Pubblicato in: Devoluzione socialismo, Istruzione e Ricerca, Stati Uniti

Usa. Tramonto dell’Occidente. Il caso della prof.ssa Gutierrez.

Giuseppe Sandro Mela.
2017-11-22.

Einstein 003

Di questi tempi corre un serrato dibattito su di un problema che tale proprio non dovrebbe essere, ma in ogni epoca c’è sempre un qualcosa alla moda che richiama i quesiti sul sesso degli angeli.

La qualcosa non darebbe poi un grande fastidio e non fosse utilizzata per richiamare fiumi di denaro pubblico, che in nome di una qualche “giustizia” si riversano su eletti ed illuminati che partecipano al dibattito.

Non solo.

In tutte le università occidentali, quelle cinesi, russe ed indiane ne sono immuni, sono invalse le ‘quote rosa‘ anche per la matematica. Newton, Gauss, Rieman e Poincaré sarebbero stati bocciati in un concorso in cui si fosse presentata con loro una femmina. Ma l’essere femmina non costituisce patente certa di brillanti doti matematiche.

Cercheremo di inquadrare adesso il problema, senza utilizzare la terminologia esoterica che lo rende alieno alla gente comune.

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Why are there so few female maths professors in UK universities?

«Here’s an easy sum: if 94% of maths professors in British universities are men, what percentage are women?

No need to crack Fermat’s last theorem for that one: the correct answer is indeed 6% — a depressing figure just revealed in the first gender survey of UK mathematics departments. The study, commissioned by the Women in Mathematics Committee of the prestigious London Mathematical Society, has exposed the dispiriting truth that no numerical sleight of hand can disguise: maths boasts one of the most skewed gender balances of any university subject.

Things start off relatively positively: girls make up 40% of A-level maths students (though fewer take further maths), and the proportion studying for a first degree in maths is even a little higher, at 42%. But the subsequent trajectory runs broadly downhill, with numbers falling away to just 29% of female researchers, 19% at doctorate level, and the 6% handful who bag a professorship.»

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Presso la London Mathematical Society  è istituito il Women in Mathematics Committee, con dotazione milionaria. Lo stesso dicasi per ogni qualsivoglia università occidentale: stranamente comitati del genere sono inesistenti in paesi come Cina, India, Russia.

Il dato di fatto consiste nella scarsa attrattiva che provano le femmine nei confronti della matematica e nella grande difficoltà che provano a comprenderla.

Situazione questa che angustia qualsiasi liberal benpensante e fa arrovellare l’intelletto delle femministe, alla ricerca della quadra.

Torniamo a ripetere: il problema non esisterebbe se non esistessero fiumi di denaro investiti nel settore.

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Cerchiamo adesso di dare una qualche definizione dei termini usati.

Ci scusiamo con i Lettori se per qualche decina di righe li riportiamo ai ricordi di prima media, ma talora il tempo logora i ricordi.

Per quanto possa sembrare strano, quasi nessuno si è mai posto il problema di cosa sia la matematica.

Con il termine ‘matematica‘ indichiamo la scienza basata sulla dimostrazione incontrovertibile ed inoppugnabile.

La matematica altro non sarebbe che la pura e semplice applicazione della logica.

La matematica si fonda su di un corpo di definizioni, le più rigorose ed inequivocabili possibili, della terminologia usata. Per quanto possa sembrare strano, disporre di corrette definizioni è tutt’altro che intuitivo.

Dopo le definizioni si pongono i postulati, principi indimostrati la cui validità si ammette a priori per evidenza o convenzione allo scopo di fornire la spiegazione di determinati fatti o di costruire una teoria.

Anche ai giorni odierni il termine ‘assioma‘ è considerato essere sinonimo di ‘postulato‘, questo ultimo sarebbe più propriamente appannaggio della geometria, mentre ‘assioma‘ indicherebbe una qualsiasi proprietà non dimostrata che riguarda tutte le discipline scientifiche.

Si noti come definizioni e postulati possano essere ragionevolmente considerati essere logicamente equivalenti.

Sia le definizioni sia postulati sono arbitrari. Vedremo poi che lo sono entro margini oltremodo ristretti.

Date le definizioni ed i postulati il ragionamento che possa essere svolto su di essi utilizzando la logica non contraddittoria prende nome di matematica: ogni particolare risultato dedotto da definizioni e postulati prende nome di teorema, che si basa appunto sulla sua incontrovertibile dimostrazione.

La dimostrazione è vera, robusta, se rispetta in ogni suo passaggio il principio di non contraddizione.

Il principio di non-contraddizione afferma la falsità di ogni proposizione implicante che una certa proposizione A e la sua negazione, cioè la proposizione non-A, siano entrambe vere allo stesso tempo e nello stesso modo.

Una cosa è oppure non è. In altri termini, si enuncia il principio di identità.

Un sistema logico dove siano valide le comuni regole di inferenza e dove sia anche presente una contraddizione, ossia sia ‘vera‘ (completamente vera) una affermazione e anche la sua negazione, è privo di logica, di struttura e di informazione, poiché tutte le affermazioni sono vere (comprese le loro negazioni). E quindi non può essere interessante poiché non comunica informazione. In altre parole, è ‘falso’.

