Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Economia e Produzione Industriale, Stati Uniti, Trump

Trump. Us Steel riapre gli impianti siderurgici in Illinois.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-12.

St Luis Granite City

Una nazione che non domina la disponibilità delle materie prime è strategicamente debole.


Gli Stati Uniti di America hanno molti e severi problemi, la risoluzione dei quali richiederà molti anni: tutto necessita dei suoi tempi, nulla è ad effetto istantaneo.

Uno dei maggiori problemi è quello della occupazione e della disoccupazione: non sono due concetti complementari.

Su questo problema grava come un macigno quello della popolazione che vive in miseria.

America. 44.752 milioni sotto la soglia di povertà.

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Il Bureau of Labor Statistics usa sue proprie definizioni di ‘occupato‘ e di ‘disoccupato‘: possono essere opinabili e discutibili, ma intanto restano quelle. Si noti che differiscono in modo sostanziale dalle definizioni usate nell’unione Europea e da quelle utilizzate in Italia. A rigore, non avrebbe senso fare paragoni tra queste realtà, perché gli ‘occupati‘ e i ‘disoccupati’ sono definiti in modo molto diverso sulle diverse sponde dell’Oceano Atlantico.

«Who is counted as employed?

People are considered employed if they did any work at all for pay or profit during the survey reference week. This includes all part-time and temporary work, as well as regular full-time, year-round employment. Individuals also are counted as employed if they have a job at which they did not work during the survey week, whether they were paid or not … These people are counted among the employed and tabulated separately as with a job but not at work».

A seguito riportiamo alcuni elementi essenziali, ma si tenga presente che le definizioni occupano decine di pagine: sono molto articolate.

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«Who is counted as unemployed?

People are classified as unemployed if they do not have a job, have actively looked for work in the prior 4 weeks, and are currently available for work. Actively looking for work may consist of any of the following activities:

Contacting:

– An employer directly or having a job interview

– A public or private employment agency

– Friends or relatives

– A school or university employment center

– Submitting resumes or filling out applications

– Placing or answering job advertisements

– Checking union or professional registers

– Some other means of active job search»

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Grosso modo, sottraendo dalla popolazione in età lavorativa gli occupati ed i disoccupati si ottiene il numero delle persone “not in labor force.

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Il Bureau of Labor Statistics riporta alla Table A-2 “Employment status of the civilian population by race, sex, and age” il quadro riassuntivo generale, seguito dai dati relativi alle differenti stratificazioni.

Si tenga presente che nella valutazione di queste tabelle sarebbe ingenuo aspettarsi variazioni elevate.

– A popolazione quasi costante, 198.453 mln nel gennaio 2017 e 199.738 nel gennaio 2018, gli occupati sono saliti da 123.921 mln a 124.547 mln, ossia dal 59.5% al 59.9%.

– Nello stesso arco di tempo, i disoccupati sono scesi dal 4.7% al 3.9%.

– Il tasso di disoccupazione nelle donne è sceso dal 4.1% al 3.2%.

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Si tenga presente che un tasso di disoccupazione del 3% è considerato essere fisiologico, perché comprende i nuovi immessi nella classe di età lavorativa e conferisce elasticità al sistema economico.

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A questo punto si aprono due direttive di azione.

Prima direttiva. I ‘not in labor force‘ sono passati dai 74.532 milioni del 2017 ai 75.191 milioni del 2018. In parte ciò è dovuto all’allungamento della vita media. Tuttavia sembrerebbe innegabile ammettere quanto proficuo sarebbe che almeno una quota di questa classe sociale potesse transitare / ritornare nel mondo del lavoro. Ma per poter ottenere questo risultato è mandatorio che aumenti l’offerta di posti di lavoro, ossia il comparto produttivo deve essere messo in grado di lavorare di più e meglio. Questa è la direttiva economica di Mr Trump.

Seconda direttiva. Se è importante la riduzione dei disoccupati, altrettanto importante, se non di più ancora, è il transito delle persone da lavori releganti nella fascia della miseria a lavori che consentano una vita ragionevolmente dignitosa. Secondo il United States Census, la fascia di miseria sarebbe in riduzione nel corso dello scorso anno 2017 di circa due milioni di persone. È dato questo provvisorio, e da prendersi con buon senso: in ogni caso è dato positivo.

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«Trump said March 1 he would impose a 25% tariff, or tax, on steel imports and 10% on aluminum»

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«U.S. Steel says the increased demand is a result of the pending action announced by President Trump on new import tariffs»

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«U.S. Steel said Wednesday that it is preparing to restart its steelmaking facilities and one blast furnace at an Illinois plant as a result of President Trump’s promise to levy tariffs on foreign steel»

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«If U.S. Steel restarts part of its plant in Granite City, Ill., which has been out of commission for more than two years, the company could hire 500 workers. The company anticipates the restart could take about four months»

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«Our Granite City Works facility and employees, as well as the surrounding community, have suffered too long from the unending waves of unfairly traded steel products that have flooded U.S. markets»

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«action announced by President Trump last week recognizes the significant threat steel imports pose to our national and economic security»

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L’annuncio della Us Steel segue a ruota quello del Presidente Trump.

Vi sarebbero molte considerazioni, ma alcune sembrerebbero essere più importanti in questo momento.

