Pubblicato in: Economia e Produzione Industriale, Medio Oriente, Problemia Energetici

Egitto. L’Eni ha già avviato la produzione dal campo Zohr.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-02-05.

Zohr Egitto giacimento-eni-zohr

«Eni ha avviato “in meno di 2 anni e mezzo, un tempo record per questa tipologia di giacimento”, la produzione nel giacimento di Zohr»

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«La scoperta, che si trova nel blocco di Shorouk, nell’offshore dell’Egitto a circa 190 chilometri a nord di Port Said, ha un potenziale di oltre 850 miliardi di metri cubi di gas in posto (circa 5,5 miliardi di barili di olio equivalente)»

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«la più grande scoperta di gas mai effettuata in Egitto e nel Mar Mediterraneo e sarà in grado di soddisfare parte della domanda egiziana di gas naturale per i prossimi decenni»

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«è la testimonianza del successo del Dual Exploration Model di Eni, adottato dalla società dal 2013. Questo approccio si basa su un principio semplice: mentre si accrescono le riserve di idrocarburi attraverso i successi esplorativi, si trae vantaggio dalla monetizzazione anticipata ottenuta attraverso la cessione di quote di minoranza, mantenendo comunque il controllo e l’operatorship dell’asset»

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«Eni ha il 60% nella concessione Shorouk, Rosneft il 30% e BP il 10%. La società è co-operatore del progetto attraverso Petrobel, detenuta pariteticamente da Eni e dalla società di stato Egyptian General Petroleum (EGPC), per conto di Petroshorouk, società detenuta pariteticamente da Eni e Egyptian Natural Gas holding Company»

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Eni è una grande società, con ottime capacità operative ed un dirigenza di primo livello.

Per sua disgrazia ha sede sociale in Italia, ove è sottoposta ad un regime fiscale molto elevato rispetto alle altre grandi compagnie petrolifere. Handicap non da poco, specie se coniugato con le bramose voglie di molte componenti politiche che avrebbero avuto più che voglia di colonizzarla a fini espoliativi.

Tutta l’operazione sul campo Zohr alla fine potrebbe rendere l’intero Egitto quasi autosufficiente dal punto di vista energetico. Si tenga anche presente come l’Egitto si stia apprestando ad entrare nel nucleare.

Egitto. Impianto Nucleare russo di Al Dabaa funzionante per il 2022.

Aspetto questo di non poca rilevanza, che verosimilmente potrebbe costituire una svolta nelle prospettive di politica estera di questo grande paese, a cavaliere tra Mare mediterraneo ed Oceano Indiano, nonché proprietario del Canale di Suez.


Camera Cooperazione Italo – Araba. 2017-12-20. Eni avvia in tempi record la produzione di gas nel giacimento di Zohr

Eni ha avviato “in meno di 2 anni e mezzo, un tempo record per questa tipologia di giacimento”, la produzione nel giacimento di Zohr. La scoperta, che si trova nel blocco di Shorouk, nell’offshore dell’Egitto a circa 190 chilometri a nord di Port Said, ha un potenziale di oltre 850 miliardi di metri cubi di gas in posto (circa 5,5 miliardi di barili di olio equivalente). Lo rende noto la società in una nota in cui ricorda che Zohr, scoperto ad agosto 2015, “rappresenta la più grande scoperta di gas mai effettuata in Egitto e nel Mar Mediterraneo e sarà in grado di soddisfare parte della domanda egiziana di gas naturale per i prossimi decenni”.

Zohr – sottolinea il gruppo petrolifero – “è uno dei 7 progetti record di Eni, caratterizzati da sviluppo e messa in produzione in tempi rapidi. Eni ha il 60% nella concessione Shorouk, Rosneft il 30% e BP il 10%. La società è co-operatore del progetto attraverso Petrobel, detenuta pariteticamente da Eni e dalla società di stato Egyptian General Petroleum (EGPC), per conto di Petroshorouk, società detenuta pariteticamente da Eni e Egyptian Natural Gas holding Company.

Eni – ribadisce il gruppo – è presente in Egitto dal 1954, dove opera attraverso la controllata IEOC Production BV. La società è il principale produttore del paese con una produzione equity pari a circa 230.000 barili di olio equivalente al giorno. Zohr – conclude la nota – “è la testimonianza del successo del Dual Exploration Model di Eni, adottato dalla società dal 2013. Questo approccio si basa su un principio semplice: mentre si accrescono le riserve di idrocarburi attraverso i successi esplorativi, si trae vantaggio dalla monetizzazione anticipata ottenuta attraverso la cessione di quote di minoranza, mantenendo comunque il controllo e l’operatorship dell’asset.

Conducendo in parallelo le fasi di esplorazione, di appraisal e di sviluppo, il time-to-market è più rapido e c’è una riduzione dei costi per la messa in produzione delle scoperte e un cash flow anticipato. Questa combinazione vincente – spiega Eni – ha permesso alla società di generare tra il 2014 e il 2017 circa 9 miliardi di dollari dalle attività di esplorazione”

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