Pubblicato in: Cina, Problemia Energetici, Russia

Russia e Cina. Un secondo oleodotto Mohe – Daqing.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-09.

Mohe 001

«A second Sino-Russian oil pipeline began operations on New Year’s Day, doubling China’s capacity to import crude from the East Siberia-Pacific Ocean system»

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«China can now import 30 million tons annually (about 600,000 barrels a day) of Russian ESPO crude via pipeline, up from 15 million tons before the second branch opened, the official Xinhua News Agency reported Monday»

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«Russia also aims to start natural gas sales via the Power of Siberia pipeline by December 2019»

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Cina. Lng e problemi energetici. Lng +53% a/a.

Russia. Yamal. Francia e Germania con il muso nella greppia delle sanzioni.

Yamal. Gli Usa hanno perso, la Russia ha vinto e raddoppia. – Bloomberg

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La Cina è povera di energetici e senza la loro continua importazione non sarebbe in grado di sostenere il suo continuo sviluppo. Da questo punto di vista è un cliente condizionato e condizionante.

Essa ha con la Russia lunghissimi confini, e la Russia ha invece scorte energetiche più che sovrabbondanti. Il rapporto collaborativo sgorga quindi naturale.

Alleanza energetica Mosca-Pechino. La Cina entra nel capitale di Rosneft

«La lunga marcia di avvicinamento di Pechino verso Rosneft si è conclusa con l’annuncio dell’ingresso cinese nel capitale del colosso petrolifero russo, il primo al mondo tra le compagnie quotate. Uno dei più consistenti investimenti cinesi in Russia. Cefc (China Energy Corporation), un conglomerato privato in rapida ascesa nel mondo cinese dell’oil & gas, acquisirà una quota del 14,16% di Rosneft pagando, secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters, 9,1 miliardi di dollari.

Le azioni della compagnia russa hanno salutato la notizia con un guadagno del 3,17% sulla Borsa di Mosca. Il presidente Igor Sechin, stretto alleato di Vladimir Putin, ha spalancato le braccia ai nuovi azionisti: «Per noi è un avvenimento importante – ha detto, intervistato dalla tv russa -, che dà un assetto definitivo alla struttura azionaria della compagnia. E siamo lieti che si tratti proprio di una corporation cinese. Ci auguriamo che la cooperazione con questo partner ci dia la possibilità di realizzare delle sinergie». Sechin ha aggiunto di ritenere che il calo del dollaro nei confronti dell’euro avesse reso troppo oneroso per Qia e Glencore il rimborso del debito contratto.»

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Tutti questi elementi portano ad alcune considerazioni di rilevanza.

– Le sanzioni occidentali sulla Russia avrebbero avuto senso solo ed esclusivamente se la Russia fosse stata finanziariamente ed economicamente dipendente dall’Occidente, almeno in quota rilevante: ma ciò non è.

– La collaborazione sino – russa ha la caratteristica di essere vantaggiosa per ambedue i contraenti. Ed ambedue sono in forte espansione economica ed hanno anche governi solidi ed in grado di governare. Formano un blocco eurasiatico che nel suo complesso è autoconsistente. Il resto del mondo ben poco può agire su di esso.

– La più o meno latente ostilità occidentale nei confronti di questo blocco sino – russo esita soltanto in un suo rafforzamento.

– Una grande ricaduta, forse voluta forse casuale, è che la Russia non dipende più dall’Occidente per il materiale di trivellazione: adesso è autosufficiente.

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Se le conseguenze al momento si iniziano solo ad intravedere, quelle che si prospettano come future sono notevoli.

L’Occidente non ha più strumenti finanziari, economici o tecnologici tali da poter condizionare questa realtà, mentre invece si sta concretizzando proprio l’opposto.

L’Europa dipende sempre più dalla Russia: ma se è vero che la Russia guadagna su questo export è altrettanto vero che esso perde importanza ogni giorno che passa. Che poi i russi cerchino di guadagnare al meglio possibile è cosa logica, ma in ogni caso l’Europa non è più il mercato di elezione ed una sua chiusura produrrebbe sicuramente danno, ma sempre meno traumatico ogni giorno che passa.

Una severa lezione per chiunque governi Bruxelles.


Bloomberg. 2018-01-02. Russia Tightens Oil Grip With China’s Second Pipeline

– New project to China’s Daqing city runs smoothly, Xinhua says

– Two parallel lines can transmit 30 million tons of oil a year

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A second Sino-Russian oil pipeline began operations on New Year’s Day, doubling China’s capacity to import crude from the East Siberia-Pacific Ocean system.

China can now import 30 million tons annually (about 600,000 barrels a day) of Russian ESPO crude via pipeline, up from 15 million tons before the second branch opened, the official Xinhua News Agency reported Monday. The two lines run parallel to each other between Mohe at the border and Daqing in northeast Heilongjiang Province, the state media organization said.

Russia pipped Saudi Arabia most of last year as the top crude supplier to China, the world’s biggest buyer. The ESPO system, a key piece of Russia’s efforts to export more energy to Asia, pumps crude directly to China via the two links and to the far eastern Pacific port of Kozmino for seaborne shipments.

The project is intended to deepen energy cooperation between the countries and serve the China-proposed Belt and Road Initiative, according to Xinhua. Russia also aims to start natural gas sales via the Power of Siberia pipeline by December 2019.

The first link started pumping Russian crude directly to China in 2011 and China National Petroleum Corp. started laying the second line in mid-2016.  The country’s biggest oil and gas producer finished installing the 942 kilometer (585 mile) line Aug. 1.

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