Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Sistemi Economici, Unione Europea

Godetevi la guerra, perché la pace sarà tremenda. Stop ai QE.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-02.

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Questa frase di Léon Degrelle circolava nei mesi che precedettero la fine del seconda guerra mondiale: è un equivalente del redde rationem.

Vi sono periodi più o meno lunghi nei quali la storia consente a taluni di agire a piacere loro, come se le usuali regole di umana convivenza non esistessero: assaporano il dolce gusto del potere assoluto e ne dispongono secondo voluttà.

Nel secolo scorso abbiamo assistito al nascere, imperare e morire di tre grandi ideologie.

Lenin diceva che il comunismo avrebbe dovuto essere eterno: durò settanta anni

Mussolini denominava ‘era’ il fascismo: durò venti anni.

Hitler parlava del Reich millenario, e durò tredici anni.

Se è vero che quando erano stati al potere comunisti, fascisti e nazionalsocialisti erano padroni di fare ciò che volevano, alla fine furono braccati da quelli che avevano buona memoria. Talora con le spicce, chi non ricorda i roghi dei gerontocomi russi? oppure le forche del periodo post bellico?, talora con l’esilio come per Mr Degrelle. In ogni caso con obbrobrio ed ignominia.

A nessuno venne mai in mente di chiamare al redde rationem San Francesco oppure San Vianey.

Questa è una lezione della storia che potere miscelato a superbia e supponenza esita sempre in una rovina per tutti. Adesso siamo in piena devoluzione delle ideologie liberal e del socialismo: con alti e bassi, con grandi colpi di coda, ma il trende è segnato da tempo. E con queste ideologie andranno nel cestino un buon numero di teorie economiche a loro tempo osannate.

Ma è un amen sentire la gente passare dal grido di “viva il duce” a quello di “morte al duce“.

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«Inizio d’anno negativo per il mercato obbligazionario italiano, il quale, tra volumi sottili, fa i conti con la possibilità, ventilata dal membro del board della Banca centrale Benoit Coeurè, che il quantitative easing possa chiudersi a settembre, mentre gli occhi degli investitori sono già puntati sulle elezioni in agenda il 4 marzo»

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«Intervistato nel fine settimana dal giornale finanziario cinese Caixin Global, Coeurè ha sostenuto ci siano ragionevoli possibilità che l’estensione degli acquisti di bond stabilita in autunno possa essere l’ultima»

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«Lo scorso ottobre la Bce ha deciso di allungare almeno fino a settembre di quest’anno il Qe, dimezzandone l’importo mensile a 30 miliardi di euro a partire da questo mese»

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«Confermata anche l’intenzione di mantenere i tassi d’interesse all’attuale minimo storico per un periodo prolungato di tempo, e ben oltre la chiusura del Qe»

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«Movimento 5 Stelle, che propone un referendum sull’euro, come extrema ratio se i partner Ue non accettassero una riforma dei Trattati, giudicati penalizzanti per l’economia italiana.»

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Uno dei drammi degli ultimi decenni è stata l’invenzione dell’economia politica.

Se di per sé la cosa avrebbe anche potuto essere proficua, alla fine il potere politico ha però prevalso ed agli economisti è stato solamente chiesto di giustificare teoricamente l’operato dei governanti.

Se i quantitative easing hanno concorso a superare la crisi dei subprime, il loro mantenimento prolungato ha solo prodotto dilapidazione di risorse. Così sulle due sponde dell’Atlantico seimila miliardi sono stati iniettati nel sistema, senza riuscire in nulla a far riprendere i sistemi economici. Si pensi solo per comparazione ai benefici tratti dai cinesi dall’aver investito 1,500 miliardi nel progetto Belt and Road.

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La situazione è semplice. È la logica conseguenza dell’ideologia liberal.

A tre mesi dalle elezioni la Germania è ancora senza governo, e tale resterà a lungo: è ingovernabile e tale resterà a lungo. Nuove elezioni replicherebbero i risultati attuali. Se riuscirà a fare un governo, sarà un governicchio anemico e senza autorità alcuna, in patria ed all’estero.

Nell’Unione Europea è in corso una rivolta dei paesi dell’est contro Bruxelles, di cui rigettano in modo completo la Weltanschauung.

Ed in Italia il quadro politico sembrerebbe essere quello di una ingovernabilità. Si badi bene: in momenti di situazione economica non buona, un governo non coeso e compatto, che idee ben chiare nella mente conta poco o nulla. È una foglia caduta nel torrente e trascinata dalla corrente.

Il ridicolo è che i popoli che si sono dotati di strumenti di formazione dei governi funzionanti anche in tempi burrascosi sono bollati con l’epiteto di ‘antidemocratici‘. È la condatta di ciò che funziona. Ma il mondo non si siede certo ad aspettare che l’Europa risolva i suoi problemi.

