Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Repubblica Ceka. Mr Zeman riconfermato Presidente.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-27.

Caravaggio. Davide con la testa di Golia

«Zeman has polled 110,000 votes more in 2018 than 2013. An impressive achievement given his poor health and patchy performance/campaign»

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«Zeman won the first round on January 12-13, picking up 38.56 percent of the vote, from a field of nine candidates. Drahos came in second with 26.60 percent.»

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«The national statistics office CSU said with results from more than 98 percent of voting districts counted, Zeman had 51.64 percent of the vote versus 48.35 percent for his opponent, former Academy of Sciences head Jiri Drahos.»

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«Turnout was 66.5 percent of the country’s 8.4 million eligible voters»

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«Brussels-based EU affairs analyst Vojtech Nemec put Zeman’s success down to his support among poorer and rural voters.»

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«Zeman’s pro-Russian stance and support for closer ties with China has divided the nation …. »

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«He’s also a leading critic in eastern European states of the EU’s migrant sharing policy, which aims to evenly distribute migrants and refugees from Africa and the Middle East throughout the bloc»

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«His anti-migrant and anti-Muslim rhetoric has won him support with many voters.»

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Così, con l’impegno della repubblica Ceka, è stato fatto un altro passo in avanti nella devoluzione dell’ideologia libera e socialista.

Liberal e socialisti avevano impiegato nella campagna elettorale fondi fantasmagorici; avevano finanziato un grande numero di cortei, ove le stesse identiche facce si facevano vedere in ogni parte del paese ed erano indicate come il “popolo ceko“; tutte le ngo (ogn) di Mr Soros erano scese in campo ed infine la macchina del fango aveva lavorato a pieno ritmo contro Mr Zeman e Mr Babis.

Adesso, al conto delle schede, si deve constatare come il “popolo ceko” non appoggi minimamente né l’ideologia liberal e tanto meno quella socialista. A loro scorno, Mr Zeman ha conquistato addirittura 110,000 voti in più rispetto le elezioni precedenti.

Da perfetti razzisti, sbeffeggiano l’elettorato di Mr Zeman perché

«his support among poorer and rural voters».

È vero, Mr Zeman e Mr Babis danno voce ai poveri, ai miseri ed a quelli che lavorano nel comparto produttivo.

Ma anche poveri, miseri e lavoratori sono esseri umani. Anche loro sono Cittadini Elettori.

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Una ultima conclusione.

Quanto accaduto nella Repubblica Ceka è maieutico.

Liberal e socialisti ideologici sono una minoranza: il popolo sovrano non ne vuole più sapere di loro, dei loro fallimenti, delle loro prese di posizione contro natura, del loro odio contro la religione ed il retaggio storico e culturale delle nazioni.

Ripetiamo solo per chiarezza: la gente non ne può di più di quella gente arrogante e presuntuosa quanto corrotta ed incapace.

I media millantino pure ciò che credono: tanto poi i conti si fanno alle urne. E questo risultato la conta lunga anche su quanto valgano i media di regime: cascami della storia.

E, diciamolo francamente, anche il 4 marzo se ne vedranno delle belle.

Sole 24 Ore. 2018-01-27. Repubblica Ceca, il filorusso Zeman confermato presidente con il 52% dei voti

Il presidente in carica della Repubblica Ceca, Milos Zeman, ha vinto il suo secondo mandato alla guida del paese. Quando mancano pochi seggi da scrutinare, Zeman si è aggiudicato quasi il 52% dei voti contro il 48,35% dello sfidante Jiri Drahos, che ha già ammesso la sconfitta. L’affluenza registrata alle urne è stata del 66,5%. L’esito si era già profilato nell’arco della giornata, quando il gap tra Zeman e Drahos ha iniziato ad allargarsi fino ai risultati in via di ufficializzazione. Drahos, un accademico vicino a posizioni europeiste, ha provato a opporsi alla riconferma di Zeman con un programma favorevole alla maggiore integrazione nella Ue. Le urne hanno dato ragione al presidente in uscita, noto per la sua linea anti-immigrazione e la ricerca di maggiori legami con Russia e Cina.

La conferma del “Trump boemo”

A quanto sottolineano le agenzie internazionali, il (secondo) successo di Zeman riproduce la frattura tra liberali e conservatori che si è già manifestato nel resto di Europa e in occasioni delle elezioni americane. Zeman, emerso nel periodo post-comunista degli anni ’90, aveva appoggiato Trump in occasione delle presidenziali del 2016 e si è distinto per una campagna dai toni forti su immigrazione e euroscetticismo. Anche se non ha mai messo in discussione l’appartenenza alla Ue, Zeman si è detto favorevole a un referendum per l’uscita dall’eurozona e si è già smarcato di fatto dalle posizioni di Bruxelles e Nato. Per quanto riguarda il tema dei migranti, il presidente ha tratto vantaggio dalle tensioni xenofobe e anti-islamiche che stanno percorrendo il paese. La Repubblica Ceca ha ricevuto appena 116 richieste d’asilo dal gennaio al novembre dell’anno scorso e la comunità musulmana non va oltre le poche migliaia di cittadini.

Deutsche Welle. 2018-01-27. Pro-Russian Milos Zeman wins Czech Republic presidential runoff

Incumbent Milos Zeman has won a second term in office after victory in the Czech Republic’s presidential runoff. The two-day poll was held days after the government resigned after failing to win a confidence vote.

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Czech Republic President Milos Zeman on Saturday was declared the winner of the country’s presidential election runoff, official results showed.

The national statistics office CSU said with results from more than 98 percent of voting districts counted, Zeman had 51.64 percent of the vote versus 48.35 percent for his opponent, former Academy of Sciences head Jiri Drahos.

Turnout was 66.5 percent of the country’s 8.4 million eligible voters, the CSU reported.

Polls closed at 2 p.m. local time (1300 UTC) on Saturday following two days of voting, and the first results began to trickle out shortly after.

Zeman confirmed within hours

Less than two hours later, the majority of votes had been counted, and Zeman was awarded a second five-year term in the largely ceremonial role.

The 73-year-old incumbent took an early lead from ballots counted in rural districts. Drahos was expected to win more support amongst more educated voters in urban areas, but failed to capitalize on his pro-European stance.

He quickly conceded defeat in front of his supporters, a few minutes after the result was announced.

Brussels-based EU affairs analyst Vojtech Nemec put Zeman’s success down to his support among poorer and rural voters.

University College London politics senior lecturer Sean Hanley said the incumbent won over more voters than in the last election in 2013.

President and PM aligned

One of the Czech president’s duties is to select the prime minister.

Despite the fall of the Czech government this week, led by populist Andrej Babis, Zeman — a former left-wing prime minister — asked his ally to try again to form a new administration. He had vowed to swear Babis in again before his term expires on March 8. The PM is fighting police charges of EU subsidy fraud.

Zeman’s pro-Russian stance and support for closer ties with China has divided the nation.

He’s also a leading critic in eastern European states of the EU’s migrant sharing policy, which aims to evenly distribute migrants and refugees from Africa and the Middle East throughout the bloc. His anti-migrant and anti-Muslim rhetoric has won him support with many voters.

Zeman won the first round on January 12-13, picking up 38.56 percent of the vote, from a field of nine candidates. Drahos came in second with 26.60 percent.

He is the Czech Republic’s third president, after Vaclav Havel and Vaclav Klaus, and five years ago became the first to be picked by voters not politicians.

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