Pubblicato in: Amministrazione, Devoluzione socialismo, Unione Europea

Camera. Commissione Speciale. I Presidenti Crimi e Molteni.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-04-14.

Animali. Bocca aperta. Civetta. 001

«Per lo sciopero della fame della Boldrini mangerò un panino in più» [Salvini]



Senato della Repubblica. 2018-04-04. Commissione speciale per esame atti urgenti del Governo

«Elezione dell’Ufficio di presidenza

La Commissione speciale, nella prima seduta di mercoledì 4 aprile, ha proceduto all’elezione del suo Ufficio di presidenza. Sono risultati eletti: Presidente, il senatore Vito Crimi; Vice Presidenti, i senatori Erica Rivolta e Giacomo Caliendo; Segretari, i senatori Simona Malpezzi e Giovanbattista Fazzolari.

Come comunicato in Aula mercoledì 28 marzo, la Conferenza dei Capigruppo ha stabilito all’unanimità che, ai sensi dell’articolo 24 del Regolamento, fosse nominata una Commissione speciale per l’esame degli atti urgenti presentati dal Governo. In conformità ai precedenti, la Commissione è composta da 27 membri in rappresentanza proporzionale dei Gruppi parlamentari, che hanno provveduto a nominare i propri designati entro giovedì 29 marzo. Oltre ad avere la competenza di merito sui singoli provvedimenti, la Commissione speciale assorbe le competenze di ogni altra Commissione in sede consultiva, anche con riguardo agli eventuali pareri obbligatori.»

sen Vito Crimi: Movimento Cinque Stelle

sen Erica Rivolta: Lega – Salvini Premier

sen Giacomo Caliendo: Forza Italia – Berlusconi Presidente

sen Simona Malpezzi: Partito Democratico

sen Giovanbattista Fazzolari: Fratelli di Italia.

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L’on Molteni (Lega – Salvini Premier) è stato nominato Presidente della commissione speciale alla camera.

Si noti che il sito della Camera dei Deputati sembrerebbe essere al momento ancora da aggiornare.

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Lentamente, molto lentamente, le testate liberal italiane, il Corriere della Sera, la Stampa ed il Sole 24 Ore stanno iniziando a razionalizzare che il partito democratico ha ottenuto il 18.72% dei suffragi, ossia 106 deputati e 51 senatori. In poche parole, ha perso rispetto il 40.08% delle elezioni europee ventun punti percentuali.

Se come forza politica il pd è oramai una formazione dissolta, i casi della vita potrebbero al massimo vederlo giocare un qualche ruolo come portatore d’acqua in una coalizione improbabile ma pur sempre possibile.

Corriere della Sera, la Stampa ed il Sole 24 Ore pubblicano lamentosissimi articoli come se il pd esistesse ancora e, magari, avesse anche una dirigenza intelligente. Ricordano i nobili francesi che si incensavano e si esaltavano a vicenda mentre camminavano su e giù per la cella la sera prima di essere ghigliottinati.

Per loro il caro estinto sembrerebbe essere ancora vivo: proprio non riescono ad elaborare il lutto. Un bel giorno si accorgeranno che stanno continuando a sostenere una formazione politica inesistente: roba da suicidio.

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Il pezzo riportato è tutto un programma, dato anche che è stato scritto dalla dr.ssa Mariolina Sesto, vedova bianca dell’ideologia liberal a tutto tondo.

Qualcuno dovrebbe prendersi il mesto compito di spiegare alla dr.ssa Sesto che né il sen Crimi né l’on Molteni appoggeranno iniziative politiche gradite al partito democratico: sono stati nominati a quelle cariche per conto del M5S e della Lega, ossia delle formazioni che hanno vinto le elezioni.


Sole 24 Ore. 2018-04-12. Molteni, il leghista giustizialista inviso a Fi presiederà la commissione speciale alla Camera

Contro tutte le previsioni, che davano Giancarlo Giorgetti in pole alla presidenza della commissione speciale che dovrà approvare il Def alla Camera, l’incarico va a un altro leghista, Nicola Molteni. Se, come sembra, la costituzione del nuovo governo non tarderà ad arrivare, la commissione speciale avrà vita breve: ecco spiegata – probabilmente – la correzione di rotta da Giorgetti (magari destinato ad un ruolo di governo) a Molteni.

Il giustizialista radicale

Originario di Cantù, marito dell’ultima direttrice del quotidiano leghista La Padania Aurora Lussana prima del fallimento, Molteni pur non essendo noto ai più è un politico navigato. Alla sua terza legislatura, si è distinto soprattutto in quella da poco conclusa per aver perorato da vicepresidente dei deputati leghisti le cause più radicali sul fronte della giustizia. Dal no all’abolizione del reato di clandestinità alla contrarietà sulla riforma delle carceri del ministro Orlando fino alla castrazione chimica per chi commette stupri e abusi sui minori, è entrato in collisione con i colleghi di Forza Italia soprattutto per due provvedimenti di legge che il Carroccio ha provato a introdurre senza tuttavia riuscirvi. Di Molteni era infatti la proposta di legge sulla legittima difesa e sua è stata la battaglia contro lo sconto di pena per i reati più gravi. La prima, di cui era originariamente relatore, mirava a estendere il diritto di legittima difesa considerandola, appunto, sempre legittima. Ma la proposta venne riscritta e svuotata in Commissione Giustizia alla Camera da un emendamento del Pd. La Lega promise le barricate in Aula e il dibattito parlamentare si protrasse tra accuse incrociate e rinvii. Nella sua battaglia la Lega venne affiancata da Fdi mentre Forza Italia, pur supportando la proposta originaria del Carroccio, non si spese particolarmente in sua difesa. Tant’è che votò a favore della ben nota “esenzione notturna” da colpe per chi reagiva ad aggressioni e che fece tanto scalpore sui giornali: per Molteni quella norma introdotta dopo la mediazione tra maggioranza e Forza Italia non migliorava il testo che lasciava “campo libero ai delinquenti”. Alla fine, su indicazione di Berlusconi, gli azzurri votarono comunque contro il provvedimento.

Il deputato inviso a Forza Italia

Ma a far litigare Salvini e Berlusconi fu la legge, sempre firmata Molteni, che mirava a introdurre l’inapplicabilità del rito abbreviato per i reati “gravissimi”. Il disegno di legge, anche noto come “anti-Kabobo”, prevedeva l’impossibilità per gli imputati di reati che prevedono l’ergastolo di ricorrere all’abbreviato, godendo così dello sconto fino a un terzo della pena. Il ddl venne affossato in Commissione Giustizia al Senato grazie al voto di Giovanardi (Idea) e soprattutto del forzista Giacomo Caliendo. «Questa legge – disse Molteni – è per noi imprescindibile ed è uno dei punti di programma della premiership di Matteo Salvini. Questi senatori hanno offeso le famiglie delle vittime che vedono i propri cari uccisi due volte».

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