastein. Re Vikingo. Saccheggiò Norbona, Nimes, Arles; poi Bourges, Orléans ed Anger. Poi il resto.....

Hastein. Re Vikingo. Saccheggiò Norbona, Nimes, Arles; poi Bourges, Orléans ed Anger. I suoi successori sognano il saccheggio dell’Esm.



L’Italia sta danzando il minuetto della eventuale quanto improbabile formazione di un governo con grande soddisfazione dei paesi che formano gli otto Nordici: l’assenza dell’Italia consente loro di far piani che poi lo Stivale dovrà calcare, volente o nolente.

Ma non è mica detto che questo dispiaccia poi troppo ai signori Di Maio, Salvini e Berlusconi. Infatti, anche se non è ancora definito il da farsi, è molto verosimile che l’Italia ne esca con le ossa rotte ed i Contribuenti italiani ridotti alla miseria. Nessun governo ama invero il prendere decisioni impopolari.

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Di cosa stanno confabulando?

Riforma dell’euro. La deadline di giugno sarebbe inattuabile. – Bloomberg

Vertice EU – Balcani occidentali. Sofia, 2018-05-17. Kurz contro Merkel.

Germania. Altmaier. Il nuovo centro di potere. – Bloomberg.

Germania. ‘Conservative Manifesto’ vuole defenestrare Frau Merkel.

In buona sostanza il club degli Otto Paesi Nordici vorrebbe:

– nessuna assicurazione comune europea sui depositi bancari (“European Deposit Insurance Scheme”) inferiori ai 100.000 euro;

– si deve prima attuare:

– – – ulteriori misure di “riduzione del rischio”

– – – un drastico taglio ai crediti deteriorati Npl detenuti soprattutto dalle banche greche, italiane e portoghesi

– – – una severa limitazione, nei bilanci delle banche, dei titoli di Stato emessi dai paesi in cui operano (una vecchia idea di Wolfgang Schauble)

– nuovi interventi del Fondo salva Stati Esm solo se gli stati riceventi ristrutturano il loro debito

– nessun utilizzo dell’Esm come rete di sicurezza (“backstop”) per il Fondo unico europeo di risoluzione delle crisi bancarie

– apparentemente tutti contro la conversione dell’Esm in Fondo Monetario europeo.

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Ciascuno di questi punti sarebbe già di per sé stesso doloroso per l’Italia, ma uno potrebbe essere un colpo mortale.

Sarebbe questo la severa limitazione all’ammontare massimo che le banche di un paese possano detenere in titoli sovrani emessi da quel paese stesso.

Una regola del genere che entrasse in vigore in un momento di rialzo dei tassi di interesse a livello mondiale genererebbe una situazione che potrebbe rapidamente sfuggire di mano sia a Banca di Italia sia al Governo. Senza esserne obbligate ben difficilmente le banche proseguirebbero gli acquisti di titoli sovrani, figurarsi poi se fosse imposto un tetto.


Askanews. 2018-04-14. Duro scontro fra paesi Ue su riforme Eurozona, senza Italia -2

Bruxelles, 13 apr. (askanews) – Le posizioni degli Otto Stati nordici possono essere riassunte così: 1) niente assicurazione comune europea sui depositi bancari (“European Deposit Insurance Scheme”) inferiori ai 100.000 euro, senza aver attuato prima ulteriori misure di “riduzione del rischio”: un drastico taglio ai crediti deteriorati Npl detenuti soprattutto dalle banche greche, italiane e portoghesi, e una severa limitazione, nei bilanci delle banche, dei titoli di Stato emessi dai paesi in cui operano (una vecchia idea di Wolfgang Schauble); 2) eventuali nuovi interventi del Fondo salva Stati Esm condizionati a ristrutturazioni “semi automatiche” del debito pubblico dei paesi richiedenti, in cambio della trasformazione dello stesso Esm in un Fondo Monetario europeo con capacità finanziarie accresciute; 3) no all’utilizzo dell’Esm come rete di sicurezza (“backstop”) per il Fondo unico europeo di risoluzione delle crisi bancarie.

Ieri sono arrivate anche, particolarmente dure, le dichiarazioni di Ralph Brinkhaus, numero due della coalizione di Cdu-Csu guidata dalla cancelliera Angela Merkel: una serie di “no” e di altre risposte praticamente in linea con le posizione degli Otto paesi nordeuropei. E Brinkhaus ha minacciato anche una bocciatura netta “del popolo tedesco” alla reintroduzione “dalla porta di servizio” di qualunque proposta di emissione di “eurobond” per sostituire anche solo parzialmente i titoli di Stato nazionali. Brinkhaus, semplicemente, sembra preferire lo status quo a qualunque riforma maggiore integrazione che vada nel senso di rendere l’Uem più solidale nei confronti dei paesi del Sud.

E anche il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, un falco dell’austerità che i tedeschi sperano di mettere al posto di Mario Draghi alla testa della Bce l’anno prossimo, si è espresso ieri contro la conversione dell’Esm in Fondo Monetario europeo.

Quello che manca ancora, in questo quadro, è un accordo fra la cancelliera Merkel e il nuovo ministro delle Finanze per arrivare a una posizione consolidata su tutti questi punti da parte del governo tedesco, per poi tentare di trovare una linea comune (che a questo punto appare molto difficile) con la Francia di Macron, prima del Consiglio europeo di giugno.

E manca, infine, l’Italia. La mancanza ancora a lungo di un governo a Roma può sbilanciare gravemente a favore dell’asse nordico-tedesco questa discussione, sempre più accesa, fondamentale per l’Ue e per il posto che l’Italia avrà nel suo futuro.

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