La prima considerazione verte sull’aspetto strategico dell’acciaio. Se è vero che in un’economia di mercato chi riesca a produrre a prezzi minori merci di eguale qualità conquista immediatamente il primato delle vendite, se è vero che il libero mercato serve anche a spronare i produttori ad innovarsi ed a migliorare la catena lavorativa, è altrettanto vero che la produzione nazionale di merci strategiche assume un interesse di tale portata da giustificare ampiamente misure protezionistiche. Deve essere preservata sia la produzione sia il relativo know-how. È a tutti gli effetti un problema di sicurezza nazionale.

La seconda considerazione verte sulla generazione di posti di lavoro nel comparto produttivo. I posti annunciati dalla Us Steel sono ottime posizioni lavorative, soggetti a tutte le tutele di legge. Tenendo conto del basso livello di disoccupazione sembrerebbe lecito inferire che saranno ricoperti principalmente da persone che vogliono migliorare il proprio salario. In altri termini, è un ulteriore tassello che favorisce il transito dalla fascia di miseria a quella del vivere senza troppi problemi economici.

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Trump. Il taglio delle tasse genera 3,000 miliardi di investimenti. Steve Scalise.

Il senatore Scalise tiene un elenco abbastanza aggiornato di tutte le società che a seguito dei provvedimenti varati dal Presidente Trump hanno deciso di ridistribuire il surplus derivato dall’abbassamento delle tasse ad azionisti e dipendenti, stanziando inoltre cifre cospicue in investimenti produttivi.

Sono stati annunciati investimenti per oltre 3,000 miliardi e sono interessati oltre quattro milioni di lavoratori.

La terza considerazione verte il silenzio che i sindacati hanno sempre tenuto nel corso della deindustrializzazione dell’America perseguita dalla pregressa Amministrazione. Non si intende entrare in polemica di alcun tipo, ma non si può sottacere quanto male abbia fatto al sistema produttivo americano, specie quando esso è considerato nel contesto mondiale.

Nota finale.

La gente comune vuole che lo stato generi le condizioni che permettano di far nascere o riprendere realtà produttive che offrano posti di lavoro degni tal nome. Non vuole sussidi di povertà né prestazioni assistenziali: vuole lavoro. Non sa cosa farsene se nel consiglio di amministrazione di una società ci siano o meno le quote rosa, rosse, blu, o verdoline: vuole che quel consiglio di amministrazione generi posti di lavoro.


Usa Today. 2018-03-08. U.S. Steel to reopen dormant Illinois plant, credits proposed Trump tariffs

«President Donald Trump is reaffirming his plans to place tariffs on steel and aluminum imports. During a White House news conference, he said “trade wars aren’t so bad.”

U.S. Steel said Wednesday that it is preparing to restart its steelmaking facilities and one blast furnace at an Illinois plant as a result of President Trump’s promise to levy tariffs on foreign steel.

If U.S. Steel restarts part of its plant in Granite City, Ill., which has been out of commission for more than two years, the company could hire 500 workers. The company anticipates the restart could take about four months. 

White House press secretary Sarah Sanders said Wednesday that the administration is on pace to release details of the proposed tariffs by the end of this week. Trump said March 1 he would impose a 25% tariff, or tax, on steel imports and 10% on aluminum.

U.S. Steel president and CEO David Burritt praised Trump’s “strong leadership” on the tariff proposal.

“Our Granite City Works facility and employees, as well as the surrounding community, have suffered too long from the unending waves of unfairly traded steel products that have flooded U.S. markets,” Burritt said.  He added that the “action announced by President Trump last week recognizes the significant threat steel imports pose to our national and economic security.”»

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CBS Pittsburg. 2018-03-08. U.S. Steel To Start Idle Plant, Bring Back 500 Workers

«PITTSBURGH (KDKA) – A long-idled U.S. Steel plant says they will call back hundreds of employees and restart one of two blast furnaces in anticipation of increased demand for steel.

The steelmaking facilities are at the company’s Granite City Works plants in Illinois.

U.S. Steel says the increased demand is a result of the pending action announced by President Trump on new import tariffs.

“Our Granite City Works facility and employees, as well as the surrounding community, have suffered too long from the unending waves of unfairly traded steel products that have flooded U.S. markets,” said U. S. Steel President and Chief Executive Officer David B. Burritt in a press release.

The company anticipates calling back approximately 500 employees beginning this month.

The restart process could take up to four months.

Both Granite City Works blast furnaces and its steelmaking facilities were idled in December 2015.»

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CNN. 2018-03-08. U.S. Steel is bringing back 500 workers

«Two metal companies say they will create 800 jobs because of President Trump’s looming tariffs on steel and aluminum.

But economists say the trade action will cost the economy thousands of jobs. Some of that analysis comes from the aluminum industry itself.

U.S. Steel announced on Wednesday that it will hire back 500 workers to restart operations at a previously shuttered blast furnace in Illinois. The company said the decision was made possible by the Trump tariffs.

“The President’s strong leadership is needed to begin to level the playing field so companies like ours can compete, win and create jobs that support our employees and the communities in which we operate,” U.S. Steel said in a statement.

A blast furnace is the part of a steel mill where raw materials are combined at high temperatures to produce molten steel.

Century Aluminum in Kentucky said the tariffs will help it hire up to 300 workers.»

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