Pubblicato in: Commercio, Devoluzione socialismo, Stati Uniti

Ma quanto valgono i giornali americani?

Giuseppe Sandro Mela.

2018-02-14.

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Spesso ci si domanda quanto alla fine i giornali, e quindi i giornalisti, possano influire sulla opinione pubblica: dipende ovviamente dal numero dei lettori.

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Questa domanda diventa di sempre maggiore attualità mano a mano che si avvicinano le elezioni.

Statista ha recentemente aggiornato al settembre 2017 le statistiche della tiratura dei maggiori giornali americani.

Si tenga conto come gli Stati Uniti abbiano circa 312 milioni di abitanti.

Il The New York Times tira 597,955 copie, mentre il The Washington Post si attesta a 313,156.

Siamo chiari.

Questi giornali sono importanti se si volesse essere informati su cosa e come stiano pensando le rispettive proprietà.

Ma che siano effettivamente importanti nell’orientare la pubblica opinione, sembrerebbe non rispondere alla realtà dei fatti. Si tenga inoltre presente come il lettore medio dei giornali ad orientamento liberal democratico siano anche essi di tale tendenza culturale e politica.

Alla fine, queste testate sono importanti solo per quanti le vogliano ritenere tali.


Nota importante.

L’articolo ha per argomento l’impatto politico negli Stati Uniti dei media a maggiore diffusione: in altri termini, quanto possano influenzare l’elettorato. In altri termini ancora: vale la pena di investire in essi per una campagna elettorale? Ovvero ancora: vi è ritorno in termini benefici / costi a mettere inserzioni pubblicitarie?

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Importante nell’economia del presente discorso è la distinzione tra lettore che legge l’intero giornale, scorrendone per lo meno i titoli, ed invece colui che pratica uno sporadico accesso, usualmente mirato ad un ben determinato articolo, e solo a quello. Questa ultima categoria è decisamente molto numerosa, ma altrettanto difficilmente raggiungibile da un messaggio politico. Una larga quota cerca infatti gli annunci economici…

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L’effetto leva delle inserzioni pubblicitarie su queste testate, tranne il WSJ, è minimo: l’incremento delle vendite del prodotto reclamizzato ripiana a stento i costi di inserzione.

  1. L’articolo verte sulle copie cartacee: è semplicemente ovvio che non consideri le letture in rete.

  2. I numeri riportati sui lettori in rete sono molto contrastanti, anche per la differenza metodologica nel considerare la definizione di “lettore”.

  3. Il numero di abbonati all’edizione elettronica e residenti negli Stati Uniti denunciati al fisco americano ai fini della tassazione è circa la metà delle copie cartacee vendute, che sono a loro volta circa la metà di quelle distribuite.

  4. La gran parte degli abbonamenti alla versione digitale sono residenti all’estero che vogliono tenersi aggiornati in tempo reale: le relative tasse sono usualmente pagate nei relativi paesi. Non esiste, a nostra conoscenza, un registro esaustivo di codesti dati.

 

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