Quanto detto conduce inevitabilmente ad una constatazione di dato di fatto.

La matematica, essendo dimostrazione, è per sua natura astratta.

Ricordiamo come per ‘astrazione‘ si definisca quel processo mentale mediante il quale una cosa viene isolata da altre con cui si trova in rapporto, per considerarla come specifico oggetto di indagine.

Nota. Il problema è decisamente molto più complesso: in questa sede quanto esposto sembrerebbe essere sufficiente.

Da quanto detto emerge come la matematica sia tutt’altra cosa del calcolo, del computo. Le così dette matematiche orientali erano, e sono, ottimi esempi di calcolo: si davano soluzioni di alcuni particolari tipi di equazioni, ma mancando la dimostrazione, non vi si riscontrano toeremi generali, regole generali. Erano solo risoluzioni ci casi particolari. In poche parole: non sono matematiche.

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Moltissime le conseguenze paramount. Alcune sono però di importanza fondamentale.

– I risultati forniti da un teorema, sempre che la dimostrazione sia perfetta, sono veri solo ed esclusivamente se siano veri definizioni e postulati dai quali dipendono. Per esempio: la somma degli angoli interni di un triangolo ammonta ad un angolo piatto sotto la condizione che tale figura giaccia in un piano. Questo enunciato non vale, né potrebbe valere, in uno spazio curvo, ovvero non piano.

– Tutte le scienze naturali sono descrivibili in termini matematici: a ciò consegue che la natura soggiace anch’essa al principio di non contraddizione.

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«One of the largest gender differences in cognitive abilities is found in the area of spatial skills, with boys and men consistently outperforming girls and women. Spatial skills are considered by many people to be important for success in engineering and other scientific fields»

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«Many girls and women report that they are not interested in science and engineering»

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Una scorsa alla lista dei Premi Nobel consente di meglio comprendere i termini del problema.

Nel corso di 113 anni, hanno conseguito il Premio Nobel 816 maschi e 47 femmine.

Attenzione però.

Se si considerano i Premi Nobel ‘veri‘, quelli che davvero contano in campo scientifico, ossia quello per la fisica e quello per la chimica, i numeri son ben differenti.

Solo cinque donne: Marie Sklodowska-Curie (1903 per la fisica e 1911 per la chimica), Irène Curie-Joliot (1935 per la chimica), Maria Goeppert-Mayer (1963 per la fisica), Dorothy Crowfoot-Hodgkin (1964 chimica), Ada Yonath (2009 per la chimica).

Si noti come la Sklodowska-Curie sia l’unico ricercatore al mondo ad aver conseguito il premio sia per la Fisica sia per la Chimica.

La prof.ssa Sklodowska-Curie non aveva certo bisogno delle ‘quote rosa‘, né di dover grufolare nelle altrui alcove: è semplicemente uno dei massimi geni fisici che il mondo abbia avuto, ed i suoi meriti erano stati riconosciuti pienamente da una società ora definita ‘maschilista‘.

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La International Medal for Outstanding Discoveries in Mathematics, o più semplicemente medaglia Fields, è un premio riconosciuto a matematici che non abbiano superato l’età di 40 anni in occasione del Congresso internazionale dei matematici della International Mathematical Union (IMU), che si tiene ogni quattro anni.

La medaglia Fields è spesso considerata come il più alto riconoscimento che un matematico possa ricevere. La medaglia Fields ed il premio Abel sono da molti definiti il “Premio Nobel per la Matematica“.

Dire che la medaglia Fields sia prestigiosa sarebbe ben riduttivo.

Orbene, nel 2011 essa fu conferita alla prof. Maryam Mirzakhani, 27enne, e purtroppo deceduta tre anni dopo di cancro mammario. Essa fu l’unica donna ad aver conseguito tale titolo.

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Ora che il problema dovrebbe essere un po’ più chiaro, almeno nelle sue grandi linee, pigliamo in considerazione la prof. Rochelle Gutierrez, docente alla University of Illinois, autrice dell’articolo sotto riportato.

Estraiamo dal suo curriculum vitae:

Non è laureata in matematica.

Ecco il titolo della sua tesi:

«Beyond Tracking: How the Beliefs, Practices, and Cultures of High School Mathematics Departments Influence Student Advancement»

Questo il cursus honorum:

– Research Assistant.  Opportunity to Learn:  A Study of American High Schools (awarded by the National Science Foundation to Charles Bidwell and Anthony Bryk).

– Assistant Professor in the Department of Curriculum and Instruction, College of Education, University of Illinois at Urbana-Champaign  (Jan. 1996-Jan. 2002). Faculty Affiliate in Latina/Latino Studies. 

– Professor, Department of Curriculum and Instruction, College of Education, University of Illinois at Urbana-Champaign  (Aug. 2011 — present)Faculty Affiliate, Department of Latina/Latino Studies.

