Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Giustizia, Persona Umana

Democrazia tra piazza ed elezioni. L’intervento di Mrs Deneuve.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-12.

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«In late October, protesters in Paris disrupted the opening of a retrospective of Roman Polanski’s work following new rape allegations against the French-Polish film director.».

Se bastano undici persone con cartelli la democrazia è morta.


In un sistema democratico il popolo esprime la propria sovranità nel momento delle elezioni, quindi gli eletti governano. Anzi, dovrebbero governare esercitando tutta la autorità della quale sono stati investiti.

In un sistema democratico la piazza non dovrebbe aver luogo né audience.

Una cosa infatti è la dimostrazione per esprimere oppure rimarcare un certo quale problema, ed una completamente differente  quella che usa la violenza prevaricatrice. Questa può essere sia violenza in piazza, sia violenza sul governo.

In questa evenienza, un numero molto limitato di persone surroga tutto il popolo: quando ciò accade è tirannide. Spesso è il governo stesso a stimolare queste manifestazioni, prontissimo poi a recepirne le istanze.

Una forma più subdola di tirannide è quella esercitata dai media, complice usualmente la compagine governativa. Si demonizza un qualcosa, ingigantendolo a dismisura, quindi si accusano i nemici politici e li si massacra, anche ricorrendo alle corti penali.

Sexual harassment. L’ultima arma per neutralizzare i nemici.

Una cosa è una corte maldestra, un’altra il sexual harassment ed un’altra ancora la violenza carnale.

«Art. 609 bis codice penale (cp). Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni. …. Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi»

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«Art. 660 cp. Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a cinquecentosedici euro»

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«Costituzione. Art 27. L’imputato non e’ considerato colpevole sino alla condanna definitiva».

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Alcune considerazioni.

– La denuncia di un atto potenzialmente criminoso non costituisce sentenza in giudicato: la Costituzione in questo è inequivocabile.

– Una cosa è la denuncia regolarmente sporta alla Magistratura, e da questa ammessa alla discussione in aula, ed una totalmente differente una qualche lamentela espressa ai media.

– Perché dalla denuncia si possa passare alla constatazione di avvenuto reato è necessario produrre prove probanti: testimoni, referti medici, documenti atti a dimostrare al di là di ogni ragionevole dubbio che il fatto sia avvenuto, e che si sia svolto così come riferito in denuncia. La sola denuncia di parte non costituisce di per sé prova.

Per i codici italiani la “prescrizione estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo non inferiore a sei anni se si tratta di delitto e a quattro anni se si tratta di contravvenzione“.

Di conseguenza, le molestie sono prescritte dopo sei mesi.

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Le considerazioni fatte da Mrs Deneuve e da altre cento donne sembrerebbero essere un ottimo tentativo di riportare il buon senso in questo povero mondo.

«Sacrosanta la denuncia della violenza, controproducente l’onda “puritana” che ha invaso media e social network dopo il caso Weinstein: in prima su Le Monde, lanciano un appello controcorrente un centinaio di donne, attrici, registe, scrittrici, giornaliste»

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«Femminismo non significa “odiare gli uomini e la sessualità”, proclamano le firmatarie dell’appello in una “tribuna” pubblicata dal quotidiano»

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«Ma tutte altrettanto decise nel condannare che #metoo abbia “comportato, sulla stampa e sui social network, una campagna di delazioni e accuse pubbliche di individui che, senza che si lasci loro la possibilità di rispondere o di difendersi, vengono messi esattamente sullo stesso piano di violentatori. Questa giustizia sbrigativa – continuano le donne nella loro denuncia – ha già fatto le sue vittime, uomini puniti nell’esercizio del loro lavoro, costretti a dimettersi, avendo avuto come unico torto quello di aver toccato un ginocchio, tentato di strappare un bacio»

Senza che si lasci loro la possibilità di rispondere o di difendersi: accusa questa ben grave!

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«distinzione netta fra la “violenza sessuale”, che è “un crimine” e il “rimorchio” che “non è neppure un reato”»

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«Deneuve e le altre, “in quanto donne”, gridano il loro desiderio di “non riconoscersi in questo femminismo che, al di là della denuncia degli abusi di potere, assume il volto dell’odio verso gli uomini e la sessualità”»

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«noi difendiamo la libertà di importunare, indispensabile alla libertà sessuale, siamo abbastanza mature da non confondere un goffo tentativo di rimorchio da un’aggressione sessuale»

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Ci congratuliamo con Mrs Deneuve e le altre donne cofirmatarie per il buon senso giuridico ed umano che hanno avuto il coraggio di dimostrare in un’epoca travagliata da deliri schizofrenici. In verità, almeno per quelle che è dato conoscere, non avevamo il minimo dubbio che fossero persone oneste ed intelligenti.


Usa Today. Catherine Deneuve signs letter deploring #MeToo ‘witch hunt’ and ‘puritanism’

«Those sexy French are not pleased about the #MeToo crusade. 

