Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Unione Europea

Elezioni 4 Marzo. Rosatellum potrebbe beffare il Pd.

Giuseppe Sandro Mela.

2018-01-01.

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La Legge 3 novembre 2017, n. 165, «Modifiche al sistema di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Delega al Governo per la determinazione dei collegi elettorali uninominali e plurinominali. (17G00175) (GU Serie Generale n.264 del 11-11-2017)» ha variato il sistema elettorale per le elezioni di camera e senato.

Tale legge prende confidenzialmente nome di Rosatellum, dal nome del deputato che lo ha proposto.

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Premettiamo immediatamente come non esista un sistema elettorale perfetto, e molto giocano le tradizioni. Le elezioni su base di collegi uninominali è tipica del Regno Unito, dove pur con variazioni è in vigore da secoli.

Lo scopo di un sistema elettorale dovrebbe essere quello di contemperare la volontà popolare con l’esigenza di arrivare a fare un governo legalmente in carica, operativo.

Quando si fosse in presenza di uno o due partiti largamente rappresentati dovrebbe essere alquanto facile che un partito possa ottenere la maggioranza dei seggi.

I problemi emergono invece quando il quadro politico fosse frammentato, con molti partiti ciascuno dei quali con bassa percentuale di consensi: sotto questa condizione il sistema proporzionale di ripartizione dei seggi produce situazioni inconsistenti, ingovernabili.

In tale evenienza può essere utile la presentazione in sede elettorale di coalizioni di partiti, costituite prima e non dopo le elezioni. L’attuale danza delle coalizioni cui stiamo assistendo in Germania è tutto tranne che espressione di democrazia: gli elettori hanno votato al buio.

Il sistema elettorale francese è da questo punto di vista consente di arrivare sempre ad eleggere un governo, anche se percentualmente non maggioritario: è una caratteristica neutra, vista bene o male a seconda dell’ottica usata.

Il Rosatellum ha la seguente caratteristica:

L’impianto della legge è identico a meno di dettagli alla Camera e al Senato e si configura come un sistema elettorale misto a separazione completa.

Per entrambe le camere:

– il 37% dei seggi (232 alla Camera e 116 al Senato) è assegnato con un sistema maggioritario a turno unico in altrettanti collegi uninominali: in ciascun collegio è eletto il candidato più votato, secondo un sistema noto come first-past-the-post;

– il 61% dei seggi (rispettivamente 386 e 193) sono ripartiti proporzionalmente tra le coalizioni e le singole liste che abbiano superato le previste soglie di sbarramento nazionali; il riparto dei seggi è effettuato a livello nazionale per la Camera e a livello regionale per il Senato; a tale scopo sono istituiti collegi plurinominali nei quali le liste si presentano sotto forma di listini bloccati di candidati;

– il 2% dei seggi (12 deputati e 6 senatori) è destinato al voto degli italiani residenti all’estero e viene assegnato con un sistema proporzionale.

– Vi sono infine soglie di sbarramento.

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Delle molte caratteristiche del Rosatellum ne vorremmo ricordare alcune, tenendo però presente che esistono delle soglie.

– Un partito percentualmente minuscolo ma fortemente concentrato potrebbe conquistare deputati e senatori nei collegi ove fosse presente, indipendentemente dalla minima rappresentanza nazionale.

– I seggi uninominali sono attribuiti al partito di maggioranza relativa. Un partito uniformemente distribuito sul territorio nazionale con una proiezione media del 40% potrebbe conquistarsi anche tutti i 232 collegi per la camera ed i 116 seggi per il senato, più ovviamente la quota proporzionale.

– I partiti sotto la proiezione del 25% – 20% corrono il serio rischio di non riuscire a prendere nemmeno un deputato o senatore nei collegi uninominali.

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Negli ultimi sondaggi elettorali eseguiti, il partito democratico prosegue la discesa iniziata da tempo, dal pregresso 41%, che gli avrebbe fruttato la maggioranza assoluta in camera e senato.

Le ultime rilevazioni lo stimerebbero attorno al 23.5%, 25.0%, 23.7% e 22.8%.

Il Pd sta pericolosamente entrando in una zona di percentuale di consenso che con il Rosatellum potrebbe penalizzarlo ed anche in modo severo. Se così fosse, potrebbe conquistare molti collegi dell’Emilia-Romagna e della Toscana, meno nell’Umbria, ma altrove correrebbe il serio pericolo di non ottenerne alcuno.

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Anche presentandosi in una coalizione di sinistra le cose non andrebbero molto meglio. Le ultime proiezioni darebbero percentuali attese di voto in costante calo nel tempo, attestatesi al momento di scrivere questo articolo attorno al 26%. Un risultato che si prospetta possibile ed anche alquanto probabile è un partito democratico con meno di cento deputati.

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Ci sono ancora due mesi di tempo, e molte situazioni potrebbero cambiare, anche se i trend sembrerebbero essere robusti. Di certo, non esistono più a livello europeo partiti socialisti che possano dare una mano al Pd.

Il quadro parlamentare italiano potrebbe uscirne anche molto differente da quello cui si era abituati.

Si ricordino, per analogia, i risultati delle elezioni francesi per il rinnovo dell’Assemblea Nazionale.

Il Front National conseguì nel primo turno il 13.20% dei voti. Al secondo turno, quello definitivo, riuscì a conquistare 8 seggi su 577. Se il sistema elettorale fosse stato un proporzionale puro, avrebbe conseguito almeno una sessantina di deputati.

Similmente, al primo turno La République en Marche! ottenne il 28.21% dei voti, ed al secondo turno si vide attribuiti 308 / 577 seggi.

Il sistema elettorale francese ha permesso di formare un governo legalmente stabile anche se le frequenze percentuali dei partiti in gioco erano relativamente basse: questo è un grande merito del legislatore francese.

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