Pubblicato in: Demografia, Devoluzione socialismo

Giappone. Si avvia sul Calvario, ma in fondo c’è solo la Croce.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-03-09.

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7 signs Japan has become a ‘demographic time bomb’ [Business Insider]

«Japan is dealing with what economists call a “demographic time bomb.”

Through a vicious cycle of low fertility and low consumer spending, the country’s economy has gradually shrunk over the last 25 years.»

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Index Mundi riporta che all’inizio del 2018 il Giappone contava 126,451,398 abitanti.

La ripartizione per fasce di età è singolare:

00 – 14 anni: 12.84%

15 – 24 anni: 09.64%

25 – 54 anni: 37.50%

55 – 64 anni: 12.15%

65 – 99 anni: 27.87%.

L’età mediana è 46 anni. Nascono 7.7 bambini ogni 1,000 abitanti ed il tasso di fertilità è 1.41. Ma in Tokyo il tasso di fertilità è 1.09.

Ogni 1,000 abitanti si registrano 9.8 decessi contro le 7.7 nascite.

Il Giappone si avvia a diventare una paese di vecchi depauperato della componente giovanile.

Se il traguardo finale è la estinzione del popolo giapponese, la fase di passaggio sarà caratterizzata da un elevato rapporto vecchi / giovani.

La prima conseguenza immediata è semplicissima: i vecchi dovranno rinunciare ad un largo numero di servizi non tanto per carenza di mezzi economici, quanto per carenza di braccia giovani. Diciamo pure che non sarà certo una pacchia: i vecchi non sono autosufficienti.

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Il madornale errore fatto da liberal e socialisti ideologici è quello di aver considerato i processi economici come fattori a sé stanti. Invece l’economia altro non è che la risultante dell’agire economico delle persone umane: senza di queste non può esistere sistema economico di sorta. Le crisi demografiche si accompagnano sempre a crisi economiche, e l’unico rimedio è la ripresa della proliferazione. L’essere umano è libero, libero di fare anche cose totalmente anti economiche.

Se è di interesse la numerosità della popolazione totale, ancor più lo sono i rapporti intercorrenti tra le diverse classi di età. Il vecchio pensa solo alla propria pensione ed a come poter conservare i propri beni. È il giovane che per sua intima natura ha il gusto dell’imprendere, del fare.

Alla luce di quanto riportato, appare evidente che non c’è “stimolo economico” che tenga se non ci sono le persone che possano raccoglierne l’opportunità: sarebbe come voler rianimare un cadavere. Le ossa nella tomba non imprendo né tanto meno sono mercato.

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Adesso i primi nodi iniziano a venire al pettine.

«In un paese che ha un tasso di disoccupazione molto basso (intorno al 2,8 per cento) e un numero di giovani universitari in costante calo, Mitsuhiro Wada deve assumere fino a 900 nuovi laureati ogni anno»

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«Il mercato è difficile: c’è una concorrenza enorme» dice Wada, responsabile delle assunzioni del personale di Daiwa House, uno dei colossi giapponesi del settore edilizio e una delle aziende che assumono di più. «Oggi è addirittura più difficile che nel 2007 o 2008»

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«Dopo il quinquennio di stimoli economici varati dal governo del primo ministro Shinzo Abe e con una popolazione in età lavorativa in netto calo demografico, le grandi aziende giapponesi sono impegnate in una sfida agguerrita per accaparrarsi i talenti migliori»

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«Tenuto conto che per molti laureati il posto di lavoro a vita è ancora adesso la regola, non riuscire ad assumere energie fresche potrebbe esporre perfino le aziende più affermate al rischio di un declino sul lungo periodo, perché di sicuro faranno molta più fatica a reclutare personale all’altezza nelle ultime fasi della loro carriera»

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«non riuscire ad assumere energie fresche».

Semplicemente non ce ne sono più.

Giappone. Continua la lenta agonia.

Giappone. Un nuovo sconcertante aspetto demografico.

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Né ci si illuda che questi dati siano ignoti a cinesi, indiani e russi, che stanno aspettando pazientemente la disintegrazione demografica nipponica.

Né infine ci si illuda che il tasso di fertilità possa essere smosso con stimoli economici, quali gli assegni familiari.

La denatalità che affligge l’Occidente non è causata da carenza di mezzi, ma è la risultante finale della Weltanschauung liberal e socialista ideologica.


Sole 24 Ore. 2018-03-02. In Giappone mancano laureati, aziende pronte a lottare per assumere

In un paese che ha un tasso di disoccupazione molto basso (intorno al 2,8 per cento) e un numero di giovani universitari in costante calo, Mitsuhiro Wada deve assumere fino a 900 nuovi laureati ogni anno. «Il mercato è difficile: c’è una concorrenza enorme» dice Wada, responsabile delle assunzioni del personale di Daiwa House, uno dei colossi giapponesi del settore edilizio e una delle aziende che assumono di più. «Oggi è addirittura più difficile che nel 2007 o 2008». Dopo il quinquennio di stimoli economici varati dal governo del primo ministro Shinzo Abe e con una popolazione in età lavorativa in netto calo demografico, le grandi aziende giapponesi sono impegnate in una sfida agguerrita per accaparrarsi i talenti migliori.