Some 100 French cultural figures, including France’s most revered movie star, Catherine Deneuve, have signed an open letter in Le Monde decrying a “new puritanism” and the tide of “denunciations” that have brought down scores of men following the sex-scandal revelations about American movie producer Harvey Weinstein.

The letter, signed by writers, entertainers, historians, journalists, curators, academics and intellectuals, was published Tuesday under the headline, in French, “we defend freedom to importune, indispensable to sexual freedom.”

In essence, that means men should be free to hit on others as part of the ancient human seduction dance — especially valued by the French. 

But since the Weinstein scandal broke in October, with blockbuster investigations of the mogul’s alleged sexual predations against more than 80 women dating back decades, the result has been catastrophe, at least according to French stars such as Deneuve, 74. 

The letter argues that daily revelations of alleged sexual misconduct by men in multiple industries amounts to a “witch-hunt” that threatens sexual freedom and promotes “hatred of men.”»

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ABC News. Catherine Deneuve leads group of 100 women denouncing #MeToo campaign for ‘puritanism’

«Actress Catherine Deneuve and 99 other French women have denounced a backlash against men following the Harvey Weinstein scandal, saying the #MeToo campaign against sexual harassment amounts to “puritanism” and is fuelled by a “hatred of men”.

In the aftermath of accusations against the US movie producer, millions of women took to social media to share their stories of being sexually harassed or assaulted, using the #MeToo hastag worldwide or #SquealOnYourPig (#balancetonporc) in France.

“This urge to send men to the slaughterhouse, instead of helping women be more autonomous, helps the enemies of sexual freedom,” the 100 women, including 74-year old Deneuve, one of France’s most famous screen stars, said in a column published by Le Monde daily.

The man’s right to “pester” a woman was an essential part of sexual freedom, they said, describing the campaign as “puritanism”.

Marlene Schiappa, the French minister tasked with cracking down on violence against women, said the Weinstein scandal forced a rethink of attitudes towards sexual harassment in France, a country that cherishes its self-image as the land of seduction and romance.

But for Deneuve and the other signatories of the letter, including writers and journalists, this went too far.

“This vigilante (online) justice has punished men in their jobs, forced some to resign, when all they did was touch a knee, try to steal a kiss, talk about ‘intimate’ matters in a work dinner,” they wrote.

“We defend a right to pester, which is vital to sexual freedom.”»

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Ansa. Deneuve e altre 100 donne, il rimorchio non è reato

«Sacrosanta la denuncia della violenza, controproducente l’onda “puritana” che ha invaso media e social network dopo il caso Weinstein: in prima su Le Monde, lanciano un appello controcorrente un centinaio di donne, attrici, registe, scrittrici, giornaliste. Fra queste, Catherine Deneuve, che dall’inizio della vicenda ha mantenuto una posizione decisamente defilata.

Femminismo non significa “odiare gli uomini e la sessualità”, proclamano le firmatarie dell’appello in una “tribuna” pubblicata dal quotidiano. Tra le firme, la giornalista Elisabeth Levy e la scrittrice Catherine Millet, molte attrici, artiste, editrici, scrittrici. Tutte d’accordo sul fatto che le iniziative come l’hashtag #metoo siano state meritorie nel “liberare la parola” delle donne. Ma tutte altrettanto decise nel condannare che #metoo abbia “comportato, sulla stampa e sui social network, una campagna di delazioni e accuse pubbliche di individui che, senza che si lasci loro la possibilità di rispondere o di difendersi, vengono messi esattamente sullo stesso piano di violentatori. Questa giustizia sbrigativa – continuano le donne nella loro denuncia – ha già fatto le sue vittime, uomini puniti nell’esercizio del loro lavoro, costretti a dimettersi, avendo avuto come unico torto quello di aver toccato un ginocchio, tentato di strappare un bacio, o aver parlato di cose ‘intime’ in una cena di lavoro, o aver inviato messaggi a connotazione sessuale a una donna che non era egualmente attirata sessualmente”. Proprio su quest’ultimo punto, la distinzione netta fra la “violenza sessuale”, che è “un crimine” e il “rimorchio” che “non è neppure un reato”, si concentra la battaglia delle 100 controcorrente: “noi difendiamo la libertà di importunare, indispensabile alla libertà sessuale”, siamo “abbastanza mature” da “non confondere un goffo tentativo di rimorchio da un’aggressione sessuale”.

Deneuve e le altre, “in quanto donne”, gridano il loro desiderio di “non riconoscersi in questo femminismo che, al di là della denuncia degli abusi di potere, assume il volto dell’odio verso gli uomini e la sessualità”. Niente a che vedere con le battaglie giuste e sacrosante, ma la confusione si ritorce contro le stesse vittime: “la donna, oggi, può vigilare affinché il suo stipendio sia uguale a quello di un uomo, ma non sentirsi traumatizzata per tutta la vita se qualcuno le si struscia contro nella metropolitana”»

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