Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Italia. I nuovi miseri, i giovani. – Istat.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-04-17.

2018-04-12__Italia. I nuovi miseri, i giovani. - Istat.__001

L’étendard sanglant est levé (bis)

La bandiera insanguinata si è innalzata

Entendez-vous dans les campagnes

Sentite nelle campagne

Mugir ces féroces soldats?

Muggire questi feroci soldati?

Ils viennent jusque dans vos bras

Vengono fin nelle vostre braccia

Égorger vos fils, vos compagnes!

A sgozzare i vostri figli, le vostre compagne!

Queste sono le parole dell’Inno nazionale Francese. Ma presto sarà anche l’inno di tutta la Europa.


Il figliol prodigo si rese conto della sua situazione quando alla fine ebbe così tanta fame da invidiare il cibo che era stato dato ai porci, ma che a lui non era stato dato: ed in una società semitica essere considerato meno di un porco è forse il peggiore insulto possibile.

Solo che il figliol prodigo aveva ancora un padre da cui poter ritornare: i giovani italiani sono invece disperatamente orfani: se ora sono miseri, quando saranno alla fame più nera non sapranno a chi rivolgersi.

Quando due secoli or sono la nobiltà francese, l’Ancien Régime, vantava i suoi diritti precostituiti, alla fine arrivò la rivoluzione francese, che decapitò tutti i nobili sui quali aveva potuto mettere le mani.

Se tre pasti saltati fanno una rivolta, cinque pasti saltati fanno una rivoluzione.

Poi, non ci si lamenti se in un prossimo futuro in Italia si vedrà scorrere sangue a fiumi.

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Banca di Italia ha pubblicato il Report:

Indagine sui bilanci delle famiglie italiane nell’anno 2016

«Il reddito medio …. dopo essere pressoché ininterrottamente caduto dal 2006. È rimasto tuttavia ancora inferiore dell’11 per cento rispetto al picco raggiunto in quell’anno.»

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«È aumentata anche la quota di individui a rischio di povertà, definiti come quelli che dispongono di un reddito equivalente inferiore al 60 per cento di quello mediano. L’incidenza di questa condizione, che interessa perlopiù le famiglie giovani, del Mezzogiorno o dei nati all’estero, è salita al 23 per cento, un livello molto elevato»

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«La ricchezza netta media e quella mediana sono diminuite del 5 e 9 per cento a prezzi costanti.»

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I giovani hanno tre nemici mortali, che li stanno assassinando, condannando alla miseria più nera.

– I vecchi, che si godono pensioni ed assorbono risorse pubbliche avendo in passato ben poco concorso a  renderle sostenibili.

– I dipendenti delle pubbliche amministrazioni, che godono stipendi sicuri e sono inamovibili come i baroni francesi di prima della rivoluzione. Tutto il peso della crisi è stato scaricato sia sul comparto produttivo privato, sia sui giovani.

– Tutti coloro che sono stati assunti con posto fisso, e che sono tutelati in modo ignominioso rispetto a quanti non siano riusciti ad entrare nel sistema.

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Chiunque abbia memoria storica e riesca ad intravedere il futuro vede ben male queste tre categorie, sulle quali un bel giorno si rovesceranno addosso eventi di ogni sorta. Sono ben peggio dei nobilotti supponenti dell’Ancien Régime, e si candidano a condividerne la stessa sorte.

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«il Movimento 5 Stelle è risultato di gran lunga il più votato fra gli under 35 – circa il 40% del totale –, mentre la fetta più ampia di over 65 – poco più di uno su quattro – si è invece diretta verso il PD».

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«negli ultimi dieci anni, e anche dopo la crisi economica, gli italiani più anziani sono l’unico gruppo che ha perso pochissimo o spesso nulla; viceversa, il conto è stato pagato soprattutto dai giovani»

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«in dieci anni i protetti dal sistema pensionistico non hanno subito cali restando (con qualche su e giù) allo stesso livello del 2006»

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«il resto d’Italia ha attraversato la più grave crisi economica del dopoguerra con gli under 40, in particolare, il cui reddito è crollato del 20%.»

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«gli over 65 che ora risultano di gran lunga i meno poveri e tutti gli altri che lo sono diventati molto di più»

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«Se invece di considerare il fiume del reddito prendiamo invece il lago della ricchezza – a intendere la somma di risparmi, attività, immobili e così via accumulati nel tempo – a risaltare in negativo sono ancora gli under 40»

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«La ricchezza media nelle famiglie giovani si è praticamente dimezzata passando da 200 a 100mila euro circa»

2018-04-12__Italia. I nuovi miseri, i giovani. - Istat.__002

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Riassumendo.