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Nessuno ha la minima intenzione di generalizzare al futuro quanto accaduto oggi in borsa: sicuramente ci saranno alti e bassi, ma una cosa è certa. I QE non possono essere considerati provvedimenti eterni.

Poi, all’orizzonte si staglia anche un qualcosa che potrebbe anche portare un grande sconquasso:

«referendum sull’euro».

In sintesi, ci si prepari a dover transitare per un lungo periodo di turmoil politici, sociali ed economici.


Reuters. 2018-01-02. Debutto 2018 in rosso: incombe voto e Coeurè avvicina fine Qe. Spread balza a 165

Inizio d’anno negativo per il mercato obbligazionario italiano, il quale, tra volumi sottili, fa i conti con la possibilità, ventilata dal membro del board della Banca centrale Benoit Coeurè, che il quantitative easing possa chiudersi a settembre, mentre gli occhi degli investitori sono già puntati sulle elezioni in agenda il 4 marzo.

** Intervistato nel fine settimana dal giornale finanziario cinese Caixin Global, Coeurè ha sostenuto ci siano ragionevoli possibilità che l’estensione degli acquisti di bond stabilita in autunno possa essere l’ultima.

** Lo scorso ottobre la Bce ha deciso di allungare almeno fino a settembre di quest’anno il Qe, dimezzandone l’importo mensile a 30 miliardi di euro a partire da questo mese.

** Francoforte, in occasione del consiglio di dicembre, ha poi ribadito che resta nella facoltà dell’istituto aumentare o ridurre l’importo e durata del programma, varato per ridare fiato alla crescita e all’inflazione, se fosse necessario.

** Confermata anche l’intenzione di mantenere i tassi d’interesse all’attuale minimo storico per un periodo prolungato di tempo, e ben oltre la chiusura del Qe.

** Le parole di Coeurè hanno pesato sul comparto dei titoli di Stato della zona euro, ma in particolare sui Btp, che risentono della fase d’incertezza politica che potrebbe aprirsi con le elezioni.

** Al momento infatti i sondaggi non attribuiscono a nessun partito o coalizione la maggioranza parlamentare necessaria a formare un governo. Primo partito risulta essere il Movimento 5 Stelle, che propone un referendum sull’euro, come extrema ratio se i partner Ue non accettassero una riforma dei Trattati, giudicati penalizzanti per l’economia italiana.

** Il M5S, inoltre, secondo quanto riportato dai quotidiani italiani in questi giorni, nell’ambito di una revisione delle proprie regole, si appresta a rimuovere il divieto di associarsi ad altre forze politiche, aprendo alla possibilità — finora esclusa — di alleanze post-elettorali.

** In questo contesto, il tasso del decennale italiano ha chiuso in area 2,1%%, massimo dalla fine di ottobre, da 2,009% dell’ultima chiusura del 2017.

** Ai massimi dal 19 ottobre anche lo spread con l’analoga scadenza del Bund, che in chiusura si è attestato a 164 punti base, dopo una fiammata a 165 punti base da 159 punti base del 29 dicembre.

** In salita a 50 punti base da 47 punti base dell’ultima chiusura anche il differenziale di rendimento tra titoli di Stato italiani e spagnoli sul tratto a dieci anni, considerato un barometro del rischio politico italiano.

** Incombe, inoltre, sul primario l’emissione via sindacato di un nuovo bond decennale da parte dell’Irlanda, che questo pomeriggio ha incaricato a tal scopo un pool di dealer. Dublino, secondo quanto riferito da una fonte di mercato, punta a raccogliere 3-4 miliardi di euro, che coprirebbero circa un quarto delle esigenze di finanziamento di quest’anno.

 

============================ 17,15 =============================

FUTURES BUND MARZO 161,38 (-0,30)

FUTURES BTP MARZO 135,00 (-1,14)

BTP 2 ANNI (SET 19) 107,300 (-0,043) -0,154%

BTP 10 ANNI (AGO 27) 99,656 (-0,787) 2,099%

BTP 30 ANNI (MAR 47) 88,941 (-1,915) 3,320%

========================= SPREAD (PB)===========================

——————— ————— ———- PRECEDENTE

TREASURY/BUND 10 ANNI 200 200

BTP/BUND 2 ANNI 53 53

BTP/BUND 10 ANNI 164 159

minimo 155,7 154,1

massimo 165,0 159,6

BTP/BUND 30 ANNI 208 202

BTP 10/2 ANNI 225,3 216,3

BTP 30/10 ANNI 122,1 120,0

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