Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Sistemi Economici

Inps. I problemi in una sola Tabella di Bilancio.

Giuseppe Sandro Mela.

2017-12-25.

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«Il 24 ottobre 2017 con determinazione n. 30, il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza ha approvato il Bilancio sociale Inps 2016.

In questa pagina è possibile consultarlo o scaricarne il testo integrale.

Bilancio sociale 2016 – Testo integrale (pdf 4,32Mb)»

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Bilancio sociale 2016 [pdf]

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Nel 2016 l’Inps ha avuto entrate dalla riscossione dei contributi per 220.560 miliardi. Nel contempo ha avuto uscite per prestazioni pensionistiche pari a 308.021 miliardi, essendo il disavanzo di 107.374 miliardi coperto dall’intervento dello stato.

È evidente che i 22.3 milioni di occupati, che versano mediamente all’Inps 9,980 euro ciascuno ogni anno, tra loro ed il datore di lavoro, non riescono a sopperire che a due terzi della spesa per i 15,550,434 pensionati.

Se è vero che il 37.5% dei pensionato Inps percepisce un reddito pensionistico medio inferiore ai 1,000 euro mensili, è altrettanto vero che il 6.8% percepisce un reddito pensionistico medio superiore ai 3,000 euro mensili, erogati a seguito di elevati versamenti contributivi pregressi.

Questo è dovuto a molti fattori che agiscono in modo sinergico negativo sul sistema.

Basso tasso di occupazione, alto tasso di disoccupazione, alta percentuale di lavoratori a contratto con bassi redditi da lavoro, bassi stipendi di ingresso.

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Alcune considerazioni sarebbero opportune.

In buona sostanza, l’Inps utilizza le entrate derivanti dalla riscossione dei contributi pensionistici per pagare le pensioni in essere.

Tuttavia l’entità delle pensioni erogati è calcolato sulla base dei versamenti pregressi, che però furono usati in passato, non sono disponibili al presente.

È sequenziale che un sistema siffatto funzioni in situazioni di steady-state e vada molto bene quando numerosità dei contribuenti ed entità del versato sia in aumento.

Ma una inversione del quadro demografico conduce inevitabilmente a delle sofferenze. Infatti, ad oggi lo stato deve intervenire con 107 miliardi per ripianare i conti dell’Istituto.

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Con un tasso di fertilità di 1.23 è semplice aritmetica calcolare che la base contribuente non potrà fare altro che diminuire nel tempo.

Inoltre, tenendo conto che il tasso di disoccupazione è alto, così come quello dei non impiegati, il numero dei contribuenti si riduce ulteriormente.

Infine, fenomeno non da poco, al momento attuale i neo-assunti entrano nel mondo del lavoro con occupazioni a contratto e retribuzioni minimali, alle quali corrispondono contributi pensionistici altrettanto minimali. Il loro apporto alle entrate dell’Inps è scarno.

Retribuzioni sempre più basse e lavoro sempre più duro. La nuova realtà.

Il risultato finale è un volume di entrate sempre minori.

L’unica operazione di buon senso sarebbe quella di decurtare tutte le pensioni del trenta per cento, così da riallineare le entrate con le uscite.

Operazione sicuramente impopolare, ma che alla fine si imporrà per forza di cose. L’esempio della Grecia dovrebbe essere eloquente.

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