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Quindi, la prof. Rochelle Gutierrez non insegna matematica, ancorché essendo inserita in una Facoltà di matematica. È Faculty Affiliate, ma appartiene al Dipartimento di Studi Latini: tutto tranne che matematica. Sarebbe l’equivalente di quelle che erano le nostre Scuole Magistrali. Quindi si sente autorizzata a parlare di matematica.

A riprova, ecco una prima parte delle sue pubblicazioni scientifiche, riportando quelle pubblicate sotto stringent editorial review by peers:

– Gutiérrez, R.  (2016).  Strategies for Creative Insubordination in mathematics teaching.  Teaching for Excellence and Equity in Mathematics, 7(1), 52-60.

– Gutiérrez, R.  (2015).  HOLA:  Listening to Latin@ students.  Mathematics Teacher, 109(4), 271-277.

– Gutiérrez, R.  (2012). Embracing “Nepantla:” Rethinking knowledge and its use in teaching. REDIMAT-Journal of Research in Mathematics Education, 1(1), 29-56

– Dance, L. J., Gutiérrez, R., Hermes, M. (2010).  More like jazz than classical:  Reciprocal interactions among educational researchers and respondents.  Harvard Educational Review.  80(3), 327-352.

– Gutiérrez, R.  (2009).  Embracing the inherent tensions in teaching mathematics from an equity stance.  Democracy and Education, 18(3), 9-16.

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Nemmeno un lavoretto piccino piccino di matematica. Nemmeno unao straccetto di una qualsiasi dimostrazione.

A questo punto sorge spontanea una domanda.

Per quale motivo così tante persone, Rochelle Gutierrez, vogliono salire in cattedra per insegnare cose che non sanno?

Quella non sa nemmeno dove stia di casa la matematica.

Che poi ogni persona si arrabatti a sbarcare il lunario lo si comprende benissimo, ma non sarebbe stato male se si fosse limitata a settori innocui e, soprattutto, meno costosi per il Contribuente.

Questo è un ennesimo intervento che scardina il buon concetto che si possa avere delle donne. Ce ne è a sufficienza per diventare misogeni.

Nota Importante. Mrs Rochelle Gutierrez vorrebbe imporre al mondo di abbandonare Pi greco, perché greco, maschilista e, a quanto dice, segno ostentato di una supposta supremazia bianca sulle altre razze. Pi greco se ne fa nulla ed i cinesi si rifiutano di cambiare tutti i loro libri di matematica per star dietro ai contorsionismi della Gutierrez. Poi, il Pi greco serve ancora per fare quattro conti e ci sono fior di teoremi matematici su di esso: piaccia o non piaccia alla Mrs Gutierrez.

Nota.

Ma vi siete mai letti i programmi di matematica delle scuole inferiori russe, indiane, cinesi oppure sud koreane?

Vi siete mai letti i piani di studio universitari di queste nazioni?

No? Non importa. Quando vi metteranno ai lavori forzati ringraziate Mrs Rochelle Gutierrez ed i liberal.


Campus Reform. 2017-11-17. Prof: Algebra, geometry perpetuate white privilege

– Gutierrez worries that algebra and geometry perpetuate privilege because “emphasizing terms like Pythagorean theorem and pi” give the impression that math “was largely developed by Greeks and other Europeans.”

– She also worries that evaluations of math skills can perpetuate discrimination against minorities, especially if they do worse than their white counterparts.

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A math education professor at the University of Illinois argued in a newly published book that algebraic and geometry skills perpetuate “unearned privilege” among whites.

Rochelle Gutierrez, a professor at the University of Illinois, made the claim in a new anthology for math teachers, arguing that teachers must be aware of the “politics that mathematics brings” in society.

“On many levels, mathematics itself operates as Whiteness. Who gets credit for doing and developing mathematics, who is capable in mathematics, and who is seen as part of the mathematical community is generally viewed as White,” Gutierrez argued.

Gutierrez also worries that algebra and geometry perpetuate privilege, fretting that “curricula emphasizing terms like Pythagorean theorem and pi perpetuate a perception that mathematics was largely developed by Greeks and other Europeans.”

Math also helps actively perpetuate white privilege too, since the way our economy places a premium on math skills gives math a form of “unearned privilege” for math professors, who are disproportionately white.

“Are we really that smart just because we do mathematics?” she asks, further wondering why math professors get more research grants than “social studies or English” professors.

Further, she also worries that evaluations of math skills can perpetuate discrimination against minorities, especially if they do worse than their white counterparts.

“If one is not viewed as mathematical, there will always be a sense of inferiority that can be summoned,” she says, adding that there are so many minorities who “have experienced microaggressions from participating in math classrooms… [where people are] judged by whether they can reason abstractly.”

To fight this, Gutierrez encourages aspiring math teachers to develop a sense of “political conocimiento,” a Spanish phrase for “political knowledge for teaching.”

Gutierrez stresses that all knowledge is “relational,” asserting that “Things cannot be known objectively; they must be known subjectively.”

Campus Reform reached out to Gutierrez for comment, but did not receive a response in time for publication.

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