Pubblicato in: Devoluzione socialismo

America e la lezione di stile letterario dimenticata di Lenin.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-19.

Lenin.

Statista ha rilasciato il Report «Do americans think Michael Wolff’s book is credible?»

Riportiamo a seguito il commento di Zerohedge.

«Michael Wolff’s new book “Fire and Fury” has proven explosive, sending shockwaves across Washington and beyond»

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«In its first week of publication, it sold 29,000 copies according to NBD BookScan with digital sales reaching an estimated 250,000. President Trump has claimed Wolff was not provided with access to the White House and that the book is “full of lies, misrepresentations and sources that don’t exist”»

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«White House press secretary Sarah Huckabee Sanders also labeled Fire and Fury “complete fantasy”.»

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«Notably, however, Wolff did include a note at the beginning of the book where he says some of his sources were definitely lying to him while others offered contradictory reports, and this has cast doubt on the book’s credibility»

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«A new Morning Consult/Politicopoll has found that a third of registered voters (32 percent) think the book is very or somewhat credible while a quarter (25 percent) consider it not too or not at all credible. 20 percent of respondents either haven’t heard of it or have no opinion.»

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«When it comes to political affiliation, unsurprisingly, 46 percent of Democrats view the book as credible while percent think it’s inaccurate.»

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«Among Republicans, a 38 percent majority are skeptical about Fire and Fury while just under a quarter find it very or somewhat credible.»

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Cerchiamo di ragionare.

Mr Michael Wolff ha pubblicato il libro “Fire and Fury” che riporta ampie citazioni virgolettate su ciò che avrebbe detto o fatto il Presidente Trump. La stampa ne ha dato ampia risonanza.

Prima considerazione. Secondo quanto riportato, il libro nella prima settimana avrebbe venduto 29,000 copie cartacee e 250,000 copie digitali. Fosse un libro usuale, sarebbe proiettato per una vendita di circa tre milioni di copie. Sarebbe un grande successo editoriale, essendo stato acquistato da circa l’un per cento della popolazione americana.

Seconda considerazione. Il libro di Mr Wolff è specialistico: a quanto sembrerebbe sarebbe stato comprato principalmente dalla classe istruita che si occupa attivamente di politica. L’uomo della strada ne avrebbe acquisito un numero baso di copie. Da ciò conseguirebbe che l’impatto politico potrebbe essere molto più limitato rispetto le attese: l’acquirente politicizzato ben difficilmente sembrerebbe disposto a mutar opinione, e quindi voto, dalla lettura di tale libro.

Terza considerazione. I media americani hanno messo in atto una intensa campagna contro il Presidente Trump, essendo essi prevalentemente di matrice culturale liberal democratica. Ciò rientra in parte nella normale attività tra avversari politici, ma in parte anche nel particolare disappunto democratico di aver perso la corsa elettorale alla presidenza. In ogni caso, la campagna è di particolare intensità.

Quarta considerazione. Nella foga politica, visceralità si potrebbe dire, sono stati compiuti molti eccessi. Cnn e The New York Times hanno dovuto licenziare in tronco numerosi giornalisti rei di aver pubblicato notizie vistosamente false.

Trump. Cnn licenzia in tronco Mrs Kathy Griffin. Non serve più.

Trump. CNN, NYT ed AP ammettono di aver riportato artatamente notizie false su Mr Trump.

CNN Accused of Blackmailing The Reddit User Who Made Trump Wrestling Meme

3 CNN Journalists Resign After Retracted Story on Trump Ally [The New York Times]

Gli americani sono molto sensibili alle pubbliche menzogne, ed hanno penalizzato immediatamente queste testate.

Cnn. Crollo dell’audience dopo la pubblicazione di troppe fake news.

La credibilità di queste testate ha subito un duro colpo.

Quinta considerazione. In questo clima già molto teso, il libro di Mr Wolff riporta spesso affermazioni difficilmente credibili o verosimili. Non solo. Nella nota alla prefazione, è lo stesso Mr Wolff che

«says some of his sources were definitely lying to him while others offered contradictory reports»

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«and this has cast doubt on the book’s credibility»

Un autore non dovrebbe utilizzare fonti notoriamente menzognere. Inoltre, nel caso di notizie contraddittorie, dovrebbe sempre riportarle evidenziando molto chiaramente la conflittualità che le rende opinabili.

Quinta considerazione. Alla luce di quanto detto, non ci si stupisce più di tanto che solo il 46% dei registrati al voto tra i democratici ritenga il libro credibile, percentuale che scende al 25% tra i registrati al voto per i repubblicani.

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L’uso della menzogna è elemento comune di tutte le campagne elettorali e di tutte le battaglie politiche. Poi il vincitore scrive la storia e le sue menzogne diventano verità. I Commentarii di Giulio Cesare ne sono un magnifico capolavoro.

Due sono le forme che sono regine.

La prima è l’enunciazione di una verità parziale assunta a verità generale, assoluta. Se è vero che un po’ di gente ha dimostrato in piazza per un qualche motivo, è altrettanto vero che questo campione non rappresenta né costituisce tutto il popolo. Frasi tipo “tutta l’America dimostra per” è solo una verità parziale assunta ad assoluta: una menzogna, che però penetra anche profondamente soprattutto per la sua semplicità espressiva.

La seconda è un marker tipico dell’editoria liberal. Facciamoci caso. Tutte le volte che si riporta un sostantivo, esso è quasi invariabilmente preceduto ad uno o più aggettivi soggettivi. Questa caratteristica si associa spesso a dare definizioni negative di ciò che vogliono gli avversari. Qualche esempio? “I repubblicani xenofobi”, oppure ” i repubblicani anti-immigrazione”. Questo tambureggiare dovrebbe instillare nella mente del lettore il riflesso condizionato ad unire in modo indissolubile il termine “repubblicani” a quello di “xenofobi”, oppure a farli comparire non come una formazione che vuole qualcosa, ma che trae la sua ragion d’essere dal negare un certo quale assunto.

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Alla lunga il troppo stroppia. Tedia.

Queste addotte sono alcune delle motivazioni che stanno smorzando l’effetto della propaganda democratica.

Difficile che in questo frangente non tornino alle mente le parole di Lenin.

Nel rimproverare aspramente alcuni suoi collaboratori, che poi avrebbe fatto deportare in Siberia, li rampognava dicendo:

«Non vi accuso di aver mentito, anzi! Ma vi imputo di averlo fatto male!»

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