Sempre che non siano riusciti a trovarsi un lavoretto da quattro scudi e senza contributi, i giovani vivono sia sulle pensioni dei vecchi sia consumando i risparmi di famiglia.

Ma i vecchi alla fine muoiono: se è vero che da morti non percepiscono più la pensione a carico della Collettività, è altrettanto vero che così termina il godimento della pensione da parte dei giovani con quello conviventi. Un gran bel dramma.

Nel volgere di dieci anni la ricchezza degli under-40 è scesa da 200,000 euro circa a poco più di 100,000. Hanno utilizzato 10,000 euro all’anno per vivere. Tra dieci anni non avranno più da parte un centesimo bucato.

Quindi, ci si prepari: di qui a dieci anni dovrà per forza di cose partire la mattanza. Mors tua, vita mea.

Ils viennent jusque dans vos bras / Égorger vos fils, vos compagnes!


Sole 24 Ore. 2018-04-11. Chi sono i nuovi poveri? Il reddito è una variabile generazionale

A confrontare mappe nel dopo elezioni, sovrapporre il successo del Movimento 5 Stelle alle aree povere d’Italia – sud in testa – è stata la cosa più naturale. La questione è con tutta probabilità più complicata, e non sembra che geografia e lavoro siano in grado di spiegare tutto da soli.

Eppure esiste un altro problema totalmente trascurato dalla politica ma non per questo meno importante: quello generazionale. Secondo un sondaggio condotto da Quorum per SkyTG24 subito dopo le elezioni, il Movimento 5 Stelle è risultato di gran lunga il più votato fra gli under 35 – circa il 40% del totale –, mentre la fetta più ampia di over 65 – poco più di uno su quattro – si è invece diretta verso il PD.

I risultati di un solo sondaggio vanno sempre presi con cautela. Tuttavia anche al di là del voto la spaccatura economica fra generazioni non solo esiste oltre ogni dubbio, ma è diventata sempre più profonda, anno dopo anno.

Ce lo ricorda intanto qualche numero arrivato da poco dalla Banca d’Italia, che con la sua indagine sui bilanci delle famiglie italiane ha fatto luce sui cambiamenti principali della nostra economia dal 2006 al 2016. Tutti i dati del rapporto sono stati aggiustati per tenere in conto l’inflazione, e dunque il fatto che un euro di oggi vale necessariamente meno rispetto a uno di diverso tempo fa.

Per quel che interessa qui, l’estrema sintesi del rapporto è la seguente: negli ultimi dieci anni, e anche dopo la crisi economica, gli italiani più anziani sono l’unico gruppo che ha perso pochissimo o spesso nulla; viceversa, il conto è stato pagato soprattutto dai giovani. Per questi ultimi, in aggiunta, la ripresa non è praticamente mai arrivata e al più ci sono stati dei piccoli miglioramenti marginali – ma nulla in confronto a quanto hanno perso.

L’esempio più semplice e insieme evidente di questo enorme aumento della disuguaglianza generazionale arriva dal reddito medio per età. Tutto considerato, in dieci anni i protetti dal sistema pensionistico non hanno subito cali restando (con qualche su e giù) allo stesso livello del 2006. Nel frattempo il resto d’Italia ha attraversato la più grave crisi economica del dopoguerra con gli under 40, in particolare, il cui reddito è crollato del 20%.

Un altro modo di guardare al problema è attraverso la lente della povertà. Nel 2006 le famiglie composte da anziani erano povere tanto quanto altri gruppi come i 45-55enni, per esempio, e già molto meno dei giovani. Negli anni questa frattura si è allargata, con gli over 65 che ora risultano di gran lunga i meno poveri e tutti gli altri che lo sono diventati molto di più.

Il quadro, a grandi linee, resta simile anche considerando il tipo di reddito invece che la sola età. Dipendenti e autonomi che siano, per tutti i gruppi di lavoratori aumenta l’incidenza della povertà – unica eccezione, ancora i pensionati.

Se invece di considerare il fiume del reddito prendiamo invece il lago della ricchezza – a intendere la somma di risparmi, attività, immobili e così via accumulati nel tempo – a risaltare in negativo sono ancora gli under 40. La ricchezza media nelle famiglie giovani si è praticamente dimezzata passando da 200 a 100mila euro circa, mentre quella degli over 65 è certamente un po’ minore, ma ha comunque preso un colpo meno forte rispetto a qualunque altro gruppo di età.

Qualunque sarà il governo prossimo venturo, ogni intervento che allenti i cordoni del sistema pensionistico non farà che allargare ancora di più questo genere di disuguaglianza – a beneficio di chi povero non lo è quasi mai, e allo stesso tempo pagato da chi ha ancora sulla schiena il peso pieno della crisi.

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