Tenuto conto che per molti laureati il posto di lavoro a vita è ancora adesso la regola, non riuscire ad assumere energie fresche potrebbe esporre perfino le aziende più affermate al rischio di un declino sul lungo periodo, perché di sicuro faranno molta più fatica a reclutare personale all’altezza nelle ultime fasi della loro carriera. «Di solito, il settore edilizio ha un andamento ciclico: ci sono stati periodi in cui le assunzioni erano scarse – dice Wada -. Di conseguenza, fanno parte del nostro personale pochi trentenni e vorremmo riuscire a mantenere un certo equilibrio». Le prospettive per il settore edilizio in Giappone sono migliorate parecchio da quando Tokyo ha vinto la candidatura a ospitare i Giochi Olimpici del 2020. Daiwa House punta a un rapido aumento delle vendite e di conseguenza deve procedere a numerose assunzioni. «Intendiamo essere il numero uno e trovare una buona occasione per espandere la nostra quota di mercato», dice Wada.

In Giappone le assunzioni sono ancora adesso collegate alla stagione annuale delle lauree e le aziende seguono alcune disposizioni facoltative che le vincolano a condurre colloqui e proporre posti di lavoro a determinate condizioni. Una volta assunto, un neolaureato avrà la certezza di costanti avanzamenti di carriera e riceverà aumenti della retribuzione annuale fino all’età della pensione, che di solito è a 60 anni ma è anch’essa in rialzo. Mentre nell’insieme il mercato del lavoro giapponese è in notevole espansione – con un rapporto tra posti di lavoro e aspiranti lavoratori che è tra i più alti dalla metà degli anni Settanta a oggi –, nel caso dei laureati il rapporto è ancora inferiore ai massimi storici del 2007-2008, e molto al di sotto della bubble economy degli anni Ottanta.

In parte, ciò dipende dal fatto che le aziende sono diventate più disciplinate in relazione a come assumono nel corso del ciclo economico. Lo dice Akihito Toda, analista capo per Recruit Works Institute, un istituto di ricerca: «Di recente, questo modello ha previsto di non incrementare le assunzioni in maniera eccessiva solo perché l’economia è migliorata». Questo, però, nasconde il divario che si è venuto a creare tra i datori di lavoro di prestigio che assumono (come il governo, le case automobilistiche e le grandi banche da una parte) e i settori meno popolari come le vendite al dettaglio, l’assistenza sanitaria e l’edilizia dall’altra. «Chi riesce ad assumere personale senza contrattempi non lo considera un problema di rilievo. Le aziende che si imbattono in difficoltà, invece, non pensano a lungo termine ed entrano in forte competizione le une con le altre», dice ancora Toda.

Le aziende più piccole ingaggiano una battaglia particolare: «Secondo un nostro sondaggio di quest’anno, più del 50 per cento delle piccole e medie imprese non è riuscito ad assumere il numero di laureati che voleva», dice Tomonori Sugisaki della Camera di Commercio del Giappone. Le aziende reagiscono in molteplici modi diversi ma, in generale, non aumentano il salario. Dal momento che i laureati giapponesi si aspettano di trovare un lavoro a vita, la retribuzione iniziale non è rilevante: scelgono dunque in base alla stabilità e alla reputazione percepite e al grado di comfort che offre un datore di lavoro.

Wada, di Daiwa House, sta cercando di incoraggiare una più ampia diversità di stili lavorativi, oltre a facilitare la vita delle madri che lavorano. Tra le altre cose, questa azienda ha cancellato uno dei requisiti tradizionali nel mondo del lavoro giapponese, quello che prevede che un dipendente si trasferisca ovunque lo mandi il datore di lavoro. «Abbiamo inaugurato un sistema nel quale è possibile specificare la regione nella quale si è disposti a lavorare: così facendo, cerchiamo di offrire al nuovo personale termini di lavoro su misura», dice. Per il momento, le aziende giapponesi non hanno ancora cercato all’estero, se si esclude un numero assai esiguo di aziende manifatturiere globalizzate. Anche se il lavoro oltreoceano di Daiwa House è in rapida espansione, «per adesso pensiamo alle assunzioni ancora e soltanto in termini di lavoratori giapponesi», dice Wada.

Altra questione sulla quale si sta concentrando l’attenzione generale è che cosa fare dei lavoratori di maggior talento. Di norma, le aziende giapponesi amano prendere tempo e spostare i dipendenti in una serie di posizioni diverse, assottigliando sempre più il loro numero a mano a mano che si sale più in alto nell’organigramma aziendale. Anche le aziende più popolari, tuttavia, stanno riscontrando una nuova tendenza: i lavoratori giovani non sono disposti come un tempo a farsi strada verso l’alto, ma preferiscono abbandonare il posto di lavoro che hanno per unirsi a una start-up o un’associazione di beneficenza.«Alcune aziende ormai stanno prendendo in considerazione l’ipotesi di dover trovare una scorciatoia», dice Toda.

Le prospettive di riuscire ad assumere sono sempre più cupe. A partire dall’anno prossimo, il numero degli studenti che si iscriverà alle università giapponesi inizierà a calare vistosamente, visto che l’ultimo strascico dei baby boomer si va esaurendo. E a partire dal 2022 inizieranno a laurearsi classi composte da un numero sempre più esiguo di studenti